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Dylan Dog 416: Il Detenuto – Recensione

Dylan è apparentemente rinchiuso in una cella da solo e non riesce a spiegarsene il motivo. Da questo momento, inizia per lui un viaggio nella follia. Un'esperienza che lo porterà a spogliarsi della propria pelle e identità per diventare il testimone. Un viaggio che equivale a un confronto con se stessi e con i propri sensi di colpa.
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Da fine aprile potete trovare in tutte le edicole e fumetterie Dylan Dog 416 – Il Detenuto, scritto da Mauro Uzzeo e disegnato da Arturo Lauria. Questo numero è la prima metà di una storia doppia che si concluderà il mese prossimo.

Mi piacerebbe citare un dialogo molto interessante con cui si apre la storia. Dylan è a cena con la sua nuova fiamma e i due discutono di cinema, in particolare di film horror. L’Indagatore dell’Incubo esprime un pensiero che mi è spesso passato per la testa, ovvero come, guardando le sofferenze che capitano ai personaggi di un horror, ci si renda conto di quanto la nostra vita non sia affatto male. Al contrario delle storie a lieto fine che mettono in luce quello che manca nelle nostre vite. Ecco, Il Detenuto non è sicuramente una storia a lieto fine, forse nel prossimo numero lo sarà, ma per il momento Dylan si trova in una situazione senza vie d’uscita.

La storia inizia a ingranare quando Dylan e Ilary escono dal ristorante e vedono due poliziotti che stanno costringendo un barbone ad andarsene dal posto dov’è seduto con le maniere forti. I due ragazzi cercano di intervenire, ma forse non avrebbero dovuto farlo. Gli agenti chiedono di vedere i loro documenti, ma Dylan non ha il portafogli e viene invitato a seguirli in centrale. Il rifiuto del ragazzo da il via a una colluttazione e altri poliziotti arrivano sul posto per sedare la situazione con la forza. Nella scena successiva veniamo catapultati in una location diversa. Dylan è apparentemente rinchiuso in una cella da solo e non riesce a spiegarsene il motivo. Da questo momento, inizia per il protagonista un viaggio nella follia. Un’esperienza che lo porterà a spogliarsi della propria pelle e della propria identità per diventare il testimone. Ma testimone di cosa? Questo, ovviamente, lo lascio scoprire a voi.

Rimane piuttosto difficile analizzare e parlare di questa storia senza rovinare il gusto della lettura. Dopo un inizio molto lineare la vicenda si complica con l’entrata in scena di alcuni personaggi piuttosto bizzarri e dall’aspetto inquietante. Questi sembrano conoscere l’origine del luogo dov’è detenuto Dylan e il motivo della sua presenza. Il discorso che viene fatto sulla pelle, e quello che succede nelle pagine centrali, è forse la parte di storia che mi ha più colpito/scioccato e che mi ha dato da pensare. La discesa nella follia vissuta dall’Indagatore in queste pagine corrisponde anche a un confronto con se stessi e con i propri sensi di colpa. L’unico modo per trovare una via di fuga consiste nel non perdere mai la speranza e il ricordo delle persone care e della propria identità.

Mauro Uzzeo scrive una sceneggiatura ricca di dialoghi profondi e pieni di significato sull’identità e la natura dell’essere umano. Arturo Lauria, dal canto suo, si guadagna subito (per me) il posto tra i migliori disegnatori di Dylan Dog di sempre. Il suo tratto molto preciso e dettagliato rende pienamente l’atmosfera macabra e surreale di tutto il racconto. Mi ha colpito sin dalle prime pagine, quando entrano in scena i due poliziotti. Questi sembrano avere un aspetto mostruoso, quasi alieno, che contrasta con il volto di Ilary e Dylan, mettendo subito in chiaro la natura dei personaggi.

Un ottimo numero che consiglio davvero a tutti! Complimenti a entrambi gli autori e sono sicuro che la seconda metà della storia riuscirà a stupirci ancora. Inoltre, sono molto felice di poter ritrovare Lauria già nel Dylan Dog Color Fest appena uscito (tra qualche giorno troverete sul sito la recensione). Mi chiedo se i suoi disegni rendano meglio in bianco e nero o a colori…staremo a vedere. Arrivederci al prossimo viaggio nell’orrore!

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IL NOSTRO VOTO

Dylan è apparentemente rinchiuso in una cella da solo e non riesce a spiegarsene il motivo. Da questo momento, inizia per lui un viaggio nella follia. Un'esperienza che lo porterà a spogliarsi della propria pelle e identità per diventare il testimone. Un viaggio che equivale a un confronto con se stessi e con i propri sensi di colpa.
Voto
8,5

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