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Kingdom of Amalur: Re-Reckoning recensione

Kingdom of Amalur: Re-Reckoning mantiene gli stessi pregi e difetti di otto anni fa. È un titolo che pone la sua enfasi su combattimenti estremamente divertenti e un’ottima progressione del personaggio, con l’aggiunta di qualche interessante storia collaterale. Il mondo di gioco a macro aree restituisce un feeling simile a quello degli MMORPG e presenta un’esplorazione mai dispersiva, che ben si sposa alle dinamiche di gioco. Sfortunatamente il lavoro di Kaiko non riesce a valorizzare quanto di buono c’è nella produzione 38 Studios, limitandosi ad un mero upscaling delle texture e a un leggero miglioramento della fluidità dell’azione. Restano dunque tutti i difetti del caso, da una difficoltà tendente verso il basso fino ad una telecamera talvolta dispersiva e un comparto tecnico singhiozzante, elementi che il team di sviluppo avrebbe dovuto eliminare con questo rifacimento. Nonostante questi inghippi, se siete amanti degli action RPG, non possiamo fare a meno di consigliarvi questo titolo sottovalutato. E chissà, magari un giorno potremo vedere un vero e proprio seguito degno di tale nome.

Otto anni dopo il terribile fallimento di 38 Studios Kingdom of Amalur: Reckoning si prepara a ritornare con una remaster comprensiva di tutti i DLC rilasciati. I ragazzi di Kaiko saranno riusciti a confezionare un rifacimento allettante? Scopritelo nella nostra recensione!

Nel corso degli anni il mercato videoludico è diventato così grande da esser sempre colmo d’uscite, come un fiume in piena pronto a straripare. E in quell’immensa corrente fatta di titoli su titoli, ce ne sono alcuni che vengono semplicemente travolti, incapaci di conquistare un posto trai best-seller. Di giochi che avrebbero meritato maggiore rilievo ce ne sono a bizzeffe e, se volgiamo lo sguardo alla scorsa generazione troviamo sicuramente Kingdom of Amalur: Reckoning. Si tratta di un action RPG che avrebbe dovuto ricevere più considerazione da parte degli appassionati e che purtroppo è passato un in secondo piano. Per di più, questa sfortunata proprietà intellettuale è stata vittima di una gestazione non proprio brillante.

Un limbo durato otto anni

In principio, Big Huge Games stava lavorando ad un rpg ma le cose hanno preso una certa piega quando la società è stata acquisita da 38 Studios, software house fondata da Curt Schilling. Ignaro delle difficoltà cui sarebbe andato incontro, l’ex-giocatore di baseball voleva infatti realizzare un MMORPG capace di superare World of Warcraft. Così nacque l’idea per Kingdom of Amalur: Project Copernicus. La storia sarebbe stata scritta dal celebre scrittore R.A. Salvatore mentre Todd McFarlane si sarebbe occupato degli artworks. Schilling decise quindi di ambientare l’RPG di Big Huge Games nel Regno di Amalur, in modo da creare una certa sinergia trai due giochi. Come potete intuire Project Copernicus non ha mai visto la luce, mentre le vendite di Reckoning non sono state sufficienti a coprire i costi di sviluppo.

Infine, a causa degli ingenti debiti 38 Studios ha chiuso i battenti al termine del 2012, lasciando i diritti di pubblicazione nelle mani di EA. Proprio quando si dava il marchio per morto, nel settembre del 2018 THQ Nordic ha acquistato l’IP regalando nuove speranze ai fan. Eccoci dunque alla vigilia del lancio di Kingdom of Amalur: Re-Reckoning, una rimasterizzazione realizzata da Kaiko che potrebbe dare nuova luce al brand.

C’è sempre un eroe

Prima di addentrarci nell’analisi di questo rifacimento, pensiamo sia necessario fare un breve excursus sull’oggetto della nostra discussione. Sebbene Kingdom of Amalur abbia una discreta fanbase, sono molti i giocatori che non lo conoscono o che non lo ricordano, pertanto cominciamo dalle basi.

