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The Last of Us: Parte II – La recensione senza spoiler

The Last of Us: Parte II è la summa di ciò che dovrebbe essere un adventure game: intenso, emozionale, vibrante, adrenalinico, romantico, passionale, vivido, immersivo. Un meraviglioso capolavoro che non può (e non deve) mancare nelle collezioni di tutti gli appassionati del medium videoludico.

Lo straordinario viaggio di Ellie, l'incredibile avventura di Naughty Dog, la commovente epistola di commiato di PlayStation 4. Un gioco che ti entra dentro, e ti fa male.

The Last of Us. Fenomeno videoludico indiscusso della scorsa generazione, votato (ed osannato) come uno dei migliori videogiochi di sempre, come il miglior gioco del decennio. Valutazioni corrette? Troppe entusiastiche? C’è chi dice che sia il miglior gioco di sempre, chi dice che è “solo una storia di quasi-zombie“, insomma, come sempre i pareri si contrappongono. Ma c’è un comune denominatore: The Last of Us è stato unico. O meglio: lo era. Finora. Naughty Dog ci regala The Last of Us: Parte II, l’oggetto della nostra recensione, e da oggi in poi niente sarà più come prima.

The Last of Us Parte II Recensione - The last of us 2 - TLOU 2

Il viaggio di Ellie

The Last of Us: Parte II riparte da dove si era interrotto il primo. Per chi non l’avesse ancora giocato, oltre alla vergogna e al pubblico ludibrio di cui dovrebbe obbligatoriamente farsi carico, specifichiamo che d’ora in avanti ci sono spoiler sulla trama del primo capitolo. Nessuna paura: nel resto della recensione non faremo spoiler, invece, su questo secondo episodio, per ovvi motivi – e poi ce ne sono stati già troppi in rete, per cui stendiamo un velo pietoso in merito.

Ellie è cresciuta, si è rifugiata e vive a Jackson, insieme a Joel, Tommy, Maria e Dina. Dopo essere stata salvata da Joel dalla procedura chirurgica che l’avrebbe uccisa – salvando l’umanità – Ellie è una adolescente effervescente. Impara a suonare la chitarra, a partecipare alle ronde per proteggere l’avamposto dagli infetti, a sperimentare i primi amori, le prime gelosie. In un clima surreale come quello catastrofico che ci fa vivere The Last of Us: Parte II, il raccontare il sentimento e la passione, i pensieri e le emozioni dei protagonisti, è qualcosa di incredibilmente intenso. Il titolo Naughty Dog ci immerge completamente, con tutte le armi che il medium videoludico ha a disposizione: graficamente eccelso ed indubbiamente al top di questa generazione, The Last of Us: Parte II è la sintesi della perfezione tecnica.

The Last of Us Parte II Recensione - The last of us 2 - TLOU 2

Ogni comparto è assoggettato al racconto, al vivere l’avventura, al mettere sotto costante tensione ed immersione il videogiocatore. La grafica è ai limiti del fotorealismo, come mai non si era visto in un adventure-survival, il sonoro è splendidamente concepito, dagli effetti fino alle musiche, passando per il doppiaggio. Il gameplay è asservito al farci sentire “dentro” il viaggio di Ellie, al farci provare ciò che lo schermo dipinge, al donare una immersività totale, con controlli immediati, semplici, senza scadere nella banalità ma garantendo una fluidità di gioco impeccabile. Giocare a The Last of Us: Parte II è viverlo, intensamente, e a tal proposito consigliamo vivamente l’utilizzo di cuffie stereo per godersi al massimo l’esperienza (vanno benissimo anche degli auricolari di iPhone, per intenderci). Non considerate questo come un semplice consiglio, l’esperienza con gli auricolari stereo è memorabile, fidatevi…

Perché The Last of Us: Parte II è speciale

In fondo, è la medesima domanda del capitolo precedente: perché è così speciale The Last of Us? Cosa ci cattura a tal punto da definirlo un capolavoro? Ciò che il titolo di Druckmann & Co. imprime nel giocatore è profondo. Il viaggio di Joel, Ellie e compagni non è un semplice videogioco, è il racconto di personaggi così intensi e ben costruiti da sembrarci “reali”. Il lavoro – mastodontico – di Naughty Dog non è solamente tecnico, non è solo la grafica spaccamascella o un sonoro di prim’ordine. La caratterizzazione dei nostri alter-ego digitali è straordinaria, ma non solo: la recitazione digitale è impareggiabile, non essendo seconda nemmeno a Death Stranding, che pur aveva lavorato sotto quell’aspetto in modo incredibile. Le smorfie di dolore, tensione, emozione, passione, paura, gioia, tristezza, angoscia e via discorrendo sono tutte identificabili nei volti dei personaggi, e ci immergono ancora di più.

