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La top 10 2010-2019 di Fillo

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Stilare una classifica non è mai facile, figuriamoci se bisogna farla basandosi su un intero decennio, che di titoli ne ha visti arrivare a bizzeffe. Sebbene sia un’impresa tutt’altro che semplice, ho deciso di buttare “su carta” la mia personalissima top 10 2010-2019. Di seguito troverete dieci titoli che in questo lungo periodo si sono rivelati di fondamentale importanza per me, come giocatore. Devo ammettere che – purtroppo – possiedo alcune lacune sul versante delle esclusive Microsoft (anche se sto recuperando) e non troverete nemmeno titoli rinomati come Red Dead Redemption 2 (che devo recuperare) o Death Stranding, che sto giocando attualmente e non posso ancora valutare. Detto ciò, possiamo dare il via alle danze.

#10. Need for Speed: Hot Pursuit

Need for Speed: Hot Pursuit è l’ultimo capitolo degno di tale nome prima di un tracollo durato diversi anni che, sembrerebbe essersi finalmente arrestato con il recentissimo Need for Speed Heat.  Ad ogni modo, si tratta di un episodio più tradizionale che non stravolge troppo la formula vista con i suoi omonimi. È caratterizzato da una campagna divisa in missioni da pilota o poliziotto. A farla da padrone sono la sensazione di velocità a dir poco estrema e una guidabilità pesantemente arcade. Buona parte del suo fascino deriva anche dall’ambientazione che offre diversi scorci memorabili. Si merita il decimo posto in questa top 10 perché è stato in grado di farmi riappassionare ai racing in un periodo in cui avevo preso una certa distanza dal genere.

Hot Pursuit classifica
Come da tradizione, Hot Pursuit offre inseguimenti memorabili.

#9. Street Fighter V

Street Fighter V è arrivato sul mercato con 16 personaggi, una manciata di arene, pochissime modalità e perfino una minore complessità rispetto al suo predecessore. Ha avuto una gestione iniziale non proprio eccezionale ed è cresciuto molto lentamente. Nonostante ciò, è stato capace di rapirmi per centinaia di ore tra survival, versus locale con gli amici e l’immancabile online. Negli ultimi due anni purtroppo ho smesso di giocare ai picchiaduro con la regolarità e l’impegno di un tempo ma, ad oggi, SFV è l’esponente del genere – di questa generazione – su cui ho speso più ore. Perciò si merita la nona posizione in classifica.

A febbraio Street Fighter V si arricchirà con la Champion Edition. Non vedo l’ora di tornare a menare le mani insieme a Ryu e compagni.

#8. Bayonetta

Bayonetta è un titolo che non innova o stravolge il genere degli action, bensì si limita a rifinire il concetto di Stylish concedendo alla sua protagonista la possibilità di equipaggiare armi su mani e piedi. Il risultato è la più totale libertà di approccio nei confronti dei nemici che diventano – eventualmente – dei sacchi da boxe. Bayonetta possiede un combat system dotato di una profondità sopraffina che non è stata raggiunta nel seguito diretto da Hashimoto. Quest’ultimo infatti ammalia il giocatore con una campagna strutturata meglio, ma va a peccare proprio nel sistema di combattimento, generalmente meno rifinito.

Nel frattempo sono usciti altri giochi d’azione validissimi come Devil May Cry 5 (che ha riportato la saga agli albori di un tempo) o il brillante Astral Chain ma, l’opera di Kamiya va ricordata per essere arrivata sul mercato in un periodo particolarmente buio per il genere. Si tratta poi di un titolo che ho giocato e rigiocato a tutte le difficoltà arrivando a padroneggiarlo. Sulla base di ciò, Bayonetta si merita l’ottavo posto in questa top 10.

Action Stylish= Libertà d’espressione. Una delle caratteristiche migliori di questo genere è data dalla possibilità di esprimere al meglio sé stessi creando combo sempre più complesse e spettacolari.

