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Scarlet Nexus: Recensione dell’action rpg Bandai Namco

Scarlet Nexus è un gioco che punta tutto su storia, personaggi e sistema di combattimento. In esso abbiamo trovato diverse ispirazioni e punti di contatto con altri titoli del mercato videoludico attuale per un mix tutto sommato riuscito. Ci abbiamo visto Nier: Automata per la storia affrontabile da più prospettive e per alcuni elementi di trama, qualche tocco di Persona 5 per le relazioni con i compagni del party e un po’ di Astral Chain per via del setting e della misteriosa minaccia. Al netto di questi elementi si tratta di un gioco dotato di un’identità solidissima, tanto nella trama quanto nel gameplay offerto. Sfortunatamente non tutto funziona alla perfezione: la rigiocabilità offre sì un punto di vista ed un’esperienza tendenzialmente differenti, ma narrativamente parlando non ha lo stesso impatto della prima partita. Per di più, la gestione dei legami con i personaggi alla seconda run ci è parsa ridondante, se non pigra. Il sistema di combattimento invece rappresenta il punto più alto dell’intera esperienza, e si è rivelato divertente e appagante. Yuito e Kasane sono due personaggi degnamente differenziati e le abilità utilizzabili grazie al SAS rendono i due percorsi piuttosto differenti. Ed è un peccato che il team di sviluppo non si sia spinto oltre in merito al level design e all’esplorazione, che avrebbero dato una marcia in più al titolo. In ogni caso, se riuscirete a chiudere un occhio su questi piccoli difetti, vi troverete per le mani un action rpg assolutamente valido.

Fate stragi di Estranei mangia-cervelli con la nostra recensione di Scarlet Nexus!

Scarlet Nexus è un action rpg anime sviluppato da Bandai Namco Studios e diretto da Kenji Anabuki, designer coinvolto in precedenza nella realizzazione di svariati Tales of. È un titolo che fin dal suo annuncio abbiamo trovato interessante per setting e sistema di combattimento, che ce lo hanno fatto attendere con trepidazione. Inoltre, è proprio quest’ultimo ad averci colpito positivamente in occasione del nostro hands-on con la demo dello scorso maggio. Restavano comunque molteplici interrogativi in merito alla qualità della narrativa, alla profondità dell’esplorazione e, più in generale, alla struttura di gioco. Ora che abbiamo messo le nostre mani sul prodotto completo ogni dubbio è praticamente svanito, e siamo pronti per offrirvi un’esaustiva disamina di quel che vi attende.

I protettori dell’umanità

Parlare della narrativa di Scarlet Nexus senza fare spoiler è particolarmente difficile, o meglio, è come correre bendati su un campo minato. Ciononostante, ve ne illustreremo pregi e difetti provando ad anticiparvi meno elementi di trama possibili. Il gioco in questione è ambientato in un futuro distopico in cui l’umanità è costantemente messa in pericolo dalla presenza degli Estranei, misteriose creature voraci di cervelli. La popolazione vive dunque nel terrore di essere attaccata dai suddetti, ma per fortuna il loro destino è nelle mani delle Forze di Soppressioni degli Estranei (FSE). Si tratta di un ordine di straordinari guerrieri che fa largo uso di abilità extra-sensoriali al fine di eliminare le ostili creature. Ed è qui che entrano in gioco i nostri due protagonisti Yuito Sumeragi e Kasane Randall, la cui avventura inizia con l’ammissione nelle FSE.

Prima di buttarci nel vivo dell’azione dovremo scegliere tra uno dei due personaggi, i quali si distinguono per sistema di combattimento e background narrativo. Difatti, il primo è un discendente diretto del padre fondatore di New Himuka, nonché figlio del capo del governo e fratello del direttore delle FSE. La seconda invece è la figlia adottiva dei Randall, una prestigiosa famiglia proprietaria di una grande compagnia militare. Ovviamente entrambi possiedono un carattere ben definito: laddove Yuito è il tipico individuo idealista ed estremamente positivo, Kasane risulta fredda e impassibile con chiunque tranne sua sorella Naomi. E proprio nelle fasi iniziali veniamo introdotti ai personaggi che ci accompagneranno nella nostra missione, il tutto con dei toni leggeri che quasi ci faranno scordare della perenne minaccia.

