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Altered Carbon 2: recensione della seconda stagione della serie Netflix; un emozionante viaggio tra fantascienza e filosofia [NO SPOILER]

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Altered Carbon 2, la seconda stagione della serie Netflix tratta dai libri di Richard K. Morgan, è stata rilasciata sulla famosa piattaforma streaming il 27 febbraio 2020; cercheremo qui di darne una recensione senza spoiler, in particolare per quanto riguarda la trama.

Una premessa

Non so se Altered Carbon 2 avrà lo stesso successo della prima stagione. Personalmente ho fatto un binge-watching ed il 28 febbraio ne avevo finito la visione; pochi altri giorni son passati dal rilascio della serie per cui il riscontro reale si vedrà con il tempo e personalmente, volutamente, non ho letto recensione alcuna.

Quello che ci terrei qui a (tentare di) fare è la summa di quanto questa seconda stagione mi abbia lasciato in termini tematici ed emotivi senza aver alcuna influenza esterna. Da spunti a caldo a riflessioni più a freddo cercherò di dare una panoramica del perchè questa serie Netflix, da una parte ancor più in questi ultimi otto episodi, riesca ad esprimersi al meglio, a rivelarsi completamente, a togliersi maschere che forse potevano esser però accattivanti per i più.

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Non penso infatti che Altered Carbon 2 sia realmente una stagione per tutti. Son anche inoltre conscia che lo stato d’animo, il punto della vita e la sensibilità anche più filosofica dello spettatore che si mette a guardarla influiscano molto sulla percezione stessa della serie. Si tratta di un prodotto che può sin quasi risultare di nicchia nonostante la componente sci-fi, l’azione generale e tanto altro, in misura tra l’altro minore rispetto alla prima stagione.

Son quasi sicura (ma sarei lieta di sbagliarmi) che infatti in molti che avranno apprezzato Altered Carbon 1 rimarrano delusi da questo proseguo, che forse in molti si approcceranno a guardare anche solo per la presenza di Anthony Mackie, la cui popolarità si è indubbiamente elevata anche per il ruolo da lui ricoperto all’interno del MCU.
Inoltre molti altri avranno letto i libri da cui questa serie Netflix è tratta. Devo qui sempre premettere che non è il mio caso (anche se, ugualmente, cerco sempre di separare ogni libro dalle sue trasposizioni, almeno ad una prima visione, per meglio godere il prodotto in sè).

Un tripudio di riferimenti

Sin dalle prime scene son tanti i riferimenti al mondo sci-fi noto che si colgono; diversi i grandi film che Altered Carbon 2 sembra quasi volutamente omaggiare ma anche serie tv.
Nonostante sicuramente alcuni clichè il tutto si incastra perfettamente e non ci troviamo davanti una “banale o brutta copia di”.

Matrix. Non può, per diversi motivi, non essere questo il primo accostamento, un film che già ai tempi rivoluzionò certi concetti ed espanse letteralmente le menti. Rimanendo in tema, con il proseguire della seconda stagione di questo show Netflix, son anche altri prodotti delle sorelle Wachowski a venire in mente: sto parlando di Cloud Atlas e della serie tv Sense 8.
Le tematiche che vengono qui riprese son tante, davvero tante. Forse anche per questo mi considero comunque di parte in questa recensione.
Blade Runner, Il quinto elemento, azzarderei anche Star Wars (per non far spoiler lascio allo spettatore capire il perchè di questo forse sacrilego per alcuni paragone).

Con Altered Carbon viaggiamo all’interno del filone fantascientifico in toto.

In particolare, in questa seconda stagione non ci sono scontri tra navi come in tanti altri prodotti sci-fi o avventure alla scoperta di nuovi mondi. Non abbiamo davanti un Dark Matter, un The Expanse, un Lost in Space; forse forse ci avviciniamo qui più a un Travelers a dir il vero, anche a un 3%, a Fringe. Ovviamente anche Black Mirror… a Westworld! Più rifletto più trovo nomi forse ancor più calzanti di serie tv con diversi e importanti elementi simili a questo show Netflix.

Fantascienza e filosofia: infiniti cerchi di possibilità

La fisica in Altered Carbon è discutibile e tutto si erge a un piano filosofico che rende, si diceva già verso l’inizio di questa recensione, il tutto molto più un prodotto fantascientifico in stile Wachowski.

Fluidi, radici, flussi vitali, sacche, criogenesi, tecnologia avanzata, combattimenti “in aria”, a rallentatore, mantelli, importanza dell’intelligenza artificiale e aliena, connessioni mentali e confini. Tutto suona familiare.

