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The Umbrella Academy stagione 2, la recensione no spoiler; corsi e ricorsi apocalittici!

La seconda stagione di The Umbrella Academy vorrebbe tanto essere un tipico esempio di bigger & better, ma ci riesce solo in parte. A tratti, la crescita qualitativa è evidente, soprattutto nel finale, ma la prima parte della stagione, così piatta e noiosa, inficia un po’ la sceneggiatura complessiva. Rimane, però, un prodotto di ottima qualità, capace di regalare autentico intrattenimento quando vuole.

Il 31 Luglio arriva su Netflix la seconda stagione di The Umbrella Academy, l’irriverente serie tratta dall’omonimo fumetto di Dark Horse Comics. Tra personaggi fuori dagli schemi, situazioni surreali e apocalissi all’orizzonte, sarà riuscita la seconda stagione a migliorare quanto visto nella prima? Scopriamolo nella nostra recensione!

Back to the ’60s

La prima stagione della serie tratta dal fumetto di Gerard Way e Gabriel Bà era stata una graditissima sorpresa. Concreta, divertente, efficace, la serie Netflix si era distinta soprattutto grazie al suo spettacolare roster di personaggi. Non solo i protagonisti, i 7 membri della Umbrella Academy dotati di super-poteri e super-problemi, ma anche le nemesi, soprattutto Hazel e Cha-cha.

Confermarsi su una base così interessante era d’obbligo, per una seconda stagione che poteva evitare lunghe premesse e doverose presentazioni e dirigersi direttamente al fulcro della trama. In realtà, proprio su questo, The Umbrella Academy 2 viene a mancare, iniziando con estrema lentezza e bruciando, così, le prime 3-4 puntate.

Eravamo, infatti, rimasti con Vanya che causava l’apocalisse nel 2019, sfoderando i suoi poteri e la sua frustrazione a lungo tenuti soffocati dentro di sé. I 6 (7, se consideriamo l’onnipresente fantasma di Ben) membri della Academy avevano così compiuto un salto nel tempo grazie a Numero 5, per tentare di impedire l’apocalisse tornando nel passato.

Sfortunatamente, però, i 6 finiscono a Dallas in 3 diversi momenti temporali degli anni ’60 a distanza di anni tra di loro. Tra questi, numero 5 finisce nel 1963 e scopre che anche lì sta per scoppiare un’apocalisse. L’obiettivo, quindi, diventa tornare indietro a una settimana prima e riunire l’Academy per sventare (ancora?) la fine del mondo.

Slow Climax

Ecco, se dopo aver visto la prima stagione e aver letto questa premessa provate un profondo senso di dejà vu, non vi state sbagliando. Ma di questo parliamo con calma. Nel frattempo, è doveroso sottolineare che la necessità, per Numero 5, di riunire di nuovo i suoi fratelli e sorelle, rende la prima parte della serie davvero lenta e, a tratti, noiosa. Tutto sa di già visto e i personaggi si appiattiscono notevolmente, bloccati sempre sugli stessi problemi visti nella prima stagione.

Nel frattempo, la trama tarda a partire davvero e i nuovi personaggi introdotti non sono assolutamente al livello di alcuni dei più iconici della prima stagione (Hazel, Cha-Cha, mi mancate moltissimo, sappiatelo). La sensazione è che questa seconda stagione di The Umbrella Academy avrebbe potuto essere di 7 o 8 episodi, piuttosto che 10, senza perdere niente di che a livello di trama, anzi.

Poi, però, passata la prima metà, la serie si riprende e sfodera un crescendo di soluzioni interessanti e sviluppo dei personaggi che si rivela gradito ed efficace. Tutto culmina in un’ultima puntata ottima, azzeccatissima per scelte e ritmo, che chiude la stagione persino con qualche sorpresa.

Dejà vu?

In tutto ciò, però, svetta un problema. Quasi tutto sa di già visto, la trama e diverse vicende richiamano costantemente situazioni equivalenti viste nella prima stagione. A tratti è voluto, cercando di suggerire un’idea di corsi e ricorsi storici costanti, cosa che ci sta considerando quanto è importante il significato del tempo nella serie. A volte, però, manca quel guizzo di originalità che ci si aspetterebbe da una serie dotata di un roster di personaggi così valido. E’ difficile accettare quanto la sceneggiatura si appiattisca in alcuni episodi se poi si considera come tutto esploda alla grande nell’ultima puntata.

