Vi proponiamo la recensione de La Favorita, l’ultimo film Yorghos Lanthimos, candidato a ben 10 premi Oscar.

C’è un tipo di cinema che non è alla portata di tutti. È evidente. Soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo in questi anni, nel quale siamo tartassati da un certo tipo di cinema mainstream, fatto di grandi avventure (e formule tutte molto, molto simili) che paradossalmente hanno poco a che fare con noi essere umani comuni, approcciarsi a un film come l’ultima pellicola di Yorghos Lanthimos non è per nulla facile.

Ho letto in giro che vedere un film del regista greco è in qualche modo una boccata d’aria “fresca”, le virgolette sono doverose visto che tutto si può dire del cinema di Lanthimos tranne che sia piacevole e appagante. Comunque è vero. La cinematografia di quest’ometto qui —> https://www.imdb.com/name/nm0487166/ mette in luce quello che di più marcio vi viene in mente sull’essere umano e lo fa con un’ironia molto sottile, ma che allo stesso tempo ci va giù pesante.

Con La Favorita per un attimo ci avevo sperato che fosse qualcosa di più “leggero” visto che regista e sceneggiatore sono persone diverse, invece sembra che lo script sia stato scritto apposta per lui. Comunque, a parte le aspettative è innegabile il fascino che aleggia dietro ad ogni sua realizzazione e alla potenza che hanno i suoi film che piacciano o meno.

Il cinema di Yorghos Lanthimos ti smuove per forza qualcosa.


Con La Favorita siamo nel XVIII secolo, alla corte della Regina Anna di Inghilterra e insieme a lei altre due donne agiscono davanti alla macchina da presa. È un film di donne, La Favorita, di donne al potere, di donne che hanno un peso e che sono presenti, mentre gli uomini o non ci sono perché impegnati in una guerra inutile(?) oppure perché mascherati da simil lacchè coperti da immense parrucche e quintali di trucco. La natura più forte è certamente quella della donna.

La Favorita è anche un film sul potere in generale, sulla manipolazione dell’altro allo scopo di ottenere qualcosa per sé tralasciando completamente chi è diverso da sé stessi.

È un film, potremmo dire, sull’egoismo o sull’ego spropositato che possiedono alcuni.


Il tutto è sorretto da tre gigantesche interpretazioni. Non mi stupisce che al secondo giorno del Festival di Venezia qualcuno puntasse già su uno dei tre nomi tra Olivia Colman, Emma Stone e Rachel Weisz per assegnare la Coppa Volpi. Ma dietro a tutti c’è sempre lui: Yorghos Lanthimos.


Già nel Sacrificio del Cervo Sacro si avvertiva qualche accenno a un’influenza kubrickiana, ma qui se da un punto di vista dell’ambientazione il rimando è decisamente Barry Lyndon, sotto l’aspetto della regia la scelta delle inquadrature, la composizione dei quadri, la scelta delle ottiche -dai grandangoli persino i fish-eye alternati a volte con dei lunghissimi teleobiettivi- è una continua contaminazione con l’opera del leggendario regista newyorkese.

Lanthimos immerge lo spettatore nell’ambiente, nelle stanze, mostra tutto quello che si può mostrare, ma distorce anche la fisicità dei luoghi (col fish-eye, per esempio) come è deviata la personalità delle sue protagoniste e ne nasconde continuamente il volto, quindi la vera natura, attraverso dei fantastici controluce. Nel suo mettere in mostra il marcio dell’essere umano in una dinamica di corte tra donne, in realtà La Favorita è il film più divertente realizzato ad oggi nella sua filmografia. Una serie interminabile di frecciatine e battute affilatissime che procedono imperterrite a colpire l’una o l’altra donna, con le parole prima, con oggetti di ogni tipo poi.

Il tutto fino a un finale da interpretare, nella piena tradizione di un cineasta di spessore come il regista greco.

La Favorita - Recensione
Qui sopra: Bu! Sono il cinema di Lanthimos pronto a spaventare la tua natura di fragile essere umano


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