“Chi sei?”
Con questa semplice domanda si apre L’Uovo dell’Angelo, anime degli anni ’80 che ha fatto la storia dell’animazione giapponese. Quasi sconosciuto in Italia (almeno finora) il capolavoro del regista di Ghost in the Shell arriverà per la prima volta nelle sale italiane domani, 4 dicembre, e resterà per una settimana, distribuito da Lucky Red in un’uscita evento.
Ambientato in un mondo deserto e post-apocalittico, dall’atmosfera a metà tra il gotico e il cyberpunk, L’Uovo dell’Angelo (titolo originale: Tenshi no tamago) è un film dai toni cupi, silenziosi, quasi privo di dialoghi, dalla colonna sonora aulica e solenne, misteriosa ed elegante.
Unici personaggi del film sono un giovane che porta con sé un’arma a forma di croce e una ragazzina che non si separa mai da un uovo misterioso, che protegge come un bene prezioso. I due camminano ed esplorano un paesaggio desolato, popolato da nient’altro che macerie e resti di una civiltà ormai estinta. Un pianeta corrotto prova a riprendersi il suo spazio: enormi rampicanti si uniscono ad edifici in rovina e carcasse di tecnologie futuristiche; ogni passo riecheggia nel silenzio tombale.
Il mondo di Mamoru Oshii
La tecnica del disegno è uno spettacolo visivo: i paesaggi sono dettagliati e costituiti da un horror vacui di statue, sculture, palazzi e rottami. Nel tratto e nelle linee riconosciamo la manualità, la tecnica della colorazione talvolta lascia poco spazio all’immaginazione: un mondo sconosciuto, ma che ci appare familiare, confortevole, in quanto riconoscibile è il disegno del suo creatore. Come l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, così i personaggi del film sono perfettamente amalgamati al suo paesaggio, che a sua volta è prodotto artistico e umano. Un universo lontano, delimitato da una tecnica che oggi ci sembra quasi antica.
Anche la colonna sonora è fondamentale per la creazione del mondo di questo anime: i silenzi si alternano a forti rumori o note musicali dall’atmosfera carica di tensione e curiosità.
I character design sono frutto della mente di Yoshitaka Amano, famosissimo illustratore e artista, responsabile anche di opere moderne come Final Fantasy, serie di videogiochi nella quale possiamo riconoscere l’atmosfera similare.
Simbologia e significati
“Chi sei?”
Con queste parole il film inizia e finisce, i personaggi sono ignari quanto lo spettatore: L’Uovo dell’Angelo è mistero, metafora, simbolo. L’uovo è rinascita, speranza e candore. Un’ipotesi di salvezza, un punto interrogativo al quale è più sicuro non dare risposta. Anche l’acqua ha un ruolo fondamentale, sorgente e sede del riflesso, purezza e vita. Le forme tondeggianti delle ampolle dentro cui beve la bambina richiamano l’ordine, l’utopia, la malinconia di un essere che dimentica il suo nome e il suo volto, ma ricorda cosa si prova a sognare e immaginare.
Quello che vediamo sullo schermo è un mondo che ha vissuto l’Apocalisse, il diluvio universale: a metà tra una citazione biblica e un sogno allucinato, fonte d’ispirazione, anche stilistica, per molti altri mondi a venire.
L’Uovo dell’Angelo ci lascia spiazzati, affascinati e sognanti: il cuore sobbalza e resta in attesa di risposte, catturato da un mondo distrutto eppur incompiuto, dalle tonalità di grigio che sembrano piene di colori.
Sono passati quarant’anni, eppure l’arte di Mamoru Oshii è ancora attuale, distopica e al contempo reale, quasi profetica: una dolce e inesorabile maledizione. Una tetra ninna nanna, al tempo stesso dolce carezza e spietato fendente.
