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Sotto il sole di Riccione: quando il post Coronavirus si fa film, recensione (no spoiler)

Quando lo spirito della nuova generazione incontra le tradizioni i risultati possono essere sorprendenti. Parola di Enrico Vanzina con Sotto il sole di Riccione .

Quando lo spirito della nuova generazione incontra le tradizioni i risultati possono essere sorprendenti. Parola di Enrico Vanzina con Sotto il sole di Riccione .

Cosa succede quando si decide di mescolare l’inizio dell’estate all’interno di un anno, il 2020, che in fatto di stranezze non batte nessuno, con la voglia di godersi la vita conseguente al lockdown e, per finire, ci aggiungi un pizzico di tradizione?

Bene, se volete la risposta a questa domanda dovrete guardarvi Sotto il sole di Riccione, nuovo prodotto a disposizione sulla piattaforma Netflix di Enrico Vanzina, con alla regia YouNuts!.

Sotto il sole di Riccione netflix film younuts trailer
In casa Netflix, il nuovo film di Enrico Vanzina

Quando la voglia di vita batte il senso di claustrofobia

Il Coronavirus ha decisamente stravolto le nostre vite e lo continuerà a fare per ancora molto tempo.
Non solo da un punto di vista sanitario ed economico, ma (e forse soprattutto) a livello psicologico.

All’interno della società umana con la più alta densità di interazioni sociali che la nostra civiltà abbia, fino ad oggi, mai visto (e con gentile supporto della tecnologia social) è avvenuto forse il trauma più grande che si potesse immaginare: lo stop di tutto questo.
Le serate con gli amici; le uscite con i propri partner; le grigliate; i picnic; la birretta;la partita a calcio a 5.

Finito.
Finito senza preavviso, come la botta sentimentale che non ti aspetti.

E poi qualcosa è successo, perché è arrivato quel momento che tutti aspettavano: la fine della quarantena in cui andare a fare la spesa o la “corsetta” erano diventati momenti desideratissimi.

Questo ha creato un trauma a livello sociale impressionante, compensato con una voglia di ribaltare la situazione cercando di riassaporare quel senso di normalità di cui ci si stava dimenticando.

Ecco, questo è il contesto in va visto Sotto il sole di Riccione. E’ letteralmente un urlo (se di gioia o di disperazione lo lascerò scegliere a voi) verso il passato ma anche il futuro.

Riccione chiama Italia. L’economia risponde

Un’immagine tratta dal film

Lo accennavamo prima. Il Coronavirus è stato un trauma sotto molteplici aspetti, economici in primis.

Quello che preoccupa più di tutti è l’argomento turismo.
Il turismo, da solo, rappresenta oltre il 5 per cento del Pil e poco più del 6 per cento dei lavoratori occupati, con circa 1,4 milioni di addetti (fonte ISTAT).

Con i mesi di Marzo, Aprile, Maggio persi e con un Giugno pesantemente compromesso la speranza di questa parte d’Italia va a ricadere su Luglio ed Agosto ed allora serve un modo per ridare fiato a quella voglia di allegria, spensieratezza (e propensione allo spendere ma questo non diciamolo che fa brutto). Voglia di vacanze al mare.

Quale meta più iconica se non la costa adriatica con la sua capitale che scintilla su tutto, ovvero Riccione?

La Generazione Z incontra la Generazione del ’60

Scena tratta dal film

In Sotto il sole di Riccione c’è tantissimo dei ruggenti anni’60 ma questo non deve stupire.

Per quanto, con i dovuti distinguo, sia quelle estati come questa arrivarono dopo avvenimenti che lasciarono il segno nella memoria sociale collettiva.

L’operazione, sempre con le dovute differenze, è la stessa con un film carico di amori, delusioni, fraintendimenti con protagonisti non più i figli che potranno godere del Piano Marshall degli USA ma una generazione che sa di dover partire per l’estero ma non vorrebbe farlo, che aspetta l’estate per vedere le persone che non potranno frequentare durante l’inverno, il tutto condito con un lieto fine di quelli che ti mette in pace con se stessi per le successive 3/4 ore.

Anche gli stereotipi ci sono tutti, anche se con una sensibilità maggiore per alcune tematiche anche estremamente delicate.
Non c’è spazio per un’analisi dei personaggi e poco importa se si deve piegare la realtà perché il “vissero felici e contenti” possa trionfare.
Eppure il risultato finale è godibile. Quasi catartico.

Perché non solo è un mondo senza mascherine e distanziamenti sociali (il colpo d’occhio è stato d’impatto) e molto efficace, ma perché alla fine riesce perfettamente nel suo intento: lasciarci un senso di speranza.

Speranza che non solo quel mondo possa un giorno tornare, ma che alla fine per stare bene basta avere al proprio fianco le persone che ci stanno fare bene senza paura delle convenzioni sociali o delle aspettative che la società può avere (con quale autorevolezza, non si sa).

L’impatto stesso degli”anziani” presenti nel film con i giovani è solo a tratti paternalistico, ma comunque la maggior parte delle volte con un modo protettivo propositivo e mai coercitivo, nonostante i normali scontri che possono esserci tra genitori e figli.

Alla fine, il messaggio del film di provare a voltare pagina rispetto al Coronavirus e di guardare con fiducia verso l’estate (possibilmente prenotando albergo, lettino, ombrellone ed un tavolo per quattro in pieno centro a Riccione) è racchiuso in una frase detta da uno dei protagonisti: “se non ci provi, hai già perso in partenza.

Nel cast sono presenti Isabella Ferrari, Luca Ward, Andrea Roncato,Lorenzo Zurzolo, Ludovica Martino, Saul Nanni, Fotini Peluso, Giulia Schiavo da Un Posto al Sole e Cristiano Caccamo.

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Quando lo spirito della nuova generazione incontra le tradizioni i risultati possono essere sorprendenti. Parola di Enrico Vanzina con Sotto il sole di Riccione .
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