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Fiere ed eventi in streaming: analizziamo pro e contro

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A causa del coronavirus e del distanziamento sociale abbiamo dovuto rinunciare a diversi eventi a tema videoludico. Ciò ha spinto i vari publisher ad adattarsi con presentazioni online, vediamo dunque i lati positivi e negativi di queste modalità alternative.

Come abbiamo ripetuto in altre occasioni, a causa del Coronavirus, quest’anno siamo stati costretti a ridefinire le nostre abitudini. Ciò ovviamente ha influenzato anche il mondo videoludico con le sue fiere di settore, i cui organizzatori si sono trovati in una situazione completamente nuova. E pensare che dopo un 2019 sottotono – sia per la qualità degli annunci che per il numero dei partecipanti – l’arrivo della next-gen nel 2020 avrebbe dovuto rappresentare il momento del riscatto. Purtroppo le cose sono andate diversamente, alcuni eventi come l’E3 e il TGS sono saltati e le varie compagnie hanno optato per degli streaming. Chiaramente, questo tipo di soluzione ha portato un certo numero di cambiamenti, con inevitabili pro e contro. Pertanto, in questo articolo proveremo ad offrirvi una panoramica di quelli che secondo noi sono gli aspetti positivi e negativi di questa nuova realtà.

Il fascino delle fiere

Da un certo punto di vista potremmo dire che non abbiamo bisogno delle fiere di settore. Se ci pensate, il clou di questi eventi si svolge durante le conferenze che – nel caso dell’E3, ad esempio – si tengono prima dell’apertura al pubblico del Convention Center. La parte che più ci interessa è dunque quella che solitamente viene trasmessa proprio in streaming sui vari portali, mentre l’accesso all’esposizione è destinato in primis agli addetti ai lavori e poi ai giocatori che possono permettersi un biglietto. E sono forse proprio quest’ultimi a perdersi gran parte dell’esperienza che, nonostante le interminabili code, dona la possibilità di provare certi titoli in anteprima. Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare anche alla Gamescom o al Tokyo Game Show, che tutto sommato funzionano in modo analogo.

Eppure non possiamo negare di aver sentito una certa mancanza della fiera losangelina, probabilmente perché costituisce un simbolo. Fino all’anno scorso, a giugno, i principali produttori si riunivano con l’obiettivo di stregarci con annunci e novità di ogni tipo. Per noi giocatori d’oltreoceano significava stare svegli fino a tarda notte per seguire tutte le conferenze, speranzosi di assistere a reveal degni di nota. Nel caso dei fortunati giornalisti inviati sul luogo, invece, il tutto si tramutava in un concentrato di lavoro fatto di interviste, anteprime e quant’altro. Insomma, un’esperienza tanto invidiabile quanto intensa e spossante.

Nel 2020 questa “tradizione” è stata interrotta, mentre l’euforia e l’eccitazione tipiche di questo periodo sono state spazzate via da diversi avvenimenti che hanno scosso l’ordine mondiale. Di conseguenza, publisher e software house si sono dovuti adattare, in alcuni casi posticipando le loro presentazioni e, più in generale, hanno dovuto trovare nuove modalità per presentare i loro prodotti.

Il minimo essenziale

Una delle prime differenze che saltano all’occhio è la mancanza di sfarzo. I vari produttori non hanno motivo di inscenare suggestive orchestre o discutibili spettacoli, inoltre viene a mancare il materiale marketing che solitamente aleggia nelle fiere, ed il pianeta ringrazia. Tutto si riduce al minimo essenziale, e gli streaming assumono una forma più funzionale. Il cambiamento non è tuttavia limitato alla sola forma e riguarda anche le tempistiche e talvolta anche il format con cui avvengono le presentazioni. Laddove in precedenza venivamo bombardati di informazioni nel giro di pochi giorni e secondo un planning ben preciso, ora gli eventi vengono diluiti nel tempo.

