Tormented Souls – recensione della versione Switch

Abbiamo provato per voi la versione Switch del survival horror che omaggia apertamente i classici del genere, sarà riuscito nel suo intento?

Tormented Souls è un atto d'amore nei confronti dei capisaldi del genere survival horror anni '90
7.5
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Ve li ricordate i survival horror di una volta? Quelli degli anni ’90, che hanno fatto la storia del genere e dato vita a schiere di appassionati i quali ancora oggi non dimenticano, nonostante la fisiologica evoluzione della formula, da dove tutto è cominciato. Da Resident Evil a Silent Hill, passando per quello che ne è davvero il capostipite, ovvero Alone in The Dark. Beh, di sicuro i ragazzi di Dual Effect non li hanno dimenticati, e la loro opera prima ne è la testimonianza: Tormented Souls è una pura e semplice lettera d’amore per i survival horror vecchio stampo, con tutti i pregi e difetti che ne derivano.

Il piccolo team indipendente formato da soli due elementi, i fratelli Gabriel e German Araneda, ha sviluppato Tormented Souls con la collaborazione di Abstract Digital e PQube Games. Il titolo è arrivato su PC e console Sony e Microsoft di vecchia e attuale generazione a settembre 2021, ed ora è il turno per Nintendo Switch di accogliere l’opera prima di questi ragazzi. Avranno centrato l’obiettivo di farci rivivere i fasti di un glorioso passato? Scopriamolo insieme nelle nostra recensione, come sempre made in NerdPool!

Silent Evil o Resident Hill?

Tormented Souls non cerca nemmeno per un minuto di nascondere le sue fonti di ispirazione principali, legate in primis alla saga di Resident Evil, ma che non disdegna di citare ed omaggiare anche i già citati Silent Hill ed Alone in the Dark. Ne esce fuori un titolo che vuole, riuscendoci in parecchie occasioni, portare gli appassionati di lunga data a riassaporare quelle meccaniche, quei ritmi di gioco e quelle atmosfere tanto care agli appassionati. Ovviamente tutto ciò comporta vantaggi e svantaggi, ma procediamo con ordine.

In Tormented Souls vestiremo i panni di Caroline Walker, giovane ed avvenente ragazza la quale riceve una strana lettera proveniente dal Wildberger Hospital, situato nell’isola di Blackwood, in Canada. Il contenuto lascia la nostra eroina piuttosto sconcertata, in quanto si ritrova tra le mani la foto di due bambine gemelle, con un criptico messaggio che allude ad un abbandono. Lo sconcerto della ragazza nei giorni seguenti la porta ad avere numerosi incubi riguardanti quella foto oltre a soffrire di acute emicranie, eventi che la portano a prendere una decisione: Caroline parte per l’isola intenzionata a visitare l’ospedale per indagare sulla lettera e la foto.

L’incipit piuttosto banale e scarsamente originale offre il classico spunto da cui dipanare in seguito tutta la trama. Il filmato introduttivo (dalla qualità piuttosto bassa, anche in confronto alla grafica di gioco vera e propria) ci mostra l’arrivo di Caroline all’ingresso dell’ospedale, ovviamente in piena notte rispettando i cliché del genere di appartenenza, esattamente come il colpo in testa che riceve pochi secondi dopo e che la tramortisce. Si risveglia qualche tempo dopo completamente nuda all’interno di una vasca, con una sorta di tubo respiratore che le scende fino in gola. Qui abbiamo le prime sorprese: un’inaspettata scena di nudo integrale non censurata nemmeno su Switch (a metà strada tra Hostel e un tentativo di ammiccare ad un certo pruriginoso pubblico), e ben più importante ai fini della trama abbiamo un altro dettaglio, ovvero che alla povera Caroline è stato asportato l’occhio destro, la cui orbita è ora coperta da una posticcia benda.

Ritorno al classico, forse troppo

Ha dunque così inizio la nostra avventura in Tormented Souls. Dopo essersi rivestita (con un vestitino molto corto e probabilmente fuori luogo, ma i cliché continuano) la nostra Caroline riprende ad esplorare lasciandoci finalmente il controllo dell’azione. Il sistema di movimento messo a punto da Dual Effect non rinnega la sua ispirazione classica, mediante inquadrature fisse, seppur con la telecamera che all’occorrenza si muove nell’ambiente interamente tridimensionale, come in alcune scene ormai celebri di Silent Hill. La nostra protagonista può avvalersi di due sistemi di input per gli spostamenti: tramite la levetta analogica sinistra sarà possibile farla muovere in modo più moderno, facendola andare nella direzione verso cui inclineremo lo stick (con tanto di “memoria di movimento” nel momento in cui l’inquadratura cambia). Utilizzando invece la croce direzionale avremo a disposizione invece i classici “comandi tank”, decisamente scomodi e superati al giorno d’oggi ma decisamente adatti all’esperienza che Tormented Souls vuole offrire. La doppia possibilità di movimento è la stessa identica soluzione adottata nelle versioni rimasterizzate in HD del remake del primo Resident Evil e di Resident Evil 0.

