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Daemon X Machina: Recensione dell’action targato Marvelous

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A bordo dell'Arsenal per salvare il mondo!

Nel momento in cui ci si approccia a Daemon X Machina, ci si rende subito conto che è un gioco dall’animo estremamente giapponese, quindi non adatto a tutti i palati. Il titolo Marvelous si rivolge infatti ad una nicchia specifica di giocatori, quelli che amano le produzioni basate sui mecha e sono in cerca di un’esperienza capace di colmare il vuoto lasciato dagli Armored Core. Non a caso, il producer di Daemon X Machina è Kenichiro Tsukada, che in passato ha lavorato proprio alla serie appena citata. Detto ciò, non aspettatevi una mera imitazione di Armored Core, perché l’esclusiva Nintendo Switch ha un carattere tutto suo.

Daemon X Machina media 1
Daemon X Machina è un contenitore di mecha esplosioni e frenetici combattimenti.

Mondo post-apocalittico, IA assassine…tutto nella norma

La storia di Daemon X Machina è tutt’altro che semplice da spiegare anzi, può essere paragonata ad un grande puzzle da ricomporre. A seguito di un evento catastrofico in cui parte della Luna è precipitata sul pianeta, gli esseri umani si sono affidati ad un’intelligenza artificiale per rimettere in sesto il mondo. Tale catastrofe però ha causato il risveglio degli Immortal, ovvero macchine senzienti capaci di fare rivoltare l’intelligenza artificiale creata dall’uomo. Nei panni di una recluta dovremo unirci a un gruppo di mercenari scelti – chiamati Reclaimer – per combattere al servizio dei Consorzi contro gli Immortal.

In realtà le cose sono più complesse di così, ciascuna squadra di mercenari combatte per i propri obiettivi e lo stesso vale per i Consorzi, che non si fanno scrupoli ad entrare in conflitto tra di loro. Spesso ci ritroveremo quindi a combattere contro quelli che in precedenza sono stati i nostri compagni, senza nemmeno capirne il motivo. Daemon X Machina sa essere volutamente criptico secondo quelle modalità tanto care ai giapponesi. Ci vengono dati tantissimi indizi che lasciano più dubbi che certezze e alla fine ci si ritrova a collegare tutti i puntini. I personaggi inoltre rispecchiano alla lettera determinati archetipi giapponesi per cui, preparatevi a situazioni eccessivamente drammatiche ed esagerate.

Gli Immortal sono macchine colossali decise a sterminare la razza umana.

Vita da mercenario

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Il fulcro dell’esperienza di Daemon X Machina è diviso tra i momenti spesi a prepararsi nell’hangar, ovvero l’hub del gioco, e le missioni. Tra una battaglia e l’altra possiamo infatti potenziare sia il nostro personaggio che l’Arsenal, l’unità robotica che ci accompagna sul campo. Il primo – detto anche Outer – può essere potenziato nel laboratorio al costo di cifre non indifferenti e presenta diversi skill tree pieni di abilità interessanti. L’Arsenal invece può essere migliorato equipaggiando nuove componenti o armi ottenute in battaglia attraverso un sistema di loot, oppure sviluppando nuovi pezzi nella fabbrica. In realtà esiste anche un negozio, ma spesso lo abbiamo trovato quasi vuoto, per cui ci è sembrato di dubbia utilità. Va comunque sottolineato che questa componente poteva essere resa un po’ più chiara e comprensibile.

Le missioni invece si dividono tra principali e libere, entrambe con diversi gradi di difficoltà che vanno dalla E fino alla A. Come potete intuire, quelle principali servono alla normale progressione della storia, mentre quelle libere sono di natura secondaria. È bene però non sottovalutare quest’ultime, perché permettono di affrontare numerosi avversari e quindi, di ottenere componenti utili alla personalizzazione del proprio Arsenal. La varietà degli incarichi è, a dire il vero, piuttosto notevole e presenta una moltitudine di situazioni. Ci sono missioni di sterminio, difesa o perfino scorta, con evoluzioni talvolta impreviste che cambiano le carte in tavola. Il tutto con una durata che va da pochi minuti fino a sessioni più impegnative che prendono parecchio tempo e una difficoltà che, a seconda delle occasioni, ha dei picchi considerevoli, specie se non ci si prepara a dovere.

Non mancano nemmeno missioni stealth in cui bisogna infiltrarsi senza utilizzare l’Arsenal.

Vola come una farfalla, pungi come un mecha armato di katana

Per quanto riguarda il gameplay, Daemon X Machina offre un’esperienza frenetica e veloce che vi farà letteralmente impazzire. Il sistema di navigazione è perfettamente riuscito e permette di passare dal combattimento terreno a quello aereo con grande disinvoltura. Ci teniamo inoltre a sottolineare, che rispetto alla demo rilasciata qualche mese fa, First Studio ha lavorato per rendere l’azione di gioco più leggibile, apportando alcuni accorgimenti significativi.

Per il resto, si tratta di un gioco con meccaniche da third person shooter che permette l’utilizzo di svariate armi da fuoco e corpo a corpo. Le prime sono presenti in grande varietà e, tra fucili d’assalto, bazooka o lanciafiamme dotate di proprietà specifiche, avrete l’imbarazzo della scelta. Le armi corpo a corpo invece si prestano invece ad attacchi singoli; a dire il vero ci è dispiaciuta la mancanza di un sistema di combo – anche semplicistico – tale da permettere scontri ravvicinati più avvincenti.

Interessante invece la meccanica legata all’utilizzo del Femto, una particolare forma di energia sprigionata dalla catastrofe lunare. Premendo il tasto dedicato, è possibile creare una copia del nostro Arsenal utile per darci manforte nelle situazioni più complicate. Si tratta di un burst temporaneo che una volta attivo si scarica gradualmente e che può essere ricaricato col passare del tempo o entrando nelle zone ad altra concentrazione di Femto presenti nelle mappe di gioco.

Daemon X Machina Screen 3
La barra in alto indica la quantità di Femto posseduta.

Comparto tecnico e direzione artistica

Tecnicamente Daemon X Machina è piuttosto povero, gli scenari sono spesso scarni e poveri di dettagli. Data la velocità con cui si svolgono le battaglie spesso non ci si fa caso, eppure una maggiore cura verso le ambientazioni sarebbe stata gradita. A compensare questa mancanza ci pensa però una direzione artistica che fa un uso dei colori davvero suggestivo. Piacevole anche il character design curato da Yusuke Kozaki (No More Heroes).

Per quanto riguarda il frame rate, la situazione è piuttosto simile sia in modalità fissa che portatile. Il gioco scorre a 30 fotogrammi al secondo che nelle situazioni più frenetiche calano vistosamente. Ad ogni modo si tratta di un problema che non rovina l’esperienza di gioco. Discorso diverso invece per l’aliasing, che talvolta appare particolarmente fastidioso. Ultima ma non meno importante colonna sonora curata da Junichi Nakatsuru, compositore di diverse serie videoludiche di Bandai Namco.

Chiudiamo questa recensione avvertendovi della presenza di una modalità multigiocatore che però non abbiamo avuto modo di provare.

I colori impiegati nelle mappe del gioco conferiscono alle ambientazioni un fascino innegabile.

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