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Dead or Alive 6 – Recensione

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Nonostante il Team Ninja non abbia mai ufficialmente detto nulla in merito, la serie di Dead or Alive si è sempre basata su alcuni principi molto precisi, conosciuti da tutti. Da una parte abbiamo il sistema di combattimento che permette a tutti, anche ai novizi, di divertirsi creando combo anche con un certo button mashing, ma che allo stesso tempo è profondo e interessante per chi gioca in maniera più approfondita e imparando tutte le meccaniche. Dall’altra abbiamo la questione “visiva”, con ragazze belle e formose sempre pronte a far sbavare i maschietti. Dopo che il maestro Itadaki andò via dallo staff della serie insieme ad altri colleghi, la serie è rimasta sempre fedele a questi concetti rimanendo una saga di alta qualità, tuttavia abbiamo potuto vedere come si sia fondata sempre più sulle microtransazioni inserendo una quantità assurda di costumi a prezzi così alti da essere considerati ridicoli.

Dead or Alive 6 non fa eccezione, ma è chiaro sin da subito l’impegno dello staff per creare una vera e propria evoluzione al brand senza però intaccare troppo le colonne portanti. Ed ecco quindi che al gioco che già conosciamo benissimo viene inserito un nuovo tasto di attacco, R1, che viene chiamato Azione Fatale. E’ infatti presente per la prima volta nella serie una barra della super che può essere utilizzata in 3 modi diversi: la prima è per effettuare una combo molto veloce ma poco potente, in grado di stordire l’avversario ma molto suscettibile a contrattacchi, la seconda è per effettuare un colpo molto potente che spinge indietro il nemico, e la terza è per sfuggire immediatamente ad una combo avversaria ottenendo anche la finestra per un contrattacco immediato.

Solitamente, a meno che non ci sia un chiaro reboot lavorativo sulla grafica a causa di un passaggio generazionale, i picchiaduro tendono ad aumentare il numero di personaggi disponibili rispetto alle precedenti iterazioni. Da questo punto di vista Dead or Alive 6 fallisce miseramente, proponendo solamente 24 lottatori che sono esattamente il numero presente nella versione base di Dead or Alive 5, i quali furono però poi aumentati di molto tramite DLC. Molti personaggi sono spariti facendo spazio a due nuovi volti, tali Diego e NiCO, entrambi molto interessanti e divertenti da giocare. Tuttavia, se non bastasse la delusione portata dal ristretto numero di personaggi, sin dall’inizio due importantissimi lottatori della modalità storia (Phase 4 e Nyotengu) sono relegati ad essere guerrieri DLC acquistabili solo con valuta reale, cosa assai triste e fastidiosa.

Parlando dell’aspetto fanservice, sempre molto importante e caratteristico per la serie di Dead or Alive, al momento dell’annuncio gli sviluppatori dissero che feature come i seni ballonzolanti o i vestiti che lasciano ben poco spazio all’immaginazione sarebbero stati eliminati quasi del tutto. Come era facile pensare, ciò generò l’ira dei fan più accaniti, facendo sì che gli sviluppatori ritrattassero in maniera non troppo chiara. Ora che il gioco è nelle nostre mani possiamo affermare che la verità è nel mezzo: non ci sono più le esagerazioni dei giochi precedenti ma il fanservice non è certamente stato eliminato.

Andando ad esplorare il gioco più a fondo, non si può fare a meno di notare un certo riciclo di asset dai giochi precedenti. Questo è vero per gli stage, tra i quali ritroviamo alcune vecchie conoscenze una delle quali è addirittura identica a prima, senza alcun tipo di miglioramento a modelli o texture, ma vale anche per le modalità di combattimento che seppur siano tutte presenti, hanno eliminato la possibilità di giocare in tag con 2 personaggi, cosa che aveva caratterizzato la serie in maniera sensibile sin da Dead or Alive 2.

Tra le modalità spiccano in ogni caso la modalità Storia e la modalità Missioni. La storia è organizzata in una tabella cronologica dove è possibile vedere cosa stanno facendo tutti i personaggi in un determinato momento, giocando quindi la trama sotto i punti di vista di ogni lottatore. Tra combattimenti e cutscene la storia prende molto tempo ed è anche piuttosto interessante, rendendola di sicuro la parte meglio riuscita del gioco. A parimerito mettiamo la modalità Missioni che ci mette di fronte a 100 diverse sfide da giocare con personaggi preimpostati e che ci chiederanno di combattere in maniera molto specifica, come per esempio infliggere un minimo di danno con una sola combo o finire l’avversario con una contromossa. Completando le missioni otterremo gettoni per sbloccare vari elementi di personalizzazione come capigliature o occhiali, e completarle tutte ci darà accesso a un pò di valuta per sbloccare costumi secondari.

La colonna sonora è promossa, proponendo diversi vecchi brani come molti nuovi e permettendo all’utente di scegliere tra un doppiaggio inglese e uno giapponese, entrambi di ottima qualità. Lo stesso non possiamo dire del comparto grafico che fa addirittura un passo indietro rispetto alla precedente iterazione della saga, inserendo modelli, effetti di sporco, di sudore e di illuminazione, inferiori rispetto a quello a cui la saga ci aveva abituati.

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