Quarantine Prophets: Nerd Pool intervista Fabio Guaglione e Luca Speranzoni

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Vi abbiamo già parlato del romanzo e del fumetto del progetto di Quarantine Prophets. Oggi per addentrarci ancora di più in questo mondo vi proponiamo la nostra intervista ai due autori Fabio Guaglione e Luca Speranzoni. Non perdetevela e buona lettura!

Benvenuti su Nerd Pool e grazie per questa intervista!

Vorremmo iniziare chiedendovi di presentarvi ai nostri lettori, raccontare chi siete e qual è il vostro ruolo nel progetto di Quarantine Prophets.

LUCA SPERANZONI: Grazie a voi! Io sono Luca Speranzoni, co-creatore del mondo di Quarantine Prophets. Insieme a Fabio Guaglione mi sono occupato della sceneggiatura del fumetto e della stesura del romanzo.

FABIO GUAGLIONE: Se fossimo in un circolo anonimo direi: mi chiamo Fabio e sono morbosamente appassionato di ogni tipo di forma di narrazione e dei linguaggi che riescono a trasformarsi in emozioni. Ho lavorato a cortometraggi, lungometraggi, spot pubblicitari, romanzi, videoclip, fumetti, giochi in scatola…

Negli ultimi anni ho scritto e diretto un film che forse avrete visto, Mine, assieme a Fabio Resinaro. Ho scritto e prodotto True Love e Ride. Ho scritto e pubblicato L’Accordo Perfetto e La Fondazione Immaginaria, assieme a Maurizio Temporin. Mi sono occupato della campagna pubblicitaria dello show di punta di Amazon Celebrity Hunted, creando e dirigendo i promo di entrambe le stagioni. Sto lavorando alla serie Mr Evidence con Adriano Barone per Sergio Bonelli editore. E molte altre cose bollono in pentola. Insomma, sono un bambino iperattivo.

Fabio Guaglione

Difficile non conoscere Quarantine Prophets, ma vi andrebbe di raccontarlo con poche parole sia per quanto riguarda la trama che l’aspetto multimediale (fumetto edito da Panini Comics + romanzo uscito per HarperCollins Italia)?

LUCA: QP è la storia di un mondo non dissimile dal nostro, non distopico – non ancora perlomeno – ma che rischia di perdere la sua identità e di diventarlo. Per questo ogni scelta che viene fatta è così importante. È un mondo nel quale alcune persone sviluppano capacità profetiche – di percezione e visione – e vengono additati di essere gli untori di quella che si potrebbe definire come una “pandemia della coscienza”. Al fine fine di evitarla, il governo rinchiude i Profeti in una struttura di quarantena, costruita in segreto …

L’aspetto multimediale sembra fatto apposta per le storie e i personaggi di questo mondo: diversi medium come diverse visioni della realtà, che partono dallo stesso punto nella realtà per poi sfrangiarsi e complicarsi sotto i nostri occhi… L’idea ci ha attratto da subito e l’esperienza di andare a fondo nella storia da diversi punti di vista si è rivelata sorprendentemente profonda.

FABIO: Il tutto è nato da un concept semplice: supereroi in prigione. So che è una semplificazione estrema, ma la cosa che ci ha attratto sin da subito è stato: ehi, ma esiste una serie che sia una specie di Prison Break in cui gli X-Men devono capire come evadere? Abbiamo subito capito che l’arena narrativa del carcere avrebbe potuto regalarci un serbatoio infinito di conflitti interiori e di dinamiche di gruppo da raccontare. In più siamo sempre stati interessati all’elemento allegorico del concept. Mentre i mutanti di casa Marvel rappresentano le minoranze che devono lottare per essere accettate, i nostri profeti sono l’incarnazione – letterale – dei visionari, ovvero di tutti coloro i quali hanno una visione in grado di cambiare il sistema. Solitamente, una volta che vengono “scovati”, quegli individui diventano oggetto di interesse del sistema stesso, composto da varie entità: governi, media, corporazioni…

L’idea è il virus più potente che esista, in grado di diffondersi e di “infettare” la mente delle persone. Per questo c’è chi si batte per studiare quell’idea, per contenerla, replicarla, sfruttarla economicamente… e chi si batte per far valere quell’idea. Vero e proprio carburante tematico per storie e per riflessioni sul momento che stiamo vivendo.

