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Code Vein: Anime dal sapore soulslike

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Grafica
6.5
Sonoro
7
Gameplay
8
Longevità
7.5
Code Vein è un gioco molto profondo, nonostante le apparenze. A primo impatto sembra tutto quello che non è, una storia ricca e articolata non essendo un JRPG, un sistema di combattimento molto vario e stratificato pur non essendo un action, ma sopratutto non pare essere un Soulslike. Proprio nel momento in cui si smette di cercare un'etichetta, però, si inizia ad apprezzare il gioco, la grafica anime, i personaggi carismatici e le musiche orchestrali che ricordano i più famosi Final Fantasy. Code Vein trova un'identità propria, nonostante non riesca a riscrivere il genere, ma dal mio punto di vista potrebbe crearne uno nuovo: SoulsLite. Cioè un titolo che avvicini il grande pubblico al sottogenere principale: Soulslike.

Un'avventura degna di un JRPG, un Action stratificato e vario tutto in un contesto soulslike.

Sono passati ormai otto lunghi anni dall’uscita di Dark Souls e dalla nascita del termine soulslike, un genere che indica determinate caratteristiche di gameplay e soprattutto un elevato livello di sfida. Code Vein è stato realizzato proprio per essere un degli eredi spirituali della saga. In questa recensione scopriremo insieme se Shift e Bandai Namco sono riusciti nella loro impresa.

Prima di darvi un’idea generale di quale sia la narrazione che caratterizza Code Vein, vorrei anticiparvi che, a differenza di un souls classico, la trama è più lineare e palesata al giocatore. Nessun mistero sull’andamento delle vicende, man mano che proseguiamo l’avventura sapremo sempre cosa fare e dove andare. Anche se questo può sembrare un limite per essere considerato un soulslike, in realtà la formula viene riscritta dando una motivazione evidente all’avventura, ma lasciando al giocatore la scoperta del contorno. Se la via principale è ben delineata, la “Lore” del gioco è ricca e piena di sfaccettature e sta proprio al giocatore scoprire tutte le storie dei personaggi secondari.

Scena iniziale di Code Vein
Scene iniziali di Code Vein

La Grande Rovina

Proseguo col darvi un minimo di contesto: ci troviamo in un mondo al limite del collasso, in rovina in seguito ad una grossa catastrofe che ha portato morte e desolazione. La catastrofe in questione, chiamata Grande Rovina, non è naturale, ma frutto della follia di un personaggio criptico chiamato solo Regina. Il genere umano, per poter affrontare questa minaccia, realizza un parassita chiamato BOR (Biologico Organo-Rigenerante), in grado di far ritornare le persone cadute durante la battaglia. Creando così una nuova specie, chiamata Redivivo.

Ovviamente il poter tornare in vita ad ogni morte ha un costo: una perdita di memoria. A ogni resurrezione il Redivivo perde un pezzo di umanità fino a scordarsi completamente della sua vita precedente. La memoria non è l’unico sacrificio necessario per una vita infinita: ogni redivivo ha bisogno di nutrirsi di sangue umano per poter evitare la follia e trasformarsi così in un corrotto. Sono proprio i corrotti, esseri diventati ormai mostri assetati di sangue, la minaccia più grossa di questa realtà. Se questo non bastasse, l’atmosfera è ricca di miasma, nube nociva per un redivivo che ne accelera la sete di sangue, motivo per il quale i personaggi portano una maschera antigas nelle esplorazioni.

Il protagonista si sveglia tra le braccia di una bellissima donna, totalmente privo di memoria, e sarà proprio la donna, di nome Io, a fornire i primi dettagli. Scopriremo ben presto che il sangue necessario per mantenere il senno è diventata una risorsa scarsa. Le sorgenti sanguigne, fonte di sangue “naturale”, si stanno prosciugando portando così la società al collasso. Il protagonista e la sua compagna vengono ben presto catturati e costretti a vagare alla ricerca di gocce di sangue.

