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Pillars of Eternity 2 Deadfire – recensione della versione console

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Grafica
8
Sonoro
8.5
Gameplay
7.5
Longevità
8.5
Pillars of Eternity 2 Deadfire si conferma su console un discreto sequel, un ottimo GDR che per via di alcune scelte in fase di progettazione non riesce a brillare come il suo predecessore, pur restando un prodotto ampiamente sopra la media, vicino all'eccellenza. La Ultimate Edition porta finalmente il titolo su console, sacrificando qualcosa nella giocabilità per via dell'utilizzo del pad ma garantendo la stessa qualità. Peccato per l'ottimizzazione non eccelsa, che dimezza il framerate rispetto al primo capitolo e offre caricamenti davvero troppo lunghi.

A circa un anno e mezzo dalla release su PC il titolo Obsidian giunge su console, vediamo come se la cava.

Ad oltre un anno e mezzo dalla release per PC arriva finalmente su Playstation 4 ed Xbox One Pillars of Eternity 2 Deadfire, sequel di quel Pillars of Eternity che tanto successo riscosse tre anni prima nella community degli amanti dei GDR classici, gioco che insieme al primo Divinity Original Sin (e successivamente il suo sorprendente sequel) segnò il ritorno in grande stile di un genere quasi obnubilato dalle produzioni più marcatamente action delle ultime generazioni. Ma vediamo un po’ come se la cava questo sequel ad opera di Obsidian Entertainment nella sua Ultimate Edition per console, nella nostra recensione made in Nerdpool!

Il trailer di lancio del gioco

Il ritorno dell’Osservatore

Pillars of Eternity 2 Deadfire è a tutti gli effetti un sequel diretto del capitolo precedente, il che significa che chi non ha affrontato l’avventura precedente potrebbe trovarsi un po’ spaesato all’inizio.

Pillars of Eternity 2
Avremo certamente il nostro da fare durante l’avventura!

Infatti dopo la creazione del personaggio (ancor più accurata e profonda rispetto a quella già ottima del prequel) sarà richiesto al giocatore di rispondere ad alcune domande per “ricostruire” l’avventura precedente ed adattare la nuova campagna con righe di dialogo e situazioni in linea col trascorso del nostro alter-ego.

Ovviamente chi non avesse giocato Pillars of Eternity potrà contare su alcuni background predefiniti o comunque rispondere alle domande nel modo più adatto al proprio stile di gioco di ruolo. In quanto sequel diretto in Pillars of Eternity 2 riprenderemo il ruolo dell’Osservatore, reggente di Caed Nua che si ritrova suo malgrado di nuovo ad avere a che fare con le Divinità.

Accade infatti che il dio della luce Eothas, prendendo il controllo di una gigantesca statua di Adra, semina morte e distruzione emergendo dalle profondità della terra, distruggendo la stessa Caed Nua e catturando le anime stesse di chiunque si pari davanti al suo cammino.

Lo stesso fato capita, in parte, anche al nostro caro Osservatore, il quale ritrovandosi nel Mondo di Mezzo viene ricevuto dal dio della morte Berath, il quale offre una possibilità al nostro eroe per evitare la Ruota e quindi la reincarnazione. Ci verrà offerto di diventare un emissario di Berath stesso, riottenendo il nostro corpo e la nostra vita, in cambio dovremo dare la caccia a Eothas, che nel frattempo si sta facendo strada attraverso l’arcipelago di Mortafiamma.

Un nuovo inizio

Parte così la nostra avventura in Pillars of Eternity 2 Deadfire. Accettando l’offerta di Berath (è possibile anche rifiutarla come in ogni buon gioco di ruolo che si rispetti, ma così facendo entreremo nella Ruota e il gioco giungerà immediatamente ai titoli di coda) ci ritroveremo a bordo della nostra nave, la Sprezzante, e ritroveremo alcuni personaggi conosciuti che fanno parte del nostro equipaggio.

Pillars of Eternity 2
La cura per le ambientazioni di gioco è sempre molto elevata

A seguito di un naufragio che avverrà di lì a poco ci troveremo poi sulla spiaggia di una delle isole dell’arcipelago di Mortafiamma, regione vastissima che sarà teatro della nostra intera avventura. Svolte le prime missioni e riparata la nave saremo ben presto in grado di salpare e muoverci in direzione delle varie ed estremamente diversificate isole che compongono l’arcipelago.

E qui la prima vera innovazione del titolo, che rimane comunque nella struttura ludica sostanzialmente identico al precedente, salvo appunto l’introduzione della navigazione e conseguenti battaglie navali, svolte per lo più grazie a menu testuali in cui dovremo decidere le mosse da attuare per distruggere la nave nemica o avvicinarci il più possibile per effettuare un arrembaggio e passare così al classico combattimento per conquistare il vascello avversario.

Il combattimento vero e proprio è pressochè lo stesso del primo Pillars, in tempo reale con pausa tattica come da tradizione, ma in questo secondo capitolo è presente una nuova modalità: all’inizio della partita è possibile selezionare la modalità a turni, che tramuta cioè i tempi di recupero delle azioni di ogni personaggio in iniziativa, così da stilare un ordine per i vari turni in cui il giocatore sarà chiamato a decidere una sola azione da far eseguire ad ogni personaggio controllato.

Un’avventura troppo frammentata

Pillars of Eternity 2 Deadfire è senza dubbio un GDR denso di contenuti, vasto e ambizioso. Dopo l’enorme qualità e il successo più che meritato del primo capitolo era lecito aspettarsi ciò da Obsidian, purtroppo alcune scelte di game design ci sono parse forse un po’ azzardate e non troppo a fuoco con l’opera.