I personaggi sono molto interessanti e, se il fumetto è più corale con un focus sui diversi prigionieri di Clearwell, nel romanzo ci si concentra di più su Sam, guardia carceraria che poi diventa un Profeta. È una scelta voluta, per empatizzare di più con la situazione dei protagonisti del fumetto, laddove il romanzo ha come focus la crescita personale di Sam?

LUCA: In un certo senso è proprio così. Il romanzo è una storia più personale sul personaggio, che abbiamo voluto mantenere focalizzata e lineare – anche perché le capacità profetiche di Sam vanno in direzione opposta alla linearità narrativa – mentre il fumetto ha il compito di sostenere il mondo di Clearwell, e i suoi numerosi abitanti. Sono due sensi narrativi molto diversi, che ci piace pensare potrebbero, in futuro, dialogare in modo molto soddisfacente.

FABIO: Esattamente. Nel fumetto abbiamo scelto di raccontare una vicenda con ritmi più pop e iper-densi, ispirandoci alla narrativa di Warren Ellis o Straczynski, focalizzandoci soprattutto sui prigionieri. Nel romanzo invece abbiamo scelto di utilizzare un’ampiezza narrativa tipica della grande fantascienza. In quella sede avevamo molte più pagine a disposizione per esplorare il mondo di QP e il carcere di Clearwell con calma e ulteriore approfondimento.

Abbiamo scavato nell’interiorità di ogni personaggio sfruttando il formato narrativo che una graphic novel non ci permetterebbe. Il nostro Caronte nella vicenda del romanzo Futuro Fragile è una guardia e non un carcerato. Sam viene chiamato a diventare uno dei carcerieri di Clearwell e questo ci ha dato lo spunto di affrontare le vicende da un punto di vista ancora più realistico, in cui una persona normale, come noi, si immerge gradualmente nella situazione inedita che ha portato la diffusione del virus chiamato Epifania, nelle celle del Pozzo, nella comunità parallela di cultura profetica…

Quarantine Prophets
Luca Speranzoni

Avete raccontato che il progetto è nato prima della pandemia di COVID19 e da un certo punto di vista diversi media nel passato hanno affrontato il tema “Cosa succederebbe se ci fosse una pandemia con una malattia infettiva e misteriosa”. In Quarantine Prophets c’è la questione del Governo che rinchiude i profeti in Clearwell per studiare la malattia ma anche per vedere come sfruttare queste persone. Da un punto di vista anche cinico credete di aver raccontato una situazione realistica e probabile? Dall’altra non si rischia di cadere nel complottismo del “Ci stanno nascondendo qualcosa”?

LUCA: Domanda più che legittima. Per rispondere è utile sottolineare come nel fumetto una parte del racconto avvenga attraverso gli occhi di una giovane guardia di Clearwell, che si scoprirà connessa a uno dei protagonisti, e che il romanzo è interamente basato su una guardia carceraria. È una scelta che abbiamo fatto consapevolmente, proprio per evitare il facile complottismo, che personalmente ho sempre trovato l’aspetto meno convincente di alcune narrazioni di genere. Il “complotto” è un concetto che esiste non solo nelle storie ma nel nostro mondo. Quello al quale obietto è il concetto di complotto efficace, facile, ben organizzato. E soprattutto dalla facile etichettatura morale.

Nella storia di QP proviamo a esplorare anche la psicologia di chi i profeti li vuole rinchiudere, non solo quella dei nostri eroi. E più di una volta ci chiediamo: ma qual è l’alternativa? Cos’altro potrebbero fare, per evitare la diffusione del contagio? E poi, se altre nazioni iniziassero programmi di studio e sfruttamento dei poteri profetici, chi potrebbe consciamente decidere di essere lasciato indietro? Le stesse superpotenze che hanno fatto un passo indietro e si sono ritirate durante la corsa agli armamenti. Sarebbe a dire… nessuna. Più che un complotto, ci piace vedere la reazione dei governi in QP come una sorta di “estremismo forzato”, di “ingiustizia senza alternative” che, credo, si avvicina di più a molte delle crisi nel mondo reale. Sicuramente è più fertile drammaturgicamente.

