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Cyberpunk 2077: cosa vorremmo da DLC e aggiornamenti

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In questo articolo senza spoiler, partendo da un'analogia tra il lancio di The Witcher 3 e Cyberpunk, vi parlo di che cosa vorrei dagli aggiornamenti e dalle espansioni del gioco!

Fino a qualche mese fa avevo la genuina certezza che non avrei scritto un articolo partendo da una premessa del genere. Le dichiarazioni fatte da CD Projekt Red – nonché gli svariati rinvii – mi avevano spinto a credere che Cyberpunk 2077 sarebbe arrivato sugli scaffali in ottime condizioni. Ahimè mi sbagliavo, e il titolo in questione è uscito in uno stato peggiore di quanto l’intero mondo potesse immaginare.

Ironia della sorte, questa storia mi ha riportato alla mente il mio peggior Day One di sempre. Era il 2015 e nel giro di qualche mese avrei finito per odiare The Witcher 3. Forse non tutti se lo ricordano, ma nemmeno il terzo capitolo dedicato alle avventure dello strigo ha avuto un lancio esemplare. Bisogna dire che attorno ad esso c’era molto meno hype e si trattava del primo gioco della compagnia sviluppato su tutte le principali piattaforme. Pertanto, la presenza di problemi tecnici era tutto sommato comprensibile.

In due mesi di gioco mi sono ritrovato letteralmente a consumare l’avventura di Geralt, affrontandola prima a modalità normale e poi a Marcia della Morte. Purtroppo però, sono andato incontro a pesanti cali di frame rate, stuttering e bug che hanno compromesso pesantemente la mia esperienza. Infine, i problemi legati all’i.a. nemica, il quest design stantio, le lacune di gameplay e diverse imperfezioni mi hanno spinto a dimenticarne i pregi. Soltanto nel 2019 ho potuto recuperare la versione GOTY del titolo, così da godermelo nella sua forma più rifinita e completa. Inutile dire che c’è stato un ritorno di fiamma, e ho potuto rendermi conto di che pasta è fatta la compagnia polacca.

Sebbene alcuni elementi dell’avventura siano rimasti inevitabilmente invariati, il team ha dimostrato di sapere ascoltare i feedback dei giocatori. Il risultato sono state due espansioni capaci di migliorare tutto il migliorabile. Ed ecco quindi un quest design più vario e rifinito, un’i.a. nemica più efficiente, boss fight più stimolanti ecc.

Torniamo al futuro, anzi, al presente

Ho sentito il bisogno di fare questo preambolo perché – nonostante tutto – considero CD Projekt Red una delle migliori case di sviluppo in circolazione. I recenti avvenimenti hanno però dimostrato che il lupo perde il pelo ma non il vizio e che i compromessi sono una costante dell’industria. Lo sviluppo è stato influenzato da una serie di sbagliatissime decisioni di Adam Badowski che hanno portato al disastro del titolo sulle piattaforme old-gen. Aggiungeteci il periodo peggiore per fare uscire il proprio gioco – a cavallo tra due generazioni – ed ecco che un lancio da record si trasforma in un incubo.

Inutile girarci attorno, se l’opera ambientata nell’universo creato da Mike Pondsmith fosse uscita a nona generazione inoltrata, ci saremmo trovati per le mani un gioco più vicino alla visione originale del team. Per ovvie ragioni le cose sono andate diversamente e il titolo distribuito è un gioco inferiore sotto diversi aspetti. Prendendo in esame la versione rilasciata, è indubbio che gli sviluppatori avrebbero necessitato di più tempo per la fase di polishing. Se Cyberpunk 2077 fosse uscito a febbraio o marzo 2021, avremmo vissuto un’esperienza più godibile e rifinita. Come anticipavo prima, i compromessi sono onnipresenti, e tra il crollo delle azioni del 25% – in seguito ai rinvii precedenti – ma anche alla necessità di iniziare a fare introiti, la compagnia è dovuta procedere alla distribuzione.

C’è un’ultima ragione – di natura simbolica – che ha sicuramente influenzato il periodo di lancio. Molti non gli danno peso, ma Cyberpunk 2077 deve tutto a Cyberpunk 2020 e a Mike Pondsmith. Buona parte dei contenuti in esso presenti, sono stati determinati dalla visione del designer americano. È dunque logico che il team volesse far coincidere l’anno d’uscita per dar vita ad una specie di omaggio.