Destini intrecciati

Dopo qualche ora di gioco l’illusoria “spensieratezza” della vita nelle FSE viene spazzata bruscamente da alcuni episodi drammatici. Si scopre che gli Estranei non sono l’unico pericolo per l’umanità e si susseguono vorticosamente degli eventi che andranno ad innescare una situazione conflittuale. Ironia della sorte, Yuito, Kasane e gli altri membri delle FSE si ritroveranno nell’occhio del ciclone. Per farla breve, la storia vi riempirà di interrogativi che non troveranno risposta fino alle fasi avanzate dell’avventura, e sarete messi di fronte a situazioni inaspettate che culmineranno in una serie di colpi di scena ben piazzati. La narrativa di Scarlet Nexus risulta quindi interessante e coinvolgente, ma si poteva fare di più sul fronte della narrazione.

A tal proposito, quel che soffre maggiormente è la run con il secondo personaggio, che aggiunge meno informazioni di quante ne avremmo volute. In altre parole, non ha lo stesso impatto della prima partita, il cui completamento risponde a quasi ogni interrogativo. La run con Kasane ci ha giustamente offerto il suo punto di vista, ma in termini pratici si è limitata a mettere i puntini sulle i. Per di più, i momenti con maggiore potenziale ci hanno lasciato un certo amaro in bocca. Molto del lavoro è stato lasciato alle cut-scene, mentre le sezioni inedite si svolgono in porzioni di scenari già visitati. Insomma, non ci sarebbe dispiaciuto un maggiore effetto sorpresa.

Attese intense

Entrambe le storyline di Scarlet Nexus sono composte da dodici capitoli intervallati da Fasi di attesa che garantiscono una discreta libertà. Durante questi momenti è possibile accettare missioni secondarie nelle città oppure ci si può dedicare agli Eventi Legame. Sulle prime non c’è molto da dire, purtroppo si tratta di comunissime fetch quest che richiedono di eliminare nemici in modi particolari, con ricompense che comprendono oggetti, armi ecc. Nulla che non si possa acquistare al negozio a dire il vero. Al contrario, la componente social ha una maggiore utilità poiché contribuisce allo sviluppo dei personaggi e permette di sbloccare nuove abilità. Per migliorare il rapporto con i commilitoni sarà sufficiente riempirli di regali o dare il via ai suddetti eventi, se disponibili.

I regali sono ottenibili tramite scambio al negozio, e basta cedere gli oggetti recuperati in battaglia o nel corso dell’esplorazione. Gli Eventi Legame invece sono volti a creare appunto un legame tra Yuito/Kasane e il resto del gruppo, solitamente attraverso cut-scene. Ci sono però casi in cui tali attività danno il via a missioni dedicate. Benché dal punto di vista della caratterizzazione i personaggi siano legati a certi archetipi, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla qualità della scrittura. Si tratta sempre di un prodotto equiparabile ad un anime shonen sia chiaro, ma l’approfondimento dei personaggi si è rivelato interessante.

Amici part-time

Se da una parte la caratterizzazione dei comprimari ci ha soddisfatto, non si può dire lo stesso delle dinamiche del rapporto con essi. In particolare, ci sono due casi specifici in cui il team di sviluppo poteva fare di meglio. Il primo di questi si verifica dopo la situazione conflittuale di cui sopra. Senza anticiparvi troppo, diciamo che si creano due schieramenti e – in virtù di alcuni avvenimenti – i membri dei due team non dovrebbero familiarizzare. Tuttavia, tra una missione e l’altra si ricevono messaggi contenenti inviti per incontrarsi a parlare del più e del meno. Il perché di tali relazioni si comprende meglio durante la partita con il secondo personaggio di Scarlet Nexus, eppure quel che accade resta poco plausibile, se non impensabile. Comprendiamo che gli sviluppatori abbiano agito in questo modo per facilitare l’avanzamento degli elementi social, ma avrebbero potuto trovare una soluzione alternativa.

