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Wolfenstein: Cyberpilot – Recensione

La realtà virtuale ai tempi del nazismo.

Avete voglia di immergervi nella Francia degli anni ’80 e utilizzare robot futuristici per combattere i nazisti? Allora probabilmente Wolfenstein: Cyberpilot è il gioco che fa per voi. Noi lo abbiamo provato su PlayStation 4 col fidato VR ed i Move. Ecco cosa ne pensiamo dell’ultimo gioco targato Bethesda e Arkane Studios.

Cyberpilot, scelgo te!

Ci caleremo nei panni di un Cyberpilot, un robot creato dai nazisti, ma che ora è entrato nella resistenza francese. Con l’aiuto di Maria e della sua assistente, inizieremo a “muoverci” all’interno di una base della stessa resistenza, dove scopriamo che i ribelli sono entrati in possesso di alcune macchine naziste. In particolare, i guerriglieri hanno acquisito un Panzerhund, una specie di enorme quadrupede lanciafiamme, un piccolo drone denominato Wespe, utilizzato per le operazioni più vicine allo spionaggio o sabotaggio, e l’enorme Zitadelle. Con queste macchine, ci intrufoleremo nelle basi nemiche per scoprire cosa tramano i nazisti e quali sono i loro punti deboli. Saboteremo macchinari, uccideremo nazisti e giganteschi robot pur di salvare la Francia. Riuscirà il Cyberpilot a essere utile alla causa?

Wolfenstein Cyberpilot
Seminare il panico: lo stiamo facendo bene.

Puoi aggiustarlo? Sì, con Cyberpilot!

Partiamo da alcuni punti che ci hanno impressionato in positivo. La base della Resistenza è strutturata in 4 piani che visitabili rimanendo comodamente seduti sula nostra poltrona. Nei vari piani, le interazioni saranno molteplici. Al primo troviamo l’officina dove effettueremo le operazioni di hacking per sbloccare le macchine che i ribelli hanno rubato ai nazisti. Nonostante le operazioni siano abbastanza ripetitive, le interazioni con il mondo circostante sono abbastanza precise. Aprire il quadro elettrico delle macchine mediante un piede di porco e hackerare il chip di controllo è un’operazione che ripeteremo su tutte e tre le macchine, ma potrebbe capitare di dover fare altro prima. Ad esempio, creare delle armi supplementari al terzo piano oppure rimuovere detriti dalle macchine. Il secondo piano invece è il fulcro della base, dove visioneremo video e potremo giocare con delle action figures che rappresentano i macchinari sbloccabili durante il gioco. Al quarto piano, infine, troviamo la stanza che ci catapulterà al comando dei robot nazisti.

Vola come un Wespe, distruggi come un Zitadelle!

Durante il gioco, come già detto, useremo 3 robot diversi, ognuno dei quali ha delle caratteristiche diverse e dei comandi leggermente differenti. A nostro parere, questa scelta migliora parecchio l’esperienza del giocatore che non troverà le missioni noiose e monotone.
Inoltre, le ambientazioni sono caratterizzare da un ottimo livello di dettaglio e la grafica generale del gioco è certamente gradevole.

Per quanto riguarda l’audio, gli effetti sonori sono decisamente coinvolgenti, anche se in alcune situazioni poco precisi. Ci è capitato infatti di sentire degli spari provenire una direzione mentre il nemico si trovava in una posizione leggermente diversa, il che rende il tutto un po’ innaturale. In linea di massima comunque il comparto sonoro è accettabile e ci sembrerà davvero di essere in mezzo ad una sanguinosa guerra.

Altro punto a favore di Wolfenstein: Cyberpilot è l’assenza quasi totale del motion sickness. Infatti, vista la natura abbastanza lenta delle missioni, il “mal di VR” è molto contenuto. I più sensibili potrebbero avere un leggero fastidio durante le missioni con il drone che si sposterà anche in alto ed in basso, ma in generale il gioco non affatica la vista e non disturba affatto il videogiocatore.

Il gioco non è bello quando dura poco…

Sfortunatamente anche Wolfenstein: Cyberpilot ha parecchi aspetti negativi.
Innanzitutto, la durata. Va bene che i giochi per il VR non sono mai stati particolarmente lunghi, ma solamente 3 ore per terminare la storia ci sono sembrate un po’ poche.

La difficoltà del gioco poi è piuttosto bassa. I nemici si eliminano con molta facilità e non c’è quasi mai l’effetto sorpresa che ti obbliga a mantenere alta la guardia. Riteniamo giusto non far fare dei cambi di direzione repentini per evitare un eccessivo motion sickness, ma gli avversari non posso arrivare sempre e solo davanti a noi. Sarebbe stato carino avere delle mappe più vaste (soprattutto nelle missioni in città) e nemici che aprissero il fuoco alternativamente da più fronti. La difficoltà non aumenta nemmeno più di tanto nemmeno in modalità Impegnativa (la più difficile) e con un po’ di maestria si superano tutti gli ostacoli senza grossi problemi.

Infine, la mancanza di una trama coinvolgente rende tutto un po’ fine a se stesso. In gran parte del gioco ci siamo limitati a sparare e sabotare in maniera ripetitiva, mentre gli scopi delle missioni sono spesso scontati, il che rende tutto un po’ pesante. Diciamo che avere dei rimandi a Youngblood o altri titoli della saga avrebbe reso tutto un pochino più interessante, invece lo spin-off è un gioco abbastanza scollegato dal resto della saga.

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E voi acquisterete Wolfenstein: Cyberpilot? Fatecelo sapere nei commenti e continuate a seguirci su NerdPool.it!

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