Siamo arrivati alla fine di un altro anno ricco di bei fumetti, che abbiamo cercato come al solito di raccontarvi nel modo migliore sul sito e sui social per trasmettervi tutte le emozioni che abbiamo provato durante la lettura. All’interno della redazione abbiamo pensato allora di scegliere ognuno un titolo che ci ha particolarmente colpito e che, magari, potreste recuperare se ancora non lo avete fatto. L’ordine è casuale e non si tratta di una classifica, ma vi invitiamo a farci sapere i vostri, qui nei commenti o su Instagram!
Animal Pound

Da qualche anno, Tom King si sta imponendo come uno degli scrittori migliori sulla piazza e ogni sua storia è sempre accolta con entusiasmo da pubblico e critica. In tal senso, non fa eccezione Animal Pound, una miniserie pubblicata da Bao Publishing, nella quale lo scrittore e il disegnatore Peter Gross rivisitano il capolavoro di George Orwell, La fattoria degli animali (Animal Farm), per raccontare in modo allegorico i pericoli della società moderna e la deriva drammatica che sta prendendo di fronte ai nostri occhi. Possono i cani, i gatti e i conigli che abitano un rifugio per animali riuscire a mettere da parte le loro abitudini di vita per aspirare a un ideale di pace e fratellanza assoluta?
– Simone Giorgi
Le case del male

Uno dei team creativi più apprezzati nel mondo del comics americano è quello composto da Ed Brubaker e Sean Phillips, che da decadi ormai delizia il pubblico con opere dalle tinte noir, introspettive e affascinanti senza mai mancare un colpo. Anche l’ultimo lavoro della coppia, Le case del male, edito in Italia da saldaPress, riesce con successo a portare il lettore nel periodo della “Satanic Panic” americana, tra gli anni ’80 e ’90. In questo contesto seguiamo una particolare storia con più anime: a tratti horror, in parte thriller, ma tutta noir nell’essenza. Il risultato è un volume che tiene incollati i lettori fino all’ultima pagina, con un finale assolutamente inaspettato e originale come solo Brubaker e Phillips sanno fare.
– Daniele Garofalo
Kalya 34 – Fine di un’era

Con il numero 34, Fine di un’era, si chiude ufficialmente la lunga avventura in edicola di Kalya – L’era dei Fondamenti, una delle serie fantasy italiane più apprezzate degli ultimi anni. Pubblicato da Bugs Comics, questo albo rappresenta un vero punto di svolta: non solo conclude l’arco narrativo principale, ma segna anche la fine della distribuzione periodica in edicola. Il finale riesce a tirare le fila di un percorso narrativo lungo e ambizioso, ricco di personaggi, conflitti e mitologia, offrendo una conclusione coerente e sentita per i lettori che hanno seguito Kalya fin dagli inizi. Allo stesso tempo, però, Fine di un’era non è un addio definitivo: la serie continuerà infatti in una nuova veste editoriale da fumetteria, con volumi pensati per un formato più corposo e curato. Una chiusura simbolica e importante, che rende questo ultimo numero un passaggio fondamentale nella storia della testata e un’uscita assolutamente degna di essere ricordata tra i migliori fumetti del 2025.
– Giacomo Beretta
La tomba del faraone

Ci sono opere che hanno segnato il mondo dei manga e uno di questi è Il poema del vento e degli alberi di Keiko Takemiya. E l’opera che ha dato avvio al genere Boys Love deve molto all’opera precedente della sensei, La tomba del faraone, uscito quest’anno per J-POP Manga in 4 volumi. Protagonisti sono due ragazzi, il principe Sarikios del piccolo regno di Esteria distrutto dalla furia di Sneferu, giovane faraone del regno di Urjina. Rivalità, lotta, vendetta, amore. Sono tanti i temi che affronta quest’opera che riesce a catturare un vasto pubblico per la sua complessità, una grande fedeltà alla storia egizia e dei personaggi relazionabili, in pregi e difetti e in tutta quell’umanità che caratterizza la sensei Takemiya, come ha dimostrato nelle altre sue opere. Una storia potente e che non lascia indifferenti, vuoi per la sua trama avvincente e piena di sorprese o la poesia che la permea, complice anche il meraviglioso disegno della sensei. Un’opera da non perdere e da recuperare andando oltre le etichette vere e presunte che gli vengono affibbiate.
– Marianna Rainolter