I misteri sono diversi ed in realtà in Altered Carbon 2 la storia fa come continui cerchi su stessa, in un infinito ben rappresentato dal simbolo che compare anche nell’intro. Ci ritroviamo a ripartire dal vero inizio per cui quasi la prima stagione sembra un preludio. La seconda è il vero fulcro e tutto si ricollega sapientemente.

Tanti gli spunti di riflessione dalle tematiche trattate, tante le possibilità che questa serie poteva e può ancora dare.
Vita, morte, tempo, amore. Tante cose vengono esaminate in maniera non banale attraverso comunque una bella trama generale il cui carattere fantascientifico è quello che permette proprio lo spaziare attraverso una gamma notevole di soggetti e oggetti.

Di seguito ecco alcune cose che questa stagione, più ancora che la prima, a mio parere fa fuoriuscire ed esalta.

Storia e memoria

Il potere dei libri, della memoria, della storia, del tramandare. La “ricostruzione” in ogni accezione del termine. Altered Carbon 2 è molto anche questo.

La memoria non è solo quella che risiede nella mente ma anche quella del corpo. La coscienza, la percezione va al di là del corporeo eppure spesso parte proprio da quella dimensione. Per quanto nella serie, è noto, ci siano pluralità di corpi resi a semplici “custodi”, il concetto viene ora espanso.

Il libro, la carta, la penna. In un’epoca così tecnologicamente avanzata paradossalmente sembra non esserci mezzo più sicuro dell’antico cartaceo. Con parallelismi terribilmenti umani in Altered Carbon abbiamo tristi echi di malattie quali l’Alzheimer, di qualcosa che forse è più temuto della morte.

L’importanza del ricordo è prioritaria per la coscienza del singolo ma anche della collettività, per costruire e ricostruire, per non smettere di essere. Si preferisce infatti morire piuttosto che non ricordare, piuttosto che perdere parti di sè.

Tutto questo si inserisce in un contesto dove realtà e finzione coesistono e ciò che sembra non è ciò che è o, per dirla meglio, che si è.

Si vive, ci si relaziona, si cambia, ci si evolve continuamente. E si muore. Il ricordo invece trascende.

L’umanità tra limite mentale e confine corporeo

Cosa significa essere vivi? Cosa significa essere “umani”? Forse meno tempo ci è concesso più lo apprezziamo, meno va sprecato.

Il concetto di umanità viene portato alla luce anche attraverso l’importanza delle piccole cose; queste e l’importanza dei legami è ciò che appunto ci rende unici e rende la vita stessa unica. Un essere inanimato quando lo è realmente? Che sia in questa serie un essere umano o meno. La questione AI e quella su altre forme di vita vengono riprese direttamente dalla prima stagione e messe in relazione con le diverse tematiche.

Con l’umanità riaffora però anche il concetto di limite, sia del corpo quanto della mente.
Ci sono tanti confini inesplorati, una tecnologia che a volte più avanti ci porta più mostra appunto i suoi limiti. Se in Altered Carbon siamo catapultati nel futuro, certe cose hanno in realtà una valenza anche applicate al mondo moderno.

Non si ha qui un Dio (inteso non solo come essere metafisico), nemmeno i Mat lo sono. Tutti hanno debolezze.
Eppure c’è molto di religioso o, per dir meglio, spirituale in ciò che ci viene mostrato. Quale è il significato del perdono? Chi decide per la vita dell’altro?
Ai propri peccati bisogna far ammenda da soli perchè siamo noi a doverci convivere, noi siamo il nostro stesso lascito. Questo è uno dei messaggi principali che sicuramente questa seconda stagione lascia.

Il singolo, si ribadisce, è importante e unico. Nel momento in cui entra in relazione con l’altro e con se stesso si modifica in un continuo divenire. Figuriamoci quando a mescolarsi sono diverse coscienze. Oltretutto, a dir il vero, la questione del riutilizzo dei corpo, del concetto di clonazione stesso, permette anche a questa serie Netflix di riesumare diversi attori. Questo talvolta lascia un sorriso ma pone ulteriori domande e spunti di riflessione.

Il tempo: una vita di domande, di occasioni e di amore

“Come sarebbe stato se…?” A questa fatidica domanda alla Sliding Doors ed anche alla Butterfly Effect questa stagione dà risposte parziali; in generale la questione viene portata alla luce, in una maniera a mio parere ottima.

Tutti compiamo delle scelte. Ed ognuna può portare a un nuovo inizio. Un solo cambiamento avrebbe portato a due vite diverse? Cosa direste al vostro io del passato? E quello del passato cosa direbbe a quello del futuro?

