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Dragon Ball Z Kakarot – Recensione del GDR action

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Dragon Ball è diventato negli anni sempre più un’icona: l’opera di Akira Toriyama si è evoluta nel corso del tempo trascendendo la sua origine fumettistica. Tra anime, film, libri, gadget, giocattoli e chi più ne ha più ne metta, l’epopea di Son Goku e compagni ha raggiunto ogni angolo del mondo. Ovviamente il mondo dei videogiochi non fa eccezione, costellato da decine di titoli ambientati nel mondo di Dragon Ball usciti su ogni genere di piattaforma. Quest’oggi siamo qui a parlare e a tirare le somme dell’ultimo esponente di questa imponente (ma non sempre fortunata dal punto di vista qualitativo) schiera di giochi, ovvero l’attesissimo Dragon Ball Z: Kakarot.

Il trailer di lancio del gioco

Dragon Ball Z: Kakarot, pubblicato da Bandai Namco e sviluppato da CyberConnect2, è un gioco di ruolo action che ripercorre l’intera serie Z. Ciò significa la parte del manga/anime che narra le vicende di Goku ormai adulto, dalla comparsa del Saiyan Radish fino alla conclusione dell’arco narrativo di Majin Bu, che conclude anche l’opera originale di Toriyama. Una mole di contenuti davvero notevole, che si traduce in un gioco davvero enorme e longevo (occorrono dalle 25 alle 30 ore solo per completare la storia principale, ma con le missioni secondarie e i collezionabili si può tranquillamente passare le 50). Ma sarà davvero il miglior gioco su licenza di Dragon Ball mai creato, come in molti pensano e sperano? Scopriamolo insieme qui su Nerdpool!

Dragon Ball Z: Kakarot Recensione
Goku, piuttosto concentrato, si prepara a lanciare un attacco speciale

Una storia leggendaria

Va chiarito sin da subito che l’opera di CyberConnect2 è rivolta principalmente ai fan di vecchia data del brand; in parte, però, anche a chi è incuriosito dalla serie e vede in Dragon Ball Z Kakarot un’occasione per avvicinarsi alla saga di Goku. Chi invece non ama particolarmente DBZ, sappia che potrebbe non trovare in questo titolo qualcosa che lo spinga ad apprezzarla.

Dragon Ball Z: Kakarot Recensione
Kame-ha-me-ha in faccia a Vegeta!

Dragon Ball Z: Kakarot mostra, quindi, sin dalle prime fasi di gioco la sua doppia anima. Da un lato rappresenta per gli appassionati un vero e proprio parco giochi e la prima vera occasione di vivere in prima persona quel mondo meraviglioso; dall’altro, invece, offre un’esperienza di puro gameplay poco coraggiosa e dalla cura per i dettagli decisamente altalenante. Nonostante il titolo, non si ha solamente il controllo di Goku, ma a turno in base allo svolgimento della trama si dovrà quindi far crescere e gestire diversi altri personaggi. Fondamentalmente, parliamo di coloro che hanno fatto la storia del brand, da Piccolo a Gohan passando per Vegeta e il Trunks del futuro. Insomma, saranno diversi i personaggi che ci troveremo a impersonare, con altri amati protagonisti a farci di volta in volta da supporto nelle nostre avventure.

Il gioco nasce chiaramente in contrapposizione ai due recenti Dragon Ball Xenoverse e Xenoverse 2; nonostante l’ottimo gameplay, essi furono piuttosto criticati dai fan, che non apprezzavano l’idea di vivere avventure non canoniche in universi paralleli a quello originale. Il risultato è un’opera estremamente fedele al materiale da cui attinge, ricreando persino intere scene del manga e dell’anime con una dovizia di particolari da applausi. Non mancano inoltre diverse aggiunte contenutistiche, rimandi e omaggi al passato della serie, e anche qualche piccola storyline secondaria inedita. Nondimeno, conosceremo persino personaggi completamente nuovi, creati dal maestro Toriyama per l’occasione, che ha collaborato al progetto in prima persona supervisionando l’intero sviluppo.

Combattere come un guerriero Z

Anche il gameplay di Dragon Ball Z: Kakarot presenta sostanzialmente una doppia anima, dividendosi fondamentalmente in due fasi. Quella esplorativa e “ruolistica”, in cui ci muoveremo nel mondo di gioco suddiviso in macro-aree liberamente esplorabili (quindi non un vero e proprio open world); quella di combattimento, in cui il gioco si trasforma in un vero e proprio arena-fighter che recupera in parte le meccaniche di gioco dei sopraccitati Xenoverse, ma migliorandole, rendendo il tutto molto più efficace e spettacolare.

