Il ramo animato del Marvel Cinematic Universe si colora grazie a una nuova serie con protagonisti i soldati wakandiani. Sin dal suo debutto nel 2018, Black Panther e il suo Wakanda hanno avuto un impatto culturale e sociale senza eguali se ci si affaccia dal mondo dei cinecomics. Ryan Coogler (produttore e regista del film) riuscì nell’impresa di dare vita a uno dei più importanti personaggi di colore nella storia dei comics americani; ma, soprattutto, a donargli un’identità capace di introdurlo in un contesto corale non solo come presenza scenica ma da vero protagonista quale ha sempre meritato di essere. Solenne ma minaccioso. La storia a seguire, purtroppo la sappiamo tutti. Chadwick Boseman (l’interprete di Pantera Nera) ci lasciò pochi anni dopo l’uscita del film che lo rese un’icona generazionale, accrescendo ancora di più il significato e l’essenza del personaggio.
Da tempo, si vociferava di una serie che avrebbe approfondito le Dora Miliaje – il gruppo di temibili guerriere a difesa del Re del Wakanda – alle prese con alcuni artefatti di vibranio nel corso della storia. Ora è finalmente arrivata!
Quattro manufatti per quattro personaggi

La trama su cui si sviluppa la serie non è un segreto. Abbiamo quattro protagonisti wakandiani alle prese con il recupero di alcuni artefatti della nazione africana, ora sparsi in diversi posti nel mondo e nella storia. Alle prese con molteplici culture e nuovi personaggi (tra cui uno dei primi Iron Fist, il famigerato guerriero che ha sconfitto il drago Shoun-Lao), i nostri eroi wakandiani si impegnano nel recuperare i tesori senza farsi scoprire (e di conseguenza mettere a repentaglio la segretezza del loro paese).
L’impatto sulla cultura mondiale
Ma togliamoci subito il dente. Eyes of Wakanda non è una serie imperdibile, tantomeno interessante come ci si aspettava. L’impatto culturale che sta avendo Ryan Coogler nel cinema – e di conseguenza nella Black Culture – potrebbe essere paragonato a quello che Spike Lee ebbe durante i suo anni d’oro negli anni ’90. Un tipo di cinema radicalizzato nella cultura africana che permette al grande pubblico di scoprire nuovi aspetti e ampliare il proprio punto di vista, cosa tuttora necessaria specialmente oltreoceano. La caratteristica complessa di Coogler è che ci riuscì con un film di supereroi ambientato in un universo narrativo già esistente. Non proprio una cosa semplice.

Ormai da anni, la cultura africana dirama le sue radici in quella americana e molti registi stanno iniziando a sfruttare questi fattori per regalarci storie affascinanti e originali. Jordan Peele con i suoi horror d’autore e lo stesso Coogler con il recente Sinners sono due esempi. Eyes of Wakanda ci prova, ma non riesce nel suo intento.
E forse il problema risiede proprio in questo: il suo scopo. Eyes of Wakanda nasce come un prodotto terziario del MCU, che non vuole avere a che fare con quanto già raccontato, ma promette di affrontare alcune storie di questa affascinante nazione. In questo, possiamo dire che è valida. Ci spostiamo dall’Etiopia alla Cina del 1400 e ci muoviamo in questa affascinante Grecia dove viene canonizzato uno dei miti ellenici più famosi di sempre.
Libertà di scegliere

Nonostante a primo impatto possa sembrare una banale storia d’azione, tutti e quattro gli episodi di Eyes of Wakanda presentano temi importanti e strettamente legati a quanto visto nei due film su Black Panther. In primis, il proprio posto nel mondo, ovvero il tema della libertà: è giusto vivere in una gabbia nascosta al mondo (il Wakanda, in questo caso) o possiamo avere l’ambizione di vivere in altri luoghi senza essere perseguitati? Ai posteri l’ardua sentenza.
In secondo luogo, abbiamo il tema dell’unione mondiale. Come scoperto in Black Panther, e poi visto in Wakanda Forever, il Wakanda storicamente non è mai stato aperto ad avere interazioni con altri stati mondiali. Nell’ultimo episodio, questa decisione avrà delle conseguenze abbastanza importanti sul futuro della nazione.
Uno stile d’animazione che non colpisce

Sembra assurdo, ma tutto il concept che ruota attorno a Eyes of Wakanda è molto simile a un prodotto analogo uscito il mese scorso: Predators – Killers of Killers. Nel progetto animato di Hulu abbiamo tre protagonisti a spasso nel tempo alle prese con uno dei mostri più famosi del cinema, lo Yautja. Ovviamente, in Eyes of Wakanda non ci sono Predators a combattere i wakandiani (anche se nell’ultimo episodio, un personaggio è quanto di più simile a uno Yautja che l’MCU abbia mai visto).
Eppure possiamo notare diverse similitudini nei progetti, a partire dallo stile di animazione ibrido 3D ispirato al cel-shading. Questa tecnica – oltre a ricoradare quella di Into the Spider-Verse – dona quel ricercatissimo effetto di un fumetto animato vivente che rende i combattimenti delle pellicole fluidi e appassionanti. Eppure qui risulta troppo cartoonesco, con le forme dei personaggi troppo arrotondate che sembrano mirate esclusivamente a un pubblico (troppo) giovane.
Insomma, Eyes of Wakanda non si presenta come niente di originale o innovativo bensì come tassello tra una serie e l’altro. Dopo X-Men ’97 e Your Friedly Neighborhood Spider-Man le aspettative legate alla Marvel Animation sono alte ma purtroppo non è stato questo il caso. Ma aspettate un attimo, sentite anche voi il rumore di un’orda in lontananza? Eh si, sono proprio loro, perchè ora non ci resta che aspettare Marvel Zombies!