FABIO: Ci tengo a dire come prima cosa che l’idea di QP nasce nel 2018. Quando ci siamo trovati, nel pieno delle lavorazioni di fumetto e romanzo, in un mondo che stava diventando pandemico, ci siamo più volti posti la domanda: è giusto andare avanti con questo progetto? Stiamo raccontando una storia di cattivo gusto? La nostra risposta è stata un deciso No. In fondo QP non parla prettamente né del Covid né di una pandemia. Non è Contagion. Il virus è solo una metafora che ci permette di raccontare questa storia e questi personaggi. Detto questo, da un punto di vista drammaturgico, come accennava Luca, abbiamo cercato di non dipingere le istituzioni come dei “cattivoni” ma come dei personaggi di potere che si ritrovano a gestire una variante nuova nell’equazione del funzionamento della società.

Da un punto di vista concettuale e filosofico, diciamo, io credo che le diversità di visioni del mondo tra me e Luca abbiano arricchito il punto di vista generale dell’opera di Quarantine Prophets. Io personalmente non penso mai che la verità sia solo da una parte o dall’altra, ma credo anche che il dubbio, il farsi domande, sia un criterio fondamentale per arrivare più vicini alla verità.

Nel fumetto però c’è anche una parte un filo fantascientifica e mostruosa… Non aggiungo altro per non fare troppi spoiler ma la serie vuole esplorare anche questa opzione o è un aspetto che cercherà di mantenersi più scientifico, con una spiegazione fattibile?

LUCA: La scienza è una parte fondamentale dell’universo di QP, senza per questo essere fondante. Mi spiego meglio: i concetti che usiamo per definire la visione del futuro, del passato, del distante presente, sono tutti concetti scientifici, come il principio di indeterminazione e i diversi modelli stocastici. Ma poi il nucleo della narrazione nasce sempre “dopo” la scienza. Cioè, si ritorna alla questione umana di: cosa faccio delle informazioni che ho ricevuto? Lo stesso si può dire dell’aspetto più “mostruoso” del mondo di QP, che sicuramente verrà esplorato maggiormente in futuro. Quello che posso dire per certo è che c’è una spiegazione per ognuna delle cose che mettiamo in scena. Quello che sta succedendo influenza tutto e tutti, in modo sottile. E a tempo debito verrà rivelato.

FABIO: Sì, non è come LOSTsappiamo già il perché e il percome dietro ad ogni cosa! Io penso che mano a mano che andremo avanti con la storia, alcune componenti scientifiche e fantascientifiche saranno inserite nel fumetto, è nel suo DNA. QP non è un fantasy; utilizza basi scientifiche per creare, appunto, fiction. Ma, come dice Luca, tali fattori serviranno solo da perno per sviscerare la reazione umana dei personaggi rispetto ad esso. Nei romanzi invece credo proprio che la componente fantascientifica diventerà sempre più robusta…

Quarantine Prophets
La cover del fumetto

Possiamo dire che Quarantine Prophets si inserisce anche nel trend del “multiverso” e anche stavolta sembra che lo abbiate previsto… forse siete un po’ Profeti. Battute a parte, credete che a differenza di altre serie celebri e criticate riuscirete a mantenere una coerenza all’interno dei due mondi del fumetto e del romanzo?

LUCA: Bè, QP è una serie basata sui concetti di visioni multiple, di realtà che si altera, etc. Quindi partiamo avvantaggiati…

FABIO: Innanzitutto ci piacerebbe arrivare a diventare una serie celebre! Scherzi a parte… Sì, la molteplicità delle probabilità che ci si pongono davanti ogni giorno fa parte del DNA del progetto, quindi la coerenza non la vedo come un problema. Il rischio che dovremo evitare in futuro, secondo me, è quello di rendere troppo complessa o contorta la storia con paradossi temporali e cose di questo tipo… Il punto è sempre rimanere nel cuore di ogni personaggio, vivere ogni visione del futuro e ogni conseguenza sul presente attraverso la sua anima, le sue azioni, i suoi sogni, le sue paure.

