Pinocchio di Guillermo del Toro: la recensione senza spoiler del film Netflix

Guillermo del Toro colpisce di ancora! Pinocchio sarà in sala dal 4 dicembre e su Netflix dal 9 dicembre!

Pinocchio di Guiellermo del Toro è un film: maturo, transgenerazionale in grado di modernizzare un brand ampiamente sfruttato.
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Lo so, lo so, cosa state pensando, perché lo pensavo pure io: un altro film di Pinocchio? Non ne abbiamo avuti già a sufficienza? Alt però! Questo non è un film di Pinocchio come tutti gli altri: lo si potrebbe intuire già solo dalla firma del regista, ovvero Guillermo del Toro…. Ma scopriamolo meglio nella recensione di Pinoccchio, in sala dal 4 dicembre e su Netflix dal 9 dicembre!

Non il solito Pinocchio

Il titolo è in effetti abbastanza eloquente. Questo non è il solito film di Pinocchio, passatemi il termine, trito e ritrito. Perché? Perché rielabora la classica storia, contestualizzandola dal punto di vista storico, in modo davvero accattivante. Ma non solo! La pellicola è anche in grado di parlare di tematiche universali inedite e di farlo con una storia: fluida, coerente, che pesca da vari momenti salienti della storia originale, rinnovandola tuttavia. Tutto condito da una grafica accativante e convicente, e da personaggi ben trattati e caratterizzati.

Affresco storico e personaggi

Il contesto storico si dipana tra la fine della prima guerra mondiale e la metà della seconda , in un paesino italiano. Tale contesto rende ovviamente la storia piú drammatica influenzando i protagonisti. Geppetto è infatti, spoiler, un uomo consumato dalla perdita prematura del figlio a causa di un bombardamento a danno dei civili avvenuto durante la grande guerra.Tale evento traumatico, ne informa l’esistenza, fino a renderlo un uomo solo e dipendente dall’alcool. Alla ricerca di un mezzo per colmare il suo vuoto, crea Pinocchio: che verrà animato dallo “spirito guardiano della vita”, intenzionato cosí a consolare, lo sconfortato Geppetto. Geppetto però fatica a legare con lo scalmanto Pinocchio, in cui non riconosce il figlio perduto. Il Burattino temendo di essere un peso per il babbo, fugge di casa. Ma dovrà muoversi in un mondo difficile: in cui tutti cercheranno di sfruttarlo per i propri fini. Il Mangiafuoco originale infatti, diventa un impresario sull’astrico teso a sfruttare Pinocchio per fare soldi e fortuna. Ma lo stesso regime fascista nella figura del Podestà, padre di Lucifero, vorrà servirsene, quando scoprirà che è immortale. Pinocchio innocente e sprovveduto, dovrà dunque maturare in fretta, mentre il Babbo lo insegue per tutta Italia, per riabbracciarlo e dirgli quanto in realtà lo ama. A fare da spalla comica nel contesto “drammatico” il grillo: che con la sue gag è in grado di instillare saggezza, ma anche di divertire il pubblico.

L’aspetto tecnico

La comicità è ben dosata e funzionale ad allegerire la narrazione, mentre la satira rende la narrazione più piccata. Il Mix di musiche e parti contate c’è sembrato molto ben fatto e convincente, perché mai invadente o troppo smielato: apprezzabile dunque da un pubblico giovane ma anche da uno adulto. Le animazioni e la grafica sono ottime e si nota un budget importante, ma anche ben gestito. Gli sfondi sono pieni ma non carichi, la fotografia ben fatta: con dei colori in grado di adattarsi ai diversi contesti. Le ambientazioni credibili e non eccessivamente stereotipate.

Pinocchio e la Volpe. Cr: Netflix © 2022

Tematiche trattate

Senza voler fare eccessivi spoiler: molte sono le tematiche affrontate; Vi proponiamo quindi una rapida carrellata, per restituire almeno in parte la profondità della pellicola. La critica spietata alla guerra e ai suoi orrori; Il lutto e la sua elaborazione mai facile né tantomeno scontata; Le aspettative dei padri verso i figli, che spesso possono fare molto male a questi ultimi, se eccessivamente calcate.; L’impossibilità di sostituire una persona scomparsa con un’altra; La paura di un figlio di essere un peso per i genitori; L’amore di un padre per suo figlio, che se vero, può spingerlo fino in capo al mondo; Il pregiudizio e la paura di ciò che non si conosce e le sue conseguenze. La via maestra e la cattiva strada. Tante tematiche dunque, alcune presenti nel racconto originale altre  introdotte ex novo, ma tutte ben amalgamate.

Conclusioni

In Conclusione il film ci ha convinto sotto ogni aspetto: non dura troppo, diverte, fa riflettere, scorre bene, ha bellissime animazioni e si rivolge ad un pubblico vasto e ha un che di autoriale. Ma d’altra parte con un regista come del Toro, autore di capolavori come la forma dell’acqua, le aspettative non potevano non essere alte, ma ci ha davvero sorpresi e… Commossi sul finale!

Dunque Non possiamo che consigliarvelo!

Pinocchio di Guillermo del Toro sarà in sala dal 4 dicembre e su Netflix dal 9 dicembre!

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Pinocchio di Guillermo del Toro ci ha convinto e ha vinto. Vince perché partendo da un brand ampiamente sfruttato e forse abusato: riesce a parlare di tematiche universali, e a rendersi accattivante a tutte le generazioni. Lo fa rielaborando ampiamente la storia originale colorandola di uno sfondo politico ben dipinto; Attraverso una animazione fresca e convincente sul piano grafico; per mezzo di una narrazione fluida e una satira piccante.

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