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Nonostante il grande esordio della prima puntata, Il Nome della Rosa, la serie Rai con John Turturro e Rupert Everett non ha raggiunto il successo pronosticato. Eppure tra misteri, prigionieri e incendi ieri sera è giunta alla fine e a me è piaciuta davvero moltissimo.

Leggi QUI la recensione delle prime puntate

Il Nome della Rosa – Il finale: cos’è successo?
***ALLERTA SPOILER***

La penultima puntata si è chiusa con l’arresto di Remigio da parte dell’inquisitore Bernardo Gui, a causa del suo passato da Dolciniano. E con la cattura di Salvatore e della ragazza occitana.
Nel frattempo le indagini al monastero continuano, nonostante il dibattito e gli arresti. Guglielmo continua a cercare la verità sulle strane morti avvenute all’abbazia.
Salvatore, catturato da Bernardo si piegherà alla tortura inflittagli da quest’ultimo condannando a morte certa il suo più caro amico Remigio. Ma l’impegno di Guglielmo trova il suo colpevole, in Jorge, invisibile mano dietro ai misteriosi omicidi.

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Omicidi orchestrati per tentare di nascondere il misterioso volume che, scopriremo essere il secondo libero della Poetica di Aristotele, dedicato al riso e alla commedia. Proprio durante il dialogo tra Jorge e Guglielmo possiamo cogliere esattamente tutta la potenza filosofica del grande capolavoro di Umberto Eco.
Durante lo scontro tra i due uomini le cose prendono una brutta piega, un incendio comincia a divampare tra i migliaia di manoscritti della biblioteca. Jorge, con le spalle al muro, cerca di mangiare il manoscritto avvelenato in un ultimo disperato tentativo di farlo sparire. Anna, nel frattempo, ha cercato di liberare Remigio e la ragazza Occitana prendendo in ostaggio Bernardo Gui ma, lo scoppio dell’incendio la distrae e Anna viene uccisa. Il monastero continuerà a bruciare per tre giorni e tre notti. La serie si chiude qualche tempo dopo con l’addio tra Gugliemo e il suo allievo Adso.

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Si poteva fare di più

Il Nome della Rosa è un romanzo storico e filosofico che, oltre ad essere molto accurato nelle ricostruzioni storiche, offre una miriade di punti di riflessione.
La disputa, mandata all’aria dall’inquisitore, serviva a decidere se i Francescani potevano restare a far parte degli ordini presenti all’interno della Chiesa Cattolica. I Francescani fanno voto di povertà, come San Francesco che aveva rinunciato a tutti i suoi beni per seguire un percorso di vita spirituale, e ciò rischiava di svuotare le casse della chiesa. Per questo l’inquisitore fermerà la disputa, e non solo, tenterà di accusare di eresia tutti i membri dell’ordine francescano.
La disputa in questione è parte fondamentale della storia ma, nella serie, non le è stato dato il giusto spazio.

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Anche le inesattezze storiche sono tante, specie nella ricostruzione degli ambienti. Dalle vetrate alle statue presenti durante il corso delle puntate le inesattezze storiche si susseguono, nonostante Umberto Eco da fine storico fosse stato piuttosto preciso nelle sue descrizioni.
Inoltre, si avverte una tendenza a virare verso il classico giallo, omicidio-indagini-scoperta del colpevole, tralasciando come ho detto prima, tutta la base storica e filosofica che caratterizza Il Nome della Rosa come romanzo.

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Sia chiaro che la mia non è una critica a una serie che, comunque, mi è piaciuta molto.
Resto comunque del parere che il mix tra stranieri ed italiani si sposi brillantemente nella realizzazione di serie tv e spero di vederne altre realizzate ancora meglio.

E voi che ne pensate della serie?
L’avete vista?
Fatemelo sapere nei commenti 🙂

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