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Someday You’ll Return: una recensione ai confini della realtà

Someday You'll Return è un titolo che consigliamo se state cercando un mystery a tinte horror particolare, con delle meccaniche di gameplay diverse dal solito e una storia con rivelazioni inaspettate. La trama riuscirà a colpirvi, mantenendo la voglia di scoprire la vita di Stela e che fine ha fatto, a costo di chiudere un occhio al comparto tecnico e sonoro del titolo.

Someday You'll Return è un gioco che racchiude la speranza degli studi indipendendi di emergere, scopriamo se riesce nel suo intento

Someday You’ll Return rappresenta la linea di partenza del team CBE software, uno studio indipendente della Repubblica Ceca, che cerca di trovare la propria strada in questo mondo pieno di concorrenza. Difficilmente uno studio di piccole dimensioni riesce ad emergere a pieno, ha bisogno di realizzare una piccola perla che riesca a risplendere in mezzo al caos del mercato videoludico. Dopo una serie di titoli di poco successo, CBE software prova a trovare il suo spazio negli horror psicologici con Someday You’ll Return. Ci saranno riusciti? Scopriamolo insieme in questa recensione.

Una storia vicina a casa… per gli sviluppatori

Someday You’ll Return è ambientato, guarda caso, in Repubblica Ceca, vicino a Brno, e narra le vicende di Daniel, un padre di famiglia in cerca di sua figlia Stela, scomparsa in circostanze misteriose. Il padre è convinto che sia da qualche parte nella foresta della Moravia, un luogo affascinante ma anche oscuro, pieno di misteri celati in ogni angolo. La trama prosegue con questo incipit per parecchie ore, con Daniel che esplora luoghi già vissuti della foresta in passato, con la memoria che piano piano ricorda molte cose, alcune piacevoli e altre meno. La storia è un mix tra eventi reali e soprannaturali: Daniel dovrà affrontare allucinazioni spaventose, ottenendo un pezzo del puzzle per volta, per svelare dov’è sua figlia e cosa l’è successo.

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Una foresta affascinante, piena di misteri e cose da scoprire

Il titolo ha una narrazione coinvolgente, che ci porta una smodata curiosità per scoprire la verità dietro la sparizione di Stela; il vero problema è che la storia inizia ad ingranare parecchio più avanti, all’inizio si limita semplicemente ad una ricerca continua, senza grossi sviluppi. Solo dalla seconda metà del titolo, il ritmo aumenta e inizia ad uscir fuori la vera parte coinvolgente, e forse la durata elevata del titolo (15-20 ore di gioco) non ha aiutato, diluendolo in maniera eccessiva.

Conosciamo veramente nostra figlia? Durante il gioco troviamo pagine del suo diario, dove scopriamo la sua vita, i suoi pensieri, le sue parole, ma sopratutto, le sue emozioni. Da questo punto di vista, il gioco riesce molto bene a trasmettere le emozioni dei personaggi, e ad approfondire gli eventi della storia, sia il passato che il presente. Spesso i vari documenti o parti da leggere non sono cosi interessanti in un videogioco, ma in questo caso li hanno resi davvero coinvolgenti.

Someday You’ll Return non è un semplice investigativo, è molto altro, con tematiche davvero interessanti, in parte già viste, ma con qualche chicca inaspettata; gli argomenti trattati, dietro un’apparente storyline “stereotipata” vi faranno ragionare sulla morale di parecchie situazioni di vita.

Una foresta che ti incanta… per poco

Tralasciando la storia, sicuramente il punto forte del titolo, evitiamo qualsivoglia spoiler passando al comparto tecnico. Il titolo, a primo impatto, ci catapulta in una foresta ricca di vegetazione, che riesce a colpire positivamente i nostri occhi. Una delle cose più interessanti è che nel gioco ci sono edifici e monumenti reali, con un codice QR utilizzabile sul vostro cellulare, per vedere foto e info di quel dato posto; insomma, una vera e propria escursione nei boschi della Repubblica Ceca, se così possiamo definirla, che strizza l’occhio alla cultura, oltre che alla curiosità!

