Tra le ultime uscite pubblicate da saldaPress troviamo il secondo volume di Il cavaliere del drago, un racconto fantasy divenuto un caso editoriale in Francia e frutto di un lungo lavoro di ricerca sulle leggende del ciclo arturiano da parte di Emanuele Arioli, che è riuscito a trovare un manoscritto perduto da secoli. L’adattamento a fumetti ha preso vita grazie alle fantastiche tavole di Emiliano Tanzillo, che da anni collabora con Sergio Bonelli Editore e che abbiamo visto di recente anche in coppia con Barbara Baraldi su Carambolla, sempre edito da saldaPress. Durante Lucca Comics & Games abbiamo avuto modo di fare una chiacchierata con Emiliano, proprio riguardo al suo lavoro su Il cavaliere del drago, e vi lasciamo qui sotto l’intervista completa per scoprire retroscena e curiosità di un progetto editoriale che potrà riservare ancora delle belle sorprese.
Il Cavaliere del Drago è un progetto nato in Francia insieme a Emanuele Arioli, basato su un testo perduto del ciclo arturiano, ci racconti com’è nata la collaborazione e come sei entrato nel progetto?
Emanuele è un esperto medievalista, è un ricercatore e professore universitario a Parigi e a Barcellona, ha compiuto un viaggio di più di dieci anni per l’Europa, trovando tutti i frammenti di una leggenda del ciclo arturiano e ha fatto una scoperta storica, scoprendo quello che è l’ultimo Cavaliere della Tavola Rotonda non ancora conosciuto. Quando l’editor francese di Dargaud, che mi ha coinvolto nel progetto, mi ha spiegato che questo era il punto di partenza, nonostante fossi impegnato in altre cose, mi è sembrata veramente un’occasione da non poter rifiutare. Ci siamo messi subito al lavoro perché c’erano tempi molto stretti, visto che il primo volume doveva uscire forzatamente con quello che è stato il documentario sul lavoro di Emanuele, uscito su Arte, che è la RAI 5 francese, un canale di Stato che si occupa di cultura. Quindi è un lavoro che parte già in maniera multimediale, poi c’è stato un libro illustrato, c’è il romanzo in francese antico e il romanzo in una versione di francese moderno.

Il ciclo arturiano è stato protagonista nel corso degli anni di tantissime storie, a fumetti, film e non solo. Tu come hai lavorato per dar vita ai personaggi e all’ambientazione? Hai preso ispirazione soprattutto dalle opere moderne o da quelle storiche?
Ho preso ispirazione soprattutto da elementi iconografici facenti parte della cultura pop e dell’immaginario collettivo, come Morgana, Merlino, Re Artù stesso, in una maniera che non si appoggiasse a quello che è il punto di vista più classico sugli stessi. Quello che abbiamo cercato di fare è stato di darne una nuova veste, spero altrettanto carismatica. Io ho cercato di affrontarli mischiando le influenze che hanno agito su di me nel mio percorso, sia di disegnatore ma soprattutto di fruitore del ciclo arturiano.
Mi viene da fare l’esempio di Re Artù, su cui sono partito dall’iconografia delle carte da gioco francesi, che hanno sempre colpito sin da piccolo il mio occhio, e l’ho mischiato, per esempio, con la corona simil aureola che ho notato e apprezzato in un film molto recente che si chiama The Green Knight (in italiano Sir Gawain e il Cavaliere Verde), in cui appunto viene fatto questo parallelo tra la figura di Re Artù e quella di un santo. Mi era sembrato molto interessante e ho cercato di riportarla a mio modo nel fumetto. Su Morgana invece il trucco della Fata Morgana è quello di Mina, la cantante che negli anni ’60-70 aveva sempre un trucco molto particolare e forte che da piccolo mi aveva impressionato, e mi era sembrata una maschera in qualche modo da riutilizzare.

Con il secondo volume la storia si arricchisce ancora, avevate già pensato di proseguire la storia con questo volume, cosa si possono aspettare dai lettori di questo seguito?
La tournée del primo volume ci ha portato in giro per il mondo. Partendo dalla Francia siamo arrivati in Brasile, io sono andato a Hong Kong, però in particolare in una delle tappe francesi in Bretagna siamo stati ospiti del Centro dell’Immaginario Arturiano, che è un museo in Bretagna disperso nella Foresta di Brocéliande. Un posto magico in cui c’è un museo istituzionale che però in qualche modo è localizzato in un posto mitico, tutto ciò che gira intorno e fuori dal museo è fatto da persone che credono veramente in queste leggende e che le sentono come proprie. Tutta la popolazione del luogo crede e sviluppa questi miti ancora nel presente. Questa cosa ha fatto sì che abbiamo potuto partecipare a delle attività magiche in qualche modo, per esempio il sindaco è stato nostra guida e ci ha mostrato la sedia dove Merlino si è seduto nella foresta, l’albero dorato, e tanto altro…è stata un’esperienza veramente magica e abbiamo cercato di riportare tutto ciò nell’ambientazione del secondo volume, che presenta anche dei riferimenti alle persone che abbiamo incontrato nelle creature magiche, che spero si riconoscano nel nostro viaggio, che diventa un po’ il viaggio degli eroi del fumetto. Io ho avuto anche l’onore di ricevere la cittadinanza.

Come avevi accennato prima il mito di Segurano ha trovato spazio anche in un libro illustrato per bambini e lì ti sei occupato delle illustrazioni. C’è stato anche un diverso lavoro di adattamento visto il cambio di pubblico rispetto al fumetto?
Mentre il fumetto è la versione romanzata della storia del manoscritto, il libro illustrato corre su un duplice binario. Ha una parte fatta di tavole a fumetti che ha realizzato Alekos e che racconta proprio la ricerca di Emanuele, quindi Emanuele è il protagonista e man mano che trova i frammenti del manoscritto, questi vengono visualizzati come illustrazioni che ho realizzato io. Io mi sono occupato delle illustrazioni e della copertina ed è un lavoro effettivamente diverso rispetto alle tavole a fumetti che trovate nei volumi usciti per SaldaPress, perché bisogna condensare in un unico shot, in un’unica cartuccia, il senso di una sequenza, quindi è un discorso molto legato alla sintesi grafica.

Avete già pensato a un eventuale terzo volume o sarà forse questo tour che vi darà la spinta?
In realtà il tour è già terminato, Lucca dovrebbe essere la tappa conclusiva in qualche modo, abbiamo proposto di andare adesso a Bruxelles, mentre in altri posti ho dovuto rifiutare perché rischio di essere già in ritardo con il terzo, che posso confermare sarà quello conclusivo. Nel senso che l’editor francese è molto contenta del risultato e ha chiesto di pensare anche a un quarto, ma Emanuele ha sostenuto che doveva finire con il terzo perché ha trovato il finale perfetto per la serie. Inizialmente devo dire che mi è dispiaciuto perché ho piacere a lavorare sul progetto, ma quando ho letto la sceneggiatura mi sono trovato d’accordo, anche perché, pure da fruitore, preferisco quando non si stiracchia troppo la trama per motivi puramente commerciali. Stiamo valutando eventualmente un prequel, magari con una una veste grafica diversa, quindi sarà un fuoriserie, però la serie regolare si conclude con la trilogia.