Durante l’esplorazione veniamo a conoscenza dei doni speciali del nostro silenzioso protagonista: resistere alla visione di un vestigio, cristallizzazione di un ricordo, e l’abilità di rinvigorire una sorgente sanguigna con il proprio sangue. Purtroppo però il nostro compagno di disavventura Oliver, anche lui schiavizzato e costretto alla ricerca, viene a contatto con il miasma e si trasforma in un corrotto. Fortunatamente proprio mentre la situazione diventa disperata arriva in soccorso un uomo sconosciuto che ci aiuterà e dar pace al povero Oliver. L’uomo in questione sarà Louis, e ci accompagnerà alla Base operativa, dove ci spiegherà la situazione iniziando così l’avventura principale di Code Vein.

Ambientazione di Code Vein che ricorda molto Dark Souls
Un’ambientazione di Code Vein che ricorda molto Dark Souls

L’erede di Dark Souls

L’influenza di Dark Souls è evidente fin dai primi minuti di gioco: nemici dietro ogni angolo e danni spropositati con conseguente morte molto semplice. Checkpoint sotto forma di vischio, equivalente ai falò, e rinascita di tutti i nemici del livello in caso di morte. Le anime diventano foschia e ritroviamo gli elementi base di gameplay: parata, schivata, attacco pesante e leggero. Classica barra dei punti ferita e una per il vigore, necessario per schivare e attaccare.

Code Vein cerca di reinterpretare il celebre gameplay ridisegnando alcune meccaniche. Anzitutto la parata ha un tasto apposito e non più una guardia al momento giusto. Ovviamente c’è bisogno dello giusto tempismo per effettuare una parata, ma non è così semplice dato che ha un’animazione dedicata e la propria tempistica completamente differente da una semplice guardia. Aggiunta una terza barra che indica l’equilibrio, ma non pensate subito a Sekiro: Shadows Die Twice perché funziona al contrario. Tale barra si riempirà in base alle schivate e ai colpi subiti, non grazie alle parate perfette; una volta piena il nostro Redivivo entrerà in uno stato di concentrazione. La concentrazione di per sé non aumenta nessuna caratteristica, ma serve per attivare alcune abilità.

Come se non bastasse è stata aggiunta una meccanica legata all’Icore, paragonabile al mana, che permette al Redivivo di poter utilizzare un dono. L’Icore non si ricarica in modo ordinario ma infliggendo danni al nemico oppure tramite un azione di prosciugamento, oltre che ad appositi consumabili. Le azioni di recupero sono due: la prima è colpire alle spalle un nemico in modo da innescare un colpo potente, con la propria animazione, mentre la seconda è mettere a segno una parata perfetta.

Assorbimento di un vestigio
Vestigio

Tra calcoli e Codici Sanguigni

Le novità non si limitano al puro gameplay, ma anche a tutto ciò che è dietro allo stile di combattimento. Se in Dark Souls potevamo scegliere una sola classe e annesso stile di combattimento, in Code Vein questo aspetto è stato completamente rivoluzionato. Infatti non esistono vere e proprie classi, bensì Codici Sanguigni. Tali codici sono degli stili di combattimento che il Redivivo può cambiare in qualsiasi momento, andranno a modificare le numerose statistiche presenti nel gioco. Ogni stile appreso tramite il codice è caratteristico di un personaggio presente nel gioco. Non solo, ogni codice si porta dietro un set da battaglia con doni specifici.

Il dono è un’abilità del Redivivo, che può essere paragonata a una magia, e ne esistono di due tipi: attivi e passivi. I doni attivi sono delle abilità che necessitano dell’Icore e vengono attivate dal giocatore nel corso della battaglia, mentre quelli passivi sono dei buff perenni. Si possono equipaggiare fino a otto doni attivi e quattro passivi, ogni codice sanguigno ne aggiunge di nuovi. La cosa più interessante è la possibilità di creare un set per ogni codice sanguigno in modo da poter avere la risposta giusta per qualsiasi situazione.

