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Mortal Kombat 11 – Recensione

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I combattimenti mortali sono più spettacolari che mai in questo nuovo capitolo della storica saga!

Fin dal suo esordio, Mortal Kombat ha sempre avuto la reputazione di essere “il picchiaduro dove si staccano le teste alla gente”, famoso più per la sua brutalità e per il sangue che per il suo gameplay. Da allora, la serie picchiaduro di Ed Boon si è evoluta, cercando – dapprima con MK9 e poi con MKX – di migliorare la qualità del gameplay, pur mantenendo intatta la dose di violenza che contraddistingue la serie. Questa tendenza a migliorarsi ha raggiunto il culmine con Mortal Kombat 11, che non solo si conferma il miglior titolo della serie, ma è anche probabilmente il miglior gioco di NetherRealm.

La trama che non ti aspetti

Mortal Kombat 11 conserva tutti quei meccanismi unici propri della serie. Uno su tutti: la violenza esagerata e spesso comica delle famigerate fatality, che in questo nuovo capitolo sono più creative e depravate che mai. Per una volta, però, l’attrazione principale del nuovo picchiaduro NetherRealm non è la violenza estrema, ma la sua storia. Per un gioco di combattimento è decisamente insolito, un po’ come se l’attrazione principale di un parco di divertimenti fosse la monorotaia.

Quando si hanno per le mani venticinque personaggi, raccontare una storia non è affatto semplice, soprattutto se l’esagerazione è il tuo motto. Eppure, il team di sviluppo ha raggiunto vette che quasi valicano il genere, confezionando una campagna concisa ed infinitamente più profonda di quella precedente. Le vicende ruotano attorno all’arrivo di Kronika, una potentissima dea capace di controllare le sabbie del tempo. Kronika decide di eliminare Raiden e i suoi per riportare l’equilibrio in un mondo dove le forze del bene hanno ottenuto troppo potere. Si tratta di un espediente molto furbo per recuperare personaggi morti e sepolti, perché l’antagonista può riportare in campo praticamente qualunque guerriero apparso nella serie.

Seguirà una guerra per la salvezza del pianeta, fatta di epicità e “prestiti” provenienti da diverse linee temporali dell’universo di Mortal Kombat. Si dà il caso che però, nel frattempo, i nostri eroi siano cresciuti, e per quanto riconoscibili le loro personalità, hanno un qualcosa di nuovo, di maturo, che lascia intuire una certa evoluzione psicologica. Questo infatti è uno dei grandi meriti della produzione, ovvero quello di aver conferito uno spessore maggiore a gran parte dei protagonisti.

Nella campagna di Mortal Kombat 11 non troverete un elaborato intreccio ricco di idee geniali e colpi di scena imprevedibili, ma un’epica vicenda dove l’azione la fa da padrona e la spettacolarità vince sempre sulla sceneggiatura. Ci sono momenti davvero esilaranti: in una scena deliziosamente stupida, la giovane e arrogante star del cinema Johnny Cage scambia pugni e battute con una versione più vecchia e saggia di sè stesso. I Johnny Cages rubano spesso la scena con le loro gag e vedere i due “sé” così diversi tra loro è esilarante.

Gameplay e Tutorial

Mortal Kombat 11 offre un piacevole equilibrio tra accessibilità e sfida. NetherRealm è venuta in aiuto dei neofiti con uno dei tutorial più completi della storia. È infatti dedicato ad ogni singola meccanica, e fornisce una spiegazione più che degna di tutte le basi del genere. I concetti chiave vengono evidenziati e le istruzioni su come implementare le varie tecniche sono semplici e chiare.

Dal capitolo del 2011 in poi, la software house ha puntato su uno stravolgimento della saga, con una ricerca del “competitivo”. Tuttavia i suoi giochi hanno faticato a esser accettati dai membri più intransigenti della fighting game community, perché accusati di essere troppo semplicistici.

Mortal Kombat 11 potrebbe essere il punto di svolta, poiché per quel che concerne le meccaniche è senza dubbio il più tattico, ragionato, e difficile da apprendere, grazie al quantitativo di novità introdotte.

Il combattimento risulterà familiare a chiunque abbia esperienza con un MK, con un sistema di combo simile a quello dei precedenti picchiaduro della saga. Gli stili di combattimento non hanno subito cambiamenti, tuttavia le stesse combo sono più brevi rispetto al passato.

Combat System

A differenza del decimo capitolo, la corsa è stata rimossa, ma (al contrario delle previsioni) non rallenta l’azione, perché la velocità del moveset risulta sensibilmente aumentata. Questo porta ad adottare una strategia maggiore rispetto al passato, “costringendo” il giocatore ad adottare un approccio più ragionato. A tal proposito, l’aggiunta di una parata perfetta, prezioso strumento che genera un maggior tempo di reazione, risulta indispensabile per coloro che preferiscono un approccio difensivo. Il sistema delle barre è stato rivisto, ora la barra dell’energia è divisa in due tacche difensive e due tacche offensive. Queste sono pensate per offrire versioni potenziate dei colpi o manovre indispensabili per limitare l’aggressività del nemico.

Fatal Blow e Krushing Blow

Stesso principio vale anche per i Fatal Blow, come “X-Ray” dalle lunghe animazioni, utilizzabili al 30% dei punti vita. Sono una meccanica di recupero sensata e utilizzabile una volta sola a partita e, a differenza del passato, non andranno perdute, ma si ricaricheranno qualora mancassimo il bersaglio.