#7. Doom

Doom è la dimostrazione concreta di come dovrebbero essere riportate in vita certe serie storiche. È un gioco adrenalinico, veloce e violento, con una colonna sonora straordinaria, capace di rendere ogni scontro a fuoco ancora più esaltante. Le diverse armi disponibili riescono a soddisfare tutti i palati e le modalità di fuoco secondarie permettono di personalizzare le proprie bocche da fuoco in base alle esigenze. Insomma, si eliminano i demoni nel modo più arrogante possibile, che cosa volete di più? Purtroppo tutto questo ben di dio è penalizzato da una modalità multiplayer non all’altezza, ma si aggiudica comunque la settima posizione in classifica.

#6. The Last of Us

The Last of Us è quel gioco dalle premesse poco originali che mette in atto un’apocalisse zombie, con una storia tutto sommato prevedibile – che avvia l’ormai ridondante ciclo padre-figlia/o delle produzioni Sony – e un gameplay che riprende elementi già visti qua e là senza apportare chissà quali rivoluzioni. Eppure, nel momento in cui si va ad approfondire la produzione Naughty Dog, si scopre che tutto funziona egregiamente. Ad esempio, la storia ben scritta mette in scena momenti memorabili e rende i suoi personaggi indelebili. Le cause che hanno dato via all’apocalisse fungina sono ben argomentate dal punto di vista logico e scientifico e ciò gli permette di distinguersi dagli zombie game generici. Infine, contestualizza la violenza in modo particolarmente efficace. Laddove il signor Nathan Drake di Uncharted fa strage di nemici senza alcuna preoccupazione, in The Last of Us, l’uccisione dei personaggi che si incontrano ha un impatto decisamente più marcato. Non si tratta più di eliminare ondate di nemici per avanzare, ma di eliminare qualcuno che si ritrova in quella posizione a causa dell’epidemia, qualcuno che come noi è si ritrova a sopravvivere. Per questo, The Last of Us è un’avventura memorabile, probabilmente il titolo story driven più riuscito tra le esclusive di casa Sony.

The Last of Us è una delle esclusive Sony più importanti. Spero solo che il seguito sia all’altezza delle aspettative.

#5. Overwatch

La parte centrale di questa top 10 è dominata da Overwatch. L’fps competitivo a squadre di casa Blizzard mi ha completamente rapito. La cosa assurda è che al momento del suo annuncio non gli avrei dato un centesimo. Nonostante quel trailer introduttivo con la grafica da film Pixar che urlava perfezione ad ogni secondo, c’era qualcosa che non mi convinceva. Forse la sua natura da free to play. Per fortuna le cose sono andate diversamente, il progetto è diventato più ambizioso ed è stato venduto con il classico pacchetto a prezzo pieno, con la promessa che ogni aggiornamento sarebbe stato gratuito nel tempo.  Così – il 24 maggio 2016 – ci siamo ritrovati 21 eroi, svariate mappe di gioco e due modalità di gioco principali.

Il resto credo lo sappiate già, dopotutto Overwatch ha ottenuto un successo clamoroso, prima che fosse rallentato dai battle royale. Si tratta comunque del titolo su cui ho passato più tempo in questa generazione: mi ha portato gioie e dolori ma, soprattutto, mi ha permesso di spendere parecchio tempo con i miei amici. Perché è questo che fanno i giochi Blizzard, uniscono le persone.

Le partite memorabili (quando le partite rapide concedevano di giocare con formazioni improponibili).

#4. Dishonored

La quarta posizione di questa classifica spetta di diritto a Dishonored, il gioco che ha dimostrato al mondo intero il talento di Arkane Studios. Quest’avventura in prima persona – erede spirituale di Thief – è l’ennesima dimostrazione di come il videogioco non debba necessariamente guidare il giocatore. L’elemento cardine delle produzioni Arkane è senza dubbio il level design, così articolato e ricco di passaggi da lasciare l’imbarazzo della scelta. A rendere il tutto ancora più solido ci pensano una serie di poteri sovrannaturali che aggiungono ulteriori possibilità in termini navigazione dello scenario. Per questa posizione avrei potuto optare Dishonored 2 – che migliora in tutto l’esperienza offerta dall’originale – o il sottovalutatissimo Prey ma, in relazione al periodo d’uscita reputo che la scelta del primo capitolo sia più appropriata.