A completare lo stile di gioco sono le armi e le vesti. Possiamo scegliere di portare con noi due armi intercambiabili (attenzione al peso!) ed una veste. La scelta dell’armamentario è ben assortita con la possibilità di scegliere tra un numero incredibile di armi a una mano, a due mani oppure a distanza. Così come il numero di vesti disponibili in gioco. Questi fattori combinati tra loro delineano infiniti stili di gioco oltre alla possibilità di variare come e quando si vuole. Di certo una buona evoluzione del classico soulslike.

Compagni in Code Vein

Una simpatica combriccola

La reinterpretazione del genere non si ferma agli aspetti appena visti, ma vede l’aggiunta di un ulteriore elemento distintivo in Code Vein, il compagno. Fin dall’inizio dell’avventura noteremo che non siamo soli nelle lande desolate, avremo al nostro fianco un valido combattente. L’alleato è soprattutto in grado di riportarci in vita in caso di morte. Questa novità permette al giocatore di “scegliere il livello di difficoltà” in quanto è possibile anche decidere di viaggiare in solitaria, ma il gioco diventerà molto più impegnativo. Durante il susseguirsi degli eventi, faremo conoscenza di nuovi personaggi che successivamente potremo portare con noi negli scontri. I personaggi sono vari e ognuno ha il suo stile di combattimento.

Oltre al compagno pilotato dall’Intelligenza artificiale, è possibile giocare con un terzo membro della squadra attraverso la funzione multi giocatore, cosi come avviene in Dark Souls. Questa però è l’unica funzione online a disposizione durante il gioco, niente indizi lasciati da altri avventurieri e soprattutto nessuna invasione. Di conseguenza il multiplayer online si limita solo ad esperienze di cooperazione.

Durante le oltre trenta ore necessarie per arrivare ai titoli di coda è possibile anche sviare dalla trama principale per addentrarsi nelle “profondità perdute”. Essi, sono Dungeon molto simili ai calici di sangue di Bloodborne. In pratica, labirinti nei quali bisogna trovare delle chiavi per poter accedere al boss finale. Tali dungeon sono perfetti per poter guadagnare foschia, merce di scambio del gioco e necessari per salire di livello, oltre che per recuperare i preziosi materiali atti a migliorare l’equipaggiamento.

Editor del personaggio in Code Vein
Editor del personaggio

Protagonista di un Anime

A questo punto devo per forza citare una delle caratteristiche migliori del gioco: l’editor del personaggio. È possibile scegliere ogni aspetto visivo del Redivivo che andremo a personificare. Durante la creazione è possibile scegliere perfino i riflessi dei capelli o il riflesso degli occhi. Vi ricordo che la grafica è volutamente ispirata ai manga giapponesi e tramite questo ricco editor è possibile ricreare il proprio personaggio preferito. Io, ad esempio, ho ricreato L di Death Note, ma post morte, con l’aureola. Perché oltre all’aspetto fisico, si possono aggiungere una serie innumerevole di accessori. È possibile modificare l’aspetto in ogni momento dell’avventura.

L’influenza nipponica non si riscontra solo nella scelta grafica (ricordo che manga e anime sono molto radicati nella cultura giapponese NdR) ma anche in altri piccoli elementi comuni della quotidianità orientale. Sono presenti le terme: luogo in cui rilassarsi dalla frenesia dei combattimenti e ricordare gli avvenimenti vissuti. Esiste un meccanismo di scambio di regali: durante l’esplorazione si trovano piccoli cimeli antecedenti alla Grande Rovina i quali si possono donare ai personaggi secondari in cambio di oggetti di varia utilità. Infine il chiaro “Fan Service”: seni prosperosi, abiti succinti, rapporti ambigui e donne sempre servizievoli.

