Monster Hunter World: Iceborne, si è fatto desiderare per parecchio tempo. Ogni capitolo della serie ha sempre ottenuto una versione espansa a distanza di un anno ma, in questo caso, abbiamo dovuto attendere (quasi) venti mesi dal lancio dell’omonimo titolo. Certo, il gioco base è stato supportato gratuitamente in modo più che degno, tuttavia è innegabile che i tempi intercorsi tra un aggiornamento e l’altro siano stati piuttosto lunghi. C’era quindi un forte bisogno di nuovi contenuti e la lunga attesa non è stata di certo un caso. Iceborne si è fatto attendere tanto a lungo perché si tratta dell’espansione più corposa mai creata per un titolo della serie. Tutto ciò avrà richiesto uno sforzo titanico da parte del team di Osaka che ha confezionato un’esperienza rifinita sotto molteplici aspetti. Con circa settanta ore di gioco alle spalle, siamo qui oggi per esprimere il nostro verdetto su questa attesissima espansione.

Monster Hunter World: Iceborne Media
Sullo sfondo il Velkhana, il mostro copertina di questa espansione.

Il richiamo dell’Oltreterra

Monster Hunter World: Iceborne parte con un incipit semplice ma efficace che vede i Legiana coinvolti in un anomalo flusso migratorio verso nuove terre. La causa di questo evento è da attribuire ad un misterioso canto in grado di condizionare l’ecosistema e spinge i cacciatori ad approfondire la questione. Si arriva così nelle Distese brinose, un luogo ricco di pericoli che – tra i suoi eterni ghiacci – nasconde anche il Velkhana, l’elegante mostro copertina di Iceborne.

Il team di sviluppo si è indubbiamente impegnato nella realizzazione della storia, viene dato largo spazio ai personaggi secondari e prova a costruire una sorta di background narrativo attinente alle vicende. Nel corso delle diverse missioni si assiste ad una considerevole quantità di cutscene col fine di rendere tutto più immersivo. Purtroppo però, la caratterizzazione dei personaggi risulta abbastanza banale e la narrazione priva di mordente. Si parla di misteri e di esploratori del passato ma tutto resta sempre sul vago, insomma, interessarsi alle vicende risulta davvero difficile. La componente narrativa non è mai stata il cardine di questa serie ma, considerando i molteplici sforzi produttivi attorno ad essa, è un peccato che i risultati siano solo discreti.

Iceborne screen cutscene
Le diverse cutscene portano avanti una storia che non brilla particolarmente.

Nuove terre tra vecchie e nuove conoscenze

Dicevamo prima che Monster Hunter World: Iceborne rappresenta l’espansione più massiccia mai vista nella serie. A farla da padrone sono infatti i contenuti, che rendono il pacchetto imprescindibile per qualsiasi fan di Monster Hunter. In primo luogo abbiamo le Distese brinose, una nuova zona che – a detta degli sviluppatori – dovrebbe essere la più grande mai realizzata.

In realtà, confrontandola con la Foresta antica, non sembrano esserci grosse differenze in termini di estensione ma, è altresì vero che, la prima si presenta su tre livelli ben sviluppati. L’esplorazione di quest’area è inoltre vincolata alla progressione della storia: alcune parti della mappa sono inizialmente inaccessibili e vengono sbloccate gradualmente. In questo modo si finisce per conoscere ed apprezzare meglio questa location. Gli sviluppatori non hanno dimenticato nemmeno le regioni del Nuovo Mondo e hanno utilizzato l’espediente del canto sopracitato per farci affrontare nuovi mostri e sottospecie.

Monster Hunter World Iceborne Pukei Corallino
Il Pukei corallino è più fastidioso del cugino “standard”.

Se con Monster Hunter World siamo stati introdotti ad una serie di mostri inediti, con Iceborne abbiamo visto il ritorno di quelli più amati. Quanto ai primi, è stato fatto un lavoro encomiabile con le sottospecie; mostri come il Tobi-Kadachi Vipera, il Pukei-Pukei Corallino o il Paulomu Onirico sono stati resi ben più agguerriti delle loro controparti originali. I secondi invece hanno ricevuto una serie di tecniche aggiuntive tali da rendere gli scontri impegnativi anche per i giocatori storici. A chiudere il cerchio di pensano delle new entry incredibilmente ispirate, come il Banbaro o il Namielle, un nuovo drago anziano particolarmente agguerrito.

L’intera esperienza è infine caratterizzata da un livello di sfida più elevato, sia per i danni causati dai mostri che dal loro quantitativo di vita. Fortunatamente ci sono state novità anche sul fronte del gameplay.

Tra i grandi ritorni troviamo anche il Barioth, più pericoloso che mai.

Ne uccide più la fionda che la spada

Con Iceborne gli sviluppatori hanno fatto di tutto per creare un’esperienza 2.0 del titolo originale. È stata quindi riposta particolare attenzione al bilanciamento che ha coinvolto alcune tipologie di oggetti e le quattordici classi di armi. Inoltre, quest’ultime sono state aggiornate con nuove mosse compreso il Rampino-artiglio, che assume un ruolo di fondamentale importanza nelle battaglie e si integra perfettamente alla fionda, strumento che non è stato valorizzato a sufficienza nella versione base del gioco.

