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The Gift: recensione della nuova serie turca di Netflix; dai produttori di The Protector una storia ricca di misticismo

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Su Netflix è stata rilasciata a fine dicembre la prima stagione di The Gift, serie turca con Beren Saat nei panni della protagonista e di cui proveremo a dare qui una recensione il più possibile no spoiler e non dimenticando che lo show ha già una seconda stagione confermata anticipatamente.

The Gift è la seconda produzione originale Netflix per la Turchia dopo The Protector (di cui potete trovare QUI la nostra recensione della prima stagione). Con quest’ultima condivide anche la produzione, Alex Sutherland compreso.

Quello che salta all’occhio (almeno per la sottoscritta che si è piacevolmente vista entrambe le stagioni di The Protector) è proprio la somiglianza tra i due show.

Due protagonisti, due predestinati con sfondo Istanbul, siti archeologici, luoghi storici; il destino è sempre il filo conduttore anche tra i personaggi.

Il titolo originale di questa serie è in realtà Atiye che corrisponde anche al nome della protagonista. Personalmente la sua interpretazione l’ho trovata convincente. Ammetto però di non aver guardato gli episodi in lingua originale, cosa che di solito faccio, per cui mi son solo resa conto delle differenze, talvolta notevoli, tra le frasi originali e quelle del doppiaggio in italiano. Oltre a Beren Saat, anche gli altri attori, tra cui Mehmet Günsür e Metin Akdülger, riescono a dare un senso ai loro personaggi.

Le ambientazioni son forse non belle come quelle di The Protector dove davvero Instabul è protagonista ma son comunque apprezzabili. La Turchia e queste serie lì girate son un mondo davvero da scoprire e particolarmente adatto a storie con sfondi culturali notevoli, religione, archeologia, architettura e via discorrendo.

Questo è sicuramente uno dei punti di The Gift che funziona.

Gli episodi invece non hanno tutti una eguale linearità di percorso, con una parte centrale della stagione forse in calo rispetto all’inizio ed alla fine. Si tratta comunque di sole 8 puntate. In alcuni punti certi momenti potevano forse esser tolti e non dilungati sicuramente ma in generale, considerando che sì, una seconda stagione era già stata programmata sin dal momento dell’annuncio stesso di questa nuova serie Netflix, il numero di episodi è consono, di più sarebbero stati troppi per raccontare il tutto.

Ci sono sicuramente nella trama diversi clichè e scontatezze (l’originalità generale della serie l’ho trovata complessivamente minore rispetto a The Protector) ma anche un alone di mistero e diversi twist notevoli che rendono più accattivanti anche le singole puntate.

Sebbene il “viaggio” principale di questa prima stagione sia quello di Atiye, alla scoperta di se stessa (e non solo), anche quello di altri personaggi viene esplorato. Negli otto episodi riusciamo infatti a comprendere meglio il passato e le scelte al presente di molti di loro.

L’unico di cui anche a fine stagione si sa ben poco (e viene il sospetto che infatti la seconda verterà molto più su di lui) è il padre di Ozan. A mio parere proprio questa mancanza di profondità di un personaggio in realtà importante, date le connessioni con “persone” non note ed una certa notevole violenza ingiustificata (presumo tra i motivi per cui The Gift sia vietato ai minori di 14 anni, oltre che a scene di sesso sparse ma comunque funzionali), sminuisce il valore di questa prima stagione e, se non sarà parte della trama principale nella seconda stagione, renderà una valutazione finale di questa serie ben più negativa.

La trama parte da un simbolo mostrato sin da subito ed il titolo originale adattato per l’estero in The Gift ha comunque senso e rende forse più intrigante e da vedere la serie. Diciamo che Atiye sarebbe rimasto ugualmente un bel titolo a mio parere. Sottigliezze a parte, la serie è complessivamente godibile; lontana dalla perfezione può ammaliare coloro a cui serie tv dove si ha una forte compenente mistica piacciono. Qui l’elemento è infatti notevolmente presente. Sogni, poteri nascosti, presente e passato confusi, mischiati sapientemente per un fine che però non è ancora completamente chiaro (dato che non posso sinceramente credere che il tutto esista solo per i fini di Atiye) funzionano.
Il vero pericolo cosa è? Lo sapremo mai? E mi riallaccio qui al discorso del padre di Ozan di prima.

Il finale di questa prima stagione di The Gift è dunque molto parziale seppur bello. Ho apprezzato molto l’ultima scena anche se, a ben cogliere una frase di un personaggio in particolare, la svolta nella trama sarebbe potuta essere facilmente capibile.
Il cliffhanger che ci troviamo davanti ha senso e fa ben sperare per il proseguo delle varie situazioni nei prossimi episodi che andranno a comporre la seconda stagione.

La mia valutazione, alla luce di quanto espresso in questa recensione, è dunque relativa ad un prodotto buono, non eccellente, che suscita però curiosità e che può dare ancora. Anzi, proprio con l’augurio che una grande storyline irrisolta e che altrimenti sarebbe stata inutile e renderebbe per nulla chiaro lo svolgimento della trama in sè, venga ripresa e sia funzionale e spiegata nella prossima stagione di The Gift, do un voto complessivo più alto.

Personalmente non riesco mai a dare un giudizio troppo negativo quando comunque una serie mi ha portata a vedere gli episodi, per diversi motivi, uno dietro l’altro. Tutto questo pur riconoscendone, si ribadisce, mancanze, momenti superflui e non solo.

Un 7 dunque per questa serie Netflix, con possibilità di diventare una valutazione insufficente. Speriamo che la prossima stagione riesca a far mantenere questa votazione. O almeno lo spero, così non scoprirò di aver binge-watchato una serie inutilmente.

Voi cosa ne pensate di questa nuova serie Netflix turca? Avevate visto anche The Protector? Siete curiosi di sapere cosa succederà nella seconda stagione di The Gift? Fatecelo sapere!
Continueremo ad aggiornarvi a riguardo.

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