Una delle novità più interessanti è rappresentata dai Krushing Blow, attacchi potenziati con tanto di breve cut-scene, che però, per essere attivati, richiedono il compimento di alcune azioni durante il match, specifiche per ogni combattente. Si tratta di un’ulteriore scelta messa nelle mani del giocatore, una risorsa importante su cui eventualmente basare una strategia.

Massima personalizzazione

È stata mantenuta una delle caratteristiche chiave del decimo capitolo: la possibilità di utilizzare più varianti dei personaggi. Solo che ora non si parla di archetipi fissi, ma di opzioni personalizzabili. Nei tre slot a nostra disposizione è possibile equipaggiare delle mosse speciali extra, per mutare enormemente lo stile del combattente.

Ogni membro del roster in Mortal Kombat 11 è estremamente personalizzabile. Tutti i personaggi hanno a disposizione 60 skin, 90 pezzi di equipaggiamento e una selezione di 10 tecniche da aggiungere al proprio nucleo di abilità. Alcuni di questi oggetti possono essere sbloccati giocando la modalità Storia, ma la maggior parte viene ottenuta attraverso le Torri del Tempo e la Kripta, due modalità che vanno di pari passo.

Kripta

La Kripta di Mortal Kombat 11, come quelle dei precedenti, è un sotterraneo tentacolare riempito fino all’orlo di casse del tesoro, le quali richiedono una sorta di valuta per essere aperte. Questa volta il bottino è random, il che è un grosso problema a causa del fatto che si può incappare in qualcosa di indesiderato. Aprendo una cassa costosa nella speranza di trovare una nuova Fatality, Skin o Brutality, si può finire col trovare potenziamenti per un personaggio che non si usa, consumabili o cianfrusaglie. Nelle Kripte si possono risolvere enigmi, trovare numerosi Easter Eggs, ma fondamentalmente sono dei dungeon esplorabili zeppi di lootbox occasionali, e questa è una delusione.

Torri del Tempo

Ad affiancare le Kripte troveremo le Torri del Tempo, ed è in questa modalità che giacciono i maggiori problemi di Mortal Kombat 11. Alcune torri utilizzano modificatori che rendono i combattimenti poco divertenti da giocare. Può capitare di dover vincere un combattimento contro un avversario che inizia con il doppio della nostra salute, mentre si deve affrontare un costante flusso di proiettili. È una sfida, sì, ma più frustrante che divertente. Si possono utilizzare vari consumabili per darci maggiori possibilità nel combattimento.

Un altro problema si trova nelle torri specifiche del personaggio, che sono il miglior modo per sbloccare oggetti dedicati al character. Alcune torri sono bloccate fino a quando non si eseguono compiti arbitrari e ripetitivi, come eseguire 50 uppercut o 75 brutality. Completare le torri è piuttosto ostico, quindi trovarsi di fronte altri ostacoli può suonare quasi ridicolo. A peggiorare le cose, i premi sono random, quindi potremmo anche non ottenere nulla per cui valga la pena farci un mazzo simile. Fortunatamente, non tutte le torri sono mal concepite. Alcuni degli espedienti sono divertenti, come dover lottare con lo schermo che si oscura per pochi secondi. Aggiornandosi, poi, regolarmente con nuove sfide, si può sempre passare ad una torre diversa se quella su cui si è bloccati non fa per noi.

Online

Mortal Kombat 11 ha alcuni dei migliori netcode presenti in un picchiaduro. Il suo comparto online, infatti, è una favola: fluidissimo, latenza quasi inesistente, notevole velocità nel trovare gli avversari e pochissimi singhiozzi. Il lavoro fatto da NetherRealm su questo aspetto è davvero straordinario, e indica addirittura il tipo di connessione di chi gioca (Wi-Fi o Cavo LAN) oltre all’effettiva stabilità. Sono presenti sia partite competitive che casuali, con la possibilità di personalizzare i propri hub di gioco per consentire o meno le regole competitive. Presente anche in questo titolo la modalità “King of the Hill”, dove diversi giocatori si daranno il cambio per provare a sconfiggere il campione di turno.

Comparto tecnico

Il comparto tecnico si difende egregiamente. Anche se non arriviamo ai livelli elevatissimi dei titoli più acclamati di questa generazione, Mortal Kombat 11 offre sempre e comunque 60 FPS (su Xbox One S, la nostra versione di prova) senza alcun rallentamento durante le battaglie.

Le fatality sono sempre uno spettacolo da vedere, con sangue e budella in bella vista. Gli sfondi non sono mai stati così puliti e ricchi di dettagli. Anche le animazioni hanno fatto notevoli passi avanti rispetto al passato. In definitiva Mortal Kombat 11 è un picchiaduro davvero bello da vedere.

Conclusioni

Che tu sia un fan di vecchia data o un neofita del genere, Mortal Kombat 11 saprà accontentarti. NetherRealm ha sfruttato alla perfezione i punti di forza della saga apportando cambiamenti intelligenti ed efficaci. La nuova Story mode è quanto di meglio si possa trovare in un picchiaduro. Netcode e gameplay sono solidissimi, così come è maniacale la cura per ogni singolo elemento. Sembrerebbero esserci i presupposti per gridare al capolavoro, ma alcune scelte sembrano intaccare parte dell’esperienza. In particolare quelle collegate alla personalizzazione e progressione dei personaggi e all’endgame nel PvE.

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