Non sarà raro da parte vostra, come non lo è stato da parte mia, ritrovarvi a stringere il joypad tra le mani con la bocca spalancata dallo stupore, dall’orrore, o con una smorfia di dolore intenso per una scena particolarmente cruda, o brutale. The Last of Us: Parte II non ha filtri, e colpisce dritto allo stomaco, come un pugile assatanato che ha voglia di farvi assaggiare la propria potenza (narrativa).

The Last of Us Parte II Recensione - The last of us 2 - TLOU 2

Nonostante le scene brutali, i colpi allo stomaco (e al cuore) ed i plot twist ben orchestrati, The Last of Us: Parte II è anche gameplay. Al netto di una difficoltà molto ben bilanciabile, il viaggio di Ellie è uno stealth, un nascondersi, un cercare di sfuggire ai Serafiti, alle Iene, ai Lupi, agli Infetti… ma non solo. Nelle fasi di combattimento, infatti, anche se non è presente il “lock” per i nemici, ci si destreggia per bene, e pur non arrivando ai livelli di un action, The Last of Us: Parte II riesce in modo egregio a farci sentire spaventati, tesi e preoccupati per l’esito di ogni scontro. Oltre questo, anche la modalità di fabbricazione “live” di oggetti, armi e munizioni dona quel sapore di survivor che rende il titolo così speciale, denso, intenso.

Una recensione… intensa

In fondo, non è semplice fare una recensione di The Last of Us: Parte II. O meglio: il concetto del gioco è abbastanza semplice, immediato, nonostante sia costruito in modo sopraffino. È un viaggio, un’avventura, una spasmodica ricerca di vendetta, un terribile spaccato di sopravvivenza ad una crisi senza eguali, in un mondo che appartiene a diverse fazioni di esseri umani, tutte in lotta l’una contro l’altra per non soccombere. L’epopea di Ellie si traduce in poche, semplici descrizioni, se non fosse uno dei racconti più intensi e vividi della storia dei videogiochi. Insieme al suo predecessore, infatti, raggiunge vette mai toccate nell’intrattenimento interattivo digitale, immergendo il giocatore in un clima orribile quanto memorabile.

Durante la nostra avventura, le dinamiche di gioco non saranno poi così diverse dal primo capitolo. Si va da un’esplorazione più aperta (ma sempre piuttosto circoscritta) a sessioni stealth dove attraversare sezioni di mappa invase da nemici, che siano infetti dal Coronavir… ehm, Cordyceps, o esseri umani poco socievoli. Non mancano le sezioni shooter, dove – per forza di cose – siamo chiamati a far fuori tutti gli avversari presenti sul nostro cammino, perché niente può, o deve, fermarci.

Da considerare un paio di cose ulteriori: l’IA nemica è davvero ottima. Gli avversari hanno un campo visivo ampio e profondo, possono scrutarci senza troppa fatica anche in mezzo all’erba, quasi come sarebbe nella realtà, e reagiscono immediatamente al pericolo. Una volta “innescati”, poi, sono molto aggressivi, e a difficoltà medio-alta risultano delle sfide importanti, portandovi alla morte più di una volta. In questo senso, utilissimo ed anti-frustrazione il salvataggio automatico praticamente in tempo reale, che ci garantisce una ripresa immediata in caso di Game Over.

Nel mezzo, troviamo missive lasciate da persone ormai passate a miglior vita, o infette, o scappate, con emozionanti spaccati di vita quotidiana, promesse d’amore, grida di dolore o semplici raccomandazioni di una mamma preoccupata. Non soltanto: c’è spazio anche per edifici martoriati dalla guerra civile, dagli infetti, dalla carestia e dalla crisi apocalittica che ha ridotto il mondo in questo stato.

