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La Regina degli Scacchi: la recensione no-spoiler della nuova serie Netflix con Anya Taylor-Joy

La Regina degli Scacchi è una serie avvincente e mai banale che ci incolla allo schermo fino alla fine; il personaggio di Beth è forte ma enigmatico e desideriamo vederla vincere per avere una rivincita con la vita, che le ha portato via tutto.

Oggi tratteremo della nuova serie Netflix La Regina degli Scacchi, in originale The Queen’s Gambit, basata sull’omonimo romanzo di Walter Tevis. La serie uscirà sulla piattaforma il 23 ottobre ed è senz’altro un titolo da non perdere; in questa recensione no-spoiler ne esamineremo i punti focali e ne metteremo in luce le qualità e l’originalità.

Il primo punto da prendere in considerazione è senz’altro il regista, ovvero Scott Frank, candidato due volte agli Oscar per le sue sceneggiature di Logan e Out of Sight. Questo si vede senza dubbio nella serie, che presenta una sceneggiatura eccezionale – soprattutto nell’ultimo episodio – e che presenta degli effetti speciali molto interessanti.

La Regina degli Scacchi è considerata una miniserie, dato che presenta sette episodi dalla durata di un’ora circa. Le riprese sono state fatte in Canada e a Berlino, anche se nella serie ci spostiamo in varie parti del mondo, dagli Stati Uniti a Parigi a Mosca.

Non solo scacchi

A primo impatto potrebbe sembrare che la serie tratti unicamente di scacchi e che sia quindi accessibile solamente alle persone che sono appassionate del gioco da tavolo. Non è per niente così, perché La Regina degli Scacchi racchiude molto di più: droga, alcolismo, razzismo, adolescenza e prime esperienze, nostalgia e perfino la Guerra Fredda. Partiamo dalla trama della serie:

La Regina degli Scacchi segue la storia di Beth, una bimba orfana che all’orfanotrofio impara a giocare a scacchi grazie al custode ad appena otto anni. Crescendo questa passione aumenterà sempre di più fino a diventare parte integrante della sua vita, così come la dipendenza per le “pillole verdi” somministrate a tutte le bambine dell’orfanotrofio.

Il clima degli anni ’60 è rappresentato perfettamente nella serie, dai costumi alla sceneggiatura ai temi trattati dai personaggi nei dialoghi. Il mondo degli scacchi è governato da uomini e Beth si trova inizialmente spaesata e sola in questo mondo ma, grazie al suo carattere forte, determinato e sicuro riesce non solo a cavarsela, ma anche a regnare; durante il suo percorso, a partire da Jolene, varie persone si affezioneranno a lei e cercheranno di salvarla dal suo peggior nemico, ovvero sé stessa.

Le pedine di Beth

Il personaggio di Elisabeth Harmon, chiamata da tutti Beth, sembra essere delineato fin dal principio ma mantiene sempre un elemento di caos che spesso fa domandare allo spettatore il motivo delle sue scelte. Già da bambina ha un carattere deciso, senza timori e testardo; sembra quasi una persona apatica, priva di emozioni e incapace di provare affetto per qualcuno. Sembrerebbe proprio il carattere giusto per un giocatore di scacchi, e sicuramente questo carattere forte la accompagnerà per tutta la vita; nasce però anche un aspetto contraddittorio in lei, che la spinge a compiere scelte impulsive -e sbagliate- che a noi sembrano senza spiegazione e che la porteranno quasi a perdere tutto ciò che ha conquistato duramente nel corso della sua vita.

A completare e migliorare il personaggio di Beth c’è senz’altro la performance di Anya Taylor-Joy, un’attrice giovane e talentuosa che negli ultimi anni è sempre più richiesta nel panorama cinematografico; ho trovato Anya perfetta per il ruolo e non riuscirei a pensare a nessun’altra attrice che avrebbe potuto essere migliore di lei. Il suo portamento e atteggiamento erano adatti in ogni situazione e, grazie ai costumi e al taglio di capelli che la accompagna durante tutta la serie, era integrata perfettamente nel clima anni ’60.

Beth è la protagonista indiscussa de La Regina degli Scacchi ma, parlando di performance, ho apprezzato particolarmente quella di Thomas Brodie-Sangster nel ruolo di Billy Bats, un campione di scacchi pieno di sé e, all’apparenza, egoista. Anche Marielle Stiles Heller, nel ruolo di Alma, mi ha sorpreso molto; la donna è infatti nota per essere una regista ma in questo caso è stata perfetta per il ruolo e ha donato il giusto spirito al suo personaggio.

THOMAS BRODIE-SANGSTER come BENNY e ANYA TAYLOR-JOY come BETH HARMON

Lo scacco matto di Netflix

Arriviamo ora alla conclusione di questa recensione: La Regina degli Scacchi è da aggiungere alla lista di serie Netflix da guardare? Io penso proprio di sì. Questa serie è capace di coinvolgere lo spettatore fin dalla prima puntata e fa venire la voglia di guardare l’episodio successivo fino ad arrivare alla fine; non è mai noiosa o prevedibile e ci fa quasi piangere verso la fine.

Durante la visione viene quasi naturale l’identificazione con Beth, che vediamo crescere e che giudichiamo per le scelte che compie; empatizziamo con il suo disagio in mezzo alle altre ragazze che la deridono per essere diversa e “sfigata” e cerchiamo di capire il motivo del suo carattere così strano. La sua storia precedente all’arrivo all’orfanotrofio ci viene infatti fornita a piccoli pezzi e come un puzzle nell’ultimo episodio riusciamo a ricostruire la morte della madre e possiamo percepire il dolore provato dalla bambina in stato di confusione. Da quel momento Beth deve vincere qualsiasi cosa per avere una rivincita sulla vita, che è stata così ingiusta con lei e che le ha tolto tutto.

Se questa recensione vi ha incuriosito, vi consiglio di dare un’occhiata al trailer de La Regina degli Scacchi e di vederla all’uscita il 23 ottobre. Nel frattempo, vi invito a lasciare un commento sulla vostra opinione e seguirci sui nostri social e su Nerdpool.it per rimanere aggiornati sul mondo delle serie tv e molto altro.

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La Regina degli Scacchi
9.5

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