È uscito oggi “Etherea”, il numero 332 della serie di Sergio Bonelli Editore “Nathan Never”, per i testi di Giorgio Salati e i disegni di Guido Masala.

Dettagli. Questo il punto di forza di questo Nathan Never della Sergio Bonelli Editore.
Etherea ne è ricolma, in ogni sua parte, scritta o disegnata.
Dal canto suo, il disegnatore cagliaritano ci ha raccontato ieri nell’intervista che abbiamo pubblicato, e che potete leggere qui, che la sua cura per i dettagli è quasi maniacale.
Dettagli, dicevamo, quelli che spingono il lettore a soffermarsi per guardare attentamente ogni scena, ogni vignetta.
Retini, tantissimi, che colorano la tavola in bianco e nero senza limitarsi a segnare luci e ombre. Tracciano loghi e mostrano tracciati sugli schermi della nave, esplodono di fiamme e estrudono da satelliti distrutti. Danno l’idea del colore dove non si può usarlo, creare contrasti tra le figure, proprio come si farebbe con il colore stesso.
Una lezione imparata egregiamente dai maestri giapponesi quella che il Masala mette nero su bianco in questa sua “quasi” opera prima per l’editore milanese.

Nathan Never

Si nota, rispetto alle opere degli esordi, avvenuti ormai venticinque anni fa, un’evoluzione stilistica e contenutistica notevole.
Il tratto si è ingentilito, mostra una sintesi ormai raggiunta tra gli stili nipponico e americano, sintesi che adesso è fermamente riconoscibile come il suo personale.

Il lavoro svolto da Masala nella sua rotta di avvicinamento all’albo è in un certo senso più importante dell’albo stesso.
I giapponesi li chiamano settei, gli americani model sheet, e sono tutti quei disegni preparatori che un professionista esegue mentre studia la sceneggiatura che gli viene proposta.

Nathan Never
Settei (mecha & character design) dell’Etherea

Masala ha elaborato le tute extraveicolari, le divise, le armi, la stessa nave spaziale dando una coerenza tra lo scenario in cui si svolge la storia, lo spazio profondo e l’interno dell’astronave, e l’ambientazione della serie.
Messi tutti assieme, questi settei hanno il sapore delle Bible nipponiche, le raccolte dei settei degli anime, dove un’intera generazione di disegnatori si è formata.

L’Etherea ha un sapore di cose conosciute nel suo design che ricorda l’SDF1 di Macross adattato per fare la sua comparsa su Evangelion, così come le tute per l’attività extraveicolare sembrano gusci di Eva in miniatura.

Un’altra delle caratteristiche del tratto di Masala, rotondo e pulito, è la varietà delle espressioni facciali dei personaggi.

Ma una buona storia non è mai solo disegnata, tutt’altro.
In questo caso, dietro la tastiera troviamo un disneyano doc, Giorgio Salati, alla sua prima prova in Bonelli.
Una buona prova, senza alcun dubbio.
Una sceneggiatura solida, gestita in perfetta armonia con il disegnatore, su un impianto narrativo classico ma mai scontato.
Evito accuratamente di spoilerare, e riporto quindi solo le parole del promo rilasciato sul sito della Sergio Bonelli Editore.

“Etherea è la prima di una nuova generazione di astronavi, progettata dalla Kopa Tech. Un equipaggio formato dai migliori esperti nel proprio campo, piloti militari, tecnici, scienziati e ricercatori è stato selezionato con accuratezza per testare connessioni neurottiche, armi innovative e sperimentali, impatto sull’uomo e sull’ambiente di questa meraviglia della tecnologia, gestita da una avanzatissima intelligenza artificiale. Ma ben presto misteriose morti si susseguono rapidamente e Nathan si trova così al posto di comando per capire cosa stia succedendo e come poter riportare a casa Etherea…”

Nathan Never
Layout di una tavola

Su questa base Salati ha costruito una storia che mette i personaggi al centro dell’attenzione, che è una caratteristica che riscontriamo in quasi tutte le sue opere, da quelle scritte per Topolino sino a Law – il lato oscuro della legge, la prima miniserie legal thriller nell’ambito del fumetto italiano che ha co-scritto assieme a Davide G. G. Caci nel 2012.

Allora come adesso i dialoghi sono veloci e scorrevoli, quasi cinematografici, senza gli “spiegoni”, come suol dirsi, che spesso affaticano molte produzioni fumettistiche.

Essendo un albo di fantascienza, “una space opera” ha confessato ieri Masala nell’intervista, non mancano i termini scientifici. In realtà non sono neanche pochi, ma fanno parte dei dettagli, stavolta letterari, utilizzati in tutta la storia. Sono un utile background  alla storia, parte del fondale insomma, ma non sono mai pesanti o ingombranti.
Il compito di introdurre la narrazione è affidato, nelle pagine iniziali, alla PR della multinazionale che ha costruito l’Etherea. Nessuna didascalia lunghissima, si sfrutta una sequenza disegnata e un personaggio per introdurre tutti gli altri, singolarmente, in questa storia che è tanto una tragedia che un’epifania.

A ricordarcelo le parole del pessimista cosmico per eccellenza, il nostra Giacomo Leopardi che è anch’egli un protagonista di questa storia.

Personaggi, quindi, che sono centro dell’azione, azione che si interseca con l’indagine investigativa, con spunti sentimentali ed emotivi, trattati senza faciloneria o pressappochismo. Interessante anche la scelta dell’età e della composizione dell’equipaggio della nave spaziale e credo che risentiremo parlare di almeno uno di loro.

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