Le patch in arrivo

Detto ciò, sappiamo tutti che Cyberpunk 2077 necessita di parecchi accorgimenti, specialmente ai fini delle performance sulle console di ottava generazione. Personalmente, giocando su PlayStation 5 sono incappato soltanto in crash e bug non troppo invasivi, ragion per cui non ho troppo di cui lamentarmi. La fluidità non scendeva mai sotto i 50fps e le texture venivano caricate quasi sempre istantaneamente. Tuttavia, visto il mio pessimo rapporto con The Witcher 3 vanilla, comprendo appieno la rabbia di chi si è ritrovato a giocare qualcosa di ingiocabile. Di conseguenza, spero che le due grosse patch previste rispettivamente per gennaio e febbraio, migliorino la situazione su tutti i fronti. Mi auguro anche che gli sviluppatori ne approfittino per pulire il gioco da tutti quei bug che finiscono inevitabilmente per compromettere l’immersività dell’esperienza.

Al di là dei problemi tecnici e di performance, l’elemento che più ha bisogno di una revisione è l’intelligenza artificiale. Se Cyberpunk 2077 fosse stato dotato di quel tanto decantato sistema sociale, allora sarebbe stato diverso da qualsiasi altro gioco. Ma non solo, una buona intelligenza artificiale avrebbe reso le missioni proposte ancora più divertenti e avvincenti. Ovviamente, non mi aspetto che CD Projekt riesca a compiere dei miracoli – almeno non su old gen – ma credo che in una qualche misura l’i.a. verrà potenziata.

Uno sguardo al futuro

Tolto il problema appena descritto, e al netto delle modifiche avvenute nel corso dello sviluppo, Cyberpunk 2077 resta un ottimo gioco. Ci troviamo comunque ben lontani dalla perfezione e il team potrebbe intervenire per rifinire alcuni elementi. Un esempio? Non è possibile raccogliere i coltelli lanciati per eseguire uccisioni silenziose. Oppure, se fallita, la violazione di protocollo non infligge alcun tipo di penalità invasiva. Infliggere qualche malus al giocatore avrebbe sicuramente dato più mordente a questo “minigioco”.

Le espansioni potrebbero invece espandere alcune meccaniche di gioco o introdurne di nuove. Il netrunning potrebbe essere migliorato con la possibilità di controllare gadget tecnologici o droidi. Più in generale, il team potrebbe lavorare anche al fine di aumentare l’immersività. Il deserto delle Badlands ad esempio trasmette l’idea di un mondo ostile grazie alle violente tempeste di sabbia. Purtroppo non si può dire lo stesso di Night City, e l’introduzione della pioggia acida o di meccaniche legate ad essa potrebbero fare la differenza. In modo simile alle radiazioni dei Fallout, una minaccia di tipo ambientale potrebbe cambiare l’approccio all’esplorazione. Un’altra caratteristica capace di influenzare il gameplay potrebbe essere lo sviluppo di dipendenze. I Solo di Cyberpunk 2020 vengono descritti come inclini all’utilizzo di droghe: una meccanica del genere aumenterebbe la fedeltà nei confronti dell’opera di Pondsmith.

Ultimi ma non per importanza sono i passatempi. Manca la possibilità di visitare barbieri o tatuatori, e si sente la mancanza di un minigioco assuefacente come il Gwent. Vista l’impellenza della main quest di Cyberpunk 2077 l’assenza di tali elementi è comprensibile, ma nelle espansioni essi potrebbero trovare un loro spazio.

Nuove storie

La mia principale curiosità relativa alle espansioni riguarda gli elementi narrativi. Per ovvie ragioni eviterò di fare anticipazioni sulla trama di Cyberpunk 2077, ma chi lo ha giocato sa bene che i finali lasciano parecchi interrogativi. È dunque lecito chiedersi su che cosa andranno a focalizzarsi le nuove avventure e in particolare, vorrei che gli sviluppatori approfondissero tre determinati scenari.

Il primo di questi è il Cyberspazio. Durante la main quest abbiamo modo di visitarlo soltanto in una manciata di occasioni, nella fattispecie durante il nostro incontro con i Voodoo Boys. Le quest ambientate a Pacifica ci danno infatti uno sguardo più concreto sulle attività della Netwatch ma soprattutto sulla suddetta gang, i cui membri sono intenzionati a varcare le soglie del Blackwall. Gli sviluppatori potrebbero quindi darci la possibilità di esplorare gli strati più profondi della rete, oppure mostrarci le conseguenze delle nostre azioni in relazione ad Alt Cunningham.  

