Pare ieri che un timido ma rivoluzionario Demon’s Souls fece la sua comparsa su Playstation 3. Inizialmente il titolo ebbe una distribuzione misera sul territorio Europeo e Americano, poiché ritenuto inadatto al mercato occidentale. Recuperare una copia di questo titolo ai tempi della sua uscita era veramente un inferno.
Fa quasi sorridere pensare invece a quanto successo abbia in seguito acquisito la saga (per quanto Demon’s sia esterno a essa) proprio nel mercato snobbato inizialmente, grazie a Dark Souls.
Nato come un titolo senza troppe pretese, oggi lo ritroviamo anche in una fantastica edizione rimasterizzata e su console portatile Nintendo.

Dark Souls Remastered

Souls.

Il fenomeno dei Souls, e in particolare di Dark Souls, è qualcosa dal quale tutti dovremmo imparare.
Il titolo arrivò sul mercato dopo un parziale insuccesso del suo predecessore (amato da tutti quelli che lo avevano giocato, ma giocato da pochi) subendone tutte le conseguenze. Dark Souls non è un titolo tecnicamente perfetto e non è un titolo dai contenuti infiniti, ma dopotutto con un budget limitato non si possono fare miracoli.
La grande forza di Dark Souls è sempre stata il saper sfruttare a pieno le proprie caratteristiche e punti di forza.
Ciò che Dark Souls portava sul piatto, finalmente di un pubblico molto maggiore, erano principalmente due cose: un gameplay innovativo e un peculiare modo di raccontare la sua storia.

Non pensiamo di esagerare dicendo che i Souls hanno effettivamente creato un genere.Il sistema di combattimento, la gestione degli oggetti attivi, il sistema dei falò, la perdita delle anime, sono tutti elementi ripresi e piazzati nella maggior parte dei titoli moderni, creando quelli che si definiscono “souls-like”.
Tutto ciò è stato possibile solo grazie a una ideazione precisa e senza scivoloni del sistema di gioco. Se Dark Souls non è forse così stabile dal punto di vista tecnico, è invece granitico sotto tutto quello che riguarda la progettazione delle meccaniche.
Senza dubbio il titolo ha avuto il suo boom grazie alla sua difficoltà. Stava diventando quindi un semplice passatempo da youtubers e un motivo di imprecazione tra le masse, ma ha potuto coltivare il successo acquisito per questo solo grazie a quello che si cela sotto la sua scorza durissima.
La profondità del sistema di gioco costruito bene a tal punto che permette di essere modellato come creta nelle mani di un giocatore esperto, è stato senza dubbio il motivo che ha ancorato tutti i giocatori allo schermo.

Nonostante il titolo vanti la fama di essere tanto complicato, se ci si riflette su invece si può arrivare alla conclusione che deve il suo successo anche alla sua semplicità.
Quello che ci si ritrova davanti giocando a Dark Souls è in fin dei conti: un sistema di movimento libero e intuitivo e un sistema di combattimento basato su due attacchi (forte e debole) con pochissime combo e un equipaggiamento basilare (due armi primarie in una mano, due secondarie nell’altra, due anelli e un’armatura). Ciò che molti spesso ignorano è che i giochi hanno spesso bisogno di tutorial kilometrici per spiegare il proprio sistema di combattimento, mentre a Dark Souls bastano quattro messaggi di 10 parole.

Dark Souls Remastered

Quindi ciò che colpisce di Dark Souls in primo luogo è la difficoltà, anche il più stupido dei mostri può farti la pelle e i boss sono spesso muri invalicabili per i giocatori alle prime armi, e in secondo luogo la sua profondità che lo rende un titolo estremamente appagante una volta padroneggiato.
Un gioco però non è solo meccaniche equi entra in gioco il terzo step: la storia.

Dopo un a dir poco controverso (ma col senno di poi comprensibilissimo) filmato introduttivo, il gioco non ci guida e quindi la prima partita dei nuovi giocatori di solito va da punto A e arriva a punto B senza ben capirne il perché, ma solitamente si è troppo impegnati a imprecare per accorgersene.
Quello che si capisce più avanti, e che è lasciato solo ai giocatori più attenti, è però che il mondo dove noi ci muoviamo è ben costruito, vivo e aspetta solo di essere scoperto.

