Non ci resta che il crimine – la serie: recensione del primo episodio

La saga del crimine continua!

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Nella cornice del The Space Cinema Moderno di Piazza della Repubblica a Roma, abbiamo avuto la possibilità di assistere all’anteprima del primo episodio della nuova serie Sky OriginalNon ci resta che il crimine“. Insieme a noi, per la conferenza stampa era presente anche parte del cast composto da: Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi, Massimiliano Bruno e Giampaolo Morelli. La serie, che sarà composta da sei episodi, debutterà il primo dicembre su Sky con due episodi a cadenza settimanale.

Dove eravamo rimasti in C’era una volta il crimine?

Nell’ultimo film della trilogia, la banda era riuscita a recuperare la Gioconda dai francesi durante la seconda guerra mondiale e portare in salvo Monica (madre di Moreno, il personaggio di Giallini) dai nazisti. Nonostante le difficoltà, i nostri protagonisti riescono a ritornare nel presente, a eccezione di Giuseppe, che decide di rimanere nel 1943 assieme a Adele e Monica.

Cosa succede in questo primo episodio?

Dopo l’ultima avventura la banda non si sente più, ognuno ha ormai ricominciato una nuova vita con i soldi ottenuti dai viaggi passati. Durante un trasloco, Giuseppe (Gian Marco Tognazzi) scopre di essere stato adottato. Intento a scoprire l’identità dei suoi veri genitori, viaggia fino agli anni ’70 per conoscere sua madre, affidandosi all’unica foto che ha a disposizione. Saranno Moreno (Marco Giallini) e Claudio (Giampaolo Morelli), anche per una questione di soldi, a dover tornare indietro nel tempo per riportare Giuseppe nel futuro prima che possa creare conseguenze irreparabili. Scopriamo però, una volta tornati nel futuro, che Roma è sotto il controllo di un regime fascista

Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi e Giampaolo Morelli in una scena di Non ci resta che il crimine. Fonte: Sky

Imparare dalla storia 

In questa nuova avventura il rocambolesco gruppo verrà catapultato nella Roma degli anni ’70, un periodo storico complicato a dir poco. Tra movimenti studenteschi, consolidamento del femminismo, flower power degli hippie e il fermento sociale dei movimenti politici del ’68, i protagonisti si ritroveranno a sventare un golpe di esponenti di estrema destra: il fallito Golpe Borghese.

Come ci ha spiegato Massimiliano Bruno, regista e interprete di Gianfranco, è stato scelto questo arco temporale in quanto anno della sua nascita e per trarre insegnamento dal periodo storico: “dobbiamo ricordarci che, il ventennio successivo agli anni ’70, è stato un annullamento totale dei risultati raggiunti da quella generazione. La reazione del pensiero opposto a quello che si era creato tra il ’68 e il ’77 è stato annullante, feroce e guerrafondaio. Dobbiamo, dato che sta riemergendo un sentimento popolare, imparare dalla storia. Lo scorso 25 novembre eravamo in 500.000 nelle piazze italiane, questo fermento non deve venire calpestato da ideali nichilisti che ci facciano fare un passo avanti e tre indietro. È importante imparare dalla storia e vedere quanto hanno lottato questi ragazzi.” Un bellissimo discorso che è stato accolto dall’applauso di tutte le persone in sala.

Una comicità che funziona

Il trio dei protagonisti è stato una carta vincente per il lato comico. Marco Giallini, Gian Marco Tognazzi e Giampaolo Morelli funzionano, hanno dei tempi comici perfetti nella serie. Nessuno dei tre viene surclassato dall’altro e lasciano spazio alle loro qualità comiche di risaltare accompagnati, anche, da una scrittura delle gag fantastica. Situazioni fuori di testa e fuori dal tempo per dei professionisti della commedia italiana.

Troppa sospensione dell’incredulità

Questo primo episodio, però, ci ha fatto un pò storcere il naso. Come abbiamo scritto prima, nell’ultimo film avevamo lasciato Giuseppe (Gian Marco Tognazzi) fermamente deciso a rimanere nel 1943, assieme ad Adele, la nonna di Moreno. A inizio episodio il personaggio di Tognazzi è, invece, nel presente con gli altri protagonisti e non si fa cenno alle motivazioni che lo hanno spinto a tornare nel suo tempo o a lasciare Adele. Una piccola scena, magari nella parte iniziale, del suo ritorno nel presente non sarebbe stata male per la continuità della storia.

Vediamo, inoltre, la questione paradossi: negli scorsi film, i loro personaggi hanno molto influito sul passato nonostante non avessero avuto, poi, conseguenze al ritorno nel loro futuro. Nella serie, invece, scopriamo che, come in tutti i viaggi nel tempo, le loro azioni hanno effettivamente avuto conseguenze catastrofiche portando ad un presente fascista e totalitario. Non ci resta che il crimine è, prima di tutto, una serie comica dall’incipit fantasy dove la sospensione dell’incrudelità è necessaria per godere appieno della storia ma, abusarne troppo, rovina l’esperienza televisiva. Con un’attenzione in più ai dettagli sui viaggi nel tempo o l’aggiunta di alcune scene “spiegone” necessarie, la serie sarebbe stata sicuramente più godibile. Ora, però, non ci resta che aspettare i nuovi episodi per scoprire come la storia andrà a svilupparsi.

Il primo episodio di Non ci resta che il crimine – La Serie è in arrivo il 1° dicembre su Sky e Now Tv con due episodi a cadenza settimanale. Cosa ne pensate della saga creata da Massimiliano Bruno? Fatecelo sapere con un commento!

Non ci resta che il crimine- La Serie continua le avventure della rocambolesca banda capitanata dal cinico Giallini e composta da Tognazzi e Morelli. In questa nuova storia, se la dovranno vedere con i movimenti politici degli anni '70.
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