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The Protector 4: recensione della quarta e finale stagione della serie turca di Netflix; tra passato e presente le avventure di Hakan si concludono adeguatamente [NO SPOILER]

Questa stagione finale di The Protector mantiene un elevato ritmo generale, ci riporta ad Istanbul (ma non solo) e scioglie ogni nodo, in alcuni casi forse pure troppo velocemente, di questa fantastica leggenda. Un cast buono, qualche scontatezza ma anche positivi repentini cambi nella trama e nei legami tra i vari personaggi: tra passato e presente l'avventura fantasy che vede Hakan come protagonista conclude un suo naturale ciclo.

Netflix ha rilasciato il 9 luglio The Protector 4, la quarta e finale stagione della serie turca, suo show originale. Vi proponiamo qui una recensione di commiato e no spoiler, per semplicemente salutare le avventure di Hakan e, magari, portare qualcuno ad avvicinarcisi, con una breve riflessione anche sul genere fantasy stesso. Se vi può interessare invece una panoramica sulla prima stagione, potete trovare QUI l’articolo ad essa relativo.

Hakan e Istanbul: un ciclo che si conclude

“Il tuo potere è il tuo destino.”

Dopo il finale spiazzante di una molto buona terza stagione, scoprire subito ciò che il destino avrebbe riservato ad Hakan (e a Istanbul) era per me d’obbligo.

Non sono passati tantissimi mesi dal rilascio di The Protector 3 (che, se visto in pieno clima pandemico, a dire il vero, avrà fatto riflettere uno spettatore non poco) e, in realtà, questa nuova e quarta stagione funge già da finale.
Non si sanno le motivazioni della cancellazione dello show Netflix a produzione turca, dato che anche in patria è stato ben accolto, ma probabilmente, a visione conclusa, potrebbe banalmente trattarsi di aver voluto dare una conclusione degna (e non protratta a discapito della qualità) di questo buon mix di fantasy e misticismo, migliorato quasi di stagione in stagione, con un picco sicuramente, si accennava, con la scorsa.

E sì, posso anticiparlo senza spoiler alcuno: abbiamo di fronte una vera, giusta fine a questo viaggio iniziato, nonostante il cospicuo numero di stagioni rilasciate, solo poco più di un anno e mezzo fa.

Come era intuibile dalle scene finali di The Protector 3, in questa nuova e quarta stagione abbiamo un ottimo passaggio tra passato e presente. Per certi versi l’azione è invece limitata rispetto alla stagione scorsa ma nuovi personaggi e chiarimenti su tutta la storia vengono risaltati su un ritmo narrativo buono. Gli episodi scorrono piacevolmente, senza troppi punti morti. Anzi, forse a volte un rallentamento avrebbe concesso pause ed approfondimenti migliori.

Personalmente, dato, si diceva, la nuova linfa dovuta agli eventi della terza stagione, in particolare a quel twist del finale, in The Protector 4 il livello si è mantenuto positivo. Forse son stati minori i tempi di visione di luoghi storici ma l’ambientazione centrale di Istanbul è rimasta. Inquadrature dall’alto e spostamenti tra centro e periferia ancora una volta espongono la città turca. La grandezza di “Costantinopoli” ed il suo fascino pervadono anche questa quarta ed ultima stagione.

E di centrale c’è sempre anche l’amore, assieme al Tempo e alla Storia. Tutti elementi ben dosati che catturano, come è d’obbligo in una serie a carattere fantasy.

Tutto è positivo? No. Si ha una certa scontatezza continua: inquadrature e dinamiche chiare contribuiscono a far sì che uno spettatore riesca facilmente a intuire molti risvolti delle vicende.
Ma i giochi ed i ruoli cambiano continuamente, fungono bene dando lo stesso un tocco di originalità anche in questa ultima stagione, in particolare nella sua parte finale.

In The Protector i concetti di vita e morte son sempre portati al limite. Con la distinzione tra mortali e immortali ma, di fatto, quasi una lotta di questi ultimi per fare o meno parte dei primi, non è in realtà poi così scontato chi vince e chi muore. E il come e quando. Le perdite, reali e figurate, son sempre molte in questa guerra che si potrae da stagioni, nella Storia in realtà da centinaia e centinaia di anni.
Non penso di fare alcun spoiler se infatti pongo nuovamente il dito su dove in realtà ci ha lasciati il finale della terza stagione.

Per quanto riguarda il cast, questo è comunque sempre più convincente; in questa stagione 4 c’è anche qualche new entry che ben si inserisce nel contesto con dei buoni personaggi.

Ribadisco che questa serie turca colpisce, pur non essendo un capolavoro. Il mix tra elementi simili a titoli americani ed altri propri del Paese in cui The Protector è stato girato, la Turchia appunto, funziona, rende anzi il prodotto migliore.
Non penso che Hakan: Muhafiz (questo, lo ricordo, è il titolo originale) abbia nulla da invidiare ad altre serie, presenti su Netflix e non. Un prodotto complessivamente buono, un crescendo che giunge ad un finale giusto, al momento (più o meno) giusto. E questo per quanto mi riguarda è un elemento non trascurabile nel momento in cui provo a dare un giudizio, tra soggettivo ed oggettivo, di una serie alla sua conclusione, naturale.
Non ci sono state, si diceva, spiegazioni, su questa cancellazione della serie, ma alla fine appunto le avventure di Hakan hanno compiuto il loro ciclo.

