Ritornato dal Giappone, intervistiamo Massimo Dall’Oglio fumettista italiano che ha esordito nel 2006 con la serie Underskin. Dopo tre anni di ingegneria comprende che vuole dedicarsi a tempio pieno allo studio del fumetto, ed oggi, dopo varie pubblicazioni e collaborazioni, disegna per Sergio Bonelli Editore, le storie di Agenzia Alfa e Nathan Never. Abbiamo quindi intervistato il fumettista in seguito al concorso Silent Manga Audition, a cui ha partecipato con “Kumamoto Box”, qui l’opera.

La vittoria al concorso Silent Manga Audition EX3 ti ha trasportato in Giappone per una masterclass, puoi raccontarci la tua esperienza nella patria dei manga?

È stata chiaramente un’esperienza incredibile, ancor più impreziosita dal fatto che non solo sono stato invitato al festival di Kumamoto per ritirare il premio per l’extra round ma anche per ricevere l’ufficializzazione del mio accesso in masterclass e alla partecipazione al Manga Camp di Takamori. La Coamix ha organizzato tutto curando ogni minimo dettaglio: 52 autori da tutto il mondo sono stati riuniti in Giappone per avere un’esperienza culturale, didattica e formativa con un unico grande obiettivo, formare nuovi mangaka per il mercato globale, non solo giapponese (un’ambizione non da poco).

Durante il Camp abbiamo conosciuto i vertici della Coamix, visitato la redazione, abbiamo seguito incontri e lezioni sull’andamento del mercato giapponese dei manga e su come è strutturato il lavoro in redazione, interagito con autori professionisti, fatto sessioni di domanda e risposta su svariati temi legati alla produttività e alla creatività, fatto un summit sullo stato del manga nel mondo e tanto altro. Oltre questo, la Coamix ha ben pensato di farci vivere il tutto in una genuina atmosfera giapponese tradizionale, portandoci a visitare luoghi bellissimi tra natura e tradizione, facendoci assistere a spettacoli unici. Tutto per stimolare entusiasmo e creatività per creare manga sempre più belli.

Il concorso richiedeva un manga “muto”, in cui i disegni sostituiscono le parole,come si riesce a rendere una storia in una sorta di “silent book”? Linee cinetiche edespressioni facciali sono davvero la chiave?

No. Dal mio punto di vista, una delle possibili chiavi è raccontare forti contrasti emotivi. Non serve trovare la storia eccezionale o particolari espedienti grafici quanto riuscire a raccontare bene e in modo chiaro le emozioni che nascono da azioni e sentimenti semplici e immediatamente codificabili: amore, odio, amicizia, impegno, sacrificio ecc… Un silent manga deve essere capito e vissuto da tutti, è la strada che Coamix ha scelto per poter arrivare a tutti i lettori del mondo. Il testo non serve se si è capaci di raccontare visivamente le emozioni, i contrasti tra le stesse e i cambiamenti di stati d’animo che caratterizzano qualunque attimo della nostra vita.

Da un punto di vista professionale, nell’esperienza in Giappone, quali differenze hai notato tra il manga in Italia e il manga nel paese nipponico, ma anche rispetto ad altri autori, con stili e particolarità differenti?

Totale, non sono confrontabili. Cambia l’approccio più intimo, cambiano le motivazioni: noi partiamo dal presupposto che la nostra opera deve sembrare manga, avvicinarsi il più possibile a tutta una serie di prodotti che amiamo e che hanno accompagnato il nostro percorso come lettori appassionati prima e autori dopo; loro si preoccupano di fare un’opera che renda le persone felici. Capisci quindi che cambiando il presupposto di partenza è come costruire case su fondamenta diverse.

Noi imitiamo la loro casa ma non vediamo su cosa si appoggia, la nostra casa non potrà mai essere davvero come la loro a meno di scegliere un percorso di ispirazione/contaminazione che possa farla stare comunque in piedi in modo credibile. E la questione non è nemmeno del tutto culturale! Dobbiamo semplicemente registrare la nostra creatività e le finalità narrative su differenti punti di vista. In effetti sto ancora metabolizzando l’intera esperienza, quindi mi perdonerai se sono concetti ancora in divenire…

Negli ultimi anni in Italia il manga ha avuto un vero e proprio boom, si pensi anche solo a quanti italiani hanno raggiunto dei buoni risultati nello stesso concorso di cuiabbiamo parlato… cosa pensi degli aspiranti mangaka o fumettisti, o chi vorrebbe intraprendere una carriera simile nel nostro paese?