Anche il sistema di combattimento e di mira ricalca i classici, con la possibilità di agganciare con la mira automatica i nemici, anche se non sempre il sistema è precisissimo, specialmente quando la protagonista ed il suo bersaglio sono in due inquadrature differenti. L’inventario, anch’esso piuttosto classico, è studiato piuttosto bene e permette una navigazione intuitiva tra le sezioni dedicate agli oggetti, alle armi ed ai file di testo. Il sistema dei salvataggi, manco a dirlo, è preso pari pari dai primi RE, con un registratore a bobine al posto della macchina da scrivere e le bobine stesse da utilizzare per salvare, con i salvataggi che diventano così limitati.

Sì ma i mostri?

Le tipologie di nemici presenti in Tormented Souls sono uno degli elementi che si ispirano alla saga di Silent Hill, con aberrazioni che sembrano partorite dalla mente del leggendario Team Silent dei tempi migliori. Anche una meccanica che richiama l’Otherworld di SH è presente, con degli specchi che fungono da “portale” per il passaggio ad una dimensione distorta del Wildberger Hospital. Tanto backtracking come da tradizione e diversi enigmi ambientali chiudono il quadro dell’esperienza, con tanto di accendino da equipaggiare in larga parte nelle zone buie della struttura, elemento che spinge il giocatore a studiare strategie di combattimento particolari, dato che non è possibile impugnare un’arma mentre si utilizza l’accendino, sarà quindi necessario trovare fonti di luce alternative per poter combattere.

La trama del gioco rimane nella media delle produzioni horror degli anni ’90, senza particolari guizzi narrativi ma senza scadere mai troppo nel banale, la longevità si attesta sulle 8-10 ore per una prima run, ma nonostante la presenza di finali multipli bisogna proprio essere innamorati delle atmosfere del gioco per volerci fare un secondo giro. Certo il fascino dei survival horror di una volta è innegabile, ma Tormented Souls per quanto pregevole offre anche tutti i difetti dell’epoca che pur volendo omaggiare il passato finiscono per mostrare le spigolosità di un sistema di gioco ormai superato da diversi decenni.

Orrore portatile

La versione Switch di Tormented Souls, com’era lecito aspettarsi, deve farsi carico di qualche rinuncia sotto il profilo tecnico nei confronti dell altre versioni. La risoluzione è chiaramente più bassa, così come la qualità di molte texture e l’effettistica ridotta. L’impatto grafico è tutto sommato notevole se si pensa che è il frutto del lavoro di due sole persone, gli ambienti sono molto ben curati, un po’ meno le animazioni, le quali restano comunque accettabili. Il framerate è sbloccato, ma raramente riesce a mantenere i 60fps, scendendo anche spesso nei dintorni dei 30 fotogrammi al secondo in zone con molti dettagli o in presenza di nemici. Abbiamo testato il gioco su una Switch OLED e bisogna ammettere che in portabilità l’eccellente display dell’ultimo modello dell’ibrida di Kyoto contribuisce a far risaltare il discreto sistema di illuminazione, dove le zone di luce ed ombra sono importanti sia per l’atmosfera che per il gameplay stesso.

Per tirare le somme possiamo consigliare Tormented Souls senza dubbio agli irriducibili appassionati dei survival horror degli albori (categoria della quale fa parte anche chi vi scrive), chi invece preferisce derivazioni più moderne del genere, o è semplicemente curioso di provare magari per la prima volta un gameplay classico e “ruvido” come questo, tenga bene a mente che l’intera opera è studiata e realizzata con bene in mente lo scopo di omaggiare e mantenere vivo un modo di giocare molto lontano da quelli che sono gli standard odierni.

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Tormented Souls è un atto d'amore nei confronti dei capisaldi del genere survival horror anni '90, da Resident Evil a Silent Hill passando per i primi Alone in the Dark. Il risultato è un gioco che in più di un'occasione centra l'obiettivo, a patto di scendere a compromessi con le spigolosità di un gameplay volutamente "vecchio". Tecnicamente buono (anche su Switch) per essere stato sviluppato da sole due persone, l'opera trova il suo target perfetto nei nostalgici che hanno lasciato il cuore a Derceto, Raccon City o nei pressi del lago Toluca.

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