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Wonder Woman 1984: la recensione del nuovo film DC Comics con Gal Gadot

Wonder Woman 1984 è un'avventura vibrante ed emozionante. Diana Prince (Gal Gadot), mai così tanto umana, fragile e ferita, è il cuore e l'anima di questo film. Pedro Pascal ha dato vita ad un Maxwell Lord davvero ricco di sfumature. Wonder Woman non è un film perfetto ma è una promessa. La promessa di giorni migliori, per il mondo che sta affrontando la pandemia e per la DC. La promessa che la luce e la verità trionferanno sempre sull'oscurità.

Dopo quasi due anni di rinvii vari, sta per arrivare in Italia Wonder Woman 1984, il film diretto da Patty Jenkins con Gal Gadot e Pedro Pascal che non uscirà al cinema ma sarà disponibile solo in digitale dal 12 febbraio.

Nel 1984, Diana Prince (Gal Gadot) vive una vita tranquilla a Washington e aiuta le persone come Wonder Woman tentando di non essere scoperta. Questo fino a quando il piano del “ciarlatano” Maxwell Lord (Pedro Pascal), la maldestra gemmologa Barbara Minerva (Kristen Wiig) e il ritorno del suo amante morto da tempo, Steve Trevor (Chris Pine), cambieranno per sempre la vita dell’ Amazzone.

Dopo un anno più che tortuoso (non solo cinematograficamente parlando), Diana Prince piomba con il più classico degli atterraggi da supereroe tentando di salvare la situazione. Dopotutto Wonder Woman 1984 viene considerata come la nuova brillante speranza del DC Extended Universe, una volta immerso nella serietà e nell’oscurità.

Un primo cambio di rotta si era già visto nel 2017 con il primo film su Wonder Woman diretto da Patty Jenkins. Così come nel primo capitolo la regista ha voluto concentrarsi sul lato buono, sincero e umano della supereroina.

E l’evoluzione naturale delle cose ha portato ad un’evoluzione del personaggio, ben visibile in questo Wonder Woman 1984. Wonder Woman è portavoce di verità e onestà, la cui forza fisica e i suoi poteri sono alimentati dal calore, dall’amore e dalla generosità che irradia. E Patty Jenkins sembra averlo capito appieno attraverso un’ottima regia e una grande fotografia (alcune scene sono davvero degne di nota).

Qualunque cosa vuoi, qualunque sia il tuo sogno, puoi averlo~ Maxwell Lord

Questo sequel avanza velocemente di diversi decenni rispetto al primo capitolo. Gli anni ’80 sono sempre rischiosi da rappresentare, ma se si esclude un picco iniziale fatto di scaldamuscoli, auto coloratissime e spandex, la Jenkins riesce a gestire benissimo questo cambio di ambientazione. Anzi, questi anni ’80 funzionano benissimo con l’eccesso e l’ecletticità del Maxwell Lord di Pedro Pascal.

Maxwell Lord (Pedro Pascal)

Si capiscono immediatamente le intenzioni della regista. Una satira allo “stile Trump” e al sogno americano nella sua accezione più oscura, che trova il suo manifesto in questa frase pronunciata da Maxwell Lord:

“Non sono un truffatore… sono un personaggio televisivo”

Pedro Pascal mette in scena un’interpretazione, a tratti divertente, e piena di sfaccettature. Il personaggio di Maxwell Lord si evolve nel film, diventando sempre più sconvolgente. L’imprenditore è pronto a calpestare il prossimo pur di raggiungere il proprio obbiettivo.

Intrappolata nel raggio traente di Lord c’è Barbara Minerva (Kristin Wiig) , una gemmologa timida e ignorata da tutti. La sua ammirazione per Diana si trasforma in qualcosa di più pericoloso. Intraprenderà un percorso che la porterà a perdere qualcosa di davvero importante: la propria umanità.

Barbara Minerva/Cheetah (Kristin Wiig)

“Tu hai sempre avuto tutto, mentre quelle come me non hanno mai avuto nulla.  Ora tocca a me.” ~ Barbara Minerva

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Così come per il primo film però, Gal Gadot è anima e cuore di questo Wonder Woman 1984. La sua Diana trasuda grazia e bontà, il suo potere mostrato con una femminilità quasi sfacciata, ma che funziona, funziona bene. Le coreografie delle scene d’azione sono incredibili da guardare. La sua dinamica con Steve Trevor (misteriosamente tornato, ma non vi diremo come) rimane magnificamente interpretata. Non ci sono gag in stile Marvel, ma le scene con Chris Pine sono sempre divertenti ed emozionanti.