Non è possibile fare il mangaka in Italia (come non è possibile nemmeno vivere di supereroi se non disegnandoli per l’America), non nel modo in cui vorrebbero la maggior parte dei giovani autori. Non ci sono case editrici strutturate e con un venduto tale da poter far vivere un autore di manga con la sola realizzazione di pagine a fumetti. Gli acconti per i volumi fanno ridere, le percentuali sul venduto anche peggio e non ci sono autori con un’esperienza alle spalle tale da dire no a proposte di pubblicazione non retribuite (cosa che dal mio punto di vista darebbe davvero una bella scossa al mercato).

È dominante l’idea che la cosa davvero importante sia solo pubblicare, comunicare l’ottenimento di un successo, riempire di proclami la propria pagina social, apparire, essere in fiera dall’altra parte del tavolo convincendosi che tutto sia comunque un inizio per poi nel tempo lanciare la propria carriera. Secondo me è un’illusione. Gli autori che disegnano ispirandosi al manga e che riescono a vivere di royalties si contano sulle dita di una mano, anche se i social danno l’impressione di un mercato vivo e pieno di talenti realizzati. Quindi, per me, non si campa di manga in Italia. Dove per campare intendo pagare le bollette, un mutuo, le spese familiari, la rata della macchina ecc… Più in generale, posso dirti che queste sono state anche le conclusioni emerse durante il summit svolto a Takamori, è una condizione piuttosto comune anche nel resto del mondo.

Il consiglio che potresti dare a chi vuole intraprendere questa carriera?

Il consiglio che mi sento di dare ai giovani mangaka è cercare di vendere i propri manga all’estero e di non cedere la propria creatività se non a fronte di un compenso minimamente serio. La gavetta si deve fare, certo, ma deve sempre essere ben tracciata e chiara nella testa dei giovani autori la linea che la separa dallo sfruttamento. La Francia ora è in grande fermento e per autori shonen con idee e un buon livello tecnico, si possono trovare diversi editori pronti a pagare acconti seri e decorose percentuali sul venduto (lo dico con cognizione di causa in quanto sono spesso in contatto con quelle realtà). La competenza richiesta è medio/alta e occorre produrre un tankobon di 120/150 pagine in cinque massimo sei mesi, un piccolo trauma, ma nella vita ci sono cose ben peggiori!

Se invece si realizzano seinen, non ci sono ancora molti sbocchi… bisogna soffrire non poco e si riesce a smuovere qualcosa con idee di nicchia particolari e competenza e qualità tecnica molto alta e personale. Ma in ogni caso consiglio mille volte una bella autopubblicazione ad un palese sfruttamento. Ovviamente la partecipazione al Silent Manga Audition è un’altra ghiotta occasione che consiglio caldamente di aggiungere alla propria strategia!

Un autore che è e sarà sempre tuo punto di riferimento?

Te ne dico due: Leiji Matsumoto (Yamato, Harlock, Queen Emeraldas ecc…) e Yoshihisa Tagami (Grey, Horobi, La memoria della pietra ecc…)

Un fumetto che definiresti “Il Fumetto”?

Non c’è! Ma sono particolarmente legato a Ronin di Frank Miller

O un manga che definiresti “Il Manga”?

Non c’è nemmeno qui! Ma ti posso citare due titoli che mi hanno fatto crescere molto: Domu di Katsuhiro Otomo e Planetes di Makoto Yukimura.

Grazie per questa intervista, attendo altre tue vittorie da poter documentare!

Grazie a te per la chiacchierata e… ganbatte!

Ringraziamo ancora l’autore e lasciate i vostri commenti! Nel frattempo ricordo che tra poco uscirà Nathan Never Generazioni 6, Gli Alfa e gli Omega, con soggetto di Antonio Serra, sceneggiatura di Adriano Barone, disegni e copertina di Massimo Dall’Oglio. Dunque ci vediamo tutti in fumetteria il 25 ottobre, il Nathan di Max ci aspetta! 

Alcune tavole qui.

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