C’è la possibilità o il desiderio di far incontrare questi due mondi? Forse sbagliamo, ma in entrambi i volumi compare il personaggio di Tim, del quale ci si dimentica il volto se non lo si guarda…

LUCA: L’idea è sempre stata quella di avere due mondi distinti da principio che sempre di più si influenzano a vicenda, quindi sì. Nel romanzo compaiono vari personaggi del fumetto, anche se la maggior parte sono quasi easter egg ad eccezione di Tim e di Orson, e anche nel fumetto c’è qualche richiamo… Ma sì, questo è solo l’inizio in termini di contaminazione.

FABIO: Romanzo e Graphic Novel hanno una collocazione temporale precisa ma credo si capisca solo alla fine del romanzo. La cosa molto interessante di giocare in un’arena narrativa come quella di Quarantine Prophets è quella di pescare dal fumetto i personaggi che servivano alle vicende del romanzo e viceversa… ma magari solo leggendo entrambi i volumi si ha un quadro completo del loro profilo… Magari in un volume un tizio sembra uno stronzo ma nell’altro si capisce perché fa lo stronzo. Cosa cambia nel leggere prima il fumetto e dopo il romanzo o viceversa? Beh, fondamentalmente il tipo di esperienza.

Se leggi prima il fumetto, quando affronti il romanzo hai già chiaro in mente il look di Clearwell, delle guardie, e di tutto il mondo del Pozzo… Mentre se si inizia con il romanzo sei libero di immaginare tutto. Quindi non c’è un ordine preciso di lettura, ma l’ordine di lettura condiziona l’esperienza. Detto questo però, doseremo questo elemento in maniera particolare. Non vogliamo che il lettore sia costretto a passare da un media all’altro per comprendere le vicende in maniera essenziale. Dall’inizio con Panini Comics e HarperCollins abbiamo concordato un concetto di “narrativa modulare”: ogni volume – fumetto o romanzo che sia – deve essere al tempo stesso compiuto come arco narrativo e comprensibile a sé stante, e un tassello di un mosaico molto più ampio.

Quali difficoltà avete incontrato nel cercare la giusta rappresentazione della struttura di Clearwell e anche del design dei personaggi, comprese le divise e le armi che a volte paiono un filo fantascientifiche.

LUCA: Nella rappresentazione grafica molto del lavoro è stato trovare un punto di incontro creativo con Giovanni Timpano: lui aveva un’idea più fantascientifica, noi leggermente meno, quindi ci siamo trovati a metà, con grande soddisfazione per tutti, penso di poter dire. Una volta trovato il nostro stile, anche le descrizioni del romanzo si sono perfettamente allineate con quello. Giovanni poi ha costruito in 3D l’intera struttura, con estrema dovizia di particolari, per avere una completa coerenza architettonica dell’edificio, che è un personaggio vero e proprio, nella storia. Il suo lavoro è stato eccezionale.

FABIO: Abbiamo speso anche molto tempo sull’uniforme dei Profeti, a metà tra prigionieri e pazienti in quarantena. Doveva essere immediatamente riconoscibile, originale. Siamo partiti dalle uniformi dei penitenziari americani e abbiamo cercato di crossarle con le uniformi originali degli X Men. Creare qualcosa però di completamente unico, non è stato semplice. Alla fine, siamo convinti di aver creato una sorta di look alla Quarantine Prophets, questo anche grazie ai colori di Daniele Rudoni. O almeno speriamo!

Quarantine Prophets

Secondo noi anche se le due storie sono separate e godibili singolarmente forse è meglio leggere prima il fumetto proprio per avere in mente i luoghi, le divise, le armi che ritroviamo nel romanzo e poterlo apprezzare di più, non solo per la sua parte più psicologica. Voi che ne pensate e cosa consigliate a chi non sa bene da dove partire?

LUCA: Sicuramente partire dal fumetto è una buona idea, ma ho avuto anche feedback molto positivi da persone che sono partite dal romanzo e poi hanno visto realizzate le cose che avevano solo immaginato nel fumetto. L’idea dalla quale siamo partiti era quella di rendere entrambi i racconti godibili indipendentemente. Speriamo di esserci riusciti!

FABIO: Il punto è capire che tipo di esperienza si vuole fare. Se si vuole essere liberi di immaginare come sia fatta Clearwell e chi siano i personaggi, direi di partire dal romanzo. Se invece uno vuole avere un appiglio visivo per capire come muoversi mentalmente dentro il romanzo, direi di partire dal fumetto…

Che tipo di collaborazione c’è stata mentre avveniva la stesura del romanzo e quella del fumetto? Sono processi avvenuti in contemporanea e vi confrontavate sull’andamento? Non temevate di confondervi?

