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Samurai Shodown: Recensione

Con Samurai Shodown, SNK conferma l’intenzione di voler tornare a creare giochi di qualità. Il risultato è un titolo che si piazza a metà strada tra i gloriosi tempi andati e un rigoglioso presente, dalle potenziali opportunità. Quest’ultima iterazione mantiene alti i principi della serie rivisitando e migliorando il sistema di combattimento del glorioso secondo capitolo. Si tratta dunque di un gioco non adatto a tutti, ma decisamente più accessibile dei capitoli precedenti e che diverte comunque allo stesso modo. I contenuti offerti sapranno soddisfare tutti coloro che desidereranno spolparlo a fondo e le uniche debolezze, relative al comparto tecnico, sono trascurabili. Fate un respiro profondo, impugnate la vostra arma e prendete parte a duelli all’ultimo sangue. Siete pronti ad accogliere la morte?

Il ritorno del samurai...

Samurai Shodown è tornato. Accanto al suo nome non ci sono numeri, come se volesse indicare il bisogno di ripartire da zero, o quasi. Per chi se lo fosse perso, si tratta di una serie storica che affonda le sue radici agli inizi degli anni novanta.

In quel periodo, grazie all’estrema diffusione dei cabinati, il genere dei beat’em up ha vissuto un’epoca d’oro e alcune serie sono entrate nei cuori dei giocatori. Tra i picchiaduro ad incontri, accanto a mostri sacri del calibro dell’intramontabile Street Fighter II di Capcom, figurava Samurai Shodown di SNK, che per primo si è basato sui combattimenti all’arma bianca. Si tratta dunque di una serie che nel corso del tempo ha riscosso un certo successo, ma che è rimasta “ferma” troppo a lungo.

Negli ultimi anni i picchiaduro stanno vivendo una nuova epoca d’oro, nonostante siano ormai un genere di nicchia. Fortunatamente il lato eSport – il cui culmine è rappresentato dall’EVO – dimostra ogni anno che c’è ancora una nutrita schiera di appassionati pronti a menare (virtualmente) le mani.

Chi bazzica nei meandri del genere, dunque, si è ritrovato con titoli capaci di soddisfare tutti i gusti. Dai tecnicissimi Guilty Gear e BlazBlue di ArcSystem Works fino ai sanguinolenti Mortal Kombat, gli appassionati hanno visto arrivare sul mercato titoli di incredibile qualità. In questo clima estremamente positivo, SNK – pur senza budget stellari – è tornata a sfornare giochi con la voglia essere nuovamente tra le migliori software house dedite al genere. Qualche anno fa abbiamo visto il ritorno di un’altra serie storica, ovvero The King of Fighters, ed ora è finalmente arrivato il turno di Samurai Shodown.

La difesa è il miglior attacco

Il cuore pulsante di ogni picchiaduro, ciò che ne definisce lo stile, ma anche la sua validità in termini prettamente meccanici, è il gameplay. Per quanto riguarda SamSho, ha sempre avuto un approccio diverso rispetto ai brand concorrenti. Niente combo lunghissime o ritmi frenetici, in questa serie gli scontri assumono una dimensione più lenta e ragionata, dove una mossa affrettata può portare alla perdita del match. Basta qualche colpo potente per portare l’avversario in fin di vita, ma nel contempo, diventano di fondamentale importanza la difesa ed il posizionamento.

In questo caso, gli sviluppatori hanno preso come base di partenza Samurai Shodown 2 perfezionandone il sistema di combattimento e aggiungendo nuove meccaniche. La filosofia alla base di questa produzione però non cambia ed è necessario l’apprendimento delle tecniche difensive insieme a una corretta gestione delle proprie risorse.

Abbiamo quindi la parata che, se eseguita col giusto tempismo, può diventare una parata ad impatto, la quale a sua volta può essere seguita da una spallata, perfetta per allontanare l’avversario. La parata perfetta inoltre offre diversi benefici tra cui l’annullamento dei danni in parata (cheap damage) e l’accumulo di rabbia. È possibile deflettere gli attacchi potenti in arrivo causando il disarmo dell’avversario, rendendolo, di fatto, vulnerabile ad un contrattacco come una super o colpi pesanti. A sua volta, chi viene disarmato può ripagare l’avversario con la stessa moneta, a patto che esegua il tutto con il perfetto tempismo. Non manca nemmeno una schivata sul posto, utile a garantire qualche istante di invulnerabilità nei confronti di colpi, proiettili e prese.

Duelli mortali

Per quanto riguarda l’offensiva, molto brevemente, eseguendo parate perfette e subendo danni, l’indicatore della rabbia posto all’estremità inferiore dello schermo, si riempie. Una volta pieno, qualsiasi attacco che andremo ad utilizzare farà più danni, così come le tecniche speciali, che vengono potenziate diventando delle “EX”. Lo stato di rabbia consente di eseguire una delle tre mosse super: si tratta di un poderoso attacco la cui esecuzione porta al disarmo dell’avversario. Questa meccanica offre grandi benefici, tuttavia non dura a lungo e quindi bisogna imparare a sfruttarla al meglio.

