Ci sono romanzi noir che raccontano un’indagine. E poi ce ne sono altri che raccontano ciò che accade quando l’indagine riguarda la propria vita. Indagine apparente di Luca Poldelmengo edito Gallucci, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Un crime intenso, realistico, che scava nelle fragilità umane e mette il lettore di fronte a una domanda scomoda: cosa succede quando la giustizia entra in conflitto con l’amore?

Trama
Letizia Riva è un pubblico ministero stimato, una donna abituata al controllo, alla razionalità, al rispetto delle regole. È anche moglie e madre di due figli, Mattia e Simona. Una notte suo marito Aldo, veterinario, non rientra a casa. Non rientra quella sera, né nei giorni successivi. Nessuna spiegazione, nessun segnale.
Letizia sceglie di non denunciare immediatamente la scomparsa e di indagare da sola, seguendo tracce minime, dettagli apparentemente secondari, incontri che assumono via via un peso sempre maggiore. La sua ricerca non è solo esterna, ma profondamente interiore.
Ogni passo avanti la costringe a guardare ciò che credeva di conoscere, la sua famiglia, i suoi figli e se stessa, sotto una luce completamente diversa.
” Non devi essere perfetta “. Le diede un bacio sulla guancia. ” Questo lascialo decidere a me ” gli rispose lei e si alzò. ” Non pretendere miracoli, resto sempre una stronza”.
Recensione
Letizia Riva è un personaggio complesso e riuscito. È competente, rispettata, temuta nel suo ruolo di PM, all’apparenza non mostra crepe. Eppure, pagina dopo pagina, emerge una donna piena di fragilità, ossessionata dal controllo, incapace di accettare l’imprevedibilità delle persone che ama, e di lasciarsi andare.
Questo conflitto interno esplode nel rapporto con il figlio Mattia, nel momento in cui la madre/magistrato e la madre/donna entrano violentemente in collisione.
” Letizia si sedette, svuotata. se davanti a lei ci fosse stato un imputato avrebbe raggiunto il suo scopo: farlo crollare. Ma quello era suo figlio, e non era certa di essere pronta ad ascoltare ciò che aveva da dirle.”
Letizia sa come si interroga un colpevole, ma non sa come si ascolta un figlio quando la verità fa paura. È convinta di aver sempre fatto tutto nel modo giusto. Di aver educato, protetto, indirizzato. Di aver visto tutto. Ma Indagine apparente è anche il racconto di un’illusione che crolla: quella di poter davvero controllare la vita degli altri.
” Letizia invece era sempre stata convinta di tenere sotto stretta sorveglianza la vita di suo figlio, anzi, era certa di averla indirizzata al meglio delle sue possibilità. “
Il romanzo non giudica e non assolve. Mostra semplicemente quanto possa essere doloroso scoprire che l’amore, da solo. Non basta a prevenire il male.
FRAGILITÀ INVISIBILI
Un aspetto estremamente attuale di Indagine apparente è il modo in cui vengono raccontate le fragilità psicologiche, senza mai trasformarle in etichette. Letizia convive con un disturbo ossessivo compulsivo (non può calpestare le fughe tra le mattonelle). Un disturbo che si manifesta nei gesti quotidiani, e che le comporta veri e propri disagi concreti, fino al punto di perdere l’equilibrio, fino a sentirsi davvero male. In apparenza un disagio marginale, ma che diventa un simbolo del suo bisogno costante di controllo. È un disturbo che non viene mai risolto, né affrontato terapeuticamente, quasi a suggerire quanto spesso chi appare forte indistruttibile, rimandi il momento di chiedere aiuto, convincendosi di poter gestire tutto da sola.
Accanto a lei c’è Simona, la figlia che affronta una forma di dolore ancora più silenziosa e difficile da decifrare: l’autolesionismo. un tema delicato, trattato con grande misura, un disagio che spesso resta invisibile anche all’interno delle famiglie più attente. L’autore non cerca spiegazioni semplici né colpevoli, ma mostra quanto sia difficile, anche per una madre presente e competente, accorgersi davvero del dolore dei propri figli.