In un mondo in cui il destino è già scritto e irreversibile, Kingdom of Amalur: Re-Reckoning ci mette nei panni dell’unico essere senza destino, un individuo dal misterioso passato che è stato riportato in vita grazie al Pozzo delle Anime. Confuso e senza memoria, il nostro protagonista si scoprirà capace di alterare il corso della Narrazione e dovrà porre fine ad un conflitto che rischia di distruggere il mondo. Nel tentativo di fermare l’armata dei Tueatha Deohn – guidata dall’ambizioso Gadflow – dovremo costruire delle alleanze che ci spingeranno in ogni zona del regno.

Kingdom of Amalur è dunque un RPG piuttosto classico in cui si esplora, si accettano quest e si combatte, il tutto mentre si tenta di impedire la fine del mondo. Dobbiamo dire che – nonostante il lavoro di R.A. Salvatore – la main quest risulta sottotono e perciò poco memorabile. Il mondo di gioco è tuttavia pieno di incarichi e presenta parecchie sotto trame paradossalmente più interessanti dell’avventura principale. Come in ogni GDR che si rispetti ci si può comportare in modo onesto oppure tentare una condotta meno retta. È possibile derubare e uccidere gli NPC e si ha una discreta libertà sia nei dialoghi che in alcune missioni. In particolare, il titolo offre un sistema di dialoghi simile a quello dei Mass Effect, ma con soli due tipi di risposta. Quanto alle missioni, spesso ci viene concessa la possibilità di scegliere tra due soluzioni differenti, solitamente una positiva e una negativa.

Libertà d’espressione

Uno dei punti forti del gioco risiede nella personalizzazione del proprio avatar in termini di abilità e di gameplay. Kingdom of Amalur: Re-Reckoning offre quattro razze che si differenziano per background narrativo e statistiche base, inoltre mette a disposizione cinque divinità che garantiscono bonus differenti. Salendo di livello si ottiene un punto da spendere in abilità generiche, e tre punti da utilizzare nei rami forza, destrezza e magia. Tali skill tree comprendono abilità sia attive che passive, con le prime utilizzabili in combattimento e le seconde che aggiungono danni o effetti extra. Più precisamente, su console è possibile equipaggiare fino a otto abilità (rispetto alle 4 della versione originale) attivabili con la pressione simultanea di uno dei grilletti e di un tasto frontale. Non mancano nemmeno tecniche legate al moveset, che ampliano il parco mosse delle armi. Ad esempio si può imparare ad attaccare con la spada dopo una rotolata oppure eseguire attacchi caricati.

Un’altra caratteristica peculiare risiede nella possibilità di equipaggiare due armi differenti, ciascuna delle quali associata ad un tasto. In questo modo si possono creare varie strategie. A chiudere il cerchio ci pensa il Mutafato: eliminando i nemici si riempie la barra del Giudizio che, una volta completa, permette di rallentare il tempo per sbarazzarsi in comodità degli avversari presenti. Dopo aver fatto piazza pulita, la pressione di un tasto consente di attivare un QTE che se completato permette di ottenere il doppio dell’esperienza. Nel complesso non è nulla di troppo elaborato o tecnico, ma il sistema di combattimento risulta solido e divertente. Inoltre, a differenza di giochi simili, Kingdom of Amalur: Re-Reckoning punta sull’ibridazioni delle classi – quest’ultime chiamate Alterazioni del Fato – e ne propone molteplici. Di conseguenza è possibile sviluppare maghi guerrieri, assassini arcani e molto altro con risultati in grado di soddisfare ogni palato.

Re-Remaster?