Un altro elemento che meriterebbe più spazio è la Max-Tac. Le forze speciali della polizia di Night City hanno il compito di intervenire quando la situazione in strada si fa particolarmente pesante, o quando si ha a che fare con i Cyberpsicopatici. Mi rendo conto che dedicargli una campagna attorno possa risultare difficile, ma lo stesso non si può dire per le quest secondarie. E qui, da fan dello storico teaser del 2013, adorerei vedere qualche missione incentrata su Melissa Rory, che possiamo trovare nella quest Bullets.

L’ultimo scenario che mi piacerebbe vedere nelle espansioni di Cyberpunk 2077 è una guerra tra corporazioni. Nel corso del gioco ci viene detto che queste non hanno molto interesse a scontrarsi, ma dopo le varie vicissitudini legate all’Arasaka, sarebbe possibile. In questo modo potremmo vederne le conseguenze anche nel mondo dei fixer e dei mercenari.

Il lato ruolistico

Un elemento strettamente collegato alla narrativa è il lato ruolistico. In Cyberpunk 2077 abbiamo la possibilità di affrontare le missioni con diversi approcci o tentando diverse opzioni di dialogo quando ci relazioniamo agli altri. Molti giocatori si sono lamentati del fatto che le proprie azioni non hanno un impatto decisivo sul mondo, forse senza rendersi conto che il cyberpunk funziona diversamente dal fantasy. Infatti, qualsiasi videogioco fantasy ci mette nei panni dell’eroe da cui dipende il destino del mondo, le cui scelte andranno a plasmare il futuro.

Nel cyberpunk è già tanto se il protagonista porta a casa la pelle, non a caso il nostro impatto su Night City è quasi nullo. I giocatori hanno sfortunatamente sottovalutato l’impatto delle scelte nei confronti della rete sociale che si va a costruire nel corso dell’avventura. Ciò vuol dire che le nostre azioni hanno un forte impatto nei confronti di chi ci circonda. È vero che molte storie sono scritte per finire in un certo modo, ma attraverso le nostre decisioni possiamo influenzare pesantemente il nostro rapporto con alcuni personaggi.

Personalmente ho adorato la scrittura e la struttura di Cyberpunk 2077, ma vorrei che nelle espansioni questo sistema venisse elevato ulteriormente. Ad esempio, nel caso rompessimo i rapporti con un personaggio sarebbe bello precluderci una serie di quest dedicate. Un’altra possibilità potrebbe essere data dallo sviluppo “ad albero” della campagna principale. Così facendo i giocatori avvertirebbero maggiormente il peso delle proprie azioni, facilitandone anche la rigiocabilità. Considerando che le espansioni richiederanno meno sforzi rispetto alla realizzazione del gioco base, il team avrà la possibilità di concentrarsi maggiormente su determinati aspetti della produzione. Di conseguenza la qualità generale dell’esperienza potrebbe aumentare, proprio com’è successo con Heart of Stone e Blood and Wine.

Considerazioni finali

Nel bene e nel male Cyberpunk 2077 è destinato a far parlare di sé ancora a lungo. Da qui a febbraio dovrebbero uscire due grosse patch che rimetteranno in sesto il gioco; mi auguro che ciò dia inizio ad un processo di redenzione da parte della compagnia. Ad ogni modo, dopo le due patch il team si concentrerà sul lancio delle versioni PlayStation 5 e Xbox Series X/S. Vi ricordo che se avete già acquistato il titolo potrete scaricarne gratuitamente la versione nativa direttamente dagli store, seguendo le procedure apposite.

Quanto alle espansioni, è probabile che per i primi dettagli dovremo espettare l’inizio dell’estate, mentre per il multiplayer è possibile che non ci saranno novità fino al 2022. Più che di una corsa si tratta di una maratona, e spero vivamente che CD Projekt Red non bruci nessuna tappa. Cyberpunk 2077 è un prodotto solidissimo che ha diversi margini di miglioramento, ma molte caratteristiche sono correggibili tramite patch. Proprio come fu con The Witcher 3, il team ha quindi la possibilità di elevare ulteriormente la qualità del proprio prodotto. E per scoprire se riusciranno nell’intento di creare un’esperienza unica e indimenticabile non ci resta che aspettare. Perciò continuate a seguire Nerdpool.it per restare aggiornati sul titolo in questione!

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