Il secondo caso riguarda la gestione degli Eventi Legame durante la seconda run. Nello specifico, alcuni dialoghi con i compagni di squadra non presentano grosse differenze indipendentemente dal fatto che si giochi con Yuito o Kasane. Il tutto causa una certa ridondanza di fondo che si ripercuote sull’esperienza complessiva. I due protagonisti dovrebbero coesistere per mostrare due prospettive diverse tanto nella storia principale quanto nella costruzione dei rapporti sociali, ma per come è stato gestito questo aspetto sembra che le azioni di uno escludano quelle dell’altra. In sostanza, gli sviluppatori avrebbero dovuto diversificare maggiormente i suddetti eventi, mostrando più aspetti della personalità dei vari personaggi senza creare situazioni paradossali.

La forza della mente

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A questo punto è arrivato il momento di parlare dei combattimenti di Scarlet Nexus, vero fiore all’occhiello della produzione. Pur senza proporre chissà quali tecnicismi, il titolo Bandai Namco offre diverse possibilità sia in termini di difesa che di attacco. Questo sistema è peraltro caratterizzato da una certa interattività ambientale che dà al tutto una marcia in più, ma procediamo con ordine. Sia Yuito che Kasane dispongono di un attacco base e uno speciale, con quest’ultimo che si può eseguire nel mezzo di una combo e contribuisce notevolmente al riempimento della barra PSI.

Il potere principale di entrambi i protagonisti è la Psicocinesi, che permette loro di scaraventare col pensiero gli oggetti dello scenario. Questi sono divisi a loro volta in due categorie, ovvero normali e speciali. Gli oggetti normali fanno un esiguo quantitativo di danni, mentre quelli speciali sono situati in determinate location e – oltre a fare danni considerevoli – possono infliggere effetti di stato. I primi si lanciano con la pressione del tasto RT, i secondi invece si attivano con LT e richiedono l’esecuzione di una sorta di QTE. In entrambi i casi la fisicità degli attacchi è ottima per merito del tempo necessario a caricare l’attacco.

Invincibili guerrieri

Per quanto concerne le manovre difensive del personaggio, Scarlet Nexus si basa principalmente sulla schivata, che se eseguita col giusto tempismo permette di contrattaccare istantaneamente. A questa si aggiungono i poteri dei compagni come il Teletrasporto, l’Ipervelocità o l’Invisibilità, provvidenziali in caso di accerchiamento. Tornando alle azioni offensive, ricevendo danni o sconfiggendo i nemici andremo a riempire l’indicatore del Drive, il quale si attiverà automaticamente dandoci un bonus ai danni e alla velocità. La meccanica più potente per rischio/guadagno resta in ogni caso il Campo Neurale, una particolare modalità che potenzia a dismisura la Psicocinesi. In questo stato non potremo utilizzare le armi tradizionali o il SAS (che vedremo a breve), in compenso infliggeremo danni devastanti ai nemici più coriacei. Il rovescio della medaglia è che se esauriremo il tempo a nostra disposizione potremmo morire.

Detto ciò, ogni caratteristica di cui vi abbiamo parlato è potenziabile attraverso la Mappa Neurale, l’albero abilità del gioco. Qui è possibile acquistare tecniche di ogni tipo come il doppio salto, schivate aeree o l’attivazione simultanea di più abilità SAS. Tra l’altro, i due protagonisti dispongono di due skill tree leggermente differenti che riflettono i loro stili di combattimento. Quindi troverete che Yuito è più versatile in certi ambiti mentre Kasane se la cava meglio in altri.

