ReNoir ci porta per mano nel mondo della wordless novel di Grégory Panaccione

A sei anni dalla sua uscita francese, ReNoir ha pubblicato, ormai qualche mese fa, la storia senza parole di Toby, il cane filosofo, le cui gesta si potevano leggere sulla rivista ANIMAls e ben presto diventate un cult.

Toby, il cane filosofo
Toby, il cane filosofo, tra ricordi e malinconie di un Marcel in crisi creativa.

Di cosa parla, quindi, questo volume di ben 144 pagine interamente senza parole? Parla di Marcel e di come la sua vita cambi grazie a un incontro fortuito, ma soprattutto parla di Toby, definito il cane filosofo, della sua vita quotidiana fatta di meraviglie e riflessioni, di continue scoperte e pressanti bisogni.
Immedesimarsi in un animale è compito difficile, rendere i suoi pensieri in maniera a noi intellegibile è cosa ardua se la si vuole fare senza scadere nel retorico o in quella, a volte involontaria, umanizzazione forzata che da Disney in poi rende stucchevoli e spesso illeggibili lavori altrimenti degni di nota.

Toby, il cane filosofo
L’angoscia della solitudine, tra cromie e segnali.

Gregory Panaccione riesce invece nell’intento di lasciare che Toby sia semplicemente se stesso, un simpatico cane.

Come potete vedere dalle pagine che pubblichiamo, Panaccione usa un gran numero di simboli per rendere i pensieri, le necessità o l’abbaiare, spesso furibondo di questo cane-salsiccia e alla stessa maniera fa “parlare” il suo compagno di vita, Marcel Costé, pittore squattrinato e in crisi creativa, amante della vita di campagna.

Toby, il cane filosofo
Toby alle prese con un compagno umano esuberante.

Lo stile del disegno, ma soprattutto un sapiente e significativo uso dei colori (per stile e cromi), donano a Toby una fluidità nei movimenti e una mimica facciale che lo rendono subito plausibile e simpatico.

Vediamo quindi il nostro piccolo protagonista alle prese con le scoperte della quotidianità.

Ogni giorno è una nuova scoperta per Toby, dal suo primo incontro con la mastodontica, per lui, mucca ai giochi con i bambini che lo riportano a quando era poco più di un cucciolo, tutto è per lui è un continuo interrogarsi. La decisione se fare o meno pipì sulla zampa della mucca è ardua quanto decidere se quel bastone lanciato debba essere rincorso, ma è bello e naturale farsi distrarre dai nuovi odori, o prendere sul serio il suo ruolo di protettore della casa.
Questa la divide con Marcel, l’uomo che per lui è il centro dell’universo, un rapporto che li lega al di là di ogni altro interesse, sino all’incontro con il gatto che cambierà la vita di tutti e due.

Toby, il cane filosofo
Lo stupore di Toby davanti alle prodezze del gatto che segnerà la svolta della sua vita.

Mai come in questo caso, terminata la lettura, ci risulta chiaro ancora una volta perché Will Eisner chiamava il fumetto “arte sequenziale”. 

Panaccione non allestisce una galleria di illustrazioni, infatti, riesce, nella semplicità di una gabbia 2×3 a sviluppare un fumetto poetico e leggero ma che ci dona belle sensazioni, quelle che ti lasciano le storie dove apprezzi sino in fondo lo sforzo fatto per caratterizzare l’ambientazione, i personaggi e la storia, questa pur nella sua semplice linearità.
Toby fa cose da cane, vissute con l’intensità e la semplicità che gli sono proprie, quasi minimalista, immerso in una natura che viene resa viva dalle pennellate di Panaccione, dalle sue vignette dai bordi non taglienti, tondi, che lasciano i disegni sospesi come in un sogno. Un artista capace in queste tavole di proiettarci nell’assolata campagna francese o nelle acque fresche del mare e lasciarci in mente i sapori e il calore di quei luoghi.

Toby, il cane filosofo
Il primo incontro con il super-gatto e la incredibile capacità di Panaccione di rendere “vere” le espressioni di Toby.

Il mio amico Toby
di Grégory Panaccione
Renoir Comics, aprile 2018
144 pagine, brossurato, colori – 14,90 €
ISBN: 8865671726

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