Un esempio della caratterizzazione di una delle numerosissime civiltà che incontreremo

In primis l’idea di ambientare il gioco in un intero arcipelago composto da un sacco di isole diverse, ognuna fortemente caratterizzata nell’ambientazione e nella popolazione che la abita, ha fatto sì che si perdesse quella sensazione di coesione dell’intera campagna che invece il primo capitolo sapeva mantenere sapientemente.

In questo modo narrativamente si rischia di perdere il focus della trama principale, che risulta troppo diluito e frammentato dalla scelta di rendere isole così varie e diverse, completamente slegate l’una dall’altra. Aggiuncendoci poi le numerosissime missioni e attività secondarie che si distaccano ulteriormente dalla main quest il rischio di “perdersi” è alto.

Il gioco offre comunque momenti memorabili ed epici al punto giusto, la scrittura di Obsidian non si mette assolutamente in dubbio, ma la scelta di innovare così tanto l’impostazione generale forse non ha pagato quanto avrebbe dovuto, proseguire sulla strada tracciata dal primo Pillars of Eternity sarebbe forse stata una scelta migliore.

Anche la novità delle battaglie navali non può dirsi azzeccata al 100%, queste ultime infatti dopo qualche ora vengono facilmente a noia, e le si continua a fare solamente perchè indispensabili a reperire viveri e a mantenere alto il morale dell’equipaggio. In definitiva il gioco è un ottimo GDR dalla scrittura decisamente sopra la media, ma resta un gradino sotto al suo illustre predecessore, tutt’ora uno dei punti più alti mai toccati dal genere.

Un GDR a misura di pad

Veniamo ora ad analizzare la qualità del porting su console, vero punto cruciale di un’operazione come questa. Come saprete portare su console titoli del calibro di Pillars of Eternity 2 Deadfire è sempre una sfida, dovendo adattare il sistema di controllo, inizialmente concepito per mouse e tastiera, all’utilizzo tramite gamepad, dotato di parecchi tasti e funzionalità in meno.

Pillars of Eternity 2
Meravigliose architetture medievali sorgono tra le foreste delle isole che esploreremo

Sostanzialmente siamo di fronte allo stesso tipo di adattamento dei controlli visto per il primo capitolo, con solo i comandi basilari assegnati ai tasti frontali e alle leve analogiche, mentre i controlli avanzati relativi alla gestione del personaggio e quelli per la selezione degli attacchi, talenti e magie varie avvengono grazie a due menu radiali attivabili tenendo premuto rispettivamente il grilletto sinistro e quello destro.

Fermo restando che il sistema di controllo classico della versione PC è insuperabile dobbiamo dire che il lavoro fatto è più che buono, nei limiti del possibile rende ogni azione di gioco abbastanza gestibile seppur piuttosto macchinosa, ma meglio di così siamo certi che fosse impossibile fare. Questo sistema inoltre rende la schermata di gioco molto più pulita eliminando tutte le icone a schermo che solitamente permangono su PC per l’accesso rapido tramite mouse.

Un porting non perfetto

Dal punto di vista tecnico siamo purtroppo di fronte ad un lavoro sì buono ma che forse andava ottimizzato meglio. Pillars of Eternity 2 Deadfire utilizza una versione aggiornata e migliorata dell’Unity Engine che muoveva il prequel, ma questo si riflette anche sulle prestazioni del gioco su console: se il primo capitolo girava su PS4 e Xbox One a 60 frame al secondo in Deadfire il framerate è fermo a 30 fps, a fronte di un miglioramento grafico nemmeno così elevato.

A risentirne sono anche i caricamenti, davvero eccessivamente lunghi. Abbiamo testato il gioco su Playstation 4 Pro e i caricamenti spesso arrivavano anche a oltre 40 secondi, e se pensiamo che spesso ci troveremo a muoverci in aree piuttosto piccole da attraversare per poi trovarci di nuovo di fronte a caricamenti simili la cosa può cominciare a pesare. Inoltre il gioco ha una longevità elevatissima, occorreranno almeno 50 o 60 ore per finire solo la main quest, e non è un’ottima premessa in quest’ottica.

Il comparto audio è di ottima qualità, con musiche azzeccate e in linea col “mood” dell’avventura, e ottimi doppiaggi in lingua inglese presenti in gran parte delle linee di dialogo, tradotte piuttosto bene testualmente in italiano.

Tutto sommato il gioco è comunque godibile anche su console, l’utilizzo del controller risulta funzionale nei limiti del possibile e ci sentiamo di consigliarlo a tutti gli amanti del primo capitolo e dei GDR classici in generale che non dispongano di un PC in grado di farlo girare a dovere.

Grafica
8
Sonoro
8.5
Gameplay
7.5
Longevità
8.5
Pillars of Eternity 2 Deadfire si conferma su console un discreto sequel, un ottimo GDR che per via di alcune scelte in fase di progettazione non riesce a brillare come il suo predecessore, pur restando un prodotto ampiamente sopra la media, vicino all'eccellenza. La Ultimate Edition porta finalmente il titolo su console, sacrificando qualcosa nella giocabilità per via dell'utilizzo del pad ma garantendo la stessa qualità. Peccato per l'ottimizzazione non eccelsa, che dimezza il framerate rispetto al primo capitolo e offre caricamenti davvero troppo lunghi.

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