Squadre affiatate

Il sistema appena descritto viene affiancato dal SAS, ovvero la connessione neurale con gli altri membri del gruppo che ci permette l’uso dei loro poteri. Il party è composto da tre personaggi, ma si possono sfruttare un minimo di quattro abilità, a patto che i rispettivi utilizzatori siano nel gruppo. Le tecniche disponibili offrono gli effetti più disparati (alcune di esse sono utili anche ai fini dell’esplorazione) e si attivano con la pressione di RB più uno dei tasti frontali dedicati. Infine, incrementando il legame con i compagni si andranno a migliorare diversi aspetti delle suddette, da un minore tempo di cooldown fino ad effetti secondari aggiuntivi. Ad esempio, la Pirocinesi permetterà di scatenare muri di fiamme, l’invisibilità consentirà di eseguire più attacchi da occultati ecc.

Ma non è tutto, perché il legame con i compagni di squadra permette di ottenere due ulteriori tecniche offensive. La prima di queste può essere eseguita al costo del 50% dell’indicatore SAS con la pressione di LB più uno dei tasti frontali dedicati. Di conseguenza, vedremo apparire momentaneamente il compagno selezionato che eseguirà un attacco in grado di infliggere ingenti danni alla salute e alla resistenza del nemico. La seconda tecnica offensiva invece diventa disponibile quando facciamo vacillare gli Estranei. Pertanto è possibile che appaia a schermo l’indicatore Y+B, che ci farà richiamare uno dei nostri compagni per un attacco situazionale.

Ultime ma non per importanza le manovre difensive, utilissime al fine di evitare inutili game over. Ancora una volta è fondamentale incrementare il legame con i compagni, elemento che ci garantirà ben tre azioni di salvataggio. Potremo essere curati con più frequenza, i compagni potrebbero sostituirsi a noi per incassare un attacco o, addirittura, potrebbero rianimarci in caso di morte.

Dinamiche di gioco e bestiario

Tutti gli elementi di cui vi abbiamo parlato servono per fronteggiare le nutrite schiere di Estranei di Scarlet Nexus. In questo gioco è fondamentale saper dare la giusta priorità ai nemici sul campo, i quali potrebbero altrimenti mettervi in seria difficoltà. I primi mostri che incontrerete sono piuttosto semplici da eliminare e non richiedono chissà quali strategie, avanzando dovrete però ricorrere a tattiche o poteri specifici. Il modo più semplice per sbarazzarsi degli estranei più potenti consiste nel mirare ai loro punti deboli o creare reazioni elementali in modo da consumargli la Barra dell’annientamento. Quest’ultima non è altro che la resistenza dei vostri avversari e azzerarla vi garantirà la possibilità di un’uccisione istantanea, ovvero l’Annientamento Neurale.

Molte delle creature presenti sono inoltre corazzate, per cui dovrete ricorrere quanto più possibile alla Psicocinesi per distruggere i loro gusci, ma non solo. Ci sono nemici di tutti i tipi: alcuni andranno in stealth e dovrete ricorrere alla Chiaroveggenza di Tsugumi per poterli colpire, altri proteggeranno i loro punti deboli, dunque dovrete ricorrere all’Ipervelocità di Arashi o al Teletrasporto di Luka, e così via. Aggiungeteci che i team di cui disporrete nel corso delle due partite sono quasi sempre differenti, e di conseguenza anche i nemici che dovrete affrontare. In definitiva, il bestiario offre un buon numero di nemici e le dinamiche delle battaglie si rivelano quasi sempre varie. Ciò malgrado, ci duole affermare che il dungeon finale del gioco è fin troppo lungo, e i continui combattimenti proposti si sono rivelati ripetitivi.

