Il Natale 2025 segna il ritorno del “fenomeno sociale” più imponente del cinema italiano moderno.Il Natale 2025 segna il ritorno del “fenomeno sociale” più imponente del cinema italiano moderno. Checco Zalone torna nelle sale il 25 dicembre con “Buen Camino”, e lo fa ricostituendo il binomio artistico con Gennaro Nunziante, il regista che ha firmato i suoi successi più clamorosi. Mentre oltreoceano James Cameron cerca di stupire con la tecnologia di Avatar: Fuoco e Cenere, Zalone risponde con la sua arma più potente: la dissacrante capacità di mettere a nudo l’italiano medio attraverso la risata.
Un gigante contro i blockbuster: Il fenomeno Zalone

Prima di analizzare la pellicola, bisogna guardare ai numeri, che per Zalone non sono mai solo statistiche. Con i 65 milioni di euro di Quo Vado? e il record di incassi nelle prime 24 ore di Tolo Tolo, Checco è l’unico attore italiano capace di trasformare un’uscita in sala in un evento nazionale. “Buen Camino” si inserisce in questo solco, proponendosi come la cartina di tornasole dei vizi contemporanei, spostando però l’obiettivo dal “posto fisso” o dall’immigrazione a un tema più intimo e spirituale.
Zalone è sempre Zalone: Prendere o lasciare
Inutile girarci intorno: Zalone, anche in “Buen Camino”, rimane fedelmente, ostinatamente Zalone. Con tutti i pregi e i difetti che questo comporta. Questo film non fa eccezione e conferma quella polarizzazione che lo accompagna dagli esordi: Zalone o lo ami o lo odi. Non esistono mezze misure o giudizi tiepidi. Chi cerca un’evoluzione artistica verso toni più misurati rimarrà deluso, così come chi spera in una comicità più “educata”.
Il comico pugliese non cerca di piacere a tutti, ma anzi scava nel suo solito repertorio di maschere grottesche, cinismo e ingenuità calcolata. La sua forza — e al contempo il suo limite più grande — è l’immutabilità: è un’istituzione che non cambia per compiacere i critici, ma che si rigenera nutrendosi delle proprie contraddizioni. Chi entra in sala sa esattamente cosa aspettarsi, e Zalone glielo consegna senza sconti, nel bene e nel male.
La trama: L’edonismo ai piedi dell’altare

Zalone interpreta Checco, l’erede di un impero industriale fondato sui divani. È l’incarnazione del parassitismo dorato: vive tra yacht e modelle, servito e riverito, con l’unico obiettivo di non fare assolutamente nulla. Questo castello di lusso crolla quando la figlia minorenne Cristal, con cui non ha mai avuto un vero rapporto, decide di intraprendere il Cammino di Santiago.
Per ritrovarla (e per dovere paterno improvvisamente riscoperto), Checco parte per la Spagna. Lo scontro culturale è totale: il simbolo del lusso sfrenato deve confrontarsi con la polvere degli 800 km di pellegrinaggio. La trovata geniale — e grottesca — risiede nel suo tentativo di percorrere il Cammino di Santiago in Ferrari, un gesto che sintetizza l’incapacità del personaggio di spogliarsi dei propri privilegi, creando situazioni di comicità surreale lungo i sentieri galiziani.
Analisi critica: “Squadra che vince non si cambia”?
Il film è Zalone al 100%. La scrittura recupera quel gusto per il politicamente scorretto che lo ha reso celebre. Zalone sa di avere una sorta di “licenza poetica”: può permettersi battute che ad altri costerebbero la carriera perché le usa come strumenti chirurgici per raccontare la psicologia dei suoi personaggi.
La frase clou: “L’età adulta inizia con un dito nel culo”. Oltre alla risata immediata legata alla prevenzione prostatica, la battuta diventa metafora del film: il momento in cui la vita smette di essere un gioco e ti presenta il conto, costringendoti a una realtà meno piacevole del previsto.
Sviluppo narrativo e personaggi
Nonostante la forza comica, il film mostra il fianco su alcuni aspetti strutturali:
- Personaggi Secondari: Figure che dovrebbero essere co-protagonisti sono relegate a ruoli di puro contorno. Funzionano come “boe” per far virare la storia, ma mancano di una profondità propria. Sono funzionali alla gag di Zalone, ma non vivono di vita autonoma.
- Ritmo e Scrittura: Le svolte narrative appaiono talvolta sbrigative e forzate. Il passaggio dall’egocentrismo assoluto alla (presunta) redenzione paterna avviene per strappi, con cambi di registro che sembrano voler arrivare al punto il più in fretta possibile.
- Il Messaggio Emotivo: Il film ambisce a lasciare un messaggio profondo sul rapporto genitori-figli. Sebbene le intenzioni siano nobili, la resa finale soffre di una certa superficialità. Il contrasto tra la risata cruda e il momento commovente non sempre trova un equilibrio perfetto.
Il verdetto
“Buen Camino” è un ritorno al passato che farà felici i puristi del duo Zalone-Nunziante. È un film godibile, spietato quando serve e incredibilmente divertente in molti passaggi. Sebbene alcune battute sembrino cercare il consenso facile e la trama non sempre regga il peso del messaggio sociale che vorrebbe veicolare, resta un’opera che si inserisce perfettamente nel panorama della commedia italiana, accettando però dei compromessi forse troppo grandi tra la risata facile e il giudizio critico.

Buen Camino vi aspetta al cinema a partire dal 25 dicembre 2025