Qualche buco di trama può essere trovato ma forse son più certe derive di alcuni personaggi a far storcere il naso. Mi riferisco in particolare agli Immortali che abbiamo visto nelle varie stagioni compiere scelte affrettate e discutibili, nonostante letteralmente tutto il tempo al loro servizio.

Nessuna scienza comunque. O meglio, sarebbero da evitare discorsi sulla logicità di alcune cose in una serie pervasa da fantasy e misticismo. In questa avventura andrebbe tralasciato quanto una cosa possa essere possibile o coerente proprio per il genere principale di attinenza della serie.

Da Hakan e Visir riparte tutto in questa quarta e finale stagione. Si va comunque oltre ed ogni tassello sembra andare al suo posto. Sino alla fine, a quel settimo episodio, scopriamo cose nuove. Anche se forse almeno un episodio in più ci sarebbe potuto stare per approfondire alcune cose dal punto di vista narrativo, senza mantenere quel forse sin troppo alto ritmo di continui e veloci cambiamenti di cui si è già trattato.

Una bella storia, una bella leggenda. Tanto basta. Dall’inizio alla fine ed ancora all’inizio. No, non siamo in Dark (ed affini) ma in una delle tante serie che per fortuna hanno una ciclicità della narrazione che funziona. Come in ogni fantasy, si segue l’eroe nelle sue avventure e noi in The Protector 4 possiamo vedere come si concluderanno quelle di Hakan.

Netflix e il fantasy

Trattando di fantasy vorrei fare una breve esamina sul genere. Netflix porta oggettivamente un catalogo di originali molto vario, da titoli più complessi ad altri più “leggeri”, serie (ma anche film) di diverso tipo e mirati per un pubblico più o meno vasto, più o meno specifico, talvolta persino notevolmente di nicchia. Il marchio Netflix in ogni caso, specialmente qua in Italia, attira. Vedere un mix di produzioni che siano americane così come italiane, spagnole, tedesche, turche etc. è un qualcosa che aumenta la varietà e la possibilità dei singoli Paesi anche di far conoscere, come nel caso di The Protector, i propri attori e luoghi che non siano più New York e Los Angeles principalmente.

Oltre a The Protector, abbiamo recensito anche The Gift che, seppur a mio parere di qualità generale inferiore, ben si incanala nella scia di questi originali, dove tra l’altro sembra esserci anche un buon progetto di sviluppo che permetta di avere un inizio ed una fine quasi stilati assieme, per dare uniformità e maggior coerenza al prodotto.

Netflix sembra aprirsi sempre più al fantasy. E mi riferisco con questa catalogazione ad opere con leggende, misticismo, bene e male, antico e presente (spesso anche futuro), viaggi temporali o meno anche senza avere una categorizzazione prettamente sci-fi (nel senso più canonico). Solo questo mese, prima della conclusione delle storie di Hakan con la quarta stagione qui trattata, abbiamo avuto Warrior Nun. Produzione americana, protagonista portoghese, ambientazione mista tra Spagna e Italia. Ancora leggende, poteri e destino. La prossima settimana arriverà invece un titolo che si rifà a note leggende del ciclo arturiano, in particolare a quella che coinvolge Nimuè. Sto parlando di Cursed, con protagonista Katherine Langford (13 Reasons Why).

Insomma, tutta questa digressione per esporre un mio punto di vista sulla situazione attuale di titoli affini a The Protector. Il filone qui trattato viene spesso poco calcolato dai vari network. Un grazie a Netflix per, magari non sempre centrando l’obiettivo, portare nuova linfa nel genere (che, tra l’altro, solitamente, richiede anche un budget basico maggiore e non attira forse quanto la fantascienza pura).

Conclusioni

Ricapitolando, The Protector 4, questa nuova, quarta e finale stagione della serie Netflix, mantiene in buona parte il livello ottenuto con la terza ed offre una degna conclusione a questa storia. Con un mix funzionale di ambientazione, fotografia, cast, personaggi, trama, il difetto maggiore è proprio il ritmo accelerato delle cose, sin dal primo episodio forse.

Come dimostrato nelle precedenti stagioni, meglio non affezionarsi a nessuno, tanto il tempo è esiguo, per tutti, anche quando sembra un’eternità. Qualche approfondimento, specie alle soglie della fine, sarebbe stato consono. Forse però questo è più un giudizio particolarmente personale di una spettatrice che, seppur soddisfatta, si è ritrovata in un baleno a vedere i titoli di coda dell’intera serie. Il che, appunto, non è di per sé una cosa negativa.

Se siete indecisi se approcciarvi a The Protector, che sia con una prima stagione o con quelle successive, potrei consigliare di vederlo. Non fosse perché magari qualcuno potrà riscoprire quanto sia bello immergersi in leggende ed avventure mistiche, senza avere chissà quale pretesa; lasciarsi trasportare dai vari episodi vedendo come l’eroe protagonista concluderà le sue vicende, prendendone le parti oppure no, in un’esperienza che spesso (ed è anche, tra l’altro, il caso di Hakan: Muhafitz), viene direttamente dal cartaceo. Pur con le dovute differenze rispetto ad una lettura di un libro, l’immersione può ugualmente soprendere.

Il giudizio complessivo del prodotto e specialmente di questa nuova stagione, quarta ed ultima, è ben più che positivo. Spero di esserne riuscita a ben esprimere i motivi in questa recensione.

Voi cosa ne pensate di questa serie Netflix turca? Avete già visto o siete curiosi di guardare The Protector 4, questa quarta ed ultima stagione? Vi è piaciuto il finale? Fatecelo sapere!
Continueremo ad aggiornarvi.

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The Protector 4, stagione finale
7.5

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