Trent’anni sono ben poco rispetto all’infinito eppure a volte possono essere tutto: questione di prospettive. Alcuni cambiamenti avvengono in tempi lunghi, per altri basta un secondo. Nell’immortalità il concetto di tempo però si perde, così come l’importanza di certe cose.
La mortalità è forse quello che ci fa apprezzare la vita? Sin dalla prima stagione e dalla ribellione di Quellcrist Falconer sappiamo come “la pila” non sia una cosa così semplice, eterna e nemmeno immutabile. Ogni cosa diventa un’arma a doppio taglio. Ogni cosa ha riscontri positivi e negativi. Vivere per sempre è giusto? Auspicabile? Il concetto viene ripreso sempre più in questa seconda stagione della serie.

Come avviene spesso in un film o in una serie tv non può mancare il tema dell’amore anche qui in Altered Carbon. Che sia platonico, che sia amicale in generale, di una madre verso il figlio, di un padre verso la figlia, che sia carnale. Il potere dell’amore che va oltre la morte, oltre il corpo, oltre la custodia. Un amore che attraversa il tempo e un amore per cui si farebbe di tutto. Ci son tante sfacettature e non c’è solo una grande storia principale. Ci son esseri umani che sicuramente non provano amore reale così come ne possono provare solo alcuni tipi. Non vi è però qualcosa che valga più dell’altro. L’amore è amore.
Quello che però è sicuro è che qui è fonte di grande forza e umanità e vive comunque nel ricordo.

Attori, personaggi e comparto tecnico

Non una sola chiave di letturà né di critica o giudizio. Non ci sono verità assolute ma tante domande più che risposte. Il tutto veicolato comunque da protagonisti che hanno un certo spessore.

Da persona che si è appassionata molto al Takeshi Kovacs della scorsa stagione, agli intrecci di trama e all’alchimia, all’evoluzione del rapporto col magnifico personaggio quale è stato il Detective Ortega, qui mi son sentita di abbandonare il concetto di trama per comprendere ciò che davvero è importante, a mio parere, in questa serie. Per quanto certe storyline siano state più intriganti, spiazzanti, ricche di colpi di scena nella prima stagione, Altered Carbon 2 è un racconto della vita, fuori e dentro il tempo.

Ammetto anche che mi ci sono voluti diversi episodi per iniziare ad apprezzare Anthony Mackie ed il suo Kovacs. Il tutto viene lentamente svelato, una piacevole scoperta potrei affermare. Tutti i cambiamenti vengono rivelati e spiegati, di lui ma non solo.
Anche i nuovi personaggi sono convincenti, non superflui, non messi lì a caso ma finalizzanti alla comprensione e alle tematiche di cui sopra.

Una nota negativa semmai è per me il non aver avuto un’approfondimento su altre storyline, con attori (che personalmente adoro) usati davvero solo per poche scene. Sicuramente alcune cose son state trattate in maniera sbrigativa ma comunque non eccessivamente. Queste avrebbero però potuto dare un valore aggiuntivo a questa Altered Carbon 2 ed alla serie in generale.

Fotografia, effetti speciali, determinate scelte registiche, trucco, costumi: tutto a mio parere è funzionale. Il livello base è dunque ben più che accettabile. Certe inquadrature, come accennavo a inizio recensione, sembrano quasi un omaggio a certi film; i colori anche son quelli a cui già la prima stagione ci ha abituati, a resa di un ambiente sempre più costruito ma reale contro la vivacità del fittizio.
A caratterizzare in un primo momento i vari personaggi son sicuramente anche proprio le scelte di determinati costumi e capigliature ma, per ritornare ai discorsi fino ad ora espressi, non è la “sleeve” a determinarlo in maniera assoluta.

In generale non mi sento di analizzare più approfonditamente tutto il comparto tecnico perchè quasi ogni cosa è al servizio di una sceneggiatura particolare, a volte lacunosa ma dietro i cui dialoghi (e non solo) si nasconde la vera potenzialità, la vera bellezza di Altered Carbon 2.

Per me in una serie come questa, lasciarsi andare a quella razionalità che porta all’analisi tecnica ne inficia la visione stessa. Godersi ogni momento ed ogni possibile riflessione, al di là anche della trama forse, è quello che io auguro ad ogni spettatore.

Una fine o un nuovo inizio?