LUCA: Sia io che Fabio siamo abituati a lavorare su diverse storie contemporaneamente, quindi in quel senso avevamo già fatto abbastanza palestra. Ma sicuramente avere due strutture narrative così diverse – romanzo più lineare, fumetto più corale – ci ha aiutati a non ripetere alcuni movimenti di trama. La collaborazione c’è stata dal primo momento, dalla struttura iniziale dell’intreccio alla stesura. Ed è stata sempre estremamente stimolante. Il romanzo è stato completato dopo il fumetto, che doveva lasciare il tempo a disegnatore e colorista di realizzare la sceneggiatura. Il fumetto è stato scritto in costante collaborazione, mentre il romanzo è stato più un lavoro in solitaria per me, con fondamentali condivisioni di pensieri e revisioni con Fabio soprattutto nelle fasi iniziali e finali della scrittura.

FABIO: Confondersi era impossibile, è come se le nostre menti conoscessero a memoria i mondi che descriviamo nelle nostre storie. Il momento fondamentale – e che ha preso più tempo – è stato quello del world building. Per conoscere le regole del mondo di Quarantine Prophets abbiamo avuto bisogno di capire come si evolverà la storia, qual è il finale, e cosa sia davvero il virus Epifania

Quarantine Prophets
Luca Sperazoni
La copertina del romanzo

Ci potete anticipare cosa possiamo aspettarci dal prossimo romanzo e fumetto? Dovremmo attendere ancora molto per leggerli?

LUCA: Sui tempi esatti è sempre difficile fare previsioni. Sul contenuto è più facile… anche perché io e Fabio abbiamo un’idea molto chiara della direzione in cui ci vogliamo muovere. Senza troppi spoiler posso dire che ci potrebbero essere in futuro più interazioni tra i due mondi narrativi, che molte delle domande che sono state appena accennate finora diventeranno centrali alla storia, e soprattutto che ognuna di quelle domande, anche le più diverse tra loro… ha una sola risposta. Tutto ha un’unica causa.

FABIO: Rilancio: se volete leggere il seguito del fumetto e del romanzo il prima possibile… bombardate i social di Panini Comics e HarperCollins!

Sono due trilogie ma ci possono essere molti altri aspetti da esplorare. Ci possiamo aspettare un ampliamento in termine di volumi ma anche l’utilizzo di altri medium per raccontare questa storia?

LUCA: Tutto è possibile. Sicuramente ci sono altri medium che si presterebbero bene…

FABIO: Per ora non possiamo dire dove stiamo cercando di far andare i Profeti…

Finiamo con una curiosità: se vi capitaste di ricevere il morbo e diventare Profeti come reagireste? E che tipo di potere mentale vorreste possedere?

LUCA: Se fossi infetto vigile attesa e tachipirina, ovviamente. Quanto al tipo di potere… forse poter rivivere eventi specifici accaduti in luogo in passato. Potrebbe essere utile sia per avere risposte a infinite domande.

FABIO: La mia reazione dipenderebbe dal tipo di potere. Il mio problema con il tipo di poteri mentali dei profeti è che potrebbero compromettere il concetto di libero arbitrio, cosa che non mi piacerebbe, perché sottrarrebbe valore alle azioni. Quindi, parlando di poteri che abbiano a che fare col concetto di visione… direi che mi piacerebbe vedere quale sia il modo perfetto per aiutare ogni persona. A modo mio, spero che le storie lo siano.

Grazie per aver risposto alle nostre domande e non vediamo l’ora di leggere i successivi volumi!

LUCA e FABIO: Grazie a voi!

Quarantine Prophets

Ringraziamo gli autori per la loro disponibilità a rispondere alle nostre domande e Ilria Mencarelli per la collaborazione e per averla resa possibile. Vi ricordiamo le nostre recensioni ai volumi e non dimenticatevi di dirci la vostra opinione su Quarantine Prophets e su questa intervista! Continuate a seguire Nerd Pool per essere sempre aggiornati sui vostri fumetti preferiti!

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