The Last of Us Parte II Recensione - The last of us 2 - TLOU 2

The Last of Us 2: una perla da giocare obbligatoriamente

Tutto questo è confezionato ad-hoc come un meraviglioso film interattivo, ma attenzione a non farvi ingannare: non siamo di fronte ad un Heavy Rain o Beyond, tutt’altro. The Last of Us: Parte II è come un film interattivo, ma solo perché ha un impatto fortissimo sullo spettatore-giocatore, con una strepitosa componente immersiva. Il suo gameplay è solido, rifinito, portato ad una versione migliore di sé stesso, tale da essere quasi esente da difetti, salvo l’essere eccessivamente pignoli. È semplicemente asservito alla storia di Ellie e del suo viaggio, in maniera profonda e totale, perfetto strumento per portare avanti una storia tutto sommato “semplice”, ma ricolma di pathos e coinvolgimento.

Per fare un piccolo esempio: nel corso dell’avventura di Ellie, troviamo di fronte parecchi scenari variegati, per lo più urbani, dove sarà possibile agire in tantissimi modi differenti. L’approccio shooter è valido quanto quello stealth, il level design è di ottimo livello: non siamo ai livelli di un souls, ovviamente, ma le sezioni offrono davvero parecchie possibilità d’azione. Inoltre, l’agilità, le schivate e la possibilità anche di sdraiarsi di Ellie, confezionano al 100% un gameplay degno di questo nome. Come già detto, asservito al viaggio che TLOU 2 ci regala, ed è sostanzialmente impeccabile, funzionale al massimo.

Il potenziamento delle armi e delle abilità del personaggio è ben studiato, non si riesce ad essere “overpowered” praticamente mai, ma anzi, siamo sempre alla costante ricerca di munizioni ed oggetti per poter ottenere strumenti atti alla sopravvivenza. Di rado, troviamo in giro alcuni manuali che sbloccano determinate abilità, e che migliorano la nostra esperienza, dandoci alcuni piccoli vantaggi, ma senza mai trasformarci in dei novelli John Rambo. Il bilanciamento, dunque, è ben realizzato e concepito.

Sconfiggeremo il Cordyceps?

Benché le aperture per un terzo capitolo ci siano tutte (e non è uno spoiler, chiaramente), The Last of Us: Parte II fa praticamente come il suo predecessore, lasciando aperte le vicende di Ellie e compagni. Adesso, però, è giunto il momento di tirare le somme. Com’è The Last of Us: Parte II? Cosa ci lascia il titolo Naughty Dog?

Beh, è semplice: un ricordo indelebile. The Last of Us: Parte II è un’avventura straordinaria, il sequel perfetto per un videogioco, che riprende i punti forti del primo capitolo, li eleva a potenza e ti fa desiderare come un matto d’averne un terzo. Ellie è uno spettacolo, così come tutti i personaggi caratterizzati divinamente (anche se alcuni comprimari lo sono comprensibilmente meno), così come anche Joel, Dina ed Abby, tutti characters eccellenti, tutti… “vivi”.

TLOU 2

Tecnicamente è di un livello superiore, il comparto grafico è al top generazionale ed il sonoro è concepito intorno all’avventura, predisposto alla perfezione per immergerti in modo irripetibile, o quasi. Il gameplay, come già detto, è una diretta evoluzione del primo capitolo, una conferma gradita con pochi difetti davvero, e la longevità è decisamenta alta. Per concludere il gioco possono volerci dalle 20 alle 30 ore, a meno che non vi fermiate ad ammirare incantati gli scorci drammaticamente apocalittici ricostruiti in modo sublime da Naughty Dog. E poi gli easter eggs, i collezionabili, i potenziamenti delle armi, delle abilità, tutto concorre ad una rigiocabilità davvero elevata, perché The Last of Us 2 va fatto, rifatto e rifatto ancora, per assaporarne ogni piccolo dettaglio.

The Last of Us: Parte II è uno spettacolo senza precedenti, anzi, con un precedente: il suo predecessore. Non era facile ripetersi, con un titolo simile, ma in Naughty Dog stanno facendo un capolavoro dopo l’altro, e questo, signore e signori, è un Capolavoro meraviglioso.

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The Last of Us: Parte II è la summa di ciò che dovrebbe essere un adventure game: intenso, emozionale, vibrante, adrenalinico, romantico, passionale, vivido, immersivo. Un meraviglioso capolavoro che non può (e non deve) mancare nelle collezioni di tutti gli appassionati del medium videoludico.
Grafica
10
Sonoro
10
Gameplay
10
Longevità
10

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