Fatte salve queste piccole chicche, però, il titolo perde un po’ di qualità analizzandolo nel dettaglio (tecnico). Infatti, si possono notare collisioni gestite male, animazioni facciali inesistenti, texture non sempre al massimo e alcuni modelli di gioco piuttosto grezzi. Nel complesso graficamente non è male, ma non fa urlare nemmeno al miracolo, risultando godibile se si chiude un occhio.

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Ogni luogo ha qualcosa da raccontarci

Il titolo è stato giocato su un PC di fascia alta, girando stabilmente a 90 FPS con tutti i settings al massimo. Pur spingendo il titolo al limite del suo potenziale, si notano sempre sbavature nel comparto grafico. Consideriamo ovviamente che il team dietro al gioco è parecchio piccolo, con poca manodopera alle spalle, ed è riuscito lo stesso a tirare fuori una buona resa grafica. Infatti, nel complesso, riesce a soddisfare, creando l’atmosfera giusta. Se lo si analizza nel dettaglio si trovano parecchie sbavature, le quali non sarebbero esistite con un team alle spalle di dimensioni maggiori.

La pacifica tranquillità dei boschi… forse fin troppo

Insieme al lato tecnico, anche il sonoro è passabile, ma non memorabile. Il titolo non ha musiche che rimangono in testa, molto spesso le nostre avventure saranno accompagnate dal silenzio totale del bosco, neanche i canti degli uccellini ci terranno abbastanza compagnia. Ogni tanto, in alcuni momenti importanti, viene inserito il brano adatto, riuscendo ad enfatizzare quella scena. Sono, però, davvero pochi questi momenti in cui si viene coinvolti nel modo giusto, e purtroppo dimenticherete facilmente la colonna sonora di questo titolo.

Anche per quanto riguarda gli effetti audio che dovrebbero spaventarci, come urla e rumori sconosciuti, risultano mal realizzati e riciclati. Sentiremo per quasi tutto il gioco lo stesso urlo femminile, utilizzato praticamente in ogni occasione per farci spaventare, andando quasi sul ridicolo. La varietà poi è davvero inesistente: riconoscendo subito determinati versi, viene a mancare del tutto la tensione. Il sonoro è una cosa molto importante nei giochi horror, molto spesso è l’elemento che riesce a colpire di più le nostre emozioni, insieme alla parte visiva. Trascurarlo in questa maniera, significa perdere più della metà del valore del titolo, ed è chiaramente un peccato.

Il doppiaggio in inglese è soddisfacente, non perfetto, ma comunque ha una buona resa nei dialoghi tra i vari personaggi. Daniel risulta parecchio convincente a mostrare le sue emozioni attraverso le parole, soprattutto la rabbia e la frustrazione. Anche qui però non è tutto perfetto, infatti alcuni toni di determinate frasi risultano fuori luogo, alcuni dialoghi sono stati doppiati solo una volta, e riutilizzati nella stessa maniera sia in momenti di tranquillità che di tensione.

Per fare un esempio: il protagonista, quando si rinfresca le mani nell’acqua, dice “refreshing” in maniera spensierata. Questo tono scanzonato rimane identico sia mentre svolgiamo l’azione in un momento tranquillo, sia quando siamo in una situazione di tensione. Non è proprio coerente come cosa, e sicuramente non aiuta ad immergersi nell’atmosfera, anzi, decontestualizza completamente il giocatore.

Non è una semplice passeggiata nei boschi

A differenza di tutti gli altri horror, Someday You’ll Return cerca di essere diverso, proponendo meccaniche di gameplay comunque davvero interessanti. Di base il titolo presenta un lato esplorativo, dove gireremo i boschi guidati dal GPS del telefono, a piacimento, ed un lato più puzzle, dove dovremo affrontare vari enigmi per proseguire determinate parti della storia. Il titolo per certi versi è molto similare a The Vanishing of Ethan Carter, dove l’atmosfera e la trama sono tutto; principalmente cammineremo in alcuni posti per poi attivare i dialoghi e proseguire con la trama, oppure risolvere qualche puzzle. Il gameplay, nella sua semplicità, riesce a tirare fuori trovate uniche che non si sono viste in altri giochi, come le arti erboristiche.