Buona parte degli annunci si protrarranno infatti per il mese di luglio. Si è persa quella compattezza tipica dell’E3 e non è necessariamente un bene. Prima non dovevamo far altro che focalizzarci su una sola settimana, mentre adesso il tutto è distribuito nell’arco di due mesi. In questo modo si è perso lo spirito tipico dei suddetti eventi e con esso l’hype che vi ruotava attorno. Il lato positivo è che – per i giocatori europei – buona parte delle presentazioni avviene ad orari più umani. D’altro canto, questo nuovo modello è più conveniente per i produttori, i quali hanno tutto il tempo necessario per gestire al meglio le loro presentazioni.

Un nuovo modo di comunicare

Un altro elemento di cui devono tener conto le varie compagnie è il format con il quale fare i loro annunci. Per quanto riguarda i pezzi grossi del settore, abbiamo notato come le “conferenze” delle settimane precedenti non abbiano differito troppo rispetto al passato. Sony ad esempio, con l’evento The Future of Gaming ha tenuto alta l’attenzione del pubblico grazie ad un ritmo serratissimo che intervallava annunci a qualche approfondimento. Stesso discorso – ma in negativo – per EA, che come ogni anno ha provato a dare vita ad uno show e (possiamo dirlo?) fallendo miseramente.

In quest’ottica la differenza potrebbe esser fatta dai singoli studi, che potrebbero cogliere l’occasione per instaurare un dialogo con i giocatori. Prendiamo come esempio il primo appuntamento con il Night City Wire di CD Projekt Red avvenuto una decina di giorni fa. Oltre ad un nuovo immancabile trailer, abbiamo assistito ad una sorta di Q&A tenuto tra la Head of Communication Holly Bennet e gli sviluppatori Pawel Sasko e Patrick Mills. Quindi, dopo averci mostrato nuovi elementi e meccaniche di gioco, questi si sono dedicati prontamente ad una dettagliata spiegazione. Data la natura episodica di questi approfondimenti, Night City Wire non è soltanto un ripiego per il mancato appuntamento dell’E3, ma un’opportunità per spiegare meglio ai giocatori che cosa sarà Cyberpunk 2077.

Pensiamo dunque che altri studi potrebbero tentare questa via così da risultare più trasparenti nei confronti dei giocatori. Dopotutto, excursus di questo tipo possono rivelarsi più utili del marketing e potrebbero convincere una maggiore fetta di utenti ad acquistare al lancio.

Considerazioni finali

Alla luce dei recenti avvenimenti abbiamo constatato che le fiere non sono strettamente necessarie e che possono essere rimpiazzate con una certa facilità. Ad uscirne lesa, però, è quell’idea di un periodo dedicato ai videogiochi in cui le persone possono provare con mano le novità imminenti. Ciò che viene a mancare è dunque l’elemento umano, che si contrappone alla freddezza di eventi in streaming “preconfezionati”. Queste differenze sono tuttavia tangibili solo da chi effettivamente ha l’opportunità di partecipare a questi eventi, mentre per chi segue il tutto da casa, sono cambiate semplicemente le tempistiche. Infine, iniziative come il Night City Wire mettono in luce metodi alternativi (e più diretti) per presentare i propri giochi. E con l’ausilio degli hands-on, i giocatori possono farsi un’idea più concreta circa la qualità dei titoli attesi.

Probabilmente dopo questo periodo di pandemia le fiere torneranno in piena attività, ma può anche darsi che alcune compagnie decidano di non parteciparvi al fine di arginare i costi. Questa situazione ha dato modo di guardare le cose da un’altra prospettiva e nel prossimo futuro certe presentazioni potrebbero avvenire esclusivamente online.

A voi mancano gli eventi come li abbiamo sempre conosciuti? O preferite la modalità all-digital? Fateci sapere nei commenti che cosa ne pensate e continuate a seguire Nerdpool.it.

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1 commento

  1. Concordo. E penso che davvero molte aziende faranno i conti con la possibilità di avere addirittura più pubblico online. A discapito però del fascino della fiera “da vivere”. Oppure volteranno verso eventi ridotti, gestiti dalle singole case e molto più “elitari” di quello che erano le fiere fino al 2020.

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