Netflix rinnoverà Altered Carbon per una terza stagione?
Anche senza calcolare dopo pochi giorni dal rilascio della seconda, quanto questa sia stata effettivamente vista e sia piaciuta, un proseguo generale della serie non è di certo utopia.
Per questa stagione si è aspettato molto in realtà, un’attesa durata due anni pieni, quasi il doppio di ciò che viene riservato ad una serie solitamente.

Tra i tanti amanti del sci-fi ed una base cartacea da cui attingere le premesse per una continuazione ci sono. Anche la qualità è a mio parere alta, specie se confrontata con altri prodotti sia del genere sia rinnovati da Netflix. La storia potrebbe benissimo continuare per tanti altri episodi. O potrebbe anche tutto finire così. Se così fosse per me, devo ammetterlo, sarà un epilogo ugualmente bello e coerente.

Non mi addentro ulteriormente per non fare spoiler, in particolare sul finale dove comunque, questo mi sento di poterlo dire, i ritmi son stati davvero serrati e non in senso negativo.

Le situazioni, anche nella vita reale, cambiano a volte molto spesso, drasticamente ed inaspettatamente. Così succede anche qui.
Ecco, non preoccupatevi dunque di non aver colpi di scena anche in questa seconda stagione o, più in generale, di annoiarvi.
Seppure, è bene ribadirlo, certe storyline non sono al livello della prima stagione ma neppure dovrebbero. Non è quello l’importante.

Nella banalità, mi sento di dire: “the show must go on”.

Conclusioni

Il mio consiglio, per chi legge questa mia recensione e non si è ancora approcciato alla seconda stagione di questo show Netflix, è proprio quello di guardarla immergendosi non solo nella trama. Ogni episodio rilascia spunti solo in parte da me qui evidenziati (o meglio, che ho cercato di esplorare).

Le possibilità, per un prodotto mediatico seriale ancor di più, dovute a certe tematiche, son di base tantissime. In Altered Carbon nulla è lasciato comunque al caso, le puntate si susseguono espandendo ogni cosa. Con un solo caso, a mio parere, di calo, poco dopo la metà di questa seconda stagione, in realtà tutto è un continuo progredire su una tratta circolare, tutto è connesso e sempre sarà perchè certe cose trascendono persino la serie stessa. Il, anzi “i” messaggi rilasciati da questo show Netflix son molteplici.
Non vi è giusto o sbagliato, ci tengo a ribadire, qui ci sono solo tante domande e riflessioni appunto da cogliere, per chi però è predisposto, per disparati motivi, a farlo.

Se nella prima stagione uno doveva entrare in quel mondo, capirne i funzionamenti, scovare cosa era successo quasi come investigatori passivi, qui questo diventa superfluo. Scopriamo nuove cose anche in Altered Carbon 2: sicuramente proviamo comunque a comprendere dove e come le vicende vogliano andare a risolversi. Al di là di ciò il lasciarsi andare all’umanità più pura è la vera gioia che questa stagione (ed in generale l’intera serie) possa dare.

Oltretutto alla fine con la seconda ripercorri anche tutta la prima stagione; si finisce per apprezzare anche quest’ultima di più perché ne esce fuori il vero valore, quello che poi è il legame, la costante di questi nuovi otto episodi.

Non una semplice trama da gustare, non intrecci di storie e personaggi. Nel pensiero di chi certe cose le cerca e le ricerca, di chi soffre e chi spera, di chi indaga e confuta tutto, di chi sa di non aver certezze ma cerca di non soccombere trovando un’accettazione. Si tratta di una stagione fatta di ricostruzioni, di riparazioni infatti in realtà, nonostante l’evidente drammaticità. È un continuo trovare e ritrovare, ritrovarsi con se stessi prima di tutto per accedere al mondo.

La mia valutazione più soggettiva, dovuta a quello che più genuinamente Altered Carbon 2 mi ha dato, anche rispetto alla prima stagione, sarebbe di un 8 e mezzo abbondante, in una solita scala da 1 a 10 s’intende. Tenendo però conto di qualche calo e di diverse cose che potevano sicuramente essere più approfondite mi trattengo: voto 8 con un grazie annesso.

Il grazie è anche verso certe persone che davvero della filosofia (e della sua storia) ne fanno il pane quotidiano. Senza loro (a cui comunque chiedo anche scusa per aver trattato argomenti così importanti in maniera così raffazzonata e superficiale) infatti questa recensione così come alla fine è risultata non sarebbe esistita.

Voi cosa ne pensate di Altered Carbon 2 e di Anthony Mackie come Kovacs? In generale questa serie Netflix vi ha conquistati? Avete preferito la prima stagione? Fatecelo sapere!
Continueremo ad aggiornarvi a riguardo.

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