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DMZ vol. 1 – Recensione

Brian Wood ci propone una forte critica alla società americana, attraverso una storia distopica che non annoia ma anzi si rivela sorprendente in ogni numero. Siamo di fronte a un volume sicuramente introduttivo, che necessita di momenti più lenti che ci permettano di comprendere lo scenario, ma l’autore mette tanta carne al fuoco già in poche pagine. La DMZ è un territorio misterioso, tutto da esplorare, e sarà interessante accompagnare Matty in questo percorso.

Torna finalmente per Panini Comics DMZ, una tra le serie Vertigo più apprezzate dei primi anni 2000. Brian Wood e Riccardo Burchielli danno vita a una storia distopica, ma fin troppo reale, ambientata in una New York dichiarata Zona Demilitarizzata (DMZ in inglese).

TRAMA

In un ipotetico futuro il governo degli Stati Uniti sottovaluta la rabbia delle milizie antigovernative all’interno dei suoi stati, le quali combattono fino ad arrivare alle soglie di New York. La Grande Mela è ormai diventata una terra di nessuno, un continuo campo di battaglia in mezzo a tregue mai durature, e nessuno al di fuori della città sa davvero cosa succeda tra i grattacieli. Matty Roth, un giovane fotoreporter, si ritrova proprio nella Zona Demilitarizzata al seguito di un esperto giornalista di guerra, ma in poco tempo si ritroverà da solo in un mondo sconosciuto. Sta a lui scegliere se fuggire o diventare il primo giornalista a raccontare la vita nella DMZ, cercando però di restare vivo in una vera e propria zona di guerra!

CONSIDERAZIONI GENERALI

DMZ inizia a essere pubblicata nel 2006. Sono anni difficili per gli Stati Uniti, ancora scossi dall’attacco terroristico alle Torri Gemelle l’11 settembre del 2001 e impegnati da tempo in Iraq, in un conflitto che sembra senza fine. Brian Wood decide allora di portare la guerra sul suolo americano, presentandoci in un certo senso quale potrebbe essere una conseguenza del comportamento del governo americano. La politica è così concentrata sul nemico esterno e sul dimostrare la propria potenza a livello globale che finisce per prestare minore attenzione al proprio Paese.

All’inizio della storia la DMZ è ormai presente da diversi anni nel territorio di New York. Wood preferisce non raccontare sin dall’inizio gli eventi precisi che hanno portato a questa situazione, ma di lasciarceli scoprire pian piano (o forse no chissà). Manhattan è ormai una zona franca, una terra di nessuno, uno spartiacque tra due fronti: il New Jersey, con le armate dei cosiddetti Stati Liberi, e dall’altro lato i quartieri ancora controllati dalle truppe americane. Gli scontri tra i due eserciti sono continui, ma senza frutto per nessuno dei due schieramenti, scatenando solo morte e distruzione in tutta Manhattan.

Essendo ormai una zona di guerra – chiusa, difficile da raggiungere e ancora di più da lasciare incolumi – i notiziari e le persone che vivono lontane iniziano a raccontare storie e leggende sulla DMZ. I giornalisti cercano di entrare nel territorio e di documentare la situazione, ma finora nessuno è riuscito nell’impresa. Matty Roth, il protagonista della storia, è un reporter alle prime armi e non si sognerebbe mai di rischiare la vita per questo. Tuttavia, suo malgrado si trova a salire su un elicottero che lo porta sull’isola per affiancare un suo collega esperto. Ma la sua avventura dura ben poco e dopo pochi secondi si ritrova solo.

Da quel momento, Matty inizierà a conoscere tanti personaggi diversi tra loro e, spinto dalla sua vocazione di giornalista, cercherà di capire se le storie sulla DMZ sono effettivamente vere. Basta poco a Wood per trascinarci in questo mondo distopico e farci sentire vicini al protagonista, perso in un mondo davvero simile al nostro, ma che ben evidenza le conseguenze di un conflitto sulla gente comune. Gli ultimi numeri del volume sono forse i più interessanti perché Matty viene in contatto con comunità estremamente diverse tra loro. L’autore ha un’intera isola da esplorare e chissà quali sorprese ci riserveranno i prossimi volumi.

Ovviamente una grande fetta di merito va attribuita anche a Riccardo Burchielli. Il disegnatore riesce a tratteggiare una città dove il disordine, la sporcizia e la rovina regnano sovrani e che sembra ormai persa, senza possibilità di redenzione. Tuttavia, anche in questa devastazione ci sono persone che tengono viva la speranza di un futuro migliore. Degna di nota la presenza in ogni capitolo di pagine più cupe e dominate dai neri, realizzate con uno stile diverso, che scandiscono la narrazione come un vero e proprio reportage giornalistico.

CONSIGLIATO?

Brian Wood ci propone una forte critica alla società americana, attraverso una storia che non annoia ma anzi si rivela sorprendente in ogni numero. Siamo di fronte a un volume sicuramente introduttivo, che necessita di momenti più lenti che ci permettano di comprendere lo scenario, ma l’autore mette tanta carne al fuoco già in poche pagine. La DMZ è un territorio misterioso, tutto da esplorare, e sarà interessante accompagnare Matty in questo percorso. Personalmente consiglio davvero a tutti di dare un’opportunità alla serie. Lo stile di Burchielli potrebbe sembrare respingente ad alcuni lettori, ma a mio parere è perfetto per questo tipo di narrazione: un tratto sporco, con neri ben definiti che ben si adatta al caos della DMZ. L’opera si comporrà di 12 volumi e Panini Comics ha deciso (giustamente) di presentarla in volumi brossurati con un costo molto accessibile a tutti. Non fatevela scappare!

Continuate a seguirci, qui su NerdPool.it, per non perdervi le prossime novità legate al mondo del Fumetto.

IL NOSTRO VOTO

Brian Wood ci propone una forte critica alla società americana, attraverso una storia distopica che non annoia ma anzi si rivela sorprendente in ogni numero. Siamo di fronte a un volume sicuramente introduttivo, che necessita di momenti più lenti che ci permettano di comprendere lo scenario, ma l’autore mette tanta carne al fuoco già in poche pagine. La DMZ è un territorio misterioso, tutto da esplorare, e sarà interessante accompagnare Matty in questo percorso.
Voto
8

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