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Upload: recensione no spoiler della prima stagione della nuova serie sci-fi originale Amazon; tu cosa sceglieresti dopo la morte?

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“Live your best digital afterlive”. Questo è lo slogan di Upload, la nuova serie sci-fi originale Amazon disponibile sul servizio streaming Amazon Prime Video dall’1 maggio 2020. Cercherò qui di fare una recensione no spoiler di questa prima stagione.

“Vivi il tuo miglior Aldilà digitale”, questa la traduzione dello slogan già citato. Ma tu cosa sceglieresti?
Se avessi la possibilità di morire alla “vecchia maniera” o poter diventare un “upload”, caricato in un mondo virtuale, avendo la certezza di poter rivedere almeno i tuoi cari ancora in vita cosa faresti? Questa domanda viene subito letteralmente posta.

Per chi segue serie di ben più alta caratura oggettiva come Westworld, Altered Carbon e via discorrendo, la questione (così come le altre che ritroviamo nel corso di questa prima stagione) non è certamente nuova. Son concetti filosofici che spesso (e fortunatamente, per quanto mi riguarda) il mondo delle serie tv sci-fi porta in rilievo.
Però Upload, questa nuova serie Amazon, riesce ad aver un buon mix di varie componenti che rendono questo titolo sicuramente molto più accessibile e gradevole ad ampio raggio.

Anche se ci troviamo ovviamente in un mondo futuristico e con attrezzature all’avanguardia, Upload non è una serie sci-fi e basta. Con ricordi che mi riportano anche a The Good Place (il paragone, a primo impatto, difficilmente potrebbe non avvenire), Amazon porta un titolo con una buona componente comedy e, a dire il vero, anche il cast, così selezionato, ben si presta a questa scelta. Abbiamo infatti diversi nomi che, specialmente negli USA s’intende, son conosciuti per performance comiche appunto, stand up e non solo. Attraverso dunque anche personaggi secondari, i toni vengono smorzati e la risata talvolta assicurata.

Upload ha inoltre dietro, è bene evidenziarlo, Greg Daniels, importante e prolifico produttore, scrittore e direttore. Forse in molti non si ricorderanno il suo nome ma di certo riconoscerete almeno uno dei suoi prodotti. The Office, Saturday Night Live, The Simpsons, Parks and Recreation. Daniels ha fatto della comicità, della satira in particolare, il suo punto di forza.

Questo elemento pervade in particolare il mondo virtuale. Si tratta lo stesso di una serie semplicemente comica? Assolutamente no. La componente drammatica, “dark”, è presente a mio parere forse anche di più, sia per le tematiche trattate sia perché legata anche a del thriller e ad una denuncia sociale che spiazza. Il dio denaro è letteralmente ovunque. Non vi svelerò i dettagli ma proprio questo è ciò che ha portato la sottoscritta a fare un vero e proprio binge-watch della serie, risultata meno banale di quanto potessi intuire dal trailer che, comunque, catturò la mia attenzione al suo rilascio.

Ne ero rimasta infatti incuriosità perché la serie sembrava trattare di una reinterpretazione del concetto di “aldilà” con della evidente comicità intrinseca. Nel trailer mostravano un ragazzo (interpretato da Robbie Amell) che, prossimo ad una prematura morte, sceglieva di farsi “uploadare” in questo oltrevita virtuale, ricco di confort.

Un altro motivo che mi ha fortunatamente, posso dirlo, convinto a guardare questa serie, riguarda il fatto che Amazon ultimamente mi aveva già colpita con un piccolo gioiello come Tales from the Loop (ne trovate qui la recensione, sempre no spoiler). Piano piano questo servizio streaming, seppur non in maniera copiosa come su Netflix (ma anche già Apple TV+ e via discorrendo), sta portando varietà e qualità.

A mio parere infatti ha fatto centro anche con Upload, seppur oggettivamente di tutt’altro livello sotto diversi punti di vista, lontana anche da altri prodotti già citati, sia dello stesso Daniels che non.

Questa serie originale Amazon, in questa prima stagione, è composta da soli 10 episodi. Ogni episodio, dato il trattamento comedy, dura sui venti minuti l’uno. Se volete un ulteriore motivo per guardarla, binge-watch o meno, questo, a mio parere, è sicuramente ottimo. Il formato, è assodato, funziona.

Nel corso delle varie puntate i ritmi son ben calibrati, così come i vari generi che la serie tocca. La narrazione non risulta mai pesante nonostante gli argomenti trattati e le eventuali lacrime vengono sempre portate presto via. Forse pure troppo. Tutto scorre come il flusso di dati che attraversa tutta la serie. Certo, di contro c’è che si passa da un elemento all’altro molto velocemente, non riuscendosi a godere i singoli elementi ma solo il tutto. Avrebbero potuto osare di più, aumentare il grottesco, approfondire certe tematiche, non banalizzare alcune storyline, decisamente prevedibili. Invece la scelta è ricaduta a volte troppo sulla quantità a discapito di qualità. Questo ha vanificato in parte le potenzialità delle idee alla base della serie.

