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LA CASA DI CARTA: il nuovo capolavoro targato Netflix.

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La serie erede di Breaking Bad

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La casa di carta (in originale “La casa de papel”) è l’ultima novità Netflix che ha riscosso gran successo tra gli appassionati di serie televisive e non solo, ideata dalla geniale mente di Alex Pina. Come suggerisce il titolo originale, è una serie spagnola trasmessa ufficialmente per la prima volta nel maggio 2017 da Antena 3, emittente più importante della penisola Iberica, prodotta da Atresmedia.

Real casa de la moneda

Questa stravolgente serie si apre con l’entrata in scena degli 8 protagonisti che vengono reclutati da un misterioso uomo, chiamato “Il Professore”, per mettere in atto una rapina pianificata da anni. Ma non si tratta di un usuale colpo in banca con l’obiettivo di impossessarsi di denaro altrui, no…nella mente del Professore c’è qualcosa di molto più elaborato e colossale; l’idea è quella di irrompere nella Zecca di Stato spagnola, “Fabrica Nacional de Moneda y Timbre“, per stampare ben 2 miliardi e 400 milioni di euro. Dunque senza derubare nessun cittadino, ma semplicemente prendendosi gioco dello Stato, così come lo Stato si è preso gioco di loro. 

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Gli 8 prescelti di questa “missione impossibile” sono dei professionisti nel campo dell’illegalità, selezionati attentamente proprio per le loro capacità e il loro passato difficile, non hanno nulla da perdere, sono ricercati, con la fedina penale sporca e il desiderio di dare una svolta alla propria vita. L’occasione è tentatrice. 

Per portare a termine i progetto senza complicazioni bisogna però seguire regole rigide ma fondamentali: è proibito fare domande personali, instaurare rapporti tra i componenti e conoscere la vera identità dei compagni. Per garantire l’anonimità vengono, dunque, scelti nomi d’arte, in stile Reservoir Dogs (Le Iene) di Tarantino, che corrispondono a nomi di città:

Tokyo (Ursula Corbero) è una sensibile provocatrice, istintiva pantera nera con il cuore spezzato, ladra esperta e “Sapiosessuale”, è in cerca di vendetta in seguito alla morte del suo ragazzo per mano di un agente di polizia. Dall’aspetto ci ricorda la piccola Mathilda in Léon, è la voce narrante della serie e, contro le regole stabilite, avrà una relazione con Rio.

Rio (Miguel Herràn). Il sexy nerd, mago dei computer, è il più giovane del gruppo ma spesso dimostra, nonostante l’aria da Peter Pan, una incredibile maturità. Si è follemente innamorato di Tokyo, con la quale ha intrapreso una clandestina, passionale e irrefrenabile relazione, nonostante lei sia più grande di 12 anni. Insieme desiderano un futuro romantico su un’isola.

Berlino (Pedro Alonso) è a capo dell’operazione, un uomo cinico, viscido e con una inconsueta “sensibilità nel trattare le persone”, ma con un estremo senso dell’onore. Impossibile non rimanere affascinati di fronte a l’Odio-Amore che si proverà verso questo personaggio con ben 5 matrimoni alle spalle e una quasi fastidiosa ma contemporaneamente  ammirevole freddezza, anche davanti al suo misterioso e doloroso destino.

Nairobi (Alba Flores). Falsificatrice estremamente attenta ai dettagli, ironica, esuberante e con un passato infausto che l’ha spinta ad accettare di far parte di questo piano “suicida”. Lodevole e commovente il suo degno progetto nel caso in cui il colpo andasse a segno. La differenza caratteriale con Tokyo le porterà ad attrarsi come due calamite diventando grandi amiche.

Helsinki e Oslo (Darko Peric e Roberto Garcia). Due compagni grossi e forzuti, perfetti soldati con l’aspetto di Hulk, ma un cuore sorprendentemente tenero.

Denver (Jaime Lorente) è un irriverente ragazzo, apparentemente arrogante. Una bomba ad orologeria, ma con una profonda etica e sensibilità. Entra a far parte della squadra grazie al padre, Mosca (Paco Tous), ex minatore, che lo coinvolge nella rapina per toglierlo dai guai e da una vita di sopravvivenza tra droga e microcriminalità, inserendolo probabilmente in guai ancor più grossi.

Mosca è appena uscito di prigione e desidera, con il figlio, di avere finalmente una vita tranquilla e serena. Due sognatori che durante il corso delle puntate ci emozioneranno e commuoveranno.

 

 

 

 

 

 

Il Professore (Alvaro Morte, già visto, purtroppo, nella famosa soap opera IL SEGRETO). L’ideatore di tutto il piano, una abile e astuto comunicatore, amante degli origami, dall’aspetto distinto e gentiluomo. Nulla si sa di lui, nessun documento e informazione, viene definito un fantasma. Un Clark Kent timido e impacciato di cui ci si può fidare e con cui confidarsi, ma dietro il quale si nasconde un  “Superman” fuorilegge. Ha dedicato quasi tutta la vita ad ideare questa iniziativa, sognata dal padre, anch’egli rapinatore.

