Una spettacolare vertigine di cgi, scontri e sex appeal [SPOILER]

Complice l’uscita anglofona che ha portato la pellicola nei cinema con largo anticipo rispetto all’uscita italiana prevista per il 1 gennaio, NerdPool si è diretta con passo fermo verso la perfida Albione per poter vedere per voi (e per noi) l’ultima fatica del Dc Extended Universe, Jason Momoa, pardòn, Aquaman.
Se c’è mai stato un film che si identifica completamente nell’attore che ne interpreta il personaggio principale, Aquaman ha di diritto un posto sul podio perché questo film è Momoa e lui pare nato per fare la parte del futuro re di Atlantide.

Sgombriamo il campo dagli equivoci e diciamo subito che ben poco di quello che vediamo sullo schermo è immediatamente riconducibile all’Aquaman del fumetto, tanto quello pre-52 che il successivo e non solo da un punto di vista estetico, quanto caratteriale.

Questo non significa che il personaggio del film sia fatto male, al contrario, nella sua divertita incoscienza, nel suo essere sempre fuori posto, in bilico tra due mondi, risulta credibile e ben costruito.
Per chi ancora non lo sapesse, Momoa interpreta Arthur Curry, figlio di un tizio qualsiasi, un guardiano del faro chiamato Tom, e nientemeno che di Atlanna, la regina di Atlantide.

[SPOILER]

Inutile stare a dire quanto questa tresca sia stata clandestina e quanti dolori e quanta speme addusse ai due amanti, la cosa importante è che dopo il sacrificio della mammina la vita del piccolo Arthur sia salva. Il piccolo Aquaman cresce quindi imparando i segreti di Atlantide dal vecchio Vulko e da suo figlio Orm ma, com’era prevedibile vista la sua natura di mezzosangue, da grande decide di affrancarsi dalla patria sottomarina e inizia allora a girovagare per i sette mari, cercando di dare goffamente una mano, visti i suoi considerevoli poteri.

Aquaman - recensione

Diciamo che la vocazione del supereroe è decisamente nelle sue corde ma non ha propriamente l’abilità di Superman né la scaltrezza di Batman e, come se non bastasse, Mera, figlia di Re Nereus, cerca di convincerlo ad abbracciare il suo retaggio di principe atlantideo per scongiurare una guerra. Mica una roba facile senza il perduto tridente di Atlan.
Ma stiamo parlando di un eroe vero, un prescelto dal Destino, il che, come l’Artù Re di cui porta il nome, lo rende predestinato alla cerca e poi all’uso di un’arma incantata destinata a lui. Ma il Destino non ha fatto i conti con l’oste.

Questo Arthur non ne vuole proprio sapere di fare il principe, o peggio il Re, di Atlantide, figurarsi lanciarsi in una cerca.

Senza stare a spoilerare oltre, quello di Arthur/Aquaman si configura come il più classico dei viaggi dell’eroe, un Frodo palmato con una rossa da paura al posto del buon vecchio Samvise. Certo, la storia ha poco a che spartire con l’epica tolkieniana e molto di più con un film di Jackie Chan, ma è ben costruita, i personaggi tutto sommato credibili anche se di poco spessore, in linea cono il resto del Dc Extended Universe.

Aquaman

Tutto questo rende il film gradevole, non certo un capolavoro della settima arte ma un onesto cinecomics. Tralasciando Momoa che “fa lo spiritoso” per tutto il film, a fare la differenza non sono tanto i comprimari ma soprattutto i cattivi. Questa è una delle pecche del film, la superficialità con cui son stati curati i comprimari. Colpa o meno del minutaggio e del voler ad ogni costo mettere tutta la carne al fuoco in questo primo, ma non certo ultimo, film su Aquaman, molti nodi non vengono al pettine. Nulla sappiamo del passato di Mera o Vulko, ad esempio, da un punto di vista caratteriale abbastanza piatti, così come manca il retroterra di Mordred/Orm, che sotto certi aspetti ricorda il leone senza criniera che era il Principe Giovanni del Robin Hood della Walt Disney, nella sua ossessione per la corona.

Ma è proprio nel rapporto Arthur/Orm che il film ha la sua mancanza più grave, nella non presenza scenica del padre dei due ragazzi, il marito di Atlanna, Re di Atlantide. Una figura cruciale attorno a cui ruota l’intera tragedia che non viene mai messo in scena e della quale non ci viene detto proprio nulla.

L’assenza del defunto Re di Atlantide porta alla ribalta la figura di Manta, il pirata.

Interpretato da Yahya Abdul-Mateen II, che vediamo troppo spesso coperto da un casco è un personaggio cattivo e avido, uccide innocenti per capriccio e non ha nulla di tragico o di epico, nonostante l’ossessione del pirata nei confronti di Arthur sia stata da questo stesso motivata.

Aquaman

In definitiva si può godere, ma senza scavare troppo nella psicologia dei personaggi e nelle loro motivazioni profonde, perché il rischio di non trovarci nulla è sin troppo, tragicamente, vero.
Di contro questo è il più Marvel dei cinecomics Dc, il film di James Wan (Insidious e L’evocazione) si stacca completamente dalle atmosfere cupe di Snyder e dalla serietà del Batman di Nolan, non solo nell’uso delle luci e dei colori ma soprattutto per i dialoghi, e per la carica di simpatia e il tono scanzonato che pervade tutta la pellicola.
Ad ogni modo è uno spettacolo per gli occhi e questo dovrà bastare sino alla prossima puntata.

Rating: PG-13 (for sequences of sci-fi violence and action, and for some language)
Genere: Action & Adventure, Science Fiction & Fantasy
Regia: James Wan
Sceneggiatura: Will Beall, David Leslie Johnson-McGoldrick
In uscita: (UK) 21 Dic. 2018 (ITA) 01 Gen. 2019 – Wide
Runtime: 143 minuti
Studio: Warner Bros. Pictures

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