Durante i combattimenti è ora possibile usare il rampino per aggrapparsi ai mostri ed eseguire due tipi di azioni volte ad indebolirli. La prima consiste in una combo pensata per ferire e ammorbidire la zona colpita, così da fare più danni al mostro. La seconda invece consente di utilizzare i baccelli – fatti cadere con la mossa precedente – sul mostro affaticato in modo da farlo sbattere contro le pareti e causargli ingenti danni. Sia il rampino che la fionda possono essere utilizzati con l’arma sguainata e quest’ultima permette ora di utilizzare in combo diversi proiettili con risultati devastanti. In generale queste aggiunte si sono rivelate particolarmente utili perché semplificano certi combattimenti e, in gruppo, donano maggiore importanza alla cooperazione.

Il rampino cambia le dinamiche della caccia.

Parola d’ordine: Novità

Insieme alle aggiunte appena viste, Monster Hunter World: Iceborne porta con sé una serie di novità da non trascurare. Partiamo da Seliana, il nuovo villaggio introdotto con le Distese brinose. Si tratta di un luogo che finalmente raccoglie tutti i vari servizi in un’area particolarmente contenuta, evitando così inutili giri. A differenza di Astera, strutturata su più piani, a Seliana bastano pochi secondi per dirigersi dal Fabbro al centro di coordinamento, o qualsiasi altro luogo. Insomma, spostarsi tra le diverse zone del centro abitato è finalmente un piacere. Peccato che non sia possibile incontrare i giocatori della stessa sessione – ad eccezione della zona social – cosa che avrebbe reso il villaggio più vivo. Piacevole invece la possibilità di arredare a piacimento il proprio alloggio con tutta una serie di mobili ottenibili progredendo nell’avventura. Gli sviluppatori hanno infine inserito la centrale a vapore: un minigioco in cui bisogna premere dei tasti nell’ordine corretto e, se portato a termine, vi garantirà oggetti di ogni tipo.

Non mancano nemmeno delle aggiunte volte a migliorare la qualità della vita, come i vicecapi per i gruppi, creature cavalcabili per raggiungere automaticamente certe zone o una difficoltà adattabile in base al numero di giocatori presenti in una missione. La gestione delle partecipazioni alle missioni tuttavia resta ancora macchinosa e richiede che i giocatori abbiano guardato le sequenze filmate per poter giocare in gruppo. Si tratta di un aspetto che gli sviluppatori avrebbero dovuto rivedere per evitare inutili rallentamenti. Concludiamo dicendo che Iceborne presenta un endgame particolare ma non proprio intuitivo, ma non diciamo altro per evitare di rovinarvi la sorpresa.

Con questo simpatico minigioco è possibile ottenere oggetti davvero utili…per il bene di Seliana.

Comparto tecnico e direzione artistica

Per quanto riguarda il comparto tecnico, Monster Hunter World: Iceborne non si discosta troppo dalla versione base del titolo e presenta le medesime caratteristiche con tutti i limiti del caso. Quindi potete aspettarvi tempi di preparazione delle missioni piuttosto lunghi e caricamenti che, su PS4 standard, non fanno gridare al miracolo. Ottimo invece il framerate che si comporta in modo stabile pressoché in ogni situazione.

Sulla direzione artistica invece, dobbiamo aprire una parentesi. Tecnicamente è quasi impossibile lamentarsi, le Distese brinose sono un luogo incantevole e i design dei mostri (compresi quelli storici) non sono da meno. Poter ammirare le armature di Nargacuga, Tigrex o Glavenus in alta definizione è una gioia senza eguali. Ciò che ci fa storcere il naso è il design di svariate armi, soprattutto quelle storiche. La versione base del titolo soffriva già di questo problema, con armi povere dal punto di vista estetico ma, pensavamo che non ci sarebbero stati inghippi con quelle dei mostri storici, che sarebbe bastato riproporre in HD. Purtroppo le cose non sono andate così e, mentre alcune di queste possiedono design brillanti, altre sono state “downgradate” con design miseri. Davvero non riusciamo a capacitarci di cosa sia passato per la testa dell’art director Kaname Fujioka. Nulla da obiettare invece riguardo la colonna sonora, che come sempre ci accompagna con battle theme fantastici.

Monster Hunter World: Iceborne distese brinose
Le Distese brinose offrono scorci mozzafiato.

Continuate a seguire Nerdpool.it per tutte le future novità relative a Monster Hunter World: Iceborne e cogliamo l’occasione per ricordarvi che il primo aggiornamento con il Rajang è previsto per il 10 ottobre. La versione pc di Iceborne è attesa invece per Gennaio 2020.

PANORAMICA
Grafica
8.6
Sonoro
9.0
Gameplay
9.0
Longevità
9.0
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