The Mule - Clint Eastwood

Vi proponiamo la recensione di The Mule – Il Corriere. L’ultimo di film di Clint Eastwood.

C’è un dialogo nell’ultimo lavoro di Clint Eastwood che racchiude tutto il senso della pellicola. È la “tipica” battuta messa lì dopo una scena che ti porta alla risata, ma sotto sotto nasconde un significato profondo: «vado in camera mia, lì sono qualcuno».

Dietro a queste poche parole, questo regista di 88 anni inserisce il dramma di Earl Stone, 90enne che nel 2017 trasportò un quantitivo di droga all’interno degli Stati Uniti come non era mai successo prima nella storia del cartello della droga messicano.

The Mule non è solo il film che racconta questa incredibile storia. Non è nemmeno l’ennesima storia di padri mancati, tema evidentemente caro a zio Clint (Million Dollar Baby, Gran Torino, Gli Spietati… per esempio), ma è la storia di un uomo che ha vissuto “lontano” da ciò che meritava realmente il suo tempo. Dietro a quelle parole si nasconde tutto il disagio di un uomo che per una vita intera non è riuscito a vivere l’amore della sua famiglia, preso dal senso del dovere e dalle pubbliche relazioni legate al lavoro, momenti nei quali invece mostrava tutta la sua verve e la sua disinvoltura. Caratteristica che gli torna anche molto utile quando è al servizio del cartello messicano.

Ecco, la parabola di Earl Stone è prima di tutto questo.

The Mule si inserisce perfettamente nell’idea di cinema che Eastwood sta portando avanti da qualche anno, quel cinema che va controcorrente rispetto al sistema. Va controcorrente rispetto al genere di appartenenza del film, va controcorrente rispetto al cinema che va per la maggiore (o così ci fanno credere), quello del (super)eroe che compie gesta enormi (per salvare il mondo). Earl Stone si affianca quindi ai protagonisti di Sully e di 15:17, eroi veri. Cioè che hanno compiuto, nella vita reale, delle gesta di cui il mondo ha bisogno ma che forse, soprattutto in questo caso, non meritiamo.

Fa quasi tenerezza vedere come quest’uomo che può non avere più nulla da raccontare, riesce invece a farlo ancora con tale incisività e testardaggine. Oltre a voler rispondere a una sua esigenza di “non morire”, dichiarazione detta dallo stesso Clint Eastwood.

E sebbene qualche piccola sfumatura sembra indebolire il film laddove dei passaggi meriterebbero un maggiore approfondimento, bisogna anche riconoscere che zio Clint ha comunque quasi 90 anni. Ci sta, quindi, qualche “scivolone” e qualche momento davvero didascalico (la proiezione della sua figura di padre mancato su quella del poliziotto) e insistente (la questione degli smartphone). Oppure quando non cita in maniera, questa volta meno plateale rispetto a Gran Torino, la Bibbia (per la precisione Luca 12, 16-21).

Avercene di film così!

The Mule - Clint Eastwood
Qui sopra: oh porc…! Con questi vado a comprarmi una bella tutina da supereroe

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