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You – recensione della serie con Penn Badgley

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You è la serie tv, tratta dall’omonimo romanzo di Caroline Kepnes, disponibile su Netflix a partire dal 26 Dicembre.

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Trama

Il protagonista è Joe Golberg, un giovane ragazzo che lavora in una libreria, reduce da una storia finita tanto male da avergli spezzato il cuore, Joe soffre. Poi appare Beck, un po’ di chiacchiere tra gli scaffali della libreria e tra i due scatta qualcosa. Joe comincia ad indagare su Beck, grazie ai social media scopre tutto quello che c’è da sapere, chi sono le sue amiche, cosa fa per vivere, come si diverte e cosa è accaduto alla sua famiglia. Continuerà a spiare poi l’ignara ragazza, sfruttando alla fine un potenziale incidente per avvicinarsi definitivamente a lei.

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Nessuno è quel che sembra

Joe

You gioca sul fatto che nella serie nessuno personaggio è quel che sembra. a partire da Joe (Penn Badgley), all’apparenza un bravo ragazzo si rivela essere molto disturbato e con delle serie manie di controllo, soprattutto nei confronti delle ragazze che frequenta per cui diventa il peggiore degli stalker.
Il suo animo da “bravo ragazzo” emerge anche nel suo rapporto con Paco (Luca Padovan), scopriremo cosi un passato tormentato e difficile che Joe vuole evitare al suo giovane vicino di casa. Il suo rapporto con il ragazzino ed alcuni flashback inseriti nella seconda parte della serie ci fanno comprendere meglio le cicatrici ed il dolore provato da giovane, ci mostrano come anche lui sia stato vittima di qualcuno e come tutto questo l’abbia portato a fare quello che ha fatto.
Il passato ed il presente di Joe ci portano anche a fare alcuni paragoni addirittura con Dexter.

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Beck

Lo stesso accade con Beck (Elizabeth Lail) che, all’inizio ci appare come un ingenua, una sognatrice. Una ragazza intenta a mettere tutta se stessa nel suo lavoro di scrittrice e che combatte con dei problemi con il padre, la mancanza di denaro e anche di possibilità.
Piano piano invece andremo a scoprire come sia estremamente abile nello sfruttare il suo fascino per ottenere ciò che vuole. A tratti una ragazza ingenua a tratti più profonda e matura, dalla seconda metà della serie comincia a perdere tutte le caratteristiche che avevano cominciato a farcela apprezzare, tanto che quasi verso la fine si è portati a “tifare” per il cattivo, così che lei abbia ciò che si merita.

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Peach

Peach (Shay Mitchell) è un personaggio secondario, ma contribuisce a creare un ottimo intreccio e a rendere coinvolgente la storia. Anche lei, come Joe, ha un lato oscuro che non vuole che nessuno veda. Anche noi veniamo a scoprirlo lentamente puntata dopo puntata, ma sarà questo il motivo per il quale proprio lei tra tanti proprio non riesce a vedere il lato buono del nuovo fidanzato della sua migliore amica, e tenterà in tutti i modi di cacciarlo dalla sua vita.
Peach diventa così un ostacolo, i suoi comportamenti egoistici fanno sì che diventi facile classificarla come “cattiva”, non riusciremo mai ad inquadrarla come la migliore amica della nostra protagonista.

Una buona interpretazione

Un grande merito va appunto a Shay Mitchell, ottima nell’interpretare una cattiva ragazza con tanti segreti, merito magari degli anni con Pretty Little Liars.
Penn Badgley ed il suo enorme carisma invece riescono a farci apprezzare una trama con evidenti buchi, rende in grado di far piacere solo ciò che vediamo, anche un sociopatico assassino. Arriviamo addirittura al punto di essere dalla sua parte, capiamo perchè lo fa e, semplicemente, lo accettiamo.

Un buon livello, ma un pò altalenante

Non possiamo aspettarci ovviamente un ottimo livello da tutte e dieci le puntate. Alcuni passaggi potevano essere evitati e alcune storie di personaggi secondari sono state tralasciate e non approfondite a dovere. Ma grazie ad una buona regia e ad un ottimo uso della fotografia che contrappone colori caldi e scuri, You si rivela un ottima scoperta.

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1 commento

  1. Il grande successo della serie è sorprendente, soprattutto se si pensa che il personaggio principale, già dalla prima puntata, non disdegnando sotterfugi vari, spia e stalkerizza una ragazza innocente. Si viene risucchiati in un vortice tale che, già dopo qualche manciata di minuti, lo spettatore si trova a giustificare l’omicidio di uno scomodo ex e a digerire scene di autoerotismo in luoghi pubblici che normalmente farebbero storcere il naso e cambiare canale anche agli stomaci più forti. In questo caso no, ed è questo che ha dell’eccezionale. Si assiste, in questa serie, ad un tale sapiente dosaggio di contenuti, ad un tale equilibrio tra erotismo e ossessione, tra innocente desiderio e sindrome maniacale, da far passare in secondo piano situazioni a dir poco contorte e claustrofobiche.
    Ci si ritrova, in breve, ad amare un personaggio principale problematico e irrisolto, a perdonargli la mancanza di rispetto della privacy altrui e la superbia nel giudicare. Ci si ritrova a desiderare la disfatta dei nemici di Joe Goldberg e di chiunque si frapponga alla sua meta… E persino ad incrociare irragionevolmente le dita per un lieto fine.
    Nella seconda stagione si delinea un personaggio femminile (Love) che tiene testa al protagonista, sia nell’amore che nella follia, e che rende tutto, se possibile, ancora più godibile. Il colpo di scena che chiude la seconda stagione sembra suggerire che l’amore resta precluso a chiunque non sia disposto a sporcarsi le mani almeno un poco.
    Davvero non si può chiedere di più ad una serie televisiva.

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