Arkane Studios è una delle software house più talentuose…purtroppo non hanno molto successo dal punto di vista commerciale.

#3. NieR: Automata

Terzo posto di questa top 10 dedicato a NieR: Automata. Prendete la qualità dei sistemi di combattimento made in Platinum Games uniti alla follia – o al genio che dir si voglia – delle produzioni di Yoko Taro e il gioco è fatto. A dire il vero, Automata è stato il primo gioco di Taro a cui mi sono approcciato, fidandomi ingenuamente di quel “Non è strettamente collegato” riferito al primo NieR. TUTTE BALLE.

Comunque, si tratta di un gioco dalle qualità straordinarie che affronta temi esistenzialisti attraverso storie e situazioni che mi sono entrate nel cuore con la stessa facilità con cui un ladro professionista può aprire una cassaforte. Il tutto arricchito da una colonna sonora strabiliante e una direzione artistica memorabile.

Il difetto più grande di NieR: Automata? Il comparto tecnico… ed è un vero peccato.

# 2. Dark Souls

Dark Souls è stato capace di dare uno scossone ad un mercato ormai dominato da produzioni semplicistiche, riportando in auge il concetto di sfida. Pertanto, l’opera targata Bandai Namco riesce dove Demon’s Souls fallisce e consacra Miyazaki all’interno di From Software. Grazie alle sue atmosfere dark fantasy, Dark Souls avvolge il giocatore in una perenne sensazione di smarrimento e sconforto. Non si tratta però di un gioco scorretto, infatti sono presenti diverse chiavi di lettura che consentono di avanzare con una maggiore consapevolezza. In particolare, l’uso sapiente della narrazione ambientale come indicatore di pericolo (i corpi dei personaggi caduti), la metanarrazione (che informa sulle funzioni di oggetti ed equipaggiamento) o le conversazioni con gli NPC, forniscono tutti gli strumenti per prendere una decisione sul da farsi.

Il resto sta tutto nelle mani del giocatore e – come ogni buon gdr che si rispetti – Dark Souls consente di plasmare il proprio personaggio a seconda dei propri gusti. A rendere tutto ancora più favoloso ci pensano un level design magistrale e boss fight memorabili.

Dark Souls è stato anche il primo titolo appartenente a questo filone a cui mi sono approcciato. In un certo è un po’ come il primo amore, quello destinato ad essere ricordato per sempre, pertanto merita la seconda posizione in top 10. Si tratta comunque di una decisione piuttosto combattuta, spuntata di pochissimo su Bloodborne, che amo con la stessa intensità.

Dark Souls top 10
Dark Souls è stato in grado di riportare il concetto di sfida nel medium videoludico

#1. The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Breath of the Wild è l’avventura open world più significativa degli ultimi anni perché concede al giocatore ciò che gli altri open world non offrono: la libertà. Dopo un tutorial che mostra le meccaniche di base, ci si ritrova con qualche indizio per la main quest e un senso di smarrimento colossale. A quel punto, l’obiettivo del giocatore non è quello di capire dove deve andare bensì scegliere dove vuole andare. In un certo senso Botw applica la filosofia del “vai dove vuoi” tipica dei titoli Bethesda (TES/Fallout) e la porta al limite più estremo. Niente più indicatori asfissianti che ti indicano la via: in questo caso sei tu a decidere quale sarà la tua prossima destinazione.

La vastità di Hyrule contribuisce ad imprimere il senso d’avventura e sorprende per la sua enorme quantità di dettagli. A chiudere il cerchio ci pensano poi una storia che – nonostante la sua semplicità – fa emozionare il giocatore in più di un’occasione e, un gameplay di tipo sandbox che – grazie allo straordinario motore fisico – permette di sfruttare appieno le meccaniche di gioco.

Breath of The Wild top 10
I colossi, insieme ai sacrari rappresentano un’alternativa ai dungeon.

Si sente un po’ la mancanza dei dungeon classici e le armi distruttibili non sono andate a genio a tutti i giocatori, tuttavia si tratta di un’avventura mastodontica che è impossibile non amare. Pertanto lo considero il titolo più importante di questa generazione e si merita il primo posto in classifica.

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