Dragon Ball Z: Kakarot Recensione
Fa sempre effetto vedere per la prima volta il Super Saiyan, eh?

Siamo quindi di fronte ad un gioco che si distacca nettamente dai classici picchiaduro come il sorprendente Dragon Ball FighterZ, offrendo un gameplay piuttosto semplificato nelle fasi di lotta. Non per questo, però, meno appagante: è possibile muoversi liberamente volando per tutta l’area di combattimento, effettuare combo in corpo a corpo, schivare, parare i colpi nemici, lanciare onde energetiche. Non è tutto: è possibile anche eseguire colpi speciali combinando l’uso del dorsale sinistro del pad e uno dei tasti frontali sui quali potremo mappare le varie tecniche apprese.

Ka… me… ha… me… haaaaaa

Ogni tecnica speciale ed attacco energetico consuma aura, che potrà essere ricaricata in ogni momento tenendo premuto il tasto apposito. Questo tipo di gameplay garantisce grande spettacolarità all’azione, unita ad una telecamera che riesce a seguire piuttosto bene l’azione in quasi tutte le situazioni (e sottolineiamo il quasi! Ogni tanto impazzisce, motivo per cui un aggiornamento in questo senso sarebbe gradito).

Il grado di sfida dei combattimenti si mantiene prevalentemente basso nel corso di tutta l’avventura, in cui gli incontri casuali durante l’esplorazione diventano ben presto una seccatura. Gli scontri “di trama” ed alcuni boss possono essere un pochino più impegnativi e richiedere un minimo di strategia in più, ma niente che faccia urlare ai santi, in sostanza.

Inoltre, è possibile avere in alcune fasi degli alleati al seguito che nei combattimenti ci faranno da supporto. Non potremo controllarli direttamente, ma al massimo richiedere loro l’utilizzo di mosse specifiche similarmente al modo in cui le faremmo compiere al nostro personaggio, ed attivare al momento giusto delle combo eseguite in coordinazione coi nostri comprimari.

Da West City al Santuario di Dio

Quando non saremo impegnati in battaglia, il gioco ci offrirà ciò che ogni appassionato di Dragon Ball ha sempre desiderato da un videogioco: la libera esplorazione del mondo in cui è ambientata la saga. Sebbene le zone esplorabili siano molto estese ,non si può parlare di un vero e proprio open world, in quanto tra una macro-area e l’altra troviamo un caricamento, pure piuttosto lungo, che spezza la continuità.

Dragon Ball Z: Kakarot Recensione
La mappa del mondo che ci servirà per passare da un’area all’altra

Dall’arcipelago dove si trova la Kame House, passando per West City giungendo fino alla torre di Karin (Korin nel gioco) ripercorrere i luoghi simbolo della serie susciterà ben più di un’emozione nei fan di lunga data. Troveremo sparsi per il mondo (anzi, i mondi, non dimentichiamoci il pianeta Namecc dove si svolge l’intero arco narrativo di Freezer) praticamente tutti i personaggi presenti nella saga sin dalle sue origini. I mutaforma Olong e Pual, la strega Baba, Taobaibai e suo fratello l’Eremita della Gru, la splendida Lunch con il suo problemino di “personalità” e via dicendo.

Nei nostri viaggi per il mondo potremo affrontare diverse attività secondarie, dalla pesca alla caccia ai dinosauri, dalla raccolta di sfere Z (globi di diversi colori sparsi per il mondo da spendere per apprendere nuove abilità nell’albero ad esse dedicato) alle gare in hovercraft. Il problema di fondo è che tutte queste attività si traducono in mini-giochi semplicissimi e alla lunga ripetitivi, poco stimolanti. Alcune di queste attività hanno un peso nella raccolta di risorse necessaria allo sviluppo del personaggio, ma come vedremo anche questo è un punto che purtroppo si rivela fin troppo poco incisivo.

Crescere come un Super Saiyan

Ed eccoci ad analizzare uno dei punti salienti di ogni GDR: la crescita del personaggio e la gestione dello stesso, in pratica le meccaniche vere e proprie del gioco di ruolo. Qui cominciano ahinoi i punti più deboli della produzione, che ci fanno pensare a scelte poco coraggiose da parte degli sviluppatori.