Non ci sentiamo in colpa a scomodare un colosso come Il Signore degli Anelli per spiegare al meglio questo concetto. Se ci pensate bene tolta tutta la storia ambientale l’intreccio di suddetta opera è molto semplice e banale: Un Hobbit deve intraprendere un viaggio verso un vulcano per distruggere un manufatto appartenuto in passato a un malvagio signore oscuro che, risvegliato, cercherà in tutti i modi di riappropriarsene. Ciò che rende Il Signore degli Anelli ciò che è non è altro che il mondo dentro il quale questo Hobbit si muove per portare a termine la sua missione. La terra di mezzo vive di vita propria, zeppa di regni, creature e folklore che sembrano in tutto eper tutto reali.

Dark Souls Remastered

Dark Souls, seppur ovviamente in minor parte, vive sullo stesso principio ma sfruttando a pieno la sua natura di videogioco. In un libro è l’autore a guidare il lettore, fornendogli le informazioni che vuole lui quando vuole lui ed è certo che quest’ultimo le leggerà, in un gioco invece si può lasciare la libertà al giocatore di accorgersi o meno degli indizi.
Le ambientazioni di Dark Souls sono talmente ben costruite che è possibile capire dettagli sul loro passato semplicemente osservando con attenzione la loro condizione e fisionomia.
Gli npc ci daranno di continuo indizi sul mondo di gioco, spesso in modo enigmatico ma illuminante per chi sa ascoltare.
Ogni oggetto ha una sua descrizione e un semplice scudo può rivelare la storia di un intero regno in pochissime battute.
La storia di Dark Souls è come un enorme puzzle i cui pezzi sono sparpagliati capovolti sul tavolo, bisogna solo avere la pazienza di rigirargli uno a uno per ammirare il fantastico quadro dipinto da From Software.

E tutto questo ora anche al bagno

Durante la sua evoluzione la serie ha raggiunti diversi traguardi: l’arrivo dopo la richiesta a gran voce del pubblico del primo gioco su PC, il picco di vendite di Dark Souls III che è diventato il titolo Bandai Namco più venduto al day one della storia, e tanti altri.
L’uscita su Nintendo Switch è però forse uno dei più strabilianti.
Sappiamo tutti che Nintendo non è la casa di produzione più aperta del mondo, ma in questi anni sta cambiando un po’ la sua rotta. In passato non ci saremmo mai aspettati di vedere titoli come Doom o The Binding of Isaac approdare su una console della grande N, ma ultimamente sta diventando pian piano la norma. Vedere Dark Souls entrare in questa cerchia di titoli selezionati da Nintendo non può però che farci piacere e sorprenderci positivamente, facendoci di nuovo rendere conto di quanta strada il brand abbia fatto.

Dark Souls Remastered
Ovviamente questa Remastered include il fantastico DLC: Artorias of the Abyss

Un altro fattore incredibile di questo porting è senz’altro il lato tecnico.Chiunque abbia giocato alle prime build di Dark Souls sa quanti problemi lo affliggessero. Iconico il caso della versione PC, uscita con un blocco alla risoluzione massima e agli fps che venne “patchata” con una mod da un utente mezz’ora più tardi .Insomma, alla From Software sono sempre stati grandi ideatori ma non eccellenti programmatori.
Dark Souls Remastered mette una pezza a tutte le pecche tecniche del titolo originale, seppure su switch subisca a pieno le limitazioni dell’hardware. Il titolo risulta visibilmente castrato rispetto alle versioni per le altre console: le texture e i particellari sono sensibilmente peggiori, il frame rate non supera mai i 30 fps (anche se è stabilissimo, anche nella città infame) e anche l’audio ha una qualità molto più bassa.
Questi difetti si fanno notare sopratutto in modalità tv, mentre la situazione giocando da portatile cambia totalmente.
Tutte le lacune giocando sul piccolo schermo vengono apparentemente meno,colpa anche probabilmente della grandissima soddisfazione che si ha giocando un titolo del genere tenendolo tra le mani e potendolo portare dove si vuole.

Voti
Grafica
7
Audio
8
Gameplay
9
Longevità
10
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Nato nel 1996 se ne frega e comincia comunque a videogiocare dal day one della prima Playstation. Consuma da subito i dischi dei classici platform tutti colorati: Spyro, Crash e Ape Escape in primis, poi qualcosa va storto. Acquistando un cd pieno zeppo di demo PS2 scopre: Shinobi. Da quel giorno avvenne il declino, ben presto le lande colorate si tinsero di rosso sangue e il giovane Alessio divenne il messia dell'ignoranza e del grottesco. Ogni tanto, nella pausa caffè, non disdegna però qualche titolo profondo e filosofico.

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