La seconda super speciale si può invece utilizzare in qualsiasi momento e fa un quantitativo di danni mostruoso ma ci sono delle conseguenze negative. Per prima cosa, l’esecuzione di questa tecnica rende estremamente vulnerabili, in secondo luogo, la si può usare una sola volta per match, non per round.

A cavallo tra le tecniche difensive ed offensive troviamo l’esplosione di furia, la cui attivazione fa da spezza-combo e permette di contrattaccare senza rischi. Questa, si può eseguire in qualsiasi momento – praticamente forza lo stato di rabbia – e la sua durata dipende dalla carica della rabbia. La sua attivazione comporta il doppio dei danni rispetto allo stato di rabbia e permette l’esecuzione della Lama di Fulmine, la terza super. L’esplosione di furia permette di sfruttare uno spezza-combo, fa fare danni incredibili e permette di sfruttare una super devastante, vi starete chiedendo dove sta l’inghippo. Ebbene, al termine degli effetti dell’esplosione, l’indicatore della rabbia sparisce precludendo ogni suo beneficio. È una tecnica di usare con estrema parsimonia, al termine del secondo round o quando si è certi di concludere l’incontro.

Qualcuno direbbe che da grandi poteri derivano grandi responsabilità e queste meccaniche offensive sono utilissime per i comeback, in situazioni di pesante svantaggio.

Le vie del bushido sono infinite

Come avrete intuito, Samurai Shodown non è il picchiaduro per i giocatori della domenica, richiede studio e dedizione, ma può dare parecchie soddisfazioni. Le diverse tecniche risultano di facile esecuzione e potrebbe essere il titolo perfetto per chi non ama dover imparare un’infinità di combo.

Ad una prima occhiata il roster di soli sedici personaggi potrebbe sembrare limitato, in realtà questi risultano tutti estremamente diversificati. Tra i nuovi personaggi figurano Yashamaru Kurama, Darli Dagger e Wu-Ruixiang, che offrono stili di gioco differenti.

Yashamaru è un personaggio piuttosto standard, con una serie di mosse aeree niente male mentre Darli si basa sulla potenza più bruta. L’impacciata Wu-Ruixiang è invece una zoner temibile e, nonostante i suoi attacchi non facciano danni elevatissimi, può rivelarsi fatale grazie all’ausilio di pericolose trappole. Al di là di un bilanciamento necessario per alcuni personaggi, siamo soddisfatti del cast di personaggi. Lodevole tra l’altro la decisione di SNK di regalare il season pass a tutti coloro che hanno acquistato il titolo nei primi giorni del lancio.

Passando ai contenuti, pur non offrendo modalità particolarmente originali degne dei migliori blockbuster, Samurai Shodown contiene tutte le modalità essenziali per un picchiaduro. Come da tradizione ritorna la modalità storia per ogni personaggio, l’immancabile allenamento, sopravvivenza, modalità a tempo, Dojo e multigiocatore. Il Dojo è una modalità che si basa sul machine learning e permette di affrontare i ghost dei giocatori. È un esperimento interessante, ma l’I.A. necessita di un elevato numero di dati per offrire una sfida degna di tale nome. Per quanto riguarda la modalità online, sono presenti l’allenamento, la battaglia libera e quella classificata. Nel caso delle battaglie libere non è possibile chiedere il rematch mentre in quelle classificate sembrerebbe fattibile senza limiti. Per quanto riguarda il netcode, sembra abbastanza stabile e abbiamo affrontato avversari d’oltreoceano senza particolari problemi.

Un dipinto in movimento

L’aspetto che più colpisce di Samurai Shodown è la direzione artistica che, grazie ad un sapiente utilizzo del cel-shading, appare come un dipinto su pergamena. In particolare, gli scenari offrono un’ottima quantità di dettagli e risultano di grande impatto. D’altro canto SNK non ha ancora maturato molta esperienza con il 3D e ci sono diversi limiti tecnici. Sia chiaro, il titolo è pregevolissimo e i progressi compiuti rispetto a King of Fighters XIV sono notevoli, ma si notano alcune imperfezioni. Sorprendono invece le animazioni che rispetto al suddetto titolo sono estremamente più curate. Ultima ma non meno importante è la colonna sonora, che mediante l’utilizzo di strumenti tradizionali giapponesi, contribuisce a creare grande atmosfera.

Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate dei mortali duelli all’arma bianca di SamSho e continuate a seguire Nerdpool.it per restare aggiornati su questo straordinario picchiaduro!

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Grafica
8.0
Sonoro
8.5
Gameplay
8.5
Longevità
8.0

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