Ambientazione invernale

Code Vein tra pregi e difetti

Se da un lato l’idea di mantenere uno stile “anime” risulta molto originale, dall’altro provoca un senso di “vecchia generazione”. Difatti è proprio questo il pensiero avuto nel momento in cui mi si sono presentate le prime animazioni. Ci sono state scelte “furbe” da parte degli sviluppatori per ridurre questa sensazione, come ad esempio la maschera antigas presente in quasi tutti i filmati, ma purtroppo il sentore rimane. Le animazioni facciali si potrebbero considerare non pervenute.

Dal punto di vista tecnico non è esente da problemi di frame rate, almeno su PS4 standard, specialmente nei corridoi usati per il caricamento dei livelli in background e durante le sessioni in multiplayer. Addirittura nel momento in cui un redivivo risponde alla chiamata, il gioco subisce dei freeze. Senza parlare delle innumerevoli sbavature sparse qua e là nei filmati d’intermezzo.

Uno dei difetti più grossi, a mio parere, è l’intelligenza nemica. Sono presenti molti nemici dall’aspetto differente, ma purtroppo i pattern d’attacco sono limitati. Esistono cinque o sei moveset che vengono riproposti a rotazione durante tutta l’avventura. Senza parlare degli harakiri: più di una volta il mio avversario si è suicidato buttandosi da un burrone nel vano tentativo di raggiungermi. Nonostante nel gioco siano presenti una dozzina di boss fight, anche queste possiedono una certa ripetitività. Un vero peccato visto il grandissimo lavoro fatto nella differenziazione proposta al giocatore.

Personaggi di Code Vein

SoulsLite

Ma quindi è possibile definire Code Vein un soulslike? Dipende, secondo me è più corretto definirlo un soulslite, passatemi questo termine. Perché, se proprio si vuole, si può avere una sfida degna di un Dark Souls o un Bloodborne, giocando in solitaria. Ma è evidente che il team di sviluppo abbia voluto creare un titolo più abbordabile per il grande pubblico piuttosto che per una nicchia. Questo lo si intuisce subito, visto che la prima attività dopo il menù principale è il tutorial che spiega le meccaniche basi del gioco. Anche il livello di sfida complessivo è decisamente più basso, nonostante alcuni boss richiedano più di una manciata di tentativi. Perfino il caratteristico level design molto stratificato è stato reso più semplice. Mappe decisamente più contenute ma soprattutto è sempre visibile la mini mappa a schermo, interamente consultabile tramite menù.

Si perde quindi tutto il senso di abbandono tipico dei soulslike, ma fortunatamente Code Vein non fa perdere la voglia di conoscenza ed esplorazione. Grazie alla sua trama molto ricca, e nonostante il personaggio protagonista sia privo di carattere oltre ad essere completamente muto, i coprotagonisti sono ben caratterizzati. La storia è molto stratificata e complessa, anche se a primo impatto sembra una di quelle serie TV dedicate ai vampiri. Insomma, come per ogni soulslike, bisogna darsi una possibilità e cercare di capire il gioco senza abbandonarlo durante le prime ore, perché Code Vein ha parecchio da dire.

Grafica
6.5
Sonoro
7
Gameplay
8
Longevità
7.5
Code Vein è un gioco molto profondo, nonostante le apparenze. A primo impatto sembra tutto quello che non è, una storia ricca e articolata non essendo un JRPG, un sistema di combattimento molto vario e stratificato pur non essendo un action, ma sopratutto non pare essere un Soulslike. Proprio nel momento in cui si smette di cercare un'etichetta, però, si inizia ad apprezzare il gioco, la grafica anime, i personaggi carismatici e le musiche orchestrali che ricordano i più famosi Final Fantasy. Code Vein trova un'identità propria, nonostante non riesca a riscrivere il genere, ma dal mio punto di vista potrebbe crearne uno nuovo: SoulsLite. Cioè un titolo che avvicini il grande pubblico al sottogenere principale: Soulslike.

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