In questa recensione, volendola mantenere anche no spoiler, della prima stagione di Upload non mi dilungherò più del solito nell’analisi della componente filosofica né lo farò in generale sulla denuncia sociale. Non posso però esimermi dal fare qualche piccola constatazione.

In un mondo di morti, oops, “upload“, il concetto di reale assume una nuova valenza. Anche il concetto di vivo-morto. Questa contrapposizione non è così netta come sembrerebbe e nemmeno questa scelta di un aldilà virtuale è, soldi a prescindere, così scontata. La fede, la religione, le credenze varie, influiscono anche in questo. Noi chi siamo? Cosa determina il nostro io? La nostra coscienza?

Se in un primo momento sembra quasi tutto così bello, spesso, come ogni cosa, ci troviamo poi di fronte i lati negativi, anche solo le “imperfezioni”. Imperfezioni che, però, rendono paradossalmente questa vita oltre la morte più simile a quella reale. Non manca anche il pensiero a rimorsi e rimpianti, a morti premature (e non di poco), a quanto uno possa non riuscire a fare in vita; anche il “per sempre”, di contro, può far paura, mettere angoscia.

Certo, possiamo fare tutte le elucubrazioni possibili che tanto rimane un prodotto di finzione e di fantascienza, ma quello a cui Upload porta, si ribadisce, anche con più leggerezza rispetto ad altri titoli come quelli che magari citavo a inizio di questa disanima, sono comunque concetti importanti, domande che probabilmente chiunque si è già posto nella sua più breve o lunga vita. Cosa c’è dopo la morte? Come potremo ricongiungerci con i nostri cari? A cosa porterà il progresso tecnologico anche nella vita reale? L’uomo verrà sostituito dalla macchina? Quali sono i costi, in denaro ma non solo, di certe scelte?

Nel momento in cui tecnologie immaginarie rendono possibile quello che è attualmente impossibile, ecco che la gamma di dinamiche a disposizione di una sceneggiatura (e non solo) si amplia a dismisura. E quelle viste in Upload funzionano sì, ma con riserva.

Con questa serie mi sono comunque trovata a ridere, a riflettere, a rimanere incollata allo schermo nei momenti di azione e per sapere cosa stesse succedendo in realtà.

Complice di questo anche dei protagonisti che vediamo spesso interagire, si è detto, con i diversi e spesso divertenti personaggi secondari, in situazioni certamente al di fuori dell’ordinario. Ecco, per quanto riguarda ancora il cast, ci tengo a dire che Robbie Amell è stato una rivelazione più del previsto. Nella sua forse semplicità ben rende il personaggio di Nathan.

Conclusioni

Quello che si ha davanti è uno show non troppo semplice né troppo banale ma nemmeno così complesso, perché tale non sembra voler essere. L’intento è chiaro: questa serie Amazon vuole essere meno di nicchia, rivolta un po’ a tutti, anche a chi non è avvezzo al genere, a coloro a cui piacciono anche le storie di amore e di amicizia, a chi cerca comicità, a chi predilige misteri da risolvere. Upload è volutamente un prodotto godibile, che intrattiene episodio dopo episodio. E lo fa anche, si è detto, attraverso le cose da scoprire e di diverso genere, oltre che domande e riflessioni filosofiche a profusione, spesso accennate (e da una parte è un peccato che siano solo tali) direttamente dalle parole dei personaggi.

Poteva essere sceneggiata meglio? Assolutamente sì. Poteva essere più profonda o più grottesca? Anche qui la risposta è un grande sì. Ci sono fenomenali prove attoriali? Non mi pare. Ma Upload, si vede, non ha la pretesa di essere un capolavoro. Personalmente ho comunque viaggiato in quei posti da casa, tra pensieri che ho approfondito in seconda istanza per mio diletto; ho banalmente immaginato certe tecnologie, ho riso e sorriso in diverse occasioni. Mi ha lasciato, nonostante tutto, il cuore leggero e la voglia di aver subito una seconda stagione per andare oltre quel finale.

Alla luce di questo per me la valutazione finale è ben più che positiva. Confidando in una seconda stagione che quasi di sicuro potrebbe esplorare ulteriormente quella componente di denuncia sociale di cui accennavo prima ed anche i vari personaggi, che acquistano già maggior spessore negli episodi finali, una banale sufficienza sarebbe troppo poco. La buona idea di base poi, non può essere trascurata anche se non gestita al meglio.

Voi avete già visto Upload? Cosa ne pensate di questa nuova serie originale Amazon? E dei vari titoli che Amazon Prime Video sta proponendo? Fatecelo sapere!
Continueremo ad aggiornarvi a riguardo.

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