E poi ecco spuntare finalmente il Lazo della Verità. Precedentemente poco utilizzato, in questo film diventa un’arma fondamentale per Wonder Woman, rendendo diverse scene d’azione particolarmente azzeccate.

Wonder Woman/Diana Prince (Gal Gadot)

Bellissimi i 3 minuti iniziali durante i quali la regista ci catapulta in una sorta di Olimpiadi delle Amazzoni sull’Isola di Themyscira, dove una giovanissima Diana sfida in questo “triathlon” delle incredibili atlete e guerriere e dove apprenderà una lezione importantissima: “per essere degli eroi bisogna essere pronti a grandi sacrifici, a non prendere scorciatoie“.

Sia chiaro, non è un film perfetto. E forse non è neanche paragonabile ai più recenti cinecomic. La prima parte del film è praticamente prima di azione (se escludiamo la scena nel centro commerciale) e forse anche un po’ troppo lunga. Inutile negare che alcune situazioni vengono risolte con un po’ di fretta.

Visto che la cosa è stata anticipata già da stampa e dal trailer, non è uno spoiler rivelare che Barbara diventerà Cheetah ad un certo punto del film. E proprio nella modalità di trasformazione ho riscontrato uno degli errori più grossi del film. La sua trasformazione da dolce donna “timida e poco sociale” a donna desiderosa di essere “forte, sexy, cool e speciale” e successivamente a “spietato predatore” che sacrifica la propria bontà e umanità è troppo brusca per essere convincente e coinvolgente. E gli scontri fisici tra le due donne hanno un aspetto meccanico e poco naturale rispetto ad altre coreografie viste nel primo Wonder Woman o in altri cinecomic (o serie basate sui fumetti) degli ultimi anni.

Il faccia a faccia tra Diana e una Barbara Minerva ormai “evoluta” in Cheetah ne è l’esempio più lampante. Per fortuna il loro scontro – che poteva risultare disastroso in termine di CGI, ma che così non è stato – è solo un paragrafo di un capitolo finale che colpisce soprattuto nell’ideologia tra bene e male. Il discorso fatto da Diana, le scelte fatte da – quasi – tutti personaggi, rappresentano al meglio il messaggio di questo film.

Come dicevo prima, Wonder Woman 1984 non è un film perfetto. Patty Jenkins non è una grande regista per le scene d’azione ma è chiaro che conosce divinamente il potere delle immagini. Con una stupenda scena iniziale (“Le Olimpiadi delle Amazzoni”) ci fa capire cosa significa essere una giovane amazzone destinata ad essere una degli eroi più potenti di sempre. La maestosità di Diana che ascende verso il cielo alla ricerca di un modo per cambiare il mondo. Un uomo d’affari assetato di potere che trae verso di sé gli uomini grazie al desidero e la menzogna. Una donna pronta a sacrificare la propria umanità…

Momenti così potenti che emozionano e che ci catapultano nella storia e ci fanno immedesimare con i personaggi. La scelta poi di mostrare il lato umano di Diana Prince, fragile e ferita, è stata sicuramente una mossa vincente.

Wonder Woman 1984 è una promessa. La promessa di giorni migliori, per il mondo che sta affrontando la pandemia e per la DC. La promessa che la luce e la verità trionferanno sempre sull’oscurità.

IL NOSTRO VOTO

Wonder Woman 1984 è un'avventura vibrante ed emozionante. Diana Prince (Gal Gadot), mai così tanto umana, fragile e ferita, è il cuore e l'anima di questo film. Pedro Pascal ha dato vita ad un Maxwell Lord davvero ricco di sfumature. Wonder Woman non è un film perfetto ma è una promessa. La promessa di giorni migliori, per il mondo che sta affrontando la pandemia e per la DC. La promessa che la luce e la verità trionferanno sempre sull'oscurità.
Wonder Woman 1984
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