Io Capitano – la recensione

L’ultimo film di Matteo Garrone dimostra la maturità artistica raggiunta dal regista romano al culmine di una carriera ricca di successi.
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Presentato in concorso all’ottantesima edizione del Festival del Cinema di Venezia, Io Capitano è l’ultimo film di Matteo Garrone che, dopo Pinocchio nel 2019, continua a tastare nuovi territori per raccontare qualcosa di diverso, in questo caso, la storia di un viaggio. Dimenticate i temi scuri e crudi di Gomorra o L’Imbalsamatore, in questo film la crudeltà dell’essere umano viene messa in chiaro e in piena luce.

Di cosa parla Io Capitano?

Ci troviamo in Senegal, Seymour e Mussa sono due ragazzi di sedici anni, decisamente maturi per la loro età, che vivono con le rispettive famiglie in un quartiere di Dakar. Entrambi, hanno il sogno di arrivare in Europa per diventare star della musica e aiutare le proprie famiglie. La loro voglia di partire non è conseguente ad una guerra o ad un’estrema povertà ma mossa dalla mera curiosità e voglia di iniziare una nuova vita in un paese europeo. Ha inizio, con questa premessa, un viaggio che li vedrà attraversare diversi paesi dell’Africa nel tentativo di raggiungere la loro meta. Attraverso gli occhi di Seydou assisteremo allo sfruttamento e alla meschinità dell’essere umano che tra torture e false promesse da il peggio per del vile denaro.

Garrone ha già dimostrato in più occasioni di saper fare il proprio mestiere ma, con questo film, conferma la maturità artistica raggiunta. Io Capitano non è sicuramente un film per tutti, pesante nei temi ma non nella messa in scena che, grazie anche ad espedienti onirici affascinanti, travolge lo spettatore di emozioni senza cadere in troppi sentimentalismi.

L’autenticità delle interpretazioni

Vincitore del Leone d’Argento per la miglior regia, Io Capitano porta a casa un altro ambito trofeo dal Lido, ovvero, il premio Marcello Mastroianni. Questo riconoscimento viene consegnato al miglior attore o attrice emergente che, in questa edizione, è stato portato a casa proprio da Seymour Sarr, interprete del giovane senegalese. Sembra assurda la storia dietro il suo casting, preso dalle strade di Dakar e nella sua prima esperienza cinematografica, è riuscito a racchiudere la forza di volontà e la genuinità del suo personaggio in un emozionante interpretazione.

Scelte coraggiose e dove trovarle

Abbiamo parlato poco fa del casting atipico di Io Capitano ma, in fin dei conti, non è stata l’unica scelta audace che Garrone ha fatto. Il film, infatti è stato distribuito nelle sale di tutta Italia in lingua originale (varia dal wolof al francese) con sottotitoli in italiano. Insomma, una mossa non scontata che ha permesso, però, a noi spettatori di immedesimarci meglio nella vita del protagonista. La passione per le favole di Matteo Garrone, riesce a trovare un posto anche in questo film con poche ma intense scene che rappresentano i sogni di Seydou.

Conclusioni

Crudele quando serve, critico ma non troppo, Io Capitano è un ottima rappresentazione di come possa diventare quasi un’Odissea per un ragazzo africano lasciare il proprio paese. Non è un film esente da difetti che, a partire dai luoghi comuni e stereotipati sul Senegal fino costumi degli abitanti di Dakar, tratta in modo un po’ superficiale la visione del paese. È un Garrone diverso dal solito ma con le idee chiare quello di Io Capitano, capace di mettere da parte critica e politica limitandosi a raccontare una, purtroppo, crudele realtà che colpisce molte persone. Resta un film potente, che non svalorizza il cinema italiano ma lo va ad arricchire, prendendosi un buon posto nella lotta per il Miglior Film Internazionale alla prossima edizione degli Oscar.

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