 

Servono 5 mesi di organizzazione, trascorsi in una residenza segreta a Toledo, per mettere a punto ogni dettaglio e imparare nuove tecniche, che serviranno per affrontare ogni imprevisto che avverrà una volta dentro la Zecca di Stato. 5 mesi che verranno sottoposti agli occhi dello spettatore con continui flashback ed ellissi temporali perfettamente posizionati all’interno di ogni scena, facendo conoscere sempre più della personalità dei protagonisti a cui sarà impossibile non affezionarsi e tifare per loro nonostante siano dei criminali.

Una volta fatta irruzione nella Real Casa de la Moneda, gli 8 rapinatori, indossando una tuta rossa (colore protagonista nella fotografia di questa serie) e l’iconica maschera del famoso pittore Salvador Dalì, che con quegli occhi sbarrati trasmette un senso di turbamento, si troveranno a dover gestire 67 ostaggi, ai quali, sotto ordine del Professore che sorveglia l’operazione dall’esterno, non dovrà esser fatto alcun male. Tra le numerose e ferree regole imposte di fondamentale importanza è quella di non provocare feriti, non usare violenza, ma agire pacificamente. Inizierà perciò il lungo “corteggiamento” di negoziazione telefonica tra il Professore e l’ispettore affidato al caso, Raquel Murillo (Itziar Ituño) una donna con gli attributi, un passato doloroso a causa di un ex marito violento con un ordine restrittivo per maltrattamenti e una figlia a cui badare. Raquel è un vero e proprio segugio per i criminali, professionale e razionale. Ma il suo passato sembra perseguitarla rendendola vittima di improvvise crisi di panico, ciò porterà anche lei a dare una svolta incredibile alla propria vita.

 

             




Ogni mossa della polizia è stata perfettamente prevista dal Professore, che riesce con estrema facilità ad aggirare l’ispettore Murillo e il suo team, ma ovviamente gli imprevisti non mancano. Diventa infatti complesso rispettare le risolute regole da lui stabilite quando si ha a che fare con altre 67 persone rinchiuse nello stesso luogo per ben 5 giorni, ma che ai loro occhi sembrano molti di più. L’Empatia prende il sopravvento e sostituisce le armi; un susseguirsi di colpi di scena, imprevisti e conflitti colmi di suspance e tensione nel quale non mi imbattevo dai tempi di Breaking Bad.

Diverse sono le tattiche messe in atto, dal “Cavallo di Troia” al “Piano Valencia”, fino ad arrivare al “Piano Camerun”, il più astuto che segnerà la fine della serie. 

La casa di carta dimostra di meritare senza alcun dubbio tutto il successo ottenuto, rappresenta la ribellione verso uno Stato assente, che abbandona i propri cittadini, a cui non viene data una seconda possibilità e che dunque devono crearsela da soli. Le scelte sono due: sacrificare tutta la vita lavorando per una misera paga, vivendo per inerzia…o rischiare una volta sola e poi godersi ogni istante, ribellarsi, con il rischio di morire provandoci.

E’ una vera e propria critica ad un sistema capitalistico che, come direbbe Marx, sfrutta le grandi masse, con una produzione non finalizzata al consumo, ma all’accumulo di denaro, creando una distanza sempre più grande tra ricchi e poveri. 

Gli 8 rapinatori sono dei rivoluzionari che sulle note di “Bella Ciao” cercano di riscattarsi da una vita finora per nulla benevola, loro sono la Resistenza. Dunque…chi sono i buoni e chi i cattivi?! 

Numerose le citazioni visive e dialogate a film di grande successo, in particolare al regista Quentin Tarantino, da cui lo stesso Alex Pina ha dichiarato di aver preso ispirazione, ciò è evidente con il susseguirsi di scene, a volte, di una teatrale drammaticità. 

Ciò che inoltre domina questo capolavoro per il piccolo schermo è indubbiamente l’Amore, che come affermerà Tokyo: “è sempre una buona ragione per mandare all’aria tutto”. Ne “La casa di carta” ci imbatteremo, infatti, in un Amore che vien scambiato per sindrome di Stoccolma in alcuni casi, in altri un Amore al quale ci si tenta di aggrappare per sentirsi meno soli, amori impossibili, fraterni, paterni e Amore per la Libertà. Questa serie ci insegna che tutto si può programmare nella vita, ma non di chi innamorarsi (purtroppo, aggiungerei). Certo è che l’amore per i soldi appartiene indistintamente ad ogni essere umano, dunque…come biasimarli.

Inizialmente composta da un’unica stagione di 15 episodi da più di un’ora, per poi essere stata divisa da Netflix in due stagioni da circa 45 min a episodio, La casa di carta è assolutamente tra le serie da recuperare senza esitazione. Si vocifera inoltre un possibile Spin-off centrato sui nostri 8 protagonisti e probabilmente una 3a stagione. 

Cosa state aspettando? CORRETE A GUARDARLA!

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4 Commenti

  1. Ottima recensione. Esaustiva, senza però lasciar trapelare troppo.. accattivante al punto giusto direi! Non vedo l’ora di iniziare la serie *.*

  2. Intensa recensione che mette in evidenza la connessione tra i vizi e le virtù dei personaggi della serie che ben si adattano ad un parallelismo con la società moderna.Complimenti =*

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