Gotham City: Anno uno – Recensione

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Nel corso dei decenni Gotham City è passata da semplice sfondo per le avventure di Batman a personaggio vero e proprio, con una storia da raccontare che si interseca spesso con la famiglia Wayne, presente in ogni momento cruciale della sua esistenza. Con la miniserie Gotham City: Anno uno, Tom King e Phil Hester hanno avuto il compito di raccontarci un momento del suo passato e, più nello specifico, un tragico evento che l’ha trasformata per sempre.

Una storia che si inserisce nella tradizione delle miniserie Anno Uno, che raccontano le origini di uno o più personaggi. Nel corso degli anni, tanti personaggi DC hanno avuto il loro Anno Uno e tutto è partito nel 1986, proprio con Batman: Anno Uno, la storia scritta da Frank Miller e disegnata da David Mazzucchelli.

Dov’è la principessa di Gotham?

Tutto inizia quando una donna afroamericana consegna al detective privato Slam Bradley una lettera anonima indirizzata a Richard Wayne. Recatosi alla villa, Slam scopre che Helen, la figlia di Richard e Constance, è scomparsa e che qualcuno sta chiedendo un riscatto per liberarla. Il detective vuole provare a vederci chiaro ma le cose iniziano subito a complicarsi quando un suo collega che aveva l’incarico di seguire la donna misteriosa viene trovato ucciso.

In quegli anni, due generazioni prima dell’avvento di Batman, Gotham City era un simbolo di prosperità e speranza. Il crimine era quasi assente, benché in città la segregazione razziale fosse molto forte. I Wayne erano la famiglia più importante, protagonisti di un costante rinnovamento urbano ben visto dalla maggior parte dei cittadini…almeno all’apparenza. Il rapimento di Helen era un gesto forte, che poteva far crollare la situazione e cambiare per sempre il volto di Gotham.

Slam è un detective esperto e capisce subito di essere finito in un intrigo più grande di quello che sembra e che la famiglia Wayne nasconde più di un segreto. Per arrivare alla verità dovrà sporcarsi le mani più volte e, soprattutto, dovrà decidere che cosa rivelare per evitare che la sua città cada in rovina.

Un passato oscuro

Tom King e Phil Hester ci raccontano una storia mai narrata che scava nel passato della città e dello stesso Bruce Wayne, attraverso gli occhi di un anziano Slam Bradley. Quel momento gli ha cambiato per sempre la vita e ha dato il via a una serie di eventi che hanno reso Gotham quella che ben conosciamo. Un luogo con un altissimo tasso di criminalità e violenza, abitato da pazzi in costume che solo Batman può fermare.

Slam Bradley non è una creazione di King ma un personaggio più longevo persino di Batman, apparso per la prima volta su Detective Comics #1 del 1937. In realtà, nei decenni successivi è scomparso dai radar, al di là di piccole apparizioni, fino al 2001 quando Ed Brubaker lo ha reintrodotto nelle vesti di ex poliziotto durante la sua run proprio su Detective Comics.

Gotham City: Anno uno, oltre a essere un giallo perfettamente costruito e con diversi colpi di scena, affronta anche il tema del razzismo, sempre attuale negli Stati Uniti ma ancora di più in quegli anni. Lo stesso Slam è ben consapevole di cosa accade realmente in città e del comportamento dei poliziotti, spesso ingiusto verso la minoranza. E questa consapevolezza gli sarà di grande aiuto nel corso dell’indagine. In tal senso, il rapimento di Helen è la miccia che fa esplodere tutte le tensioni sepolte e provoca la trasformazione della città.

Il tratto di Phil Hester si sposa benissimo con le atmosfere noir e drammatiche del racconto ed è esaltato dai colori di Jordie Bellaire, che mutano molto nel corso della storia, creando anche un contrasto netto tra l’indagine nel presente e i ricordi di Bradley.

Altri team creativi hanno raccontato alcuni momenti del passato della famiglia Wayne e hanno mostrato luci e ombre del loro potere e della loro ricchezza. King e Hester, con questa miniserie, introducono nuovi dettagli e personaggi, arricchendo ancora la storia di Batman. Pur chiamandosi Gotham City: Anno Uno, in realtà, è una storia che riguarda tanto la città quanto Bruce Wayne stesso.

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