Dragon Ball Z: Kakarot Recensione
Il buon vecchio Androide 16 appena riparato e pronto all’azione

Come detto in precedenza, le numerose attività secondarie contribuiscono a migliorare il nostro personaggio. Pescare e cacciare, assieme al commercio dai vari negozianti e alla raccolta di frutta e verdura, ci consente di poter creare diverse ricette che una volta consumate aumentano in maniera permanente le nostre statistiche, oltre ad avere effetti aggiuntivi temporanei. Allenarsi, invece, sarà utile ad imparare nuove tecniche speciali da usare in battaglia, che potremo poi migliorare acquistando potenziamenti nello skill tree spendendo le sfere Z raccolte. Immancabile ovviamente la raccolta delle Sfere del Drago, che ogni volta che vengono riunite grazie al Radar del Drago permetteranno di esprimere un desiderio al Drago Shenron. Riportare in vita nemici già sconfitti per riaffrontarli, ottenere un gran numero di sfere Z o riempirsi le tasche con bel po’ di Zeni (la valuta del mondo di Dragon Ball), queste le scelte.

Sembra tutto ben studiato e funzionale, no? A prima vista sì, come sistema pare essere equilibrato, ma ben presto ci si accorge che i cibi mangiati e gli aumenti delle abilità impattano davvero in maniera troppo marginale sulle statistiche dei personaggi, dove l’unico vero motore della progressione rimane l’avanzamento di livello.

Esso è ottenibile tramite i punti esperienza guadagnati in battaglia, e anche qui gli unici combattimenti che consentono un incisivo guadagno di XP sono quelli della storia principale, rendendo di fatto gli incontri casuali e quelli delle missioni secondarie fin troppo accessori. Se aggiungiamo pure che per mantenere la fedeltà alla storia originale molte tecniche speciali possono essere apprese e potenziate solo in fasi avanzate della trama, ecco un’altra problema. Quando tale personaggio le può apprendere realmente nel corso della storia, ecco che anche lo sblocco delle stesse e l’intero skill tree diventa fin troppo “guidato” e lascia poca libertà di scelta.

Il combattimento è l’anima della crescita

Il discorso sulla poca incidenza dei potenziamenti tramite attività secondarie si estende poi anche al sistema delle Comunità. Esse sono delle bacheche in cui vanno posizionati gli Emblemi Anima, delle medaglie relative ad ogni personaggio, che si sbloccano principalmente eseguendo missioni secondarie relative al tal personaggio. Queste hanno statistiche e bonus diversi che si adattano più ad alcune bacheche piuttosto che ad altre. Ogni bacheca fornisce dei bonus passivi che aiutano in vari ambiti: la Comunità dei guerrieri Z applica bonus all’attacco e alla difesa, la Comunità della Cucina migliora gli effetti dei cibi preparati e così via.

Questo sistema appare piuttosto macchinoso e complesso, almeno all’inizio; avanzando nel gioco si riesce a comprenderne meglio il funzionamento, ma come già detto anche questi piccoli bonus passivi contano davvero poco ai fini della progressione del personaggio. È sicuramente un peccato, perchè i ragazzi di CyberConnect2 avrebbero potuto bilanciare meglio l’esperienza per rendere tutte le attività secondarie più importanti per la progressione; così com’è, possono venire a noia troppo presto ed essere poi evitate senza colpo ferire.

Altro punto dolente sono le missioni secondarie: se le principali, complice la storia ormai leggendaria, brillano per scrittura e realizzazione, le secondarie invece risultano frutto di un lavoro piuttosto pigro; senza cut-scene particolari, senza nemmeno il doppiaggio in molti casi, e con un’esecuzione piuttosto banale che le rende a conti fatti delle fetch-quest. Si tratta nella maggior parte dei casi di andare da un punto A ad un punto B, trovare qualche oggetto o sconfiggere un paio di nemici e tornare al punto A a riscuotere la ricompensa. L’unico punto a favore di tali incarichi è l’utilizzo di personaggi cari ai fan storici che potrebbero in ogni caso trovare piacevole avere a che fare con “vecchi amici”. E poi, perché no, scoprire magari qualche dettaglio inedito su di loro, mai raccontato prima.

In linea di massima, il sistema “ruolistico” del titolo avrebbe del potenziale, ma non viene sfruttato a dovere da una resa “sul campo” non all’altezza delle aspettative; dispiace anche non poter intervenire in prima persona sulle statistiche vere e proprie dei personaggi quali forza, resistenza ecc. in quanto gli aumenti di livello sono automatici per tutti i personaggi, sia principali che di supporto.

Un altro elemento molto importante (che farà letteralmente impazzire i fan della serie) è l’Enciclopedia Z, un enorme compendio di informazioni su personaggi, luoghi, situazioni e storie del mondo creato da Akira Toriyama. Le varie voci presenti nell’Enciclopedia Z si sbloccheranno mano a mano che si procederà nell’avventura, quando si raccoglieranno collezionabili sparsi per tutto il mondo e si interagirà con i personaggi presenti nell’opera tra missioni principali e secondarie.