La speranza è che tutto sia stato voluto, che abbia fatto parte di una scelta ben precisa per richiamare quanto il tempo a volte sia ineluttabile, portando eventi e sviluppi a ripetersi ciclicamente in maniera inesorabile. In un’eventuale terza stagione è doveroso aspettarsi un utilizzo più profondo e variegato del cast di personaggi a disposizione, nonché la rinuncia ad alcuni cliché troppo abusati sui viaggi temporali.

The (Umbrella) Boys

Proprio i personaggi sono la componente migliore della serie, nonostante la trama non sempre li faccia splendere. In particolare, dei 7 membri della Umbrella Academy è interessante l’evoluzione che subisce il personaggio più controverso, Vanya. Costretta nel suo ruolo di nemesi inconsapevole nella prima stagione, qui il suo carattere si sviluppa tanto da catturare finalmente l’empatia dello spettatore. Chiaro, questo è anche grazie a una straordinaria Ellen Page, sempre più scelta perfetta per il ruolo.

Il migliore di tutti, però, rimane Numero 5, sempre irriverente, geniale, protagonista delle scene di azione migliori della seconda stagione, così come lo era stato nella prima. Da contraltare fa Luther, che rimane appiattito, mogio, insipido, mentre Diego riesce a emergere un po’ di più. In generale, tutti i personaggi nella seconda metà della stagione migliorano, tranne Luther e Allison. Klaus, invece, si mantiene sempre una figura su di giri, ma perde quei guizzi di lucida follia che lo avevano accompagnato nella prima stagione.

The Umbrella Academy 2, comunque, mantiene tutti i punti di forza visti nella prima stagione. Ironia, situazioni assurde, un universo concreto e perfettamente caratterizzato, scene d’azione estremamente ben realizzate. Anzi, alcune cose migliorano notevolmente: la colonna sonora è ancora più bella, soprattutto nel suo accompagnare alcuni combattimenti creando un ritmo quasi coreografico. Non solo, i costumi, il design, il comportamento dei personaggi degli anni ’60 e in generale tutta la ricostruzione storica è davvero eccellente. E questo è fondamentale per una serie che ha così tanto a che fare con i viaggi temporali.

Bigger & (almost) better

La seconda stagione di The Umbrella Academy vorrebbe tanto essere un tipico esempio di bigger & better, ma ci riesce solo in parte. A tratti, la crescita qualitativa è evidente, soprattutto nel finale, ma la prima parte della stagione, così piatta e noiosa, inficia un po’ la sceneggiatura complessiva. Rimane, però, un prodotto di ottima qualità, capace di regalare autentico intrattenimento quando vuole.

Ed è proprio questo “quando vuole” il rimpianto più grande di questa seconda stagione. Per premessa, qualità e varietà dei personaggi a disposizione, nonché per design e costumi, è tranquillamente una stagione che potrebbe aspirare a vette altissime. Invece, tende ad appiattirsi, crogiolandosi su qualche cliché e allungando il brodo nelle fasi iniziali.

Ora più che mai spero davvero in una terza stagione con meno fronzoli e più esplosività, cercando di far fruttare appieno le straordinarie capacità dei protagonisti, magari aggiungendo qualche strato di complessità in più.

Vi lascio con il trailer ufficiale della seconda stagione di The Umbrella Academy, in attesa della sua uscita, prevista per il 31 luglio su Netflix!

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La seconda stagione di The Umbrella Academy vorrebbe tanto essere un tipico esempio di bigger & better, ma ci riesce solo in parte. A tratti, la crescita qualitativa è evidente, soprattutto nel finale, ma la prima parte della stagione, così piatta e noiosa, inficia un po’ la sceneggiatura complessiva. Rimane, però, un prodotto di ottima qualità, capace di regalare autentico intrattenimento quando vuole.
The Umbrella Academy stagione 2
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