RIDE

Adrenalinico, carico e super innovativo. Questo è RIDE in poche parole.
Noi di Nerdpool credendo in una rivoluzione del cinema italiano, che da troppo tempo è bloccato in un dualismo generico di commedia e dramma, abbiamo seguito questo nuovo lavoro dalle origini.

Scritto dalla coppia che ha sceneggiato MINE (Fabio Guaglione Fabio Resinaro), diretto da Jacopo Rondinelli, regista alla sua prima esperienza e prodotto dalla Lucky RedRIDE si conferma essere uno dei più bei film d’azione realizzati recentemente.

Il film ha una tecnica registica davvero particolare ma che si è dimostrata estremamente efficace. La pellicola, come vi avevamo detto, è stata girata per la maggior parte del tempo attraverso l’uso delle GoPro.

La trama

Dai forti richiami alla cyber culture, il film riprende il concetto già presentato in Nerve
Due ragazzi, malati di adrenalina, cercano di fare soldi sfruttando la loro passione per gli sport estremi, riprendendo tutto e caricandolo su YouTube.
I due però sono diametralmente opposti.
 Kyle è un giovane ragazzo, diventato padre, è stato minacciato dalla compagna di abbandono se non troverà un lavoro serio e tale da poter sostenere le necessità familiari.
Max al contrario è un perennemente single, interessato solo a soldi, donne e fama, che cerca tutti in tutti modi di godersi la vita, indebitandosi con gente sbagliata.

RIDE

I due vengono contattati da un’associazione che gli offrirà la possibilità di partecipare ad un contest di downhill (cioè una gara di bici in fuoristrada) che mette in palio $250.000. Viste le ristrettezze economiche in cui entrambi si trovano, accettano senza pensarci troppo su.

Max e Kyle si ritroveranno quindi in mezzo ai boschi delle Alpi, dove la loro gara avrà inizio. 
In una sfida contro il tempo i due dovranno battere altri concorrenti arrivando per primi ai vari checkpoint, che gli permetteranno di accedere ai diversi livelli.

RIDE

Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando però le cose si complicano e i due si ritroveranno a correre per qualcosa di ben più prezioso dei soldi: la loro vita. Il film dunque si trasforma in un Saw dove la prigione sarà l’immensità delle foreste trentine.

Recensione

Parlare di questo film senza fare spoiler è qualcosa di davvero difficile e complesso, ecco perché la recensione sarà impostata punto per punto.

Sceneggiatura

La storia di RIDE per come avete potuto leggerla sopra non sembra nulla di così particolarmente cerebrale e complicata, ma le varie sfaccettature che il duo Guaglione-Resinaro ha dato, hanno reso la storia carica di adrenalina e mistero, che vi terrà attaccati alla poltrona fino a farvi supplicare un attimo di calma.
Grande pregio del film è, a mio avviso, la completa assenza di tempi morti, e se ne riusciste a trovare vuol dire che vi siete persi qualcosa.

Se conoscete i due Fabio per MINE, troverete un film completamente diverso dalla prima fatica del duo. Se nel primo il silenzio era l’elemento portante di tutta la struttura e la psicologia la faceva da padrone, in RIDE si abbandonano tutti questi concetti per lasciare spazio ad una colonna sonora particolarmente ben riuscita e all’azione più pura.
L’effetto stupore sarà lo stesso nei due film, ma è stato reso in modo completamente differente.

Il duo, inoltre, è stato molto bravo nel mettere lo spettatore in difficoltà, ponendolo in uno stato di indecisione, poiché fino all’ultimo non si sa per chi tifare.

Davvero un grande applauso alla coppia che scoppia.

Regia

L’innovazione vera sta esattamente in questa categoria qui.
Riuscire ad usare per la maggior parte del tempo delle videocamere GoPro, che sono ottimi apparecchi da ripresa per sport estremi o per i travel blogger, ma che sono davvero difficili da usare in maniera cinematografica; non è una cosa da tutti (e ve lo dico per esperienza).

RIDE

Nel primo articolo su RIDE, quando ancora si sapeva poco o nulla del progetto, avevo detto che a mio avviso sarebbe stato davvero difficile realizzare un film intero solo attraverso l’uso delle action cam. Il signor Rondinelli, invece, è riuscito davvero a stupirmi.

Unendo la tecnica dello steadycam a quella classica delle inquadrature cinematografiche, la regia non ci fa perdere davvero nulla e senza causare senso di nausea o altri problemi allo spettatore.

Davvero un grande plauso a Jacopo Rondinelli per aver realizzato un piccolo capolavoro dell’action, reso ancora più grande dal fatto che questo sia il film d’esordio.

Attori e doppiaggio

Il cast è misto, composto da attori italiani e inglesi. Guardando il film, proprio come MINE, non sembra di vedere un film italiano, anzi sembra quasi una produzione americana. Il film è stato girato in  lingua inglese ed è, infatti, doppiato.

Gli attori del film sono pochi, ma hanno saputo sostenere, senza particolari problemi, il peso del film sulle loro spalle.

Kyle è interpretato dall’attore britannico Ludovic Hughes, un giovane attore alla sua prima esperienza cinematografica. L’attore, infatti, ha lavorato per una serie tv britannica dalla forte connotazione drammatica, basata su storie vere.

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Max è Lorenzo Richelmy, attore italiano che il Ministero del Turismo ha nominato, nel 2008, Personalità Europea Emergente. Ha lavorato in diverse serie, tra le quali: I Borgia e I Liceali.

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Simone Labarga, attrice spagnola con origini tedesche, anche lei alle prese con il suo primo film, si è dimostrata molto brava e in alcune scene si è sembrata trasformare in un Vaas Montenegro in versione femminile.

Nonostante siano tutti, bene o male, alla loro prima esperienza nel mondo cinematografico, gli attori sono stati in grado di trasmetterci forti emozioni.

Anche il doppiaggio è davvero buono e perfettamente armonizzato con i personaggi.

Fotografia

Nonostante il film abbia dei toni molto cupi e tipici dei thriller, la fotografia è estremamente contrastante. Questa è, infatti, molto luminosa e colorata, con poche scene davvero claustrofobiche e scure.

Mi è piaciuto molto il contrasto che si è creato tra le varie scenografie e la fotografia, che si è dimostrato estremamente efficace.

Valutazioni finali

Il cinema italiano in questo ultimo periodo si sta finalmente diversificando creando una serie di sottogeneri che fino ad ora sono mancati.

Film come MINERIDE e The End? L’inferno fuori stanno cercando di ribaltare questa tendenza, creando film molto differenti tra loro, ma che sono uniti dalla voglia di cambiamento.

Il film nonostante sia autoconclusivo ha un finale che potrebbe tranquillamente prestarsi ad un possibile sequel. Questa scelta è stata fatta perché il film apre un nuovo universo che sarà composto da un libro e una serie di fumetti, che esploreranno il dietro le quinte della trama.

Il nostro consiglio pertanto è quello di supportare il progetto cinematografico perché ne vale la pena e poi decidere se sia il caso di leggere la controparte cartacea.

Fateci sapere le vostre impressioni sul film e spero che vi sia piaciuto come è piaciuto a me. Rinnoviamo ancora i complimenti al trio Guaglione-Resinaro-Rondinelli per l’ottimo lavoro svolto.

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