New Himuka e dintorni

Arrivati a questo punto crediamo sia giusto spendere qualche parola sui dungeon e le mappe di gioco, che ci hanno tristemente deluso. Scarlet Nexus propone un certo numero di location di varia grandezza, tutte caratterizzate da un design lineare. Gli scenari esplorabili alternano corridoi a sezioni più ampie utili ai combattimenti, con bivi qua e là che portano a oggetti disseminati per la mappa. I poteri dei personaggi legati alla mobilità spesso servono a raggiungere zone altrimenti precluse, ma potevano essere sfruttati meglio. Diciamo che un level design più curato, oltre che una componente puzzle legata ai poteri più marcata, non avrebbero guastato. Anzi, avrebbero dato più varietà all’esperienza di gioco, che specie nei dungeon più lunghi soffre un po’.

Comparto tecnico e direzione artistica

Per concludere, non ci resta che parlare del comparto tecnico e della direzione artistica di Scarlet Nexus. Su Xbox One X il gioco viaggia a 30fps granitici, senza incertezze nelle situazioni più concitate. La distanza visiva è piuttosto buona e la qualità delle texture apprezzabile, seppur ce ne siano saltate all’occhio alcune in bassa risoluzione. Il tutto è sorretto da una direzione artistica in stile anime che rende gli scenari più ampi davvero deliziosi. Seppur limitata, l’esplorazione delle zone urbane si è rivelata sempre piacevole per merito dei colori utilizzati, i quali danno una marcia in più al titolo. Ottimi anche i modelli poligonali dei personaggi giocabili, che sono ricchi di dettagli e addirittura possono essere personalizzati con svariati oggetti cosmetici.

Estremamente riuscita anche la colonna sonora composta da Hayata Takeda, che dà vita ad un mix di generi e sonorità adatti ad ogni situazione. Ci sono le tracce funky/jazz del nascondiglio e degli Eventi Legame che trasmettono le vibes di Persona 5, la musica ambient legata all’esplorazione ricorda Ghost in the Shell o Astral Chain, mentre i combattimenti sono accompagnati da sonorità più elettroniche e talvolta rock. In conclusione, il compositore è riuscito a catturare abilmente tutti gli elementi della produzione riuscendo a toccare le giuste corde emotive.

Durante le nostre partite abbiamo provato anche i due doppiaggi disponibili, ovvero quello giapponese e quello inglese. Il primo è di ottima fattura e vanta alcuni doppiatori abilissimi, il secondo invece è di buon livello ma non spiccano performance memorabili.

IL NOSTRO VOTO

Scarlet Nexus è un gioco che punta tutto su storia, personaggi e sistema di combattimento. In esso abbiamo trovato diverse ispirazioni e punti di contatto con altri titoli del mercato videoludico attuale per un mix tutto sommato riuscito. Ci abbiamo visto Nier: Automata per la storia affrontabile da più prospettive e per alcuni elementi di trama, qualche tocco di Persona 5 per le relazioni con i compagni del party e un po’ di Astral Chain per via del setting e della misteriosa minaccia. Al netto di questi elementi si tratta di un gioco dotato di un’identità solidissima, tanto nella trama quanto nel gameplay offerto. Sfortunatamente non tutto funziona alla perfezione: la rigiocabilità offre sì un punto di vista ed un’esperienza tendenzialmente differenti, ma narrativamente parlando non ha lo stesso impatto della prima partita. Per di più, la gestione dei legami con i personaggi alla seconda run ci è parsa ridondante, se non pigra. Il sistema di combattimento invece rappresenta il punto più alto dell’intera esperienza, e si è rivelato divertente e appagante. Yuito e Kasane sono due personaggi degnamente differenziati e le abilità utilizzabili grazie al SAS rendono i due percorsi piuttosto differenti. Ed è un peccato che il team di sviluppo non si sia spinto oltre in merito al level design e all’esplorazione, che avrebbero dato una marcia in più al titolo. In ogni caso, se riuscirete a chiudere un occhio su questi piccoli difetti, vi troverete per le mani un action rpg assolutamente valido.
Grafica
8.0
Sonoro
8.5
Gameplay
8.5
Longevità
8.0

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