Se siete amanti della medicina e delle erbe, questo titolo ha un sistema di crafting davvero interessante. Per proseguire nell’avventura, alcuni ostacoli ci obbligheranno ad utilizzare delle “pozioni” create con fiori ed erbe che troviamo in giro. La vera particolarità è la cura nel realizzare la pozione, perché ogni erba può essere tagliata, schiacciata, cotta o tritata; da una determinata pianta, possono essere estratte le foglie, i petali o le radici, ognuna con la propria ricetta da seguire fedelmente, altrimenti la mistura non funzionerà.

Devo ammettere che ho trovato questo elemento davvero divertente e unico, la cura nel realismo per la creazione di queste pozioni mi ha colpito. Allo stesso tempo non è tutto perfetto, infatti, pur avendo creato questo sistema di crafting unico, esso non viene utilizzato quanto dovrebbe, o quanto si potrebbe. Un vero peccato, data l’unicità e la peculiarità di questo curioso – ed interessante – sistema.

Elementare, Wat… Daniel.

Oltre alla realizzazione delle pozioni, il gameplay è concentrato sugli enigmi, e questi sono per la maggior parte ambientali: dovremo cercare oggetti e combinarli insieme, per proseguire. Per costruire gli oggetti, avremo a disposizione i classici strumenti strumenti: martello, cacciavite, chiave inglese, coltello, cavatappi ecc. Questi sono usati in maniera intelligente per craftare gli items, dando la sensazione di star eseguendo veramente delle azioni di manodopera.

Oltre ai classici enigmi che richiedono l’uso di oggetti chiave, il gioco propone anche delle situazioni basate sulla stasi. Durante l’avventura, troveremo un totem magico che ci permetterà di interagire con l’ambiente, realizzando un ponte dalle macerie, spostando dei massi, alterando il tempo e lo spazio intorno a noi.

Il gameplay si scopre dunque ricco e vario, e non è finita qui: il titolo ha anche delle fasi stealth, dove dovremo nasconderci per evitare nemici che intralceranno la nostra missione. L’IA avversaria non è perfetta, e spesso riusciremo ad evitare i pericoli in maniera tranquilla e senza problemi. Ciononostante, si sposa bene con tutte le meccaniche del gameplay di gioco, regalando una costante varietà per tutta la nostra avventura.

Un horror che non riesce a spaventare del tutto

Abbiamo detto che Someday You’ll Return è un horror psicologico, infatti dai trailer viene evidenziata questa cosa, peccato che giocando al titolo, in realtà, non sia proprio cosi. Infatti, il titolo fallisce nel creare tensione, dato che esploreremo il bosco per la maggior parte del tempo di giorno. Persino i (pochi) momenti horror con inseguimenti à la Outlast, sono scriptati e prevedibili. Il titolo sicuramente è riuscito a fare centro per quanto riguarda il lato “mistero”, ma per quanto riguarda il lato horror bisognava lavorarci ancora un bel po’. I vari trip allucinogeni sono sicuramente interessanti e ben fatti, ma spesso l’esecuzione è sempre la solita, la maggior parte dei deliri del protagonista si assomigliano, diventando ripetitivi col tempo.

Tirando le somme, Someday You’ll Return cerca di tirare in ballo vari generi, non riuscendo ad eccellere in nessuno di essi. Nel complesso l’opera è piacevole, con colpi di scena, momenti investigativi, ma anche cervellotici, con dialoghi interessanti, ma anche una durata eccessiva, che tende a portare momenti morti e poco memorabili nel gioco. I ragazzi ci CBE software c’hanno provato, e in parte ci sono riusciti. Sicuramente ci sono ancora molte cose migliorabili, ma il potenziale è presente e si vede. Soprattutto la voglia di realizzare un gioco che prova a fare qualcosa di diverso, cosa che nel genere horror/mystery difficilmente si vede.

Continuate a seguirci su NerdPool.it per non perdere nemmeno un lamento demoniaco.

Someday You'll Return è un titolo che consigliamo se state cercando un mystery a tinte horror particolare, con delle meccaniche di gameplay diverse dal solito e una storia con rivelazioni inaspettate. La trama riuscirà a colpirvi, mantenendo la voglia di scoprire la vita di Stela e che fine ha fatto, a costo di chiudere un occhio al comparto tecnico e sonoro del titolo.
Grafica
6.5
Sonoro
5.5
Gameplay
7.5
Longevità
6.5

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