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Digital delivery: strategie e il mondo dei videogiochi

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Ci si sta avviando verso un futuro di esclusive anche su PC?

Recentemente nel campo della distribuzione digitale dei videogiochi è in atto una diversificazione dell’offerta ad opera di Epic ed altri, che è in netto contrasto con il trend degli ultimi anni, guidato da Steam.

Digital delivery: lo status quo

Steam Valve
Valve, con Steam, è la regina del mercato

La posizione di predominio di Steam, piattaforma digitale di Valve, con le sue commissioni sul prezzo del prodotto, ha spinto varie altre aziende ad avere piattaforme diverse.

Per esempio Activision Blizzard ha sempre utilizzato Battle.net , Electronic Arts ha varato Origin, Ubisoft ha creato Uplay etc.

Anche se recentemente Twitch ha cominciato ad offrire giochi gratuitamente ai fruitori del programma Twitch Prime cercando di proporre la propria piattaforma, poco è cambiato rispetto allo status quo.

C’è stata (e c’è) poi GOG, piattaforma dedicata prevalentemente ai giochi vintage ed agli indipendenti, che si concentra sulle garanzie di rifusione della spesa in caso di problemi e di promozione del concetto di DRM freedom.

Finora nonostante la pluralità dell’offerta qualsiasi store è sempre stato presumibilmente il più completo possibile e se ha mai avuto esclusive, esse sono state limitate ai prodotti della stessa casa che produceva il client di digital delivery (per esempio FIFA per Electronic Arts, Destiny per Activision Blizzard e via così).

Il cambio di rotta della digital delivery

Ultimamente però si è cambiata rotta: sono entrati in campo Discord e Epic Games.

Discord
Discord ora vende anche videogiochi

Discord è una nota piattaforma per la comunicazione online che da la possibilità a tutti di creare stanze audio e canali testuali in modo gratuito. A differenza di precedenti software simili come Teamspeak o Ventrilo, Discord si è affermato immediatamente grazie a funzionalità aggiuntive e ad una grafica della user interface decisamente più accattivante, abbinata ad un’ottima qualità del suono.

Dopo aver accumulato una folta clientela gli sviluppatori hanno deciso di aprire un negozio di videogames interno al programma.

Ebbene Epic Games, che forse conoscerete per il famigerato videogioco Fortnite, ha deciso di fare la stessa cosa con un launcher ed un negozio integrato, presumibilmente finanziato dai soldi provenienti da Fortnite e la sua oceanica platea.

La differenza fra l’ Epic Games Store e gli altri è… nessuna, almeno per quanto riguarda il cliente. Per quanto riguarda gli sviluppatori invece, Epic li alletta garantendo una maggiore percentuale sui ricavi di quanto faccia Steam. In aggiunta, sono emerse politiche espressamente rivolte all’utilizzo degli influencer per promuovere i giochi ed in particolare il loro acquisto attraverso la piattaforma, garantendo loro percentuali rilevanti.

Inoltre Epic Games garantisce agli utenti (anche se non si sa se sarà qualcosa di continuativo o meno) un gioco gratuito nuovo ogni due settimane.

Cosa differenzia però questi ultimi due store da tutti gli altri?

Il fatto che possiedono esclusive.

Una novità assoluta nella digital delivery: le esclusive.

Si avete capito bene, giochi esclusivi per quella piattaforma, al di fuori della loro produzione originale.

Queste esclusive non sono spontanee o derivate dal fatto che lo sviluppatore indie non abbia le risorse per pubblicare il proprio gioco su Steam, ma da una precisa policy, una strategia ideata e guidata dai creatori della piattaforma per attirare utenti attraverso giochi disponibili esclusivamente da loro.

Esclusive quasi sicuramente espressamente pagate con denaro sonante. Nel caso di Epic Games un esempio è quello di The Walking Dead: The final Season. E’ notizia recente che anche il neonato titolo di Bungie, Destiny 2, avrà la stessa sorte.

Allo stato attuale il launcher di Epic Games manca di alcune features fondamentali. Almeno fondamentali per l’utenza moderna che si è abituata a servizi accessori: servizio di “amici”, forum utenti. L’assistenza post vendita sulla piattaforma e sui giochi lascia a desiderare (tanto è vero che gli utenti in difficoltà si stanno rivolgendo presso i forum di Steam) con un sistema di gestione attraverso ticket. Meglio le politiche di refunding – prima inesistenti – che sono state recentemente aggiornate allineandole perfettamente a quelle di Steam.

Il tentativo però evidente è di ottenere successo non offrendo un servizio migliore ma inducendo all’acquisto l’utente che non può usufruire di un bene se non attraverso un determinato mezzo. Spregiudicatamente palesi anche le politiche economiche.

Politiche commerciali ed etica possono convivere nella digital delivery ?

E’ puerile, a mio parere, ricondurre questa faccenda alla classica diatriba che contrappone chi vuole un launcher solo a chi non si fa problemi ad averne installato più di uno, perchè alla base di questa distinzione c’è una questione di principio e di benessere per l’intera comunità dei giocatori su PC.

Tim Sweeney nella sua recente intervista a riguardo parla delle esclusive declinandole soltanto nella accezione di veicolo di concorrenza, e di quanto l’assenza di un monopolio sia vitale per il libero mercato.

La concorrenza è tanto, ma è tutto?

Voglio chiarire immediatamente come la concorrenza sia una componente stimolante e fondamentale nel mercato e che una politica simile sia assolutamente giustificata in termini di competizione all’interno di un mercato saturo come quello videoludico, soprattutto quando esso mostra i primi segni di cedimento dopo lustri di crescita.

Allo stesso tempo non si può ignorare una fondamentale questione etica all’interno dello scenario videoludico su computer, proprio nel periodo in cui le divisioni fra console si stanno riducendo. E’ giusto o corretto manipolare l’utenza pagando denaro sonante per avere titoli in esclusiva, invece di avere un prodotto di qualità migliore? E’ giusto fratturare un mondo abituato alla condivisione?

Al mercato stesso, ai nostri portafogli ed ai posteri la sentenza.

Come al solito per le ultime news sui videogiochi sapete già dove andare: su Nerdpool!

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