Percepire l’aura del Mondo

Veniamo infine al comparto tecnico. Anche in questo caso, Dragon Ball Z: Kakarot mostra una doppia anima: graficamente l’utilizzo del versatile Unreal Engine è tutto sommato buono, a brillare sono soprattutto i personaggi principali e le loro animazioni, fedelissimi allo stile visivo del manga. Una vera menzione d’onore va alle cut-scenes, ricostruite col motore di gioco, che sono davvero sensazionali, addirittura molte ricostruite con una fedeltà 1:1 rispetto all’anime. Per di più, con tanto di effetti video e musiche originali, così da creare qualcosa di davvero meraviglioso, un risultato ai limiti dell’incredibile che denota il profondo amore degli sviluppatori per l’opera.

Volare in giro per questi luoghi iconici ha sempre il suo fascino

Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla ricostruzione degli ambienti e dei personaggi secondari: finchè si è in volo a quote medio-alte, il colpo d’occhio generale resta notevole, intendiamoci; è quando si scende a terra o si entra nei vari villaggi e città che si nota una cura altalenante dei dettagli, con texture slavate e di bassa qualità, una mole poligonale decisamente ridotta nei modelli e animazioni piuttosto legnose da parte degli NPC più generici. Questo crea un deciso contrasto tra la quasi perfezione del personaggio controllato dal giocatore e l’ambientazione. Ok, di fronte alla mole contenutistica generale e alla grandezza del mondo di gioco si può anche chiudere un occhio, ma un briciolo di cura in più per i dettagli avrebbe fatto piacere.

Dal punto di vista sonoro la situazione è decisamente migliore: l’utilizzo di molte musiche originali dell’anime, unito agli effetti sonori per le tecniche di combattimento, le schivate ed il volo, riesce ad immergere completamente il giocatore nel vero mondo di Dragon Ball. Combattere sentendo questi suoni tanto familiari, volare per il mondo al suono di musiche ormai iconiche (anche quelle nuove create per l’occasione si amalgamano bene con le classiche) aiuta davvero tanto nell’immersione. Per quanto riguarda il doppiaggio, come quasi sempre accade nei giochi di DBZ è possibile selezionare le voci in inglese e in giapponese; dopo aver testato entrambi i doppiaggi, non c’è dubbio che il doppiaggio giapponese sia nettamente superiore, nonostante alcune controparti inglesi non siano affatto male.

Per quanto riguarda infine le performance, il gioco è stato testato su Xbox One X ed il framerate si mantiene stabile sui 30 fotogrammi al secondo praticamente ovunque; la risoluzione raggiunge i 4K upscalati e gli unici lievi rallentamenti si avvertono in occasione del’inizio degli scontri casuali in giro per le mappe. Questi ultimi sono dovuti senz’altro a qualche micro-caricamento necessario al passaggio istantaneo dall’esplorazione al combattimento. Il gioco è disponibile anche per PlayStation 4 e PC.

Il Super Saiyan della leggenda

Cominciando a tirare le somme, possiamo dire che questo Dragon Ball Z: Kakarot sia senza dubbio un prodotto di qualità, superiore alla media generale dei giochi su licenza del famoso manga. Indubbimente è equiparabile all’ottimo Dragon Ball FighterZ in quanto a sforzo produttivo, ma comunque è ancora lontano dall’essere un capolavoro. Alcune scelte sul fronte delle meccaniche di gioco risultano poco coraggiose e meno incisive di quanto avrebbero dovuto, la difficoltà resta bilanciata verso il basso ma questo non è sempre un male.

C’è però da dire una cosa: rispetto a molti prodotti dello stesso genere, anche questo gioco come i suoi congeneri vive di fan-service, ma in questo caso è un fan-service di qualità. DBZ è fatto col cuore e non solo per riempire il portafoglio con il minimo sforzo, a testimoniarlo anche (e soprattutto) la collaborazione dell’autore originale, che ha lavorato fianco a fianco con il team di CyberConnect2. Con tutta probabilità, infatti, questo è il miglior gioco su Dragon Ball mai creato, quello che si avvicina di più a ciò che sognano da anni i fan più accaniti, che non rimarranno certamente delusi.

Anche chi si vuole avvicinare con sana curiosità al mondo creato da Akira Toriyama può trovare un titolo che può aiutare a far appassionare nuove schiere di fan. Chi invece non ha mai digerito l’universo di Goku e compagni, difficilmente cambierà idea giocando a Kakarot, a loro consigliamo di dirottare l’interesse altrove.

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