Come anticipavamo sopra, grazie a THQ Nordic – che negli ultimi anni si sta dando da fare per riportare in vita tante belle serie dimenticate – i giocatori hanno l’opportunità di dare una seconda chance al titolo. Tuttavia, nonostante l’ottima base di partenza, il lavoro di rimasterizzazione svolto da Kaiko per Kingdom of Amalur: Re-Reckoning ci ha lasciati interdetti. Partiamo dalla premessa che negli ultimi anni abbiamo assistito alla riproposizione di svariati remake grafici dotati di un livello qualitativo elevatissimo. Le aspettative dei giocatori si sono innalzate e questa tendenza ha messo in secondo piano le remaster, la cui presenza si è affievolita nel tempo. Eppure, è possibile riproporre giochi abbastanza recenti con risultati soddisfacenti e senza ricorrere necessariamente ad un’operazione di remake. Per fare un esempio, qualche mese fa siamo rimasti colpiti dal lavoro svolto da Sperasoft nei confronti di Saints Row The Third Remastered, che crediamo sia un ottimo punto di riferimento.

A conti fatti, Kingdom of Amalur: Re-Reckoning non è poi troppo diverso dalla sua controparte old-gen ed è un vero peccato. Gli sviluppatori avrebbero potuto migliorare la qualità delle texture del mondo di gioco, come quelle del terreno o delle rocce. Discorso analogo per i set di armatura e per i modelli poligonali dei personaggi, che appaiono scarni e ancorati alla scorsa generazione. Il titolo avrebbe necessitato anche di una revisione al sistema di illuminazione, che oggigiorno – nei luoghi chiusi come i dungeon – risulta pessimo. E per concludere il discorso, non ci sarebbe dispiaciuta nemmeno qualche modifica all’interfaccia utente, non proprio bellissima.

Problemi…tecnici

C’era tanto lavoro che si poteva fare ma che non è stato fatto e ci sarebbe comunque piaciuto affermare che la nostra esperienza con Kingdom of Amalur: Re-Reckoning (su PS4 Slim) è filata liscia. Così non è stato. In particolare, i tempi di caricamento tra una zona e l’altra sono lunghissimi, si va dai 20 secondi fino a quasi 50.  Poi non mancano cali di framerate durante le fasi concitate e bug di varia natura che talvolta hanno messo in pericolo la nostra partita. Il team di sviluppo è comunque al lavoro su una patch del day one che risolverà alcuni problemi, ma non sappiamo quali aspetti verranno migliorati. In definitiva, Kaiko si è limitata ad upscalare le texture e a migliorare la fluidità del gioco, senza altre grosse rivoluzioni capaci di rendere l’esperienza diversa dal titolo originale.

Sulla base della nostra prova ci sentiamo di bocciare il comparto tecnico, che al termine dell’ottava generazione risulta insufficiente. C’è di buono che il pacchetto contiene tutti i DLC rilasciati e viene venduto ad un prezzo budget di 40 euro. Se non avete mai giocato il titolo o se siete impazienti di mettere le mani sulla nuova espansione in arrivo nel 2021, questa è l’occasione giusta per tornare nel ad Amalur…a patto che chiudiate un occhio sulle magagne tecniche.

Kingdom of Amalur: Re-Reckoning mantiene gli stessi pregi e difetti di otto anni fa. È un titolo che pone la sua enfasi su combattimenti estremamente divertenti e un’ottima progressione del personaggio, con l’aggiunta di qualche interessante storia collaterale. Il mondo di gioco a macro aree restituisce un feeling simile a quello degli MMORPG e presenta un’esplorazione mai dispersiva, che ben si sposa alle dinamiche di gioco. Sfortunatamente il lavoro di Kaiko non riesce a valorizzare quanto di buono c’è nella produzione 38 Studios, limitandosi ad un mero upscaling delle texture e a un leggero miglioramento della fluidità dell’azione. Restano dunque tutti i difetti del caso, da una difficoltà tendente verso il basso fino ad una telecamera talvolta dispersiva e un comparto tecnico singhiozzante, elementi che il team di sviluppo avrebbe dovuto eliminare con questo rifacimento. Nonostante questi inghippi, se siete amanti degli action RPG, non possiamo fare a meno di consigliarvi questo titolo sottovalutato. E chissà, magari un giorno potremo vedere un vero e proprio seguito degno di tale nome.
Rimasterizzazione
5.5
Sonoro
7.5
Gameplay
8.5
Longevità
8.5

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