E poi, c’è Mattia, sospeso in quell’età incerta in cui non si sa ancora chi si vuole essere. La sua confusione, il suo smarrimento, il suo bisogno di appartenenza parlano a una generazione che fatica a trovare a trovare un posto nel mondo e a immaginare il proprio futuro. In Indagine apparente il disagio non è mai isolato, è diffuso, condiviso e umano. Ed è proprio questo che rende il romanzo così vicino alla realtà di oggi.
MADRE, NON PUBBLICO MINISTERO
Uno dei temi più potenti del libro è il senso di colpa genitoriale. Letizia ripercorre ogni scelta fatta, ogni “no” detto per educare, ogni sacrificio compiuto:
” Aveva adempiuto a tutti gli obblighi di una buona madre, anche a quelli più scomodi, quelli che le avevano fatto dire di no, perché erano i no a educare.”
Eppure, tutto questo non la mette al riparo dal dubbio più devastante: e se non fosse stato sufficiente? Nel confronto con il figlio, Letizia è costretta a reprimere l’istinto, a rimanere lucida, a non lasciarsi travolgere dalla rabbia:
” Avrebbe voluto staccargli quella testa bacata dal collo e riavvitarne una savia, ma doveva fermarsi a riprendere il controllo. “
Ancora una volta, il controllo come ancora di salvezza. O forse, come prigione.
Il momento più delicato del romanzo è quello in cui Letizia comprende che, per la prima volta nella sua vita, dovrà oltrepassare un confine che non aveva nemmeno mai sfiorato:
” Superare quel confine , cosa che mai aveva fatto prima in vita sua, l’avrebbe iscritta a una partita in cui doveva mettere in gioco tutto: famiglia, carriera, libertà. “
Qui Indagine apparente smette di essere “solo” noir e diventa un romanzo morale. Non c’è una scelta giusta, non c’è una soluzione pulita. C’è solo la decisione di convivere con le conseguenze.
UN NOIR REALISTICO
Tra gli aspetti più riusciti del romanzo, c’è il realismo. I procedimenti giudiziari, le dinamiche investigative, il lavoro del PM sono raccontati senza enfasi cinematografiche, senza forzature. Tutto appare credibile e umano. La scrittura di Luca Poldelmengo è fluida, precisa, capace di tenere alta la tensione senza mai perdere profondità emotiva. È uno di quei libri che si leggono velocemente, ma che continuano a lavorare dentro anche dopo l’ultima pagina.
IN CONCLUSIONE
Nel finale, ciò che resta non è una verità assoluta, ma una consapevolezza dolorosa e liberatoria:
” Ho capito di non avere una vita perfetta, ma a questo punto mi concedo di non esserlo neppure io.”
È forse questa la frase che racchiude l’intero senso del romanzo: l’accettazione della propria imperfezione come unica via possibile per sopravvivere a ciò che è accaduto.
Potete trovare questo scomodo e spietatamente umano noir QUI.
L’autore
Luca Poldelmengo nato a Roma nel 1973 è scrittore, sceneggiatore per il cinema e producer a Rai Fiction. Il suo romanzo d’esordio Odia il prossimo tuo (2009), tradotto anche in Francia, ha vinto il Premio Crovi come migliore opera prima. Trai suoi noir L’uomo nero (2012), finalista al Premio Scerbanenco,Nel posto sbagliato (2014), I pregiudizi di Dio (2016), Negli occhi di Timea (2018). Ha scritto i film Cemento armato (2007), Calibro 9 (2020) e Bastardi a mano armata (2021). Con il libro Valerio e la scomparsa del professor Boatigre